<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629</id><updated>2012-01-31T23:08:11.008+01:00</updated><category term='storia'/><category term='cattolici'/><category term='gay'/><category term='Toscana'/><category term='famiglia'/><category term='nazismo'/><category term='islam'/><category term='razzismo'/><category term='religione cultura'/><category term='Ici'/><category term='Eluana'/><category term='Berlusconi'/><category term='omosessualità'/><category term='padre'/><category term='finanziaria'/><category term='occidente islam'/><category term='laici'/><category term='scienza cultura darwinismo'/><category term='religione islam cristianesimo'/><category term='berlusconi bipolarismo libertà'/><category term='Napolitano'/><category term='eutanasia'/><title type='text'>Il Filo a Piombo</title><subtitle type='html'>Utensili per la manutenzione del centrodestra</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>201</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-173982261341718179</id><published>2011-01-12T16:56:00.003+01:00</published><updated>2011-01-12T17:13:10.148+01:00</updated><title type='text'>Natività alla bolognese</title><content type='html'>A seguito dell’incresciosa vicenda del neonato morto in Piazza Maggiore a Bologna, riadattiamo qui di seguito una vecchia storiella che sembra attagliarsi molto bene al caso in questione, al nostro &lt;i&gt;milieu&lt;/i&gt; bolognese, e soprattutto alle abitudini dei nostri politici e amministratori locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BOLOGNA, 11 gen  – L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione pervenuta al 113 da parte di un cittadino che riferiva di uno strano gruppo di persone accampate in una stalla, nelle campagne tra via Ferrarese e Corticella. La zona è nota da tempo alle forze dell’ordine, per la presenza fissa di campi nomadi e ritrovi di extracomunitari.&lt;br /&gt;Al loro arrivo gli agenti di polizia, subito raggiunti dalle assistenti sociali del quartiere Navile, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle, che stava depositato in una mangiatoia, accanto alla madre. Quest’ultima è risultata essere appena tredicenne, e ha riferito agli operatori di avere partorito da meno di venti giorni.&lt;br /&gt;Sul posto è stata fatta pervenire un’ambulanza del 118, ma non appena gli agenti hanno tentato di far salire la madre e il bambino, all’improvviso è comparso un uomo che ha opposto una fiera resistenza, spalleggiato da alcuni contadini e da tre extracomunitari che erano presenti nella stalla. Sia l’uomo, che si presume essere il padre del neonato, sia i tre stranieri che erano con lui, sono quindi stati tratti in arresto.&lt;br /&gt;Dai primi accertamenti, risulta che il presunto padre sia incensurato e residente fuori città, anche se originario di Bologna. E’ un uomo di mezza età, e agli agenti avrebbe dichiarato di essere un falegname, regolarmente residente in una regione del nord. Da qualche tempo era tornato in città assieme alla madre del neonato, per svolgere alcuni adempimenti burocratici presso l’ufficio anagrafe del Navile.&lt;br /&gt;Si sospetta che il bambino sia stato partorito proprio nella stalla dove è stato ritrovato dagli agenti, anche perché le strutture ospedaliere cittadine hanno confermato di non avere mai registrato prima la presenza di alcuno dei due genitori. Il presunto falegname del nord avrebbe pure riferito agli agenti di non essersi voluto recare in ospedale per il parto della donna, in quanto sussisterebbero delle “profezie” che avrebbero voluto che rimanesse a Bologna fino alla nascita, per poi ripartire solo dopo la visita dei tre stranieri. &lt;br /&gt;Visto il tenore delle sue dichiarazioni, l’uomo è stato sottoposto a etilometro e a test antidroga, i cui risultati sarebbero stati negativi, anche se agli inquirenti è comunque apparso subito evidente che la sua posizione era assai poco chiara. Infatti, alla richiesta se fosse lui padre del bambino, l’uomo ha parimenti opposto risposte assai confuse e contraddittorie, dicendo che le cose non stavano proprio così, ma che comunque la madre e il neonato erano stati affidati a lui da parte di un’imprecisata autorità superiore.