L'oscurantismo dei liberal sull'omosessualità. Solidarietà a Risè e al Domenicale
Lo sospettavamo da tempo, e gli ultimi sviluppi della polemica sui Dico non hanno fatto altro che darcene una conferma.
I pregiudizi dei liberal sull’omosessualità sono ben più assurdi, beceri ed insidiosi per la libertà di pensiero e la ricerca scientifica, di quanto non lo sia mai stata la cosiddetta “omofobia”. La quale ultima, tra l’altro, è a sua volta una patologia che nemmeno esiste, se non come slogan polemico nei confronti di chiunque osi contraddire le loro posizioni.
Stiamo parlando del dogma della “normalità” della condizione omosessuale, e del pregiudizio positivo che la circonda. Un vero e proprio idolo del pensiero, che non accetta di essere discusso e tantomeno di poter essere falsificato in senso popperiano, e quindi che non ha nemmeno una base scientifica.
Infatti la principale conseguenza del dogma della “normalità” del gay è quella tipica delle idee fanatiche di ogni epoca: l’incoercibile senso di avversione e di scandalo verso qualsiasi opinione che si discosti dalla vulgata.
Non solo i militanti omosessualisti, ma anche i radicali e gli intellettuali genericamente liberal, su questo argomento si dimostrano capaci solo di lanciarsi in invettive scomposte verso i pochi dissenzienti, e persino di formulare richieste di censura preventiva nei loro confronti.
Certo, l’atteggiamento di chi nemmeno prova a controllarsi, perdendo completamente le staffe di fronte a qualsiasi opinione che contraddica la matrice “naturale” dell’omosessualità, così come la sua presunta “normalità”, e comunque l’obbligo morale di accoglierla come un comportamento socialmente indifferente (anzi, positivo e da valorizzare), di solito non viene mai solo.
Quasi sempre, si tratta di un pregiudizio che si accompagna ad un’altra serie di convinzioni sempre uguali a se stesse, tanto superficiali quanto profondamente intolleranti, su una serie di argomenti connessi di non poco rilievo. Cioè, riguardo ai grandi temi della libertà e della morale, e del ruolo civile e sociale della religione.
Infatti, solo quando si parla di questi ultimi argomenti, e in particolare di cattolicesimo e di curia vaticana (che rappresenta l’altro idolo polemico di tutte le ossessioni omosessualiste), queste persone si dimostrano capaci di altrettanta furia ideologica.
Le loro invettive suonano in modo davvero impressionante in una società aperta come la nostra, specie in quanto provengono da coloro che se ne spacciano per i principali fautori, e di solito pretendono di dare patenti di razionalità e liberalismo a tutti quanti.
Siamo insomma in presenza di una vera e propria sindrome isterica, che con la libertà di opinione e di ricerca scientifica ha ben poco a che vedere.
Sta diventando un vero problema, perché – come ci dimostra il recente caso Mastella-Santoro, ma anche le prese di posizione di alcuni bloggers che abbiamo letto negli ultimi giorni – si tratta di un atteggiamento che potrebbe danneggiare seriamente il livello delle libertà civili della nostra società, che di questi tempi è già piuttosto pericolante di suo.
Non è un caso che, almeno fin dagli anni ’80, l’omosessualismo abbia mutuato dalla sinistra più estrema la tecnica voltairiana di fare di tutto per screditare gli oppositori anche sul piano personale. Ormai non si ha più alcun ritegno nell’insultare chi ha opinioni diverse sull’omosessualità, additandolo come una persona a sua volta malata (l’omofobia, appunto), moralmente spregevole, e persino degna di attenzioni giudiziarie.
La voglia di querela e di censura sistematica del movimento gay nei confronti di tutti i dissenzienti – specie se cattolici – ha radici antiche e potremmo fare molti esempi.
Ma a parte gli eccessi dei militanti, ci spaventa davvero notare come il pregiudizio gay friendly sia riuscito a trasformare in implacabili inquisitori anche numerosi intellettuali, politici, giornalisti, che per altri versi sembrerebbero essere soggetti autenticamente liberali e moderati.
In questi giorni ne abbiamo avuto l’ennesimo esempio, leggendo sulla blogosfera le reazioni che sono seguite alla pubblicazione di un numero del Domenicale che – nel contesto della polemica sui Dico – si è permesso di pubblicare un intervento sul tema dell’omosessualità del professor Claudio Risè, psicanalista e scrittore abbastanza noto, e a sua volta curatore di un proprio sito e di un blog.
Quest’ultimo ha dissertato con la sua consueta pacatezza e dovizia di argomentazioni, ricordandoci che l’idea dell’omosessualità come comportamento tipizzato, naturale e soprattutto irreversibile sia un’invenzione della cultura novecentesca.
Prima della fine dell’ottocento, e fin dall’antichità, non esisteva nemmeno la parola “omosessualità”. Nessuno – nemmeno tra i soggetti più tolleranti, e persino tra gli stessi omosessuali – aveva mai pensato che l’attrazione e la pratica erotica nei confronti di individui dello stesso sesso potesse rappresentare una condizione personale o una scelta di vita.
Prima della rivoluzione sessuale degli anni ’60, nessuno si era mai sognato di sostenere che un omosessuale dovesse in qualche modo ritenersi vincolato ad accettare come tali le proprie inclinazioni, e anzi a coltivarle con un certo orgoglio, in virtù di una sorta di obbligo di lealtà e coerenza verso la propria natura (e quella dei suoi simili).
Solo dagli anni sessanta, appunto, ha cominciato a svilupparsi un pensiero gay friendly basato su presupposti inconsistenti sul piano scientifico, che però sono ben presto diventati dogmi culturali. E cioè, la presunta matrice genetica dell’omosessualità, la sua irreversibilità, e soprattutto l’esigenza di trasformarla in uno stile di vita coerente con se stesso, in quanto portatore di valori positivi.
In realtà, nonostante le numerose ricerche svolte sul tema da tutta la comunità scientifica occidentale, il gene dell’omosessualità nessuno è mai riuscito ad individuarlo, e nemmeno ad ipotizzarne l’esistenza in modo scientificamente accettabile.
