14 febbraio 2009

Dall'Aktion T4 al "Progetto Eluana"

La luce verdognola lo illuminava dal basso. Così il volto del giovane idiota appariva spettrale, esangue, e quindi ancor più sgradevole. Lo sguardo era perso nel vuoto, e i capelli rasi a zero per evidenziare la leggera deformità del cranio. In una ripresa successiva, il regista gli aveva dato qualcosa da mangiare, in modo che la contrazione un po’ spastica delle mascelle rendesse il suo aspetto ancora più ributtante. Lo sfondo buio accentuava il senso di orrore. Nessuno, nel vedere quelle immagini ritratte con sapienza cinematografica, avrebbe potuto sottrarsi a un sentimento di disgusto misto a pietà.

Ecco le “vite indegne di essere vissute”, come recitava lo slogan inventato da Hitler in persona.
Si tratta di uno dei vari filmati di propaganda nazista della seconda metà anni ’30, che erano stato girati dai registi del regime per supportare il progetto Aktion T4. Un programma segreto, ma studiato nei minimi particolari, che precorrendo l’avvio della Shoah si proponeva l’eliminazione dei disabili gravi di tutto il Reich e dei territori occupati.

Già nel 1935 il Fuhrer lo aveva promesso al capo dei medici del Reich, Gerhard Wagner, che una volta avviata la guerra avrebbe attuato un programma eugenetico che sarebbe passato per l’eutanasia di massa. E fu di parola: nel 1939 – alla vigilia dell’invasione della Polonia – si iniziò con l’eutanasia infantile, per poi passare alla soppressione programmata di tutti i disabili. Nel giro di pochi anni, laddove alla legislazione sulla sterilizzazione forzata dei portatori di handicap aveva fatto seguito quella promulgata contro gli ebrei e gli zingari, l’assassinio di massa dei disabili fu seguito a ruota da quello dei medesimi ebrei e zingari.

Quei raccapriccianti filmati di propaganda, ancora oggi reperibili in rete, mi sono venuti alla mente mentre leggevo un articolo di giornale dei nostri giorni, sul tragico caso di Eluana Englaro. “…Il corpo rinsecchito, atrofizzato, gli arti di vecchia, rattrappiti; le piaghe sulla guancia destra posizionata spesso di lato, non potendo deglutire; il naso ormai enorme rispetto a un viso ritratto, le orecchie deformate, callose, scurite per le piaghe; le pupille grandi e spente che si muovevano orribilmente in tutte le direzioni, oppure immobili con le palpebre a mezz’asta proprie della demenza; la saliva che colava dalla bocca, la lingua morta e penzolante…”.

Ovviamente si trattava di falsità, di consapevoli menzogne messe in circolazione ad arte, come è nella natura di tutti gli articoli di propaganda. La testimonianza delle suore misericordine di Lecco, alle quali la vita disabile di Eluana è stata barbaramente strappata, ma anche le risultanze dell’autopsia, hanno dimostrato che non erano affatto quelle le condizioni della donna assassinata. La carità cristiana delle suore, nel corso dei lunghi anni di stato vegetativo, aveva sempre impedito quello sfacelo del corpo, che del resto in genere non tocca mai ad alcun disabile in quelle condizioni, specie quando può contare su una famiglia umana o religiosa che si prenda cura di lui.

L’articolo era di Filippo Facci, ed è comparso sul Giornale.

* * *
Si è sostenuto che la vicenda di Eluana Englaro abbia segnato uno spartiacque nella coscienza collettiva del nostro Paese.
Il Foglio ha scritto che la Chiesa cattolica in questa occasione avrebbe perduto qualcosa di più che una battaglia. Ciò in quanto, nel corso del dramma collettivo che pure ha accompagnato l’inatteso caso di eutanasia giudiziaria, avrebbe mostrato tutta la debolezza del suo ceto intellettuale e dei suoi media. La Chiesa avrebbe dovuto fare i conti con la perdita della sua antica capacità di fare presa sul sentire comune del Paese, così come con una risorgente impossibilità – per mancanza di energie morali, dopo la crisi postconciliare e le stagioni perdenti dei referendum su divorzio e aborto – di condurre in Italia una nuova cultural war sul grande tema della difesa della vita.

Certo, per i laicisti arrabbiati che hanno condotto il piano di eliminazione di Eluana, o comunque che ne hanno approfittato, si trattava di prendersi una rivincita per lo smacco subito con il referendum sulla fecondazione assistita.
L’obiettivo era quello abbattere la pretesa eccezionalità italiana, dove si teme che la presenza del Vaticano ancora riesca ad opporre qualche resistenza – come il catechon paolino – all’affermarsi del “mondo nuovo” raccontato da Huxley e dagli altri autori apocalittici del Novecento.