&lt;br /&gt;Già nel primo pomeriggio il pubblico ministero di turno ha convalidato il fermo, per resistenza a pubblico ufficiale, ma secondo ambienti della Procura già nelle prossime ore il capo di imputazione parrebbe destinato a aggravarsi con l’aggiunta del maltrattamento dei minori e persino della violenza sessuale su minorenne, se non proprio con la ben più inquietante ipotesi della riduzione in schiavitù, del riciclaggio e del traffico internazionale di droga, avvalorata dalla presenza sul posto dei tre misteriosi extracomunitari. Questi ultimi, infatti, sono stati trovati in possesso di un ingente quantitativo d’oro e di sostanze presumibilmente illecite. &lt;br /&gt;Dopo un breve ricovero all’Ospedale Maggiore, il bambino è stato affidato ai Servizi del quartiere Navile e trasportato in una casa protetta gestita dall’associazione delle &lt;i&gt;Donne per non Subire Violenza&lt;/i&gt;, dove è stata accolta anche la giovane madre, che dal canto suo ha riferito semplicemente di chiamarsi Maria.&lt;br /&gt;Si sospetta che la ragazzina sia stata a lungo vittima di maltrattamenti e violenze da parte del falegname, tanto che l’avvocatessa convenzionata con la struttura protetta in serata ha comunicato alla stampa che “le dichiarazioni della piccola Maria riguardo al figlio, e soprattutto al padre, sono completamente inattendibili, tanto che riteniamo che essa sia rimasta a lungo segregata dall’uomo con cui è giunta a Bologna”. Fonti ulteriori rivelano che ci sarebbero appunto seri dubbi sull’equilibrio mentale della ragazza, anche perché, mentre i medici dell’Ospedale Maggiore la visitavano, la stessa avrebbe affermato di essere ancora vergine. &lt;br /&gt;Gli operatori di polizia che hanno accompagnato Maria all’Ospedale hanno pure effettuato accertamenti per verificare se effettivamente avesse subito violenze, ma i loro esami avrebbero dato esiti controversi, tanto che persino sul punto della verginità gli uffici di Polizia hanno opposto un imbarazzato no comment.  &lt;br /&gt;Un primo comunicato stampa dei servizi sociali del Navile si è limitato a rilevare che il presunto padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è un’adolescente.  Tuttavia, subito dopo, quando si è appreso che la coppia si trovava a Bologna già da qualche settimana, e il presunto padre si era addirittura recato all’anagrafe di quartiere in compagnia della ragazzina in procinto di partorire, è iniziato un crescendo di polemiche verso gli uffici e i servizi comunali del Navile, che non avrebbero subito segnalato e seguito con la dovuta attenzione il caso.&lt;br /&gt;“Ormai questa città è in preda all’indifferenza”, hanno subito fatto sapere ambienti vicini alla Caritas diocesana, secondo i quali, nei giorni precedenti al ritrovamento, l’uomo e la giovane donna, ormai prossima al parto, sarebbero stati segnalati di passaggio anche presso le loro strutture. Si dice che i due avessero ricevuto un’offerta di accoglienza, ma poi si sarebbero allontanati volontariamente dicendo agli operatori della Caritas che avrebbero alloggiato presso un albergo in zona san Donato.&lt;br /&gt;Il gestore di quest’ultimo, interpellato, ha in effetti riferito di avere veduto i due verso la fine di dicembre, ma di non avere potuto accoglierli a causa delle troppe prenotazioni, per via del Cioccoshow che in quel periodo era in corso in piazza Maggiore.&lt;br /&gt;I servizi del Navile, dal canto loro, si sono difesi dicendo che l’uomo aveva rifiutato anche il loro aiuto, e che non avevano potuto intervenire nonostante la giovane età della ragazza, sia perché i due risultavano effettivamente essere residenti fuori Bologna, e poi l’uomo sosteneva di non essere il padre del bambino ma solo un affidatario. &lt;br /&gt;Dopo il diffondersi di notizie più accurate sul singolare ritrovamento, vi è stato un crescendo di prese di posizione politiche e istituzionali: ha iniziato il segretario cittadino del PD, Raffaele Donini, il quale ha detto che la vicenda non doveva gettare ombre sui servizi sociali bolognesi, in quanto si trattava di persone che provenivano da fuori, e oltretutto - a quanto si era appreso - da una regione del nord governata dal Centrodestra. “Da noi non sarebbe mai potuto succedere un fatto simile senza che nessuno intervenisse fin da prima della nascita del bambino”, ha rincarato la dose l’ex assessore Virginio Merola, candidato Pd alle primarie per l’elezione del nuovo sindaco. Secondo Merola, “il fatto che in quelle regioni possano verificarsi simili disattenzioni dei servizi sociali, e che nessuno sia intervenuto prima in difesa di quella giovane ragazzina, è cosa di cui il Presidente del Consiglio dovrebbe scusarsi”.