Quindi, la rivendicazione di una pretesa condizione omosessuale (e di una cultura “gay”, parola che etimologicamente ha davvero la stessa radice dell’italiano “gaio”, come se si dovesse trattare per forza di persone allegre e positive) è solo una recentissima costruzione culturale.
Basandosi su queste osservazioni, che oltretutto presentano innumerevoli riscontri clinici, Claudio Risè ha quindi difeso l’operato di studiosi come l’americano Joseph Nicolosi, ideatore del progetto di ricerca della associazione Narth, che tratta da un punto vista psicoanalitico le persone che desiderano uscire dalla omosessualità.
Tuttavia non vi è dubbio che Risè – così come lo stesso Nicolosi – nei loro interventi non hanno mai accolto nemmeno per implicito l’idea per cui il comportamento omosessuale sarebbe una malattia. Al contrario, entrambi si sono apertamente richiamati a un principio cardine della psicoanalisi, secondo il quale non si devono mai imporre determinati modelli di comportamento ai pazienti che chiedono aiuto per modificarli.
Vale a dire che in psicoanalisi, così come non si deve imporre l’eterosessualità, nemmeno si dovrebbe fare con il suo contrario. E questo non sulla base di un pregiudizio o di una scelta di valore, bensì di un criterio fondato sul rispetto della libertà individuale e della autonomia delle persone.
Dunque, Risè ha formulato osservazioni documentate ed intelligenti, se non proprio di puro buon senso, che se avessero riguardato un qualunque altro argomento sarebbero state serenamente discusse su un piano scientifico. Eppure, come era prevedibile, dopo l’uscita di quel numero del Domenicale si è letto in rete, e non solo, il solito campionario di reazioni scomposte.
Nel mondo dei bloggers, persino autori solitamente moderati e di centrodestra come Pierluigi Mennitti o come Daw si sono uniti al coro degli estremisti radicali nell’attaccare violentemente Risè e il Domenicale, con le solite becere accuse di oscurantismo, dogmatismo religioso, illiberalità, e persino di razzismo.
Oltretutto, con l’accusa di razzismo i forsennati dell’ideologia gay friendly hanno anche operato – più o meno inconsapevolmente – un rovesciamento concettuale davvero assurdo e beffardo: infatti, cosa altro è il razzismo se non la tendenza a ritenere che alcuni comportamenti e caratteristiche umane (di solito quelle deteriori) derivino dalla razza, e quindi da basi genetiche, piuttosto che dall’ambiente, dalla cultura e dall’educazione?
Eppure, sono proprio i sostenitori ad oltranza della “naturalità” e della “normalità” del comportamento omosessuale che in passato cercavano disperatamente di individuare di un gene specifico in tale senso, e che ancor oggi sostengono che la personalità gay sarebbe innata ed irreversibile.
Chi dunque è il razzista, colui che sostiene che l’omosessualità dipende dalla natura, o chi invece la considera un’espressione della volontà?
Nonostante tutto ciò, la buriana è stata tale che persino l’editore del Domenicale, il senatore Marcello Dell’Utri, si è sentito costretto a prendere le distanze dalla sua stessa rivista, spaventato dal fantasma dell’idea di considerare l’omosessualità come una malattia. Idea che peraltro nessuno ha mai sostenuto.
Addirittura, tra i bloggers vi è stato qualcuno che – come un qualsiasi bigotto benpensante – ha invocato l’intervento “delli superiori”, cioè degli ordini professionali, affinché vengano represse simili inaccettabili idee, e si impedisca l’orrida eventualità che si trasformino in protocolli terapeutici. Detto da gente che di solito si spaccia per liberale, e quindi si dice fautrice dell’abolizione degli ordini suddetti e anche del valore legale dei titoli di studio, in nome della libertà di ricerca scientifica, davvero non c’è male.
Non è peraltro nemmeno la prima volta che accade. Stavolta, tuttavia, questi censori sono arrivati – secondo la migliore tradizione totalitaria – a far dire alla vittima cose che questa in realtà non ha mai sostenuto, nemmeno indirettamente o per implicito. Come ad esempio l’idea che l’omosessualità sarebbe una malattia, e che coloro che la praticano siano persone moralmente indegne o comunque da reprimere.
Tuttavia, per capire le posizioni di autori come Claudio Risè basterebbe leggere quanto da loro scritto, senza nemmeno metterci troppa attenzione, ma solo un minimo di sforzo di liberarsi dei pregiudizi liberal sull’omosessualità. Non tanto perchè questi ultimi siano a loro volta indegni, quanto perché sono privi di fondamento razionale.
Purtroppo, il nostro Piombo ci ha appena ricordato, sullo stesso Domenicale e su questo nostro blog, come il medioevo fosse un’epoca assai meno oscura di come un pregiudizio universalmente diffuso ce la dipinge.
Ma secondo noi, bisogna cominciare a discutere seriamente dell’ipotesi speculare secondo la quale, ai nostri tempi, il vero oscurantismo e la vera irrazionalità superstiziosa provengano proprio da parte del pensiero liberal.
Il quale, riguardo ai problemi posti dal fenomeno dell’omosessualità (ma anche su altri temi, soprattutto quelli religiosi) non accetta alcun contraddittorio, né sul piano scientifico né su quello della libera discussione di idee. In quanto, a differenza del pensiero conservatore e cattolico, sul punto la confraternita dei pensatori liberal non ha alcuna idea razionalmente sostenibile da far valere, ma solo dogmi e pregiudizi da imporre, senza nemmeno garantire un minimo accettabile di eleganza e di onestà intellettuale.












39 Comments:
Caro Amico, grazie mille per questo post.
Ti ho linkato nel mio ultimo.
Paolo
Ahimè quando arrampicarsi sugli specchi è un'arte...si scrivono cose come queste. Peccato che del vostro guru, questa specie di signor nessuno della psicoanalisi che si chiama Nicolosi, si scriva:
"(..)Nearly 20 years later, Nicolosi founded an organisation for psychiatrists and psychologists who still rejected that 1973 decision, and believed homosexuals could and should be cured. As president of the National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth), Nicolosi devised a programme of reparative therapy - sometimes known as conversion or reorientation therapy - and built up an international network of therapists who provide this treatment.(..) "
(http://www.guardian.co.uk/weekend/story/0,3605,1183596,00.html)
Ma avere il coraggio delle proprie affermazioni è così fuori moda? ( a casa mia se 'si cura' qualcosa vuol dire che ' è malata'...).
