07 gennaio 2008

Aborto: il rovesciamento della laicità

Le polemiche sorte dopo la proposta di Giuliano Ferrara di una moratoria sull’aborto fanno pensare che davvero, nella nostra cultura politica, nel corso degli ultimi trent’anni si sia compiuto un rovesciamento.

Le dichiarazioni dei laicisti nostrani, che in quanto ben spalleggiati dai media sembrano essere ancora molto più numerosi di quanto poi non siano in realtà, ci hanno dimostrato che ormai è proprio la loro la parte più retrograda, dogmatica, reazionaria ed ottusa dello schieramento politico.
Vale a dire che i cosiddetti “laici” sono diventati proprio quello che, ai tempi della loro giovinezza, sostenevano che fossero i cattolici moderati e benpensanti.
Invece – e questa a ben vedere non è una novità – ai nostri giorni la vera laicità proviene proprio da coloro che ascoltano ed acclamano papa Ratzinger come il più grande maītre à penser dei nostri tempi.

Cosa hanno infatti dichiarato lor signori, riguardo all’opportunità di rivedere la vigente legge sull’aborto? Le stesse cose che dicevano trent’anni fa, quando è stata approvata.
Non hanno cambiato nemmeno le virgole. Non si sono minimamente preoccupati di andare a vedere cosa sia successo, nel corso di questi trent’anni, mentre loro invecchiavano inesorabilmente.
A risentirli oggi sembra davvero di ascoltare un disco in vinile di prima dell’avvento della stereofonia: “l’autodeterminazione della donna …”; “la piaga dell’aborto clandestino …”; “… ma l’aborto è sempre un dramma”; “… bisogna piuttosto promuovere la contraccezione …”.

Al Tg5 hanno addirittura riesumato il vecchio Pannella, che ha riproposto il solito discorso oscillante tra due soli concetti: “ferri da calza” e “mammane”, che al massimo si invertivano di posizione e diventavano “mammane” e “ferri da calza”.
Del resto, su questo e tanti altri temi il buon Giacinto detto Marco non aveva mai cambiato registro nemmeno quando ancora era più lucido. Ma non è il solo, e nemmeno c’è solo la barba bianca di Eugenio Scalfari a tenergli compagnia, magari con un plaid sulle ginocchia. Ci sono anche dei cinquantenni che quando si parla di aborto (o divorzio) continuano a ripetere le stesse identiche frasi, e sono refrattari a qualsiasi tentativo di approfondimento.

Un dogmatismo stolido, insomma, che forse non trova eguali in nessun altro argomento (oddio, è meglio non sottovalutarli, ma al momento non ci sembra proprio…).
Per loro il tempo non è passato, siamo ancora nel 1978. Del resto, a farci caso, qualcuno di loro si veste ancora come in quegli anni. E probabilmente – se non fosse per i soldi che hanno fatto – girerebbero ancora tutti con le Alfette, e i più sfigati con la Lancia Delta.
Invece i cattolici, e non solo loro, cosa hanno chiesto? In poche parole, da un punto di vista metodologico, hanno proposto di cominciare ad essere un po’ più laici, anche quando si parla di aborto.

Cos’è infatti la laicità? Non dovrebbe essere l’atteggiamento di chi non parte mai da dogmi e verità precostituite, ma cerca sempre di verificare, discutere, fare esperienza, e praticare quello che i liberali di una volta chiamavano “il metodo del dubbio”? Appunto, questo è esattamente quello che i cattolici stanno chiedendo, e non da oggi, rispetto alla 194.
Legge che prescrive solennemente che l’aborto in Italia non deve essere un mezzo di contraccezione, e quindi i pubblici poteri devono adottare le “iniziative necessarie per evitare che sia usato ai fini della limitazione delle nascite” (art. 1). Legge che prevede che, prima di essere ammessa ad abortire, la donna debba essere “aiutata a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza”, in quanto le strutture socio-sanitarie pubbliche e private devono “promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto” (art. 5).

Tant’è che – con buona pace di alcune sentenze della magistratura, che considerano l’aborto un diritto soggettivo della donna – si tratta di un intervento che può essere eseguito solo nell’ambito di strette limitazioni, che non hanno poi tanto a che vedere con la “autodeterminazione”.
Nei primi novanta giorni di gravidanza, affinché sia autorizzato l’aborto deve essere riscontrato nella donna “un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito” (art. 4).
Anche in questi casi, il medico deve congedare la richiedente con un “invito a soprassedere per sette giorni”, soltanto dopo il quale la donna può presentarsi presso le strutture autorizzate.
Questa è la legge vigente, questa è l’unica norma sovrana alla quale lor signori pretendono che - in nome della laicità - si sia tutti sottoposti e ossequienti, senza distrazioni prevenienti dal Vaticano.