&lt;br /&gt;Amelia Frascaroli, altra candidata alle primarie Pd sostenuta dalla sinistra cattolica, ha commentato che “preferiva soffermarsi sul dramma della giovane Maria”, ma nel contempo riteneva che “i servizi sociali cittadini necessitassero di una ristrutturazione, in modo da evitare che simili situazioni di emarginazione e violenza possano consumarsi nell’indifferenza della comunità”.    &lt;br /&gt;Il procuratore capo del Tribunale dei Minorenni, Ugo Pastore, dal canto suo ha subito firmato il decreto di affidamento del neonato a una struttura protetta, esprimendo in una breve nota un accenno polemico verso il Comune di Bologna: “nessuno ci ha avvisati della presenza della giovane ragazza incinta, altrimenti saremmo intervenuti anche prima del parto, affinché il bambino e la madre venissero subito allontanati e presi in carico dai servizi”.&lt;br /&gt;Dichiarazioni perplesse giungono anche da parte delle opposizioni. Secondo l’onorevole Garagnani, del PdL, “la vicenda dimostra il definitivo tramonto del mito di Bologna città efficiente e solidale”. Più polemico Manes Bernardini, della Lega Nord, il quale si chiede “se il presunto padre del neonato, non residente a Bologna, stesse cercando di sfruttare la situazione per ottenere l’assegnazione di un alloggio comunale”, e si interroga “sul ruolo ambiguo e inquietante svolto nella vicenda dai tre extracomunitari arrestati assieme a lui”.&lt;br /&gt;Chiudono il quadro delle dichiarazioni anche alcune prese di posizione di cittadini facenti parte dei comitati civici del Navile, i quali hanno dichiarato che “di certo in questa città qualcosa non funziona più, se nel nostro quartiere possono accadere cose del genere”. A loro dire “non è ammissibile che una ragazzina sia lasciata a partorire in una stalla senza che nessuno intervenga”. Molto duri i commenti dei comitati verso il presunto padre, dipinto come un orco stupratore e irresponsabile, che - come ha subito aggiunto la responsabile del Telefono Donna del quartiere - “meriterebbe come minimo l’ergastolo e la castrazione chimica”.       &lt;br /&gt;In serata, la triste vicenda ha assunto contorni ben più inquietanti, a seguito dell’interrogatorio dei tre extracomunitari che pure erano stati arrestati assieme al presunto padre. Sulle prime, sembrava che i tre potessero addirittura essere degli spacciatori legati al terrorismo internazionale, dato che sono appunto stati trovati in possesso dell’oro e di strane sostanze presumibilmente illecite. Nel corso dei primi accertamenti in Questura, i tre arrestati hanno riferito di essere originari del Medio Oriente, e di essere anch’essi arrivati in città per ragioni attinenti alla loro religione, nonché alle solite imprecisate “profezie”. Non si escludono pertanto legami con Al Qaida, al punto che della posizione dei tre stranieri si sta interessando la Digos e la procura antiterrorismo.&lt;br /&gt;La storia potrebbe tuttavia presto ridimensionarsi, in quanto pare che anche gli altri uomini presenti nella stalla fossero consumatori abituali di droghe, e quindi non si esclude che nella zona si fosse semplicemente concluso da poco un rave-party. Pare infatti da fonti non confermate che, interrogati dagli agenti, i presenti avessero affermato di non essere contadini ma pastori delle campagne circostanti, e di essere stati costretti a recarsi nella stalla “da un uomo molto alto con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena", il quale avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-173982261341718179?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/173982261341718179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=173982261341718179' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/173982261341718179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/173982261341718179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2011/01/nativita-alla-bolognese.html' title='Natività alla bolognese'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-163965640257786426</id><published>2010-11-14T13:38:00.003+01:00</published><updated>2010-11-14T13:52:03.626+01:00</updated><title type='text'>Lettera aperta a Avvenire (2)</title><content type='html'>Caro Direttore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se Berlusconi non se ne inventerà una delle sue, come peraltro potrebbe benissimo fare, il rischio è quello di essere giunti alla vigilia di un periodo di transizione verso il nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione è meno drammatica che nel 1946, ma anche oggi c'è chi spera che, come allora, la Chiesa Cattolica italiana non resterà a guardare. Il mio auspicio è che si assuma la responsabilità di un'iniziativa politica.