Perche' casa tua, Inyqua, e' la casa dell'ignoranza e del pregiudizio.
Il concetto di malattia e' definito su basi scientifiche: se l'omosessualita' fosse una malattia e non un comportamento volontario (sia pure indotto da ragioni inconscie) non sarebbe trattabile in via psicoanalitica nemmeno da Nicolosi o da Rise'. Ci vorrebbero gli psichiatri.
Molto semplicemente, stai continuando a parlare di cose che non conosci e non capisci.
C'è sempre qualcuno capace di dire le cose meglio degli altri...
Mi limito a sottoscrivere parola per parola questo post, equilibrato e "non isterico".
Adesso sono certo che da quei maestri di liberalismo che hanno invitato al silenzio e alle dimissioni Angelo Crespi, e da chi ha addirittura invocato l'intervento dell'ordine professionale per chiuder la bocca a Risè mi beccherò qualche bel complimento, da "illiberale" in su.
Così è la vita. Così è questo paese dove le cose viaggiano sempre all'incontrario.
Complimenti ancora per il post.
Francesco
forse bisognerebbe chiarire, evitando il concetto medico di cura, e parlare solo di trattamento, ma insomma, chi vuol capire capisce.
Il problema e' che tutti coloro che negano la terapia negano di base la realta' di migliaia di persone che hanno scelto liberamente (perche' tale e' la condizione) di essere trattate (non vogliamo dire curate).
Allora se capisco bene tutti quelli sono dei poveri minus habens, dei lobotomizzati (gia' prima e/o dopo la terapia?)??
Il problema piu' grosso e' che nessuno ormai pare studiare piu' l'omosessualita".
Si sa che non e' genetica, che semmai la componente genetica predispone, ma non determina, si sa che cio' vale per gli uomini e non per le donne. Si sa che ci sono obiettivi fattori di psicologia dello sviluppo, e che in altri casi tali situazioni possono essere affrontate in sede di terapia psicologica.
Perche' in altri casi va bene ma l'omosessuale (consenziente) invece deve esser lasciato com'e'?
Le contraddizioni sono tali e tante che qualche sano dubbio "laico" a qualche compagnuccio o compagnuccia dovrebbe pur sorgere.
Ma ormai i furori ideologici sono esplosi ed e' difficile parlare, capire, studiare.
Semplicemente complimenti, un bel modo di sostenere le proprie opinioni senza cadere in isterismi e senza cercare di negare agli altri il diritto alle proprie opinioni, peccato che in pochi dall'altra parte facciano lo stesso.
Bellissimo articolo. Da stampare e conservare.
Complimenti!
P.S. Un amico psichiatra mi disse una volta che le nevrosi non erano considerate malattie mentali, pero' sono curabili...
Io credo che dare degli ignoranti agli altri sia sempre una dimostrazione di supponenza. E continuo a vedere uno stridio di unghiette sul vetro...Personalmente comunque non posso che essere felice di vedere ribadita con tanta intensità l'affermazione che l'omosessualità NON è una malattia...e tanto mi basta...per ora. Sul fatto che 'non capisco e non conosco' hai ragione: infatti per questo mi informo e mi interesso: è il metodo col quale la scienza, quella vera, va avanti.
Grazie per il tuo contributo. Per me vale la pena di leggerlo e confrontarlo (solo con le cose serie). Detto questo vorrei saltare l'aspetto antropologico, quello psichiatrico patologico e quello genetico. Vediamola dal punto di vista di una democrazia vera ( e l'Italia lo è) e da un punto di vista sociologico.
In democrazia le forti aggregazioni hanno pieno titolo di partecipazione (qualche eccesso nelle dimostrazioni non intacca questo principio. Sociologicamente mi piacerebbe sapere dai veri pro e dai veri contro (?) verso quale tipo di società dovremmo tendere con queste scelte. Un pò di strada l'abbiamo fatta dal'60 ad oggi.
Allora ognuno di noi potrebbe avere un universo di elementi di giudizio più completo per dirsi pro o contro.
Cara Inyqua, se non consideri l'omosessualità una malattia e ritieni che ognuno debba poter scegliere liberamente quello che ritiene sia più giusto per la propria vita, non ci sono differenze sostanziali tra la tua posizione e quella di un Risé o un Nicolosi.
Perché allora aggredirli con tanto furore polemico, fino ad affibiare etichette infamanti (nazisti, razzisti)?
Certe assurdità lasciamole dire a Maurizio Costanzo e ai suoi emulatori politically correct (ho visto 5 minuti di una sua trasmissione sull'argomento settimana scorsa, naturalmente a senso unico senza contraddittorio: da brividi!) oppure al Giovanardi dei manifesti contro i referendum di 2 anni fa. ;-)
Bel post.
Aspettiamo sul Domenicale una rivalutazione di Tolomeo?Qualcosa sull'attualità di Gobineau? Perche' anche la posizione di Rise', in questo campo, è stata falsifcata, in senso popperiano, molto tempo fa; il fatto che alcuni difensori dlla comunità gay trasportino i tic della sinistra collettivista nel dibattito non implica che si debba fare altrettanto e riesumare metodi da gesuiti(Voltaire era semplicemente un modesto emulo)
Fare del vittimismo dopo aver lanciato un masso dal cavalcavia non aiuta il dibattito, anche quando il masso lo lanci senza fare baccano ed anche i tuoi avversari si divertono con la sassaiola.
Falkenberg: scusa ma non ci abbiamo capito una mazza, a parte il fatto che non ti piacciono Tolomeo e i Gesuiti. Se hai qualcosa da argomentare sull'omosessualita', prego ci mancherebbe, ma non venirci a fare citazioni a caso e lascia perdere i cavalcavia.
In effetti il richiamo al "vittimismo" sembra più indicato da rivolgere a certi gay militanti, molto pronti nel provocare, e incapaci di accettare, non dico le critiche esplicite, ma nemmeno le opinioni che non si appiattiscono sulle loro "rivendicazioni".
