21 novembre 2007

Partito Popolare della Libertà?

Scusate se ci citiamo, non è assolutamente per dire che avevamo ragione noi, anzi. E’ solo per fare notare che, se in politica tutto può cambiare nello spazio di un mattino, le nostre domande restano però ancora quelle.

Quando abbiamo aperto questo piccolo blog, subito dopo le elezioni politiche della primavera 1996, per cercare di contribuire come potevamo alla rinascita del Centrodestra, nel nostro “Piccolo Manifesto del Filo a Piombo” (e non dite che “manifesto” è un concetto di sinistra: e il “popolo” allora che cos’è?) avevamo scritto:

“ ... oggi, dopo le elezioni del 9-10 aprile, abbiamo la sensazione di essere sempre stati, e di essere ancora, sempre un po’ più avanti e assieme un po’ più indietro rispetto alla personalità di Silvio Berlusconi.
Più avanti, perché anche ora che Forza Italia si è confermata il primo partito italiano, e ha dimostrato la sua capacità di rispondere alle attese della maggioranza degli italiani, continuiamo ad interrogarci su come un partito simile potrà sopravvivere alla personalità del Caimano, e strutturarsi come polo di attrazione di un futuro partito dei moderati.
Ma nel contempo ci sentiamo più indietro, rispetto alla genialità con cui Berlusconi è riuscito e tuttora continua ad interpretare il sentire comune del Paese che non si riconosce nella sinistra.
Non è la prima volta, dal 1994 ad oggi, che ci sorprendiamo a doverlo idealmente rincorrere, subito dopo avere temuto che la sua epopea politica fosse quasi al capolinea.”

Oggi, a un anno e mezzo di distanza, ci sembra ancora valida la domanda su come quello che sta per nascere potrà sopravvivere a Berlusconi. Per questo sarebbe fondamentale partire con il piede giusto.
In ogni caso, per ora, abbiamo anche l’impressione di avere appena assistito ad uno dei più bei gol di Maradona o Baggio, o eventualmente - anche se non ci piaceva la maglia - ad un assist di Platini.

Improvvisamente, quando la partita sembrava sonnecchiare e si temeva la beffa al 90°, ecco che all’improvviso è arrivato uno di quei gol che si possono solo stare a guardare a bocca aperta. Allargando le braccia, nel caso che si fosse un difensore o un tifoso dell’altra squadra. Perchè all’improvviso si è intuito - e non capito, perchè se si cerca di capire certi colpi si ottiene solo di perdersene la bellezza - di aver visto all’opera un fuoriclasse che quando decide di puntare la porta mostra di avere almeno tre marce in più di tutti gli altri.

Duole pensare che possa venir meno il bipolarismo. Siamo quarantenni, quindi riusciamo ancora ad avere in prima persona il ricordo asfissiante dei governi che venivano fatti in parlamento, e si scioglievano per decisione delle segreterie dei partiti. Al punto di esservene almeno quattro o cinque per legislatura. Noi siamo di quelli che sognavano la Thatcher e Reagan quando in Italia si alternavano (litigando) Craxi e De Mita, e dopo ogni elezione non si faceva il governo, bensì “l’analisi del voto”.
Quindi, figuriamoci se adesso non abbiamo tutte le paure possibili di fronte al solo pensiero una futura larga intesa tra Berlusconi e Veltroni.

Però va anche detto che in questi ultimi quattordici anni i benefici del bipolarismo ce li siamo goduti solo a metà, e solo nel quinquennio del secondo governo Berlusconi. E anche in quel periodo, abbiamo l’impressione che certe cose non si siano fatte - specialmente la riforma della giustizia, quella della pubblica amministrazione e le grandi opere pubbliche - sia stato soprattutto per colpa delle discontinuità di Follini, e del troppo amore di Fini per chi vive alla greppia dello Stato (per non parlare dei suoi mal di pancia verso Tremonti e delle sue sortite laiciste e filoimmigratorie).

Resta comunque il fatto che il buon Silvione il suo contratto con gli Italiani lo ha realizzato solo per metà. Se non fosse che per il nostro Paese è già grasso che cola, si potrebbe anche guardare al bicchiere mezzo vuoto che non sappiamo come potrà mai più essere riempito.
Inoltre, per il resto, gli ultimi quattordici anni sono stati anni che - esattamente come prima - hanno visto governi che venivano sfiduciati e sostituiti da esecutivi “tecnici”, con le segreterie di partito che imponevano al Quirinale se e quando sciogliere le camere, e soprattutto con i partitelli che alle elezioni mai e poi mai arriveranno in doppia cifra che però continuavano imperterriti a bloccare tutto chiedendo ed ottenenso continue verifiche, compromessi, posti di potere, ecc. ecc.

Per questo, alla fine, stiamo ancora con Silvio e speriamo che sia la volta buona. Se con lui proprio deve rinascere la Dc, almeno sia una Dc liberale come non lo è stata più dai tempi di De Gasperi. E comunque, è ora che il suo partito si strutturi sul territorio in maniera completamente diversa da prima. Non siamo quelli che storcono il naso perchè ancora una volta l’organizzazione nascerà dall’alto, però resta il fatto che - appunto - non è che in futuro ci sarà sempre Berlusconi a toglierci le castagne dal fuoco, quando ci sarà bisogno di ricominciare a radicarsi sul territorio.

Infine, abbiamo una osservazione, per ora che siamo nella fase costituente: e se alla fine lo chiamassimo “Partito Popolare della Libertà”? Richiama il PPE, ma senza usare il sostantivo “popolo” che alle nostre orecchie - e non solo alle nostre - in effetti fa un po’ troppo bandiera rossa la trionferà. E poi riunisce comunque i due concetti, quello dell’estrazione popolare e quello dell’idea liberale, senza essere troppo lungo e ridondante di congiunzioni.
Pensaci, Silvio. Noi ci staremo.

3 commenti:

Giampiero ha detto...

Come dire...sottoscrivo. Non voglio morire democristiano solo perché "questo bipolarismo non va!". E' chiaro che ci vuole del tempo. La svolta di Berlusconi va bene solo se si appoggia il referendum. Allora il nuovo partito, se si sarà dato organismi democratici e credibili, scontrandosi con quel che rimarrà di UDC e AN, potrà adempiere a quella che dal '94 resta la volontà della maggioranza del paese: fare la rivoluzione liberale.
Allora sì che chi c'è c'è.
Viceversa torneremo alle "convergenze parallele". E purtroppo appare questa la deriva più probabile: primo perché anche Berlusconi non è eterno; secondo perché basta guardare la nostra classe dirigente.

Anonimo ha detto...

Non è che pur di tornare al governo ci alleamo con i post-comunisti?

Lontana ha detto...

Pure io lo chiamerei Partito Popolare della Libertà. Ottima proposta.
Comunque a guida berlusconiana non sarà mai una DC. Semmai dopo di lui..