&lt;br /&gt;Di certo non sarà possibile una nuova Dc, ma qualcosa in più per l'unità dei cattolici in politica a mio avviso la si potrebbe senz'altro fare, e se non ora quando? &lt;br /&gt;Eppure, non solo su questo tema, i vescovi sembrano incerti, e scontano le evidenti divisioni che vi sono tra di loro e tra i fedeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel contempo, vediamo che tra i cattolici impegnati "nel sociale" c'è chi si sente imbarazzato, e in dovere di alzare il ditino per richiamare il premier alla sobrietà morale. Proprio nel momento in cui si era ospiti del suo governo, e si stava per incassare un'attenzione per i problemi della famiglia che non si vedeva da molto tempo.&lt;br /&gt;Di certo, si sarà interpretato il sentimento di disagio di molti fedeli. Ma è quello dei moralisti l'unico ruolo che oggi possono avere i cattolici in politica? Siamo tuttora tutti così impermeabili alla lezione del vecchio Benedetto Croce, sul fatto che la vera moralità, per un politico, risiede nell'efficacia della sua azione pubblica, e non certo nei suoi comportamenti privati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, ora vediamo che tra i cattolici impegnati c'è anche gente vendicativa (alla faccia del Vangelo), che esulta e si dice pure orgogliosa perché colui che aveva scritto male di loro è stato punito impedendogli di continuare a scrivere. &lt;br /&gt;Tante altre lezioni politiche - non dico di Voltaire che non è il caso - bensì di insigni pensatori cattolici e liberali, sul valore assoluto della libertà di stampa in una moderna democrazia, a quanto pare sono rimaste anch'esse inascoltate. E come al solito, l'occasione di un bel tacer è andata perduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, in questa apparente passività dei vescovi, mi piace pensare che non si tratti solo di divisioni e di incertezza, ma anche del fatto che ci sia ancora qualcuno, nelle stanze della CEI, che non ha perso l'istinto di mettersi le mani nei capelli quando apprende certe cose. Speriamo che, di conseguenza, si metta a pregare perchè ci pensi il Signore, che quando è venuto a visitarci sulla terra con i moralisti e i vendicatori del suo tempo ne ha avuto a che fare fin troppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-163965640257786426?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/163965640257786426/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=163965640257786426' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/163965640257786426'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/163965640257786426'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2010/11/lettera-aperta-avvenire-2.html' title='Lettera aperta a Avvenire (2)'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-104537041126403038</id><published>2010-11-11T19:15:00.008+01:00</published><updated>2010-11-13T10:04:05.052+01:00</updated><title type='text'>La prevalenza dei cattolicuzzi</title><content type='html'>Ormai ho iniziato a chiamarli cattolicuzzi, e continuerò così. Mi riferisco a un nutrito numero di figli di Santa Romana Chiesa impegnati a tempo pieno nella politica, nel giornalismo e in attività sociali e culturali. Si tratta di personaggi ben riconoscibili, dal momento che, in genere, scrivono solo per testate cattoliche, organizzano solo iniziative cattoliche e spesso partecipano solo a queste, e comunque tengono sempre ben visibili le insegne del cattolicesimo nell’attività dei loro rispettivi partiti e associazioni. E ti fanno veramente venire la voglia di ripetere loro l’immortale consiglio di san Josemaria Escrivà: “lorsignori potrebbero farci la cortesia di essere un po’ meno cattolici”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo, dopo la fine della presidenza Cei del cardinale Ruini, l’impressione è che i cattolicuzzi abbiano ormai preso il largo, e che sarà difficile riuscire a richiamarli, impedendo la loro progressiva deriva.