Ben scritto. Sul concetto di "malattia" varrebbe la precisazione che non vi puo' essere in quanto psicologia e psichiatria non diagnosticano ne' curano un accidente. Per gli psichiatri si tratta comunque di un "disturbo" e dell'evoluzione dello stesso. Per gli psicologi vale la rimozione freudiana: tutti stanno benissimo e non c'e' alcun bisogno di indagare. Siamo messi cosi', oggi giorno: i medici dicono ai pazienti che sono sani e li scoraggiano dal curarsi. Accettarsi, accettarsi, accettarsi. E' un'ideologia come tutte le altre in fin dei conti
Perle di saggezza:
"...Peccato che del vostro guru, questa specie di signor nessuno della psicoanalisi che si chiama Nicolosi...."
"Se davvero vogliamo leggere sull'argomento dell'omosessualità un poco di scienza (e non la fantascienza che ci ha ammannito Claudio Risè sul Domenicale)..."
A proposito di supponenza da parte di chi dopo due righe deve ammettere di non sapere nulla in materia.
Sempre riferendosi a Risè:
"Almeno ci sarebbe da augurarselo che qualcuno fosse iscritto all’ordine degli psicologi…Non sai quante cose divertenti si imparano scartabellando qua e là…:-)))"
:))) Come indagatrice non c'è male, Risè è membro direttivo dell'ordine degli psicologi Lombardi.
Poi dopo, quando Simone le fa presente che risulta iscritto, ecco la soluzione Libberale di Inyqua:
"Allora forse l’Ordine interverrà (interessante è invece notare a cosa ‘non’ è iscritto….)…auguriamocelo anche se gli ordini Professionali non sono ‘liberali’ (però finchè esistono e tutelano la professionalità…)"
Cmq, erano mesi che mancavo da TocqueVille, mi è venuta voglia di passare a salutare daw, il quale sa bene che su certi temi non sono d'accordo con lui ma lo stesso avevamo passato insieme, nel suo blog intendo, e pure divertendoci, gli ultimi giorni della scorsa campagna elettorale e la nottata del voto. Da daw sono sempre andata volentieri e magari qualche battuta c'è anche stata, ad es quando chiamo:" Gay della mutua o gay della pensione di reversibilità" quelli tra loro che aspirano alle nozze. Tra l'altro Metafisico, che pure ieri c'era e non è certo mai stato tenero, non mi risulta sia mai stato cancellato, cioè che abbia mai veramente fatto arrabbiare daw. Invece ieri improvvisamente, mentre stavo parlando con quel disco rotto di Anonimo divertito, che ogni due parole afffermava categorico che se sei gay non puoi tornare indietro, mi sono trovata coi commenti bloccati. Caro daw sei un codardo, un vigliacco che quando vede di non ricevere l'accoglienza sperata alle sue proposte, nel caso specifico l'autoallontanamento di Crespi (figuret) molla tutto e continua solitario, andando così a completare le tre scimmiette in compagnia di Mennitti e di Enzo Reale, cioè: non sento non vedo non parlo ma scrivo.
Buona serata a tutti,
Lucetta.
Max, ho impiegato timbro e citazioni che impieghi nel tuo stesso post, da Popper ai gesuiti; mi spiace e mi stupisce che tu non abbia capito. Tolomeo non era cosi' difficile...
Mi spiego meglio: posso anche condividere il disagio nei confronti di una visione stereotipata dell'omosessuale nella rappresentazione dei media, unasortadi "affirmative action" culturale che sappiamo bene quali rischi comporta.
Rimane tuttavia il fatto che l'argomentazione di Rise' sia speciosa: se è vero che una radice genetica della predisposizione alla omosessualità potrebbe non essere l'unica causa, è anche vero che la tesi opposta, base implicita del discorso di Rise', è stata abbondantemente confutata.
Se dobbiamo ricominciare a prenderla per vera e a dibatterla, tanto vale che ricominciamo ad arrovellarci di nuovo sulla teoria della razza di Gobineau oppure sui meriti della visione tolemaica dell'universo.
i casi sono due. O chi accusa Risè di considerare l'omosessualità una malattia non ha letto l'articolo e non conosce nulla del suo pensiero, oppure ha distorto ad arte il suo scritto. In entrambi i casi è la dimostrazione di quanto l'ideologia non tenga in conto alcuno la verit, anzi la distorga per fini propri. E soprattutto è la dimostrazione che l'approccio ideologico porta necessariamente ad allontanarsi dalle persone reali con il loro vissuto di disagio. Perchè, se così non fosse, scandalizzarsi della possibilità, offerta a chi lo desideri, di uscire da una condizione che provoca sofferenza? Ma la ricerca della felicità non era un obbiettivo del liberalismo ed uno scopo nobilitato persino nella costituzione degli Stati Uniti?
Falkenberg: forse non e' questa la sede gusta per dibattere, ma se tu dici che la radice genetica "potrebbe non essere l'unica causa", di predisposizione all'omosessualita', come se qualcuno ne avesse mai provato l'esistenza, e poi aggiungi che "la tesi oppposta" (quale? la non geneticita' della omosessualita'?) di Rise' "sarebbe stata abbondantemente confutata" (da chi? quando?) ... allora davvero forse e' meglio che ci mettiamo a parlare di astronomia, che magari te la cavi meglio.
Ad esempio, visto che ne accenni, sapevi che la prova definitiva della non validita' del sistema tolemaico e' arrivata solo qualche secolo dopo Galileo?
E che i gesuiti (quelli che sembrano non piacerti) tra le tantissime cose che hanno fatto per la scienza moderna c'e' anche quella di avere avuto ragione rispetto a Galileo su svariati argomenti di astronomia, come ad esempio sulla causa delle maree?
No?
Allora vedi che qualche volta tornare a dibattere su certe "verita' scientifiche" non e' poi cosi' inutile come pensi?
Il nostro Piombo ha appena tradotto e fatto la prefazione di un bel libro sulle moltissime balle spaziali che nella mentalita' corrente passano per essere verita' scientifiche.
Magari ne dara' notizia anche su questo blog ... rimani in attesa.
Come direttore del Domenicale, vorrei intervenire sulla discussione che in questo blog si è materializzata con rigore e saggezza, mentre da altri parti in Rete si è scatenata inutilmente.
