16 giugno 2009

Guazza appoggia Alfredo. A modo suo

Mentre il Pd cerca di sfuggire al fantasma della Bartolini, la funzionaria di partito che nel 1999 per la prima volta – complice la grande astensione - fece perdere Palazzo d’Accursio alla sinistra, e per questo batte a tappeto le spiagge romagnole e le colline bolognesi per portare a votare al ballottaggio il maggior numero possibile di anziani già fuggiti per il caldo, sul fronte moderato qualcosa si è mosso. Giorgio Guazzaloca si è schierato a favore di Alfredo Cazzola, appoggiato dal PdL e dalla Lega. Una scelta di campo fatta a denti stretti, anzi strettissimi. A modo suo, insomma. L’ex primo cittadino ha dichiarato che, pur non ritenendo Mister Motor Show all’altezza di ricoprire la carica cui aspira, per il bene di Bologna auspica il cambiamento. Come dire: sto col male minore.

Giudizi che rischiano di sortire l’effetto contrario tra i guazzalochiani, che non hanno sentito dal loro ex-condottiero una vera e propria chiamata alle armi. E così questa volta l’astensionismo diventa una minaccia ben più seria per Cazzola, costretto a raccogliere tutti i voti anti-sinistra, che per Delbono. La campagna elettorale si avvia a una mesta conclusione per coloro che speravano come il Pd subisse sotto le Due Torri una sconfitta dalle conseguenze imprevedibili, risultato combinato dei problemi nazionali e della sciagurata amministrazione locale guidata da Cofferati. Invece le profonde fratture nel centrodestra ridanno fiato a un sistema di potere logoro, senza idee, che non lascia presagire nulla di buono per il futuro di Bologna.

Cofferati, è bene rimarcarlo, non è stata l’eccezione rispetto a una classe dirigente ancora in grado di governare il territorio. Il fallimento del Cinese, amplificato dalla sua notorietà e dagli errori marchiani, si colloca in perfetta coerenza con la crisi del vecchio partitone, che non riesce a modernizzarsi e a parlare un linguaggio comprensibile dai suoi stessi elettori tradizionali.
La conferma si trova nell’esito del primo turno. Il ballottaggio, seppure di un soffio, dimostra che Delbono è tutto fuorché un candidato forte. E’ vero, è riuscito abilmente a ricostruire la vecchia Unione comportandosi da autentico prodiano.

Ma il mancato raggiungimento del 50 per cento più uno dei voti equivale allo schiaffo a un prodismo barcollante e senza ossigeno, per di più in casa propria. Pertanto non all’altezza di rispondere alle aspettative della città, che chiede a chi la amministra innovazione, coraggio e prospettive concrete.

1 commento:

Simon ha detto...

Avremmo potuto vincere ma il centrodestra a Bologna è troppo triste e bambino per farcela. Malgrado gli sforzi di Cazzola temo che ci terremo un sindaco del pd non bolognese anche questa volta. Peccato