&lt;br /&gt;Da ultimo, questi nostri amici si sono manifestati in forze – con la boccuccia schifata e il ditino alzato – dopo le rivelazioni sul cosiddetto &lt;i&gt;“caso Ruby”&lt;/i&gt;. Lo sdegno cattolicuzzo è arrivato persino a compromettere la partecipazione del &lt;i&gt;premier&lt;/i&gt; all’ultima Conferenza Nazionale sulla Famiglia, a Milano. Nonostante che in quella circostanza il Cav. non fosse nemmeno ospite, bensì il padrone di casa. &lt;br /&gt;A mio avviso – diciamolo subito – il &lt;i&gt;premier&lt;/i&gt; ha fatto benissimo a non presentarsi, esattamente come Benedetto XVI a suo tempo aveva fatto bene a non andare in visita alla Sapienza di Roma, dopo le contestazioni ricevute. In entrambi i casi, non mi sembrava il caso di dare alcuna soddisfazione agli omologhi pagani dei nostri amici cattolicuzzi, che potremmo appunto definire “laicuzzi”, i quali in certe situazioni ci sguazzano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a parte questo, si può accettare l’idea che il ruolo dei cattolici in politica sia anche e soprattutto quello di alzare il ditino, a pretendere dagli altri coerenza morale e integrità di vita? Già è facile notare che certe pretese si avanzano molto più per Berlusconi che per tutti gli altri politici, e questo dovrebbe saltare subito all’occhio di chiunque bazzichi il mondo dei &lt;i&gt;media&lt;/i&gt; con un minimo di cognizione di causa e di onestà intellettuale. Mentre il fatto stesso che sembrino non accorgersene, denota che i cattolicuzzi sono, nel migliore dei casi, dotati di scarsissimi anticorpi rispetto alla propaganda mediatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quotidiano &lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt;, voce ufficiale dei vescovi italiani, si distingue da sempre per la sobrietà con cui seleziona e presenta le notizie. A maggior ragione, quindi, ci si dovrebbe aspettare da esso il massimo equilibrio nel giudicare i comportamenti privati del &lt;i&gt;&lt;i&gt;premier&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;. Possibile, dunque, che i pur ottimi giornalisti di detta testata in questi casi non valutino mai l’opportunità di starsene zitti, tenendo presente che qualunque sospiro che appare sulle loro pagine, se può essere interpretato in senso antiberlusconiano, viene subito rilanciato e amplificato dagli altri &lt;i&gt;media&lt;/i&gt; fino a diventare una specie di tifone che parte dal Vaticano per abbattersi su palazzo Grazioli? Oppure lo sanno benissimo, e fanno apposta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il meccanismo è tanto collaudato da funzionare anche in senso inverso, come dimostra il fatto che le critiche all’anticlericalismo di Gianfranco Fini, parimenti comparse su &lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt;, sono state rilanciate solamente dalla stampa di centrodestra. Ed è anche vero che i risvolti etici del &lt;i&gt;“caso Montecarlo”&lt;/i&gt; sono stati sostanzialmente ignorati, da parte di &lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt; così come da tutto il resto del mondo cattolicuzzo.&lt;br /&gt;Quindi, a maggior ragione, non sarebbe il caso di osservare maggiore accortezza, oltre che imparzialità, nel giudicare i comportamenti dei politici, se non si vuole passare per faziosi pur non essendolo? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il punto non è tanto quello. Il vero problema è che il mondo cattolico non ha alcuna convenienza nell’ostinarsi a non fare propria la lezione di Benedetto Croce, secondo il quale la moralità, per un politico, non consiste nelle sue abitudini private, ma nell’essere capace di realizzare ciò che promette.&lt;br /&gt;Ostinarsi nel pretendere dai politici anche la coerenza personale e la sobrietà di vita, invece, in primo luogo produce effetti di insopportabile ipocrisia, doppiopesismo e facili strumentalizzazioni. Ma soprattutto, porta la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica a scadere nel più vieto – e irrilevante – moralismo. Un po’ come avviene nei paesi anglosassoni, dove il sentimento religioso ha una notevole importanza nel determinare le scelte degli elettori, ma il ruolo pubblico delle comunità religiose organizzate, in quanto tali, tende a essere quasi nullo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, al contrario, mai come ora ci sarebbe bisogno che la Chiesa Cattolica partecipasse come soggetto attivo anche alla vita politica, e in questo senso ritrovasse coesione e unità di prospettive.