Suppongo che nessuno, o pochi, di quelli che disprezzano il nostro lavoro, (anche se esso può essere lcitamente criticato) abbiano letto il pezzo del dottor Risè proposto dal mio settimanale. Il tema dell'omossesualità è molto spinoso e Risè lo ha affrontato con tatto, dicendo appunto che è una situazione molto difficile quando uno psicoterapeuta si trova di fronte un paziente che vive male la propria omosessualità e chiede aiuto.
Risè non ha mai scritto che l'omosessualità è una malattia e come tale vada guarita. Non lo ha mai scritto e, credo, non lo pensi. Si è limitato a chiarire le difficoltà che uno psicoterapeuta ha di fronte a un paziente.
Peraltro "la Stampa" negli stessi giorni ha pubblicato una lunga intervista a un ragazzo omosessuale che ha affrontato liberamente questo tipo di terapia e dava conto degli esiti.
Per il resto Risè sostiene che c'è stato uno spostamento tra una visione ottocentesca che criminalizzava l'omossesualità e una visione novecentesca che tende a definire questo stato come una benedizione.
Tra le due posizioni fortemente ideologizzate e cristallizate potrebbe esserci una posizione più neutra e tendente ad ascoltare la persona in sé, cioè "l'essere" prima che a definirla secondo gli "accidenti" che la contraddistinguono (ovviamente, intendo "essere" e "accidente" in senso filosofico).
La questione "genetica" dell'omosessualità, pone poi altre domande che Risè si limita a circoscrivere.
Detto questo, trovo ingeneroso i rilievi mossi al mio settimanale e, fuori luogo, i paragoni con l'ideologia "razzista" che molti in Rete hanno espresso.
Il tentativo di rispondere ad un articolo serio ed argomentato, screditando chi la pensa diversamente mediante accuse di fascismo o nazismo è una vecchia strategia che però non fa onore a chi, come i molti postisti dei vari blog gay oriented, critica il Domenicale nel nome del liberalismo o del libertarismo. Diverso sarebbe criticare Risè entrando nel merito e nel contenuto dell'articolo.
Penso che un vero liberale debba dar voce anche a quelle minoranze che esistendo mettono in dubbio la teoria generale: quindi nel concreto di questa discussione, anche a quegli omosessuali che vivendo male il proprio stato affrontano una psicoterapia per modificarlo e devono essere liberi di farlo e non criminalizzati. La stessa attenzione e dignità vale, all'incontrario, per i casi in cui anche fisicamente alcune persone sentono necessario cambiare il loro sesso.
Chiudo dicendo che sono spiaciuto perché è certo colpa mia se le parole e i contenuti di un articolo del mio settimanale sono stati fraintesi. Ma la marea montata, in qualche caso ad arte, rivela l'intransigenza ideologica e la chiusura di chi si professa liberale pur non amando la libertà.
Il Domenicale in questi cinque anni ha invece dimostrato grande apertura unita a una buona capacità di analisi. E quando ha creduto in qualche idea l'ha difesa sempre, mai però prescindendo dalle buone regole di ingaggio che valgono in qualsiasi discussione.
Come giustamente ricorda Max, il libro "Le balle di Newton" (prossimamente in uscita per Rubbettino) contiene anche un capitolo in cui l'autore, Tom Bethell, smonta il mito della presunta ostilità della Chiesa nei confronti della scienza. Il caso Galileo andrebbe decisamente ridimensionato, non solo perché Galileo non subì in pratica alcuna punizione, ma anche perché si tratta dell’unico "contrasto" tra le gerarchie ecclesiastiche e uno scienziato che i detrattori del cattolicesimo sono in grado di ricordare.
In verità è difficile trovare un’istituzione che abbia dato più incoraggiamento alla scienza della Chiesa cattolica. La grande maggioranza degli scienziati europei furono uomini di Chiesa: ad esempio, padre Nicola Steno è riconosciuto come il padre della geologia; padre Atanasio Kircher è il fondatore dell’egittologia; padre Giambattista Riccioli è stato il primo a misurare il grado di accelerazione di un corpo in caduta libera; il geniale padre Ruggero Boscovich viene considerato il padre della teoria atomica; proprio i gesuiti hanno dominato a tal punto lo studio dei terremoti che la sismologia venne chiamata “la scienza gesuitica”; per non parlare del contributo incalcolabile dato all’astronomia, tanto che trentacinque crateri sulla luna prendono il nome da scienziati o matematici gesuiti.
Le parole del direttore del Domenicale Angelo Crespi mi sembrano così sensate e ragionevoli, che non posso non esprimergli tutta la mia solidarietà. Spero che contribuiscano a far cessare questa polemica assurda ed eccessiva.
Si può continuare ad insinuare, come fa Falkenberg per fortuna in modo più moderato dei suoi sodali politici, sulle "tesi" che Risé avrebbe proposto nell'articolo.
Ma il senso dell'intervento di Risé, al contrario, si muoveva lontano da ogni "tesi": di qui la molto precisa critica della "categoria dell'omosessualità", la cui fissazione in epoca moderna si è sempre rivelata funzionale agli interessi del potere, e non ai desideri e bisogni relativi alle biografie individuali.
Di qui la distinzione tra la libertà di orientamento sessuale e la sua ridicola istituzionalizzazione. Tra comportamenti omosessuali e cultura gay.
L'articolo di Risé, notando come non sia mai stata provata l'origine genetica dell'omosessualità, e ben lungi dal definire quest'ultima una malattia, assume una posizione estremamente aperta sull'intera questione. La posizione tipica di un buon psicoterapeuta, e direi anche di uno sguardo cristiano sull'uomo. Una posizione incentrata sull'attenzione all'uomo, e alla necessità di garantirgli un libero percorso individuativo.
Tutto il resto è fuffa ideologica che oscura gli occhi di chi legge. Ed ha secondi fini, radicalmente politici.
Solidarietà a Risé e Crespi.