Bene, chiediamo noi – e chiedono i veri laici – e allora tutto questo è avvenuto, negli ultimi trent’anni?
Si dice che sarebbero molti i casi di donne che ottengono di abortire quando hanno già un figlio o due. In simili situazioni è perlomeno dubbio che vi siano le condizioni di cui all’art. 4, ed è legittimo il sospetto che si tratti di aborti a fini contraccettivi. E’ vero? Quante sono, ogni anno?
Si dice poi che ci siano altrettante abortenti che sarebbero tutt’altro che ragazze-madri, come si diceva una volta. Sarebbero invece donne con una vita regolare, nemmeno più giovanissime, con un lavoro, un compagno di vita, e che di certo non vivono in “condizioni economiche, sociali o familiari” di disagio. Ecco, anche questo è vero? Quante sono? Ci sono dati statistici affidabili al riguardo?

Sono domande delle quali è difficile mettere in dubbio la laicità. In fondo, stiamo solo chiedendo di controllare i dati dell’esperienza, dopo trent’anni di legge 194. Non si era detto che laicità significa capacità di interrogarsi liberamente, e di verificare sempre quel che ci viene raccontato?
Invece, si tratta di domande per le quali è difficile trovare una risposta pubblica. Nella politica e sui giornali, sono in circolazione troppi sacerdoti del dogma laicista per poter tranquillamente porre queste questioni.

I pretesi “oscurantisti” di un tempo sono diventati i veri laici, e come dicevamo non è una novità, in quanto la dimensione della laicità nella politica l’ha inventata proprio il cristianesimo. Date a Cesare quel che è di Cesare, e poi la lotta delle investiture, la teoria dantesca dei “due soli”, cioè l’Impero e il Papato, ecc...
Ma nel contempo, è accaduto che i pretesi “laici” siano invece diventati i peggiori oscurantisti, nel senso etimologico del termine: quelli che vogliono tenere gli altri all’oscuro.
E sono proprio i cattolici che devono insegnare loro il mestiere, invitandoci tutti a fare alcune cose che, in una società aperta e laica, dovrebbero essere garantite ma anche sempre ben coltivate: cioè - sembrano dirci - interrogatevi. Fatevi venire dei dubbi. Discutete. Verificate. Siate laici.

Aveva ragione Augusto del Noce, uno che di rovesciamenti filosofici ed ideali se ne intendeva.
Già negli anni settanta diceva che uno dei tratti salienti della società europea, nonostante tante professioni di laicità e di liberazione dell’uomo dalle catene dei dogmi, era diventato proprio il “divieto di fare domande”. E oggi, secondo alcuni, siamo già arrivati all’epoca del “divieto di dare risposte”.

Ma tanta tracotanza sembra nascondere solo la disperazione di chi scopre che le sue idee di sempre, per le quali ha lottato per un’intera carriera politica o giornalistica, erano enormi inganni. O comunque sono idee che hanno irrimediabilmente perso, e sono finite fuori dal vento della storia perché non trovano più alcun riscontro nella vita reale degli uomini, e nelle loro esigenze.
Per questo, solo per rassicurarsi, continuano a ripetere le stesse cose di trent’anni fa.
All’epoca della legge 194 chi scrive aveva poco più di dieci anni, e ricorda che suo nonno cantava sempre il “tango delle capinere”, e per Natale si faceva regalare dischi che portavano l’etichetta nera della Decca. Cosa hanno regalato per quest’ultimo Natale ai vari Pannella, Scalfari, ecc.?

2 Comments:

At 8/1/08 7:06 AM, Anonymous Lontana said...

Ottimo articolo!

É proprio cosi'. I tempi sono cambiati, bisogna rifletterci su almeno un attimo, e invece..
Ferrara, che é sempre un passo piu' in avanti, ha lanciato la provocazione ed ha aperto il dibattito. Ben venga!

 
At 12/1/08 3:05 PM, Anonymous Labieno said...

Un intervento che sottoscrivo (e linko).

 

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