&lt;br /&gt;La Democrazia Cristiana si è macchiata di responsabilità storiche enormi, ma ha dato il meglio di sé nell’avere impedito che l’Italia uscisse dal novero delle democrazie occidentali. Ora, se dovesse tramontare la &lt;i&gt;leadership&lt;/i&gt; di Berlusconi, alla lunga il rischio potrebbe essere più o meno lo stesso. Non perché si possa affermare una dittatura comunista, quanto perché la prospettiva è quella di un ritorno delle peggiori prassi politiche della prima Repubblica, con l’aggravante del caos istituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, non sarebbe male che la Chiesa Cattolica si assumesse di nuovo, come fece nel 1946, la responsabilità di guidare il popolo dei cattolici, mediante una strategia politica unitaria e definita. &lt;br /&gt;Chi scrive ha sempre nutrito diffidenza verso quei laici che si impegnano nella vita pubblica solo dietro permesso del parroco o del vescovo. La libertà politica, dalla quale consegue una naturale diversità di orientamenti e di scelte di appartenenza, è un valore fondamentale per i credenti laici. Ma il momento è tale da non potersi più permettere di abbandonare questi ultimi a loro stessi. &lt;br /&gt;Intanto, i laici cattolici pur non potendo pretendere di venire sempre spalleggiati dalla gerarchia ecclesiastica, hanno comunque il diritto a non essere disorientati da questa. E soprattutto, hanno il diritto di non sentirsi sempre isolati, se non proprio contraddetti e scoraggiati, quando cercano di fare valere i valori cattolici nella vita pubblica.&lt;br /&gt;Quanto meno, se proprio si vuole restare legati a un’impostazione un po’ moralistica del rapporto tra cattolici e politica, sarebbe urgente aiutare i fedeli a non farsi turlupinare dai &lt;i&gt;media&lt;/i&gt;, come invece sembra accadere per tanti cattolicuzzi in buona fede. La coscienza dei fedeli va rispettata, ma anche orientata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, è comprensibile che il sentimento dei cattolici meno smaliziati rimanga scandalizzato, di fronte allo stile di vita libertino del &lt;i&gt;premier&lt;/i&gt;. Quindi, è comprensibile che certi politici abbiano sentito il bisogno di farsene interpreti. Ma appunto, se si vuole che i cattolici rientrino nel gioco della politica come un soggetto autorevole, intanto bisognerebbe aiutare il popolo di Dio a orientarsi e a porsi certe domande. Tanto per cominciare, si potrebbe insegnare loro a chiedersi – faccio solo un esempio astratto – se sia più grave per un politico darsi a festini privati con giovani donne, oppure rifiutarsi, per questioni formali e di potere, di firmare un decreto legge che avrebbe potuto evitare l’uccisione di una disabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, se proprio ci si vuole addentrare nel giudizio sulla moralità dei politici, allora non si possono eludere certe distinzioni, dal momento che altrimenti è fin troppo facile esporsi alla critica di essere strumentalizzabili, incoerenti, incerti, e pertanto in ultima analisi irrilevanti. I cattolicuzzi in buona fede (che non lo sono tutti, ma molti sì), a quanto pare certe raffinatezze del dibattito politico non arrivano nemmeno a sospettarle. Allora, a maggior ragione, spetterebbe ai pastori orientarne l’azione. Non si è sempre detto che le coscienze dei fedeli vanno orientate? Bene, perché questo non dovrebbe valere per la politica, mettendo a parte i moralismi e le facili indignazioni per il libertino di turno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo, sembra che dopo l’uscita di scena del cardinale Ruini, da parte dei vescovi ci sia persino una certa voluttà nel voler evitare di inserirsi come soggetto attivo nel gioco politico nazionale. Di certo l’episcopato sconta le sue stesse divisioni e il suo disorientamento. E, in questo contesto, non è facile interpretare la scelta di avocare dalla Cei alla Santa Sede le questioni relative ai rapporti con la politica italiana, che ha segnato l’inizio dei rispettivi mandati dei cardinali Bertone e Bagnasco.&lt;br /&gt;Se si è trattato di una scelta strategica, per evitare le divisioni e le derive a sinistra di certi settori del nostro episcopato, allora l’intento era più che comprensibile. Ma questo modo di abbandonare a se stesso il popolo di Dio in Italia, e lasciare che sui &lt;i&gt;media&lt;/i&gt; e in politica prevalga l’orientamento incerto e moralistico dei cattolicuzzi, e di chi ha gioco facile nello strumentalizzarli, potrà portare a un esito solo: la progressiva irrilevanza politica della Chiesa Cattolica nel nostro Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo appare molto frustrante per chi invece vorrebbe continuare a impegnarsi nella vita pubblica in coerenza con la grande tradizione politica del cattolicesimo (e non con il moralismo spicciolo, né tanto meno con le vecchie prassi democristiane). Tra l’altro, sarebbe interessante sapere che cosa davvero vuol dire il cardinale Bagnasco quando, come avviene da qualche tempo, continua a ripetere che i cattolici devono tornare a impegnarsi in politica. &lt;br /&gt;Ancora una volta, la posta in gioco è ben più alta di quel che può sembrare. Non credo che alla lunga la scomparsa della presenza politica dei cattolici in quanto tali, in Italia, si rivelerebbe un buon affare per nessuno. Non solo per la dimensione etica della vita pubblica, ma anche per la sussistenza di condizioni accettabili di libertà politica per tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-104537041126403038?