Al liceo capitava che alcune compagne di classe si infatuassero di ragazzi gay e ci facessero sopra una scommessa, a volte vincendola. Questo a dimostrazione della complessità dell'argomento che non si può liquidare, per comodo o interesse, affermando che se per un periodo della tua vita sei gay lo rimani per sempre. Resta il fatto che se un omosessuale non si riconosce più pienamente in questa condizione deve avere la libertà di sottoporsi a qualsiasi trattamento egli ritenga essere il migliore. A casa mia si chiama libertà di cura o di trattamento. Ovviamente, come scrive Crespi, la cosa vale anche all'incontrario. Poi penso che la maggioranza degli omosessuali continui a praticare le sue abitudini, più o meno fisse, senza sentire la necessità di scendere in piazza a reclamare che queste vengano ufficializzate e priviligiate, facendosi strumentalizzare dalle varie Arcigay. A quando i gay targati Lega coop?.
Infine, mi ero iscritta per caso, perchè mi era piaciuto qualche articolo che avevo letto in rete, alle news de Il Domenicale, domani vado a vedere se lo trovo in edicola.
Saluti conservatori, ah ah ah,
Lucetta.
L'articolo di Risè non era omofobo. Tuttavia era incompleto. Avrei preferito una ben più esaustiva rassegna degli studi. Una completa disanima dei tipi di terapia proposti e della loro efficacia, e non un unico esempio. Certo, il taglio doveva rimanere più da rivista culturale che scientifica, epperò si poteva fare molto meglio. Esiste tutta una corrente di lavori di efficacia della psicoterapia in Italia ancora troopo poco noti allo psicoterapeuta medio, che per una serie di motivi ha una ottima preparazione clinica, ma una scrsa preparazione scientifica. Eppure esiste una sezione italiana della Society for Psychotherapy Research. Occorrerebbe poi differenziare sui vari gradi di omosessualità, e tarare su questi la reale efficacia di questo tipo di terapia. Personalmente, non ho studiato a fondo questo tipo di lavori, anche perché una rassegna seria presuppone settimane di lavoro, se non mesi, ma la sensazione rimane che l'efficacia sia scarsa. Poi si potrebbe parlare del tema della analisi scientifica della adozione gay, in cui il livello di ideologizazione è altissimo. Basti pensare che accanto agli studi che sottolineano la superiorità della coppia genitoriale tradizionale, ce ne sono altrettanti che sostengonoa ddirittura la superirotà della coppia gay.
Mi spiace non poter commentare in tempi brevi sul nocciolo della discussione, che sta divenendo interessante. Un solo appunto "sui gesuiti": mai negato il loro contributo o quello della chiesa cattolica nell'avanzamento delle scienza (aggiungerei la scuola di Salamanca nel campo delle indagini economiche); La Chiesa cattolica è stata realmente universale e totalizzante nella vita europea per secoli, di conseguenza esattamente come si è assunta le responsabilità per gli errori, mi sembra naturale che le debba essere riconosciuto il merito dei successi dei propri membri.
ho fatto notare come definire "voltairiana" una certa tecnica retorica per il solo fatto che venisse impiegata da Voltaire mi sembra a sua volta un artificio retorico (in senso deteriore); con lo stesso metro potrebbe persino essere definita gesuitica, dato che la Compagnia lo insegnava ben prima di Voltaire.
Falkenberg: qui stiamo divagando di brutto, pero' vorrei precisare che quando ho parlato di tecnica voltairiana non mi riferivo a una tecnica "retorica" nel senso proprio del termine, bensi' a quel modo di procedere che fuoriesce dall'ambito della discussione (tantopiu' della discussione su temi scientifici) che il Voltaire spiego' nella famosa lettera relativa agli enciclopedisti suoi avversari: “Dobbiamo screditarli; dobbiamo abilmente infangare la loro condotta, trascinarli davanti al pubblico come persone viziose; dobbiamo presentare le loro azioni sotto una luce odiosa … Se ci mancano i fatti, dobbiamo farne supporre l’esistenza fingendo di tacere parte delle loro colpe. Tutto è permesso contro di essi … Deferiamoli al governo come nemici della religione e dell’autorità; incitiamo i magistrati a punirli”.
E questo e' un metodo che con la retorica dei Gesuiti non c'entra proprio nulla.
Peraltro la frase citata l'abbiamo gia' riportata piu' volte, anche in un nostro precedente post sull'omosessualita' in questo blog, perche' ci sembra che sia esattamente questa la tecnica che anche nel caso in esame - nei confronti del professor Rise', di Crespi e di altri - e' stata usata da alcuni bloggers, che in questo senso fanno benissimo a richiamarsi al noto illuminista.
Anche se in teoria loro si richiamano a Voltaire quale supposto maestro di tolleranza ...
Io imporrei il TSO non ai gay, ma a tutte quelle donne che, settimanalmente, partecipano alle riunioni conviviali del "Club delle amiche degli omosessuali".
Innanzi tutto, complimenti a Max per l'eccellente articolo.Sono un po' imbarazzato a lasciare un commento in una discussione tra persone molto più preparate di me, cmq mi permetto di ricordare che se uno si sottopone a una "cura", non sempre lo fa perchè malato. Il mio professore di psicologia raccontava di un suo paziente che era ricorso alle sue cure, perchè ogni volta che entrava in un bagno non poteva uscirne senza prima aver contato tutte le piastrelle.Per il resto, una vita del tutto normale. Sembra una barzelletta ma è realtà. Questa si può definire "malattia"?certo che no.Nondimeno, quest'uomo viveva malissimo la sua condizione, e si è liberamente impegnato per cambiarla. Un altro al suo posto, probabilmente, non l'avrebbe vissuta come limitazione e non avrebbe avuto interesse a cambiare.Ma è giusto andare a sindacare sulle sensibilità individuali?
Viviamo in un mondo in cui la medicina più invasiva e pericolosa viene utilizzata per i motivi più frivoli, e questo viene accettato in nome della libertà individuale. Perchè questo non dovrebbe valere anche per i trattamenti (tra l'altro praticamente privi di rischi) del dottor Nicolosi? Come al solito, certi progressisti difendono la libertà solo fino a quando fa comodo a loro.
p.s. posso allungare la lista degli uomini di Chiesa che hanno fatto un gran bene alla scienza? allora aggiungerei anche uno dei padri della biologia moderna, Lazzaro Spallanzani, gesuita, e il monaco boemo Mendel, che in pratica "inventò" la genetica. Questo per zittire tutti coloro che credono che la Chiesa sia nemica delle scienze della vita. Ancora complimenti agli autori di questo bellissimo blog.