Era insomma chiaro a tutti, fin dall’inizio, che il vero nemico era la Chiesa cattolica. Anche se fino all’ultimo i fautori del “progetto Eluana” non si sono fatti sfuggire l’occasione di buttarla in politica (risuona ancora l’infame battutaccia che il capo degli eutanasisti avrebbe pronunciato nel mostrare a una giornalista Rai il corpo della ragazza che stava morendo di sete: “può una donna come questa essere in grado di generare un figlio?!?”).

Ora, è vero che in questa occasione, dove sembra essersi infranto il principio della assoluta dignità e indisponibilità della vita umana – ultimo fondamentale caposaldo della cultura giudaico-cristiana che ha costruito l’Occidente – la Chiesa cattolica e apostolica sembra esserne uscita umiliata.
La civiltà che sulla scia dell’ebraismo pose fine alla pratica dei sacrifici umani per scopi religiosi, abbattè lo ius vitae et necis dei padri sui figli che appunto apparteneva alla romanità e a tutte le civiltà antiche, e inventò il concetto di laicità proprio nei confronti del potere imperiale, per negare allo Stato il diritto di offendere i diritti naturali dei cittadini, in effetti in questa occasione è apparsa impotente e sul punto di crollare.

E’ un pensiero inevitabile, nel momento in cui hanno iniziato ad essere attaccati in modo così spettacolare i pilastri stessi sui quali la civiltà cristiana è sorta. La civiltà che nel nome del Cristo sofferente iniziò a prendersi cura dei bambini abbandonati, dei malati gravi, e così inventò gli ospedali, e la medicina moderna come la intendiamo ancor oggi (non tutti, peraltro…), sembra dunque essere in procinto di cedere il passo ad una nuova visione del mondo.
I contenuti di questa nuova civiltà appaiono ancora da definire, ma sappiamo che essa trova i suoi antecedenti proprio in quelle culture e religiosità precristiane che – non a caso – proprio il nazionalsocialismo tedesco del secolo scorso aveva cercato di reintrodurre nella modernità.

Ma ecco, nonostante l’apparente debolezza degli ultimi consapevoli difensori del pensiero laico e cristiano, noi crediamo che tutto questo non potrà avvenire realmente. Quanto meno, non potrà arrivare fino in fondo, ammesso che un fondo vi sia. Perché è proprio nella estrema debolezza che, da duemila anni, la novità cristiana trova tutta la sua forza.

Più di quindici anni fa, quando ancora era semplicemente il Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il Cardinale Ratzinger pubblicò un intervento nel quale evidenziò che – tutto sommato – non è un fatto inusuale che le civiltà più cristianizzate ed evolute possano incontrare, anche per lunghi periodi, fasi di apparente “cecità al diritto”.
Era già successo con lo schiavismo dei neri negli Stati Uniti della fine del settecento. Così come con il primo colonialismo del XIX secolo, quando si ricominciò a pensare che esistessero razze inferiori che dovevano essere soggiogate all’uomo europeo anche sul piano giuridico. Poi, come tutti sappiamo, questo pensiero anticristiano si è ripresentato negli orrori del nazismo e anche in quelli del socialismo reale, quando la discriminazione e poi lo sterminio iniziarono ad essere attuati su larga scala non per ragioni razziali, bensì economiche, nella solita illusione di poter costruire una nuova umanità.

Tuttavia, è anche vero che – all’esito di questi tormentati periodi – nella storia dell’Occidente si è sempre tornati, per così dire, ad una relativa normalità. Il buon senso delle genti, l’educazione cristiana connaturata al sentire dei popoli, la capacità di percepire la realtà delle cose – perché sono proprio la realtà, la verità oggettiva, il logos dei greci così come la ragion pratica dei moderni, i principi di fondo nei quali il cristianesimo trova tutta la sua forza – alla fine finiscono sempre per riaffiorare.
C’è dunque motivo di sperare. Anche ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita i sondaggi non avevano previsto nulla di quel che è successo. I grandi giornali e le tv stavano tutti dall’altra parte, eppure è andata in quel modo spettacolare che ancora brucia a lorsignori. Secondo noi non possono essere bastati pochi anni, nonostante le apparenze, a cambiare le cose nel nostro Paese.

Bisogna quindi vigilare e ripartire, in nome della libertà e della dignità umana. Ma non basteranno le opere di misericordia corporale, anche se in effetti pare che si tratti proprio di ricominciare a dare da bere agli assetati. Ci vogliono fin d’ora anche quelle di misericordia spirituale. Bisogna riprendere senza paura a consigliare i dubbiosi, e ad ammonire i peccatori. In spirito di verità, che poi è anche quello della vera laicità.
La differenza cristiana, la capacità di essere nel mondo senza essere del mondo, ci aiuterà. E’ sempre accaduto così, e capiterà anche stavolta, anche perché in Italia e in Europa, immigrazione a parte, il trend demografico non è certo dalla parte della generazione laicista e disperata dei sessantottini.

Sancte Michael Arcangele, defende nos in proelio.

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