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://diariodiunavvocatodicampagna.blogspot.com' title='La prevalenza dei cattolicuzzi'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/104537041126403038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=104537041126403038' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/104537041126403038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/104537041126403038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2010/11/la-prevalenza-dei-cattolicuzzi.html' title='La prevalenza dei cattolicuzzi'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3015522025731099106</id><published>2010-10-04T13:13:00.000+02:00</published><updated>2010-10-04T13:13:26.749+02:00</updated><title type='text'>Psicopatologia dell'antiberlusconismo</title><content type='html'>Dal blog: diario di un avvocato di campagna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando dalla melma dei commenti in rete cominciano a affiorare le voci di persone “normali”, che tuttavia a causa dell'odio sembrano avere perso completamente il rapporto con la realtà, allora è il caso di cominciare a preoccuparsi.&lt;br /&gt;E' quello che si è verificato in questi giorni, dopo il fallito attentato a Maurizio Belpietro, e che del resto stava accadendo di continuo da molto tempo, anche se la mancanza di episodi eclatanti di violenza politica portava i più a non accorgersene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dice che gli anni di piombo non potranno mai tornare, perché l'ideologia che teneva uniti i terroristi degli anni '70 non gode più di alcun credito, e nessuno ritiene più possibile l'avvento della rivoluzione. Come se la “caduta del tiranno” non potesse essere un collante ideologico sufficiente, e l'odio viscerale verso Berlusconi, visto come personificazione del male e polo di attrazione di tutto ciò che di ignobile vi è nella società, non potesse essere considerato come un'ideologia a se stante.&lt;br /&gt;Proprio per questo, forse è il caso di abbandonare le spiegazioni semplicistiche e interessate, e cominciare a studiare il fenomeno dell'antiberlusconismo dal punto di vista della psicologia sociale, e cioè di quella scienza che studia i meccanismi mentali secondo i quali l'individuo interagisce con la società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è noto agli studiosi, la psicologia procede perlopiù per via di euristiche, cioè di regole generali semplificative, che consentono di spiegare in modo coerente, e facilmente comprensibile, il modo con cui gli individui determinano il loro pensiero, e di conseguenza si rapportano tra di loro. In tale senso, è fondamentale la cosiddetta euristica dell'ancoraggio, secondo cui gli individui tendono a interpretare la realtà sulla base di paragoni con i punti fermi ai quali si ispirano, spesso ignorando i fattori di dissonanza che – secondo logica – dovrebbero invece fare pensare a spiegazioni diverse. &lt;br /&gt;Nel contempo, e si tratta di un criterio di interpretazione decisivo anche per la psicologia della comunicazione, esiste anche la cosiddetta euristica della disponibilità, secondo la quale il pubblico tende a credere a ciò che lo asseconda sul piano emotivo, piuttosto che a ciò che appare più probabile nei fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su queste basi Leon Festinger, uno dei padri della psicologia sociale, nel 1957 ha elaborato la teoria della dissonanza cognitiva, secondo la quale gli uomini hanno l'esigenza strutturale di darsi una spiegazione del mondo il più possibile coerente con quello che già pensano, così come con quello che vogliono credere per ragioni emotive. Per questo motivo, essi tendono a accogliere in via preferenziale le spiegazioni più consonanti con le proprie idee di fondo e con le emozioni preesistenti, e tendono a minimizzare, se non proprio a ignorare, le informazioni che le contraddicono. &lt;br /&gt;Secondo Festinger, quando i dati della realtà contraddicono in modo radicale la coerenza di idee e emozioni di determinati individui e gruppi sociali, si