Non solo di superiorità di coppia gay, caro Ruggiero, ho letto anche di una teoria pseudo evoluzionista che afferma che i gay avrebbero la meglio in quanto più belli e fertili. Tralasciando il bello, chè il primo che mi viene in mente è Grillini, nella mia ignoranza mi chiedo a cosa sarebbe utile per la specie umana la presunta superiore fertilità omosessuale.
Riguardo le adozioni alle coppie gay, direi che ci siano ben poche possibilità in quanto non esistono praticamente più, nel mondo occidentale, bambini abbandonati negli orfanatrofi e quelli disponibili per l'adozione provengono tutti da paesi che ne vietano l'affido a coppie omosessuali. A meno che la dimostrazione della superiorità della coppia gay non gli possa tornare utile nel caso di tecniche di fecndazione assistita per le coppie lesbiche.
Anonimo dei "circoli delle donne amiche degli omosessuali" lol :))) sono speculari al famoso uomo femministo.
Poi, Crespi, ho letto interventi di alcuni aderenti al quartier Libertarian di TocqueVille che non mi sembrano essere affatto d'accordo con chi vorrebbe tappare la bocca a Lei o a Risè e sostengono la libertà di terapia.
Per il resto, a scanso di equivoci, vi mando saluti conservatori.
Lucetta.
Mi scuso per il mio intervento pieno di errori di battitura. Detto questo, ribadisco che l'articolo di Risé sia solo un assaggino di un argomento ben più complesso. L'essere omosessuali propone alla psicologia scientifica una serie di interrogativi che sono al limite del filosofico, se non del religioso (e nel religioso sconfinerò, nel finale di questo intervento). Ad esempio, andando a scandagliare nel sito del Narth, L'Istituto per ricerca e la terapia dell'omosessualità, trovo in bibliografia massicci riferimenti
ai lavori di Williams sul free-will
e sul free-agency e di Baumeister sul will-power. Ora, io personalmente non conosco il livello di serietà intellettuale del capo del Narth, il Nicolosi, l'inventore della terapia per omosessuali. Però posso dire che Williams e Baumeister sono grandi autorità scientifiche in psicologia. In particolare Williams è autore di articoli fondamentali sui processi di motivazione e di scelta. L'anno scorso lo ho incontrato al congresso di Edimburgo della Society for Psychotherapy Research, rispettatissimo e omaggiato dalla comunità scientifica. E questo cosa c'entra con l'omosessualità? C'entra, poiché la "scelta" o la "natura" omosessuali pongono un enorme problema di ricerca scientifica in psicologia e psicoterapia. Trattasi appunto di "scelta" o di "natura"? E in che misura? E in quali tempi, visto che magari una "scelta" appresa nel tempo per varie ragioni diventa una "natura"? E, dato tutto questo, che
incidenza e speranza di successo può avere la "contro-scelta" di cambiare orientamento sessuale? E così via. Ah, dimenticavo. Williams
è importantissimo per il pensiero conservatore anche perché è un cristiano fervente nonchè autore di un libro molto bello, uscito l'anno scorso: "Judeo-Christian Perspectives on Psychology". Ma questo è un altro argomento.
Come terapeuta e lettore resto perplesso di fronte ad alcune interpretazioni dell'articolo di Risé che ne fraintendono il contenuto attribuendogli un taglio persecutorio nei confronti degli omosessuali, atteggiamento del tutto assente anche nella produzione teorica di Risé.
Risé ha sempre sostenuto che chi si trova bene nella propria condizione omo o etero che sia, non ha alcun bisogno di cura. L'articolo in questione parla invece dell'atteggiamento di accoglienza che il terapeuta deve avere nei confronti dei suoi pazienti e quindi anche degli omosessuali che si rivolgono a lui perchè soffrono e nega che sia stata dimostrata una determinazione genetica e pertanto immodificabile dell'omosessualità. A Risé sta a cuore la libertà del paziente, della terapia e anche della ricerca scientifica. Nella prefazione al libro di Nicolosi (che pure non sostiene di obbligare nessuno alla cura) Risé esprime anche una valutazione diversa sulle prospettiva in cui inquadrare il problema "omosessuale".
Segno di una libertà di pensiero che non mi pare caratterizzare i suoi detrattori.
E a proprosito di liberalità gaia e dintorni, date un'occhiata a questo blog.
http://urlokristianoaddio.splinder.com/?from=30
Questi qui hanno fatto chiudere, esercitando pressioni su Splinder, a una certa barby25, una cattolica, qualcosa come 14 blogs.
Evviva il KGB gaio!.
Lucetta.
Preciso, leggendo meglio si vantano di essere arrivati a fargliene chiudere ben 30.
Lucetta.
Segnaliamo l'articolo di Claudio Risé da Tempi, del 15 marzo, ed ora disponibile anche al seguente indirizzo:
http://claudiorise.blogsome.com/2007/03/16/omosessualita-ideologia-o-ascolto
Cordialmente,
Redazione www.claudio-rise.it
Off-Topic: la Fondazione Magna Carta ha appena dato vita ad una nuova iniziativa editoriale on-line (http://www.loccidentale.it/).
Qualche settimana fa sul sito della FMC era comparso un annuncio nel quale si cercavano “giornalisti (o aspiranti tali), scrittori, illustratori, vignettisti, fotografi, videoreporter, bloggers, e ogni altro genere di talento creativo a disposizione”, invitando l’interessato a mandare
“curricula, articoli, foto, siti internet, blog, video, disegni e quant’altro alla casella mail talenti@magna-carta.it”.
Sembreresti il blogger ideale per collaborare a questo quotidiano online!
GLI ORRORI CHE VENGONO ATTUATI IN ITALIA ELUDENDO IL DIRITTO POSITIVO E DI LEGGE
di Giacomo Montana
Nessuno sa quanti cittadini sono stati uccisi di nascosto a cominciare da quelli accaduti nel mondo del lavoro. Si sanno solo brevemente di volta in volta le notizie di omicidi sul lavoro per omissione dei mezzi di protezione e poco più. Tuttavia per quelli che vengono torturati e uccisi dal mobbing estremo, viene preferito non parlarne a sufficienza e fare i mascalzoni alleati con la linea politica più marcia che abbiamo. Qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, restano perennemente impuniti sino a farli divertire in quanto oltre a procurare danni alla persona, viene concesso loro anche di assistere alle beffe a causa della loro impunità.
