21 novembre 2008

E' nato il partito della Cgil

E’ morta la Triplice sindacale? Viva a Triplice! Dopo la manifestazione della settimana scorsa in Emilia-Romagna organizzata in totale solitudine dalla Cgil contro le politiche del Governo, il panorama politico si arricchisce di un nuovo partito: quello della Camera Generale del Lavoro, in sigla Cgil appunto. Una spaccatura che si è portata dietro anche accuse piuttosto pesanti tra i leader delle formazioni sindacali.

Ma il dato più interessante resta che l’opposizione politica è stata delegata dal Pd all’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani. E quale territorio più favorevole della “rossa” Emilia Romagna? Impegnato a Roma tra vigilanze Rai e imboscate di D’Alema, a Veltroni non resta che ritirarsi in buon ordine e far scendere in campo i duri e puri della Cgil. I quali non si sono fatti pregare e si sono precipitati in piazza a urlare la loro rabbia. Rabbia politica, però. Che ha ben poco a che fare con la soluzione dei problemi dei lavoratori. Anzi, essa va nella direzione esattamente opposta.

Perché è questo il messaggio che è stato lanciato: alla Cgil non interessa più muoversi nel rispetto rigoroso del proprio ruolo, tutelando i diritti dei lavoratori (vecchi e nuovi) bensì rifiutare a priori qualunque forma di dialogo costruttivo con il Governo e le aziende. Decisione ancora più censurabile quando si consideri la gravissima crisi finanziaria ed economica che attanaglia il Paese.

Se in una situazione tanto critica ci si dovrebbe attendere un surplus di responsabilità da parte di chiunque, venerdì scorso abbiamo avuto la prova che la Cgil proprio non ce la fa a resistere all’istinto antiberlusconiano. Di fronte alla crisi, la strumentalizza per catturare consenso da girare al Pd. Al governo c’è Berlusconi? E allora via alle danze, pardon alle marce di protesta. Dicendo no a tutto e a prescindere da tutto.

Comportamento rischioso, questo, perché porta direttamente all’isolamento rispetto a Uil e Cisl le quali, invece, tentano di mantenere atteggiamenti più coerenti col loro ruolo sedendosi ai tavoli di crisi. Isolamento che è puntualmente arrivato. Poco importa, però, perché in questo momento alla sinistra politica e sindacale interessa dire al Paese che l’opposizione a Berlusconi è viva e lotta con noi. Peraltro c’è un Di Pietro che travestendosi da rifondarolo comunista porta via consenso.

Ecco perché le piazze vengono riempite a ripetizione, approfittando di ogni occasione per alzare la voce. E la voce si alza unicamente per difendere con le unghie e con i denti un terreno che altrimenti franerebbe. In definitiva, proprio quando dal più grande sindacato italiano ci si aspetterebbe sguardo alto e scelte coraggiose, al contrario arrivano strumentalizzazioni di cortissimo respiro e strategie rivolte all’interno della sinistra con funzioni di supplenza.

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