Nel corso degli anni questi martiri della società e più in particolare della corrotta politica, sono stati vilipesi e dimenticati. La storiografia, lo Stato italiano, la politica nazionale e la scuola si comportano, come se queste vittime non fossero mai esistite, colpevoli solo di essere anch’essi nati e italiani. Questi italiani martiri sono anch’essi degli eroi perché vittime innocenti della violenza e insipienza altrui e a causa di coloro che non sanno assolutamente fare salvaguardare la salute e la vita del cittadino!
Negare o insabbiare l’esistenza delle discriminazioni si potrebbe chiamare complicità, comunque questa basta ad evitare la prigione agli aguzzini e ai politici perversi di turno. Essi qualunque male facciano alla società, credo debbano portarsi fino alla morte il peso enormemente crescente dei loro rimorsi per le loro barbarie, mantenute nascoste e accumulate nel tempo.
E andiamo allora ai fatti che accadono con la cassa di risonanza ad alto volume oggi: 12 maggio 2007.
Noti personaggi politici per rimettersi definitivamente in marcia, dopo inerzie a non finire sui problemi del Paese, hanno pensato bene di avere la possibilità di contrapporre cittadini di serie "A" ai cittadini classificati di serie "B", mettendo loro davanti dei principi, ove i primi devono ricevere più riguardi da parte del governo, mentre i secondi devono solo subire il discredito col danno e la beffa prodotto della disuguaglianza e dal travisamento del diritto. Si vede minare così la libertà d'intesa e la libertà di essere ciò che si preferisce.
A tal punto quella parte dei cittadini che sentono parlare di diritti speciali ai danni degli altri, si ringalluzziscono e vanno alla Capitale alla manifestazione di piazza per festeggiare, laddove contestualmente, e a mio avviso a ragione, anche i cittadini più penalizzati, in un’altra piazza della stessa Roma organizzano un altro raduno nazionale.
Dai cittadini discriminati ci si aspetterebbe una reazione da “fratelli” che sacrificano i loro diritti di parità per manifestare così una vera fede cristiana?
Si pretende così una sottomissione di carattere religioso come se si volesse loro dire sottovoce: "E' meglio una umiliazione onorevole che una battaglia sul campo della carta stampata?
Qui non si tratta certo di affidare le sorti al Signore per la difesa della fede e della chiesa, qui si tratta di capire se i maggiori diritti di sopravvivenza e di umanità, concessi ad una parte dei cittadini del Paese, sono direttamente proporzionali alle imposte e tasse fatte pagare loro dallo Stato, o piuttosto per potere offrire quei diritti, si deve attingere da una parte dei proventi fiscali, che provengono dagli esborsi sostenuti dai discriminati cittadini di serie “B”. Se vogliamo essere davvero imparziali dobbiamo riconoscere che viene accesa una guerra tra “poveri”, mentre i “CENTURIONI-ATTORI” della politica si coprono sino all’incredibile di ricchezza, prendendosi gioco di tutti cittadini!
Oggi come abbiamo visto la politica italiana, purtroppo in tante realtà, si regge con i raggiri della finta imparzialità e della cieca giustizia. Chi ha la sfortuna di non fare parte della gente classificata di serie “A” può solo pregare Dio di riuscire a superare sfruttamento, umiliazione, frodi, eccessi di potere, travisamento dei fatti e distruzione impunita della salute e della vita anche sui posti di lavoro. Paese libero non significa potere fare liberamente questo orrore, sino a distruggere una parte dei cittadini!
La politica della cagionevole morale in Italia E’ MORTA! Vive solo un surrogato di essa: Il cammino del Paese verso la chiarezza, la verità, la lealtà, la luce si frantuma così come un’onda del mare contro un grosso scoglio. Pertanto la civiltà e l’onestà restano incagliate a un altro scoglio: l’ipocrisia. Viva l’Italia! Ma abbasso la delinquenza, specialmente quella occulta che ho visto proteggere per oltre un decennio col silenzio assenso delle istituzioni!!
QUANDO LA VIOLENZA E IL SILENZIO DIVENGONO ORRORE
Sono disgustata della politica italiana che non soccorre chi è vittima di reati, quando ci sono degli sporchi fuorilegge da proteggere, perché RACCOMANDATI da qualcuno, che nel mondo della politica non esercita l’uguaglianza e l’imparzialità nel nostro Paese.
Sono sconcertata del fatto che proprio i signori che amministrano la politica in Italia, pur di dare un’idea che finalmente fanno qualcosa, di tanto in tanto cambiano nome, ideologia e schieramento persino col cosiddetto “salto della quaglia”.
I cittadini di serie “B” per i personaggi politici, possono essere anche torturati con atroci sofferenze psico-fisiche, tanto per loro sono come fossero invisibili. Una verità sempre strumentalmente negata per ovvi motivi: per salvare la faccia a parecchi mascalzoni del mondo politico che si presentano ai cittadini come fossero persone oneste.
I governi che si sono succeduti sino ad oggi per codardia preferiscono fare finta di non sapere e lasciano i crimini e le violenze puntare il loro obbiettivo: il cittadino più debole e indifeso, facendoci sentire colpevoli di essere nati o di essere italiani.
Chi non fosse convinto di quanto sopra è detto, visiti i seguenti link, uno dei quali (il penultimo) riporta anche le prove documentali delle violenze fatte subire a una donna, la mia persona. L’ultimo link testimonia come la sofferenza estrema inspiri anche la composizione di poesie. Grazie di avermi letto. Giovanna Nigris
http://www.liberoreporter.it/nuke/news.asp?id=663
http://sisu.leonardo.it
http://www.nuvolarossa.org/modules/news/article.php?storyid=3805
http://www.mobbing-sisu.com
http://www.mobbing-sisu.com/poesie/poesiegio.htm
Grazie Max per questo tuo Articolo, che di certo stamperò, perchè utilissimo, e soprattutto, pregno di sana e sincera razionalità (quella che questo nostro mondo occidentale sta abbandonando...)
Michele di Roma
22 anni
Studente di Chimica
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