produce appunto una dissonanza, che può anche portare a veri e propri disturbi cognitivi, per cui i soggetti arrivano sinceramente a credere a fatti inesistenti o a spiegazioni assurde, pur di ristabilire la consonanza con le proprie idee di fondo, e evitare le emozioni sgradite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'antiberlusconismo, che oggi occupa tanta parte del dibattito politico italiano, sembra basarsi in buona parte su questi fenomeni di psicologia sociale. I mezzi di comunicazione hanno svolto e tuttora esercitano un ruolo decisivo nel determinarli, tanto che si è giustamente detto che in Italia ormai non sono più i partiti politici a orientare le opinioni dei giornali, bensì il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teoria di fondo dell'antiberlusconismo poggia dunque su una narrazione mediatica piuttosto elementare: la politica italiana da più di quindici anni si troverebbe in una situazione di emergenza morale e di progressivo degrado, a causa dell'eccezionalità della “discesa in campo” di un imprenditore geniale e scaltro, il quale tuttavia sarebbe mosso esclusivamente da interessi egoistici, e da scopi sostanzialmente immorali e/o illegali. &lt;br /&gt;In quest'ottica, Berlusconi sarebbe riuscito a coagulare attorno alla propria azione politica sia una élite dominante che sostanzialmente condivide i suoi obiettivi, sia un vasto elettorato che si è lasciato sedurre da tanta spregiudicatezza. Se la maggoranza degli elettori ha finora concesso più volte a Berlusconi di salire al governo, ciò non sarebbe avvenuto in quanto ne condividessero le idee e le proposte politiche, come in ogni normale sistema democratico. &lt;br /&gt;Al contrario, il potere del satrapo di Arcore si baserebbe su un analogo deficit di moralità e di senso della giustizia sociale, caratteristico dei cittadini che gli danno fiducia, e nel contempo (ma questa è una spiegazione ormai recessiva, visto il suo scarso appeal elettorale) sulle scarse capacità intellettive di questi ultimi, che li avrebbe portati a lasciarsi sedurre dalle promesse dei mezzi di comunicazione abilmente gestiti dal “tiranno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In virtù di questa narrazione di fondo, la classica demarcazione amico/nemico, sulla base della quale nasce il confronto politico – come insegnava Carl Schmitt – in Italia ha assunto forti connotati etici. &lt;br /&gt;Oggi, nel nostro Paese, l'odio ideologico non è più basato su una teoria generale relativa alla società e ai suoi bisogni (la rivoluzione imminente, la giustizia sociale, il sistema economico da riformare, ecc.). Piuttosto, siamo in presenza di una teoria di tipo etico, riguardante un solo individuo e i suoi sodali. Nell'ottica dell'antiberlusconismo, la società dovrebbe essere urgentemente liberata da una situazione di oppressione che è morale ancor prima che politica, e questa sarebbe la precondizione assoluta affinché tornino a affermarsi forme di convivenza civile moralmente accettabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ben vedere, una situazione del genere si è già verificata più volte nella storia, a fronte dell'avvento di regimi dispotici. La teoria del tirannicidio ha radici antiche, che risalgono al mondo antico, e sono state accolte nel diritto comune medioevale. Nel secolo scorso questa tesi si è riproposta in maniera quasi ovvia, a fronte dei totalitarismi di stampo nazista e fascista, che erano effettivamente caratterizzati da una forte personalizzazione del potere politico.&lt;br /&gt;Tuttavia, la relativa novità dell'antiberlusconismo consiste nel fatto che è impossibile fondare sull'esperienza della realtà l'idea per cui in Italia si sarebbe in presenza di un regime dispotico. &lt;br /&gt;In primo luogo perchè, nei fatti, i partiti di Berlusconi e dei suoi alleati negli ultimi sedici anni hanno vinto e perso più volte le elezioni generali, a dimostrazione del fatto che in Italia finora ha sempre continuato a sussistere un quadro democratico, e la possibilità di un ricambio di governo. Anzi, da un punto di vista politologico, si potrebbe facilmente riscontrare che questa possibilità di ricambio si è determinata proprio quando la “discesa in campo” di Berlusconi ha dato vita al bipolarismo e alla seconda repubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma soprattutto, è innegabile che in Italia le garanzie costituzionali, la libertà di stampa e persino una notevole frammentazione del potere politico sono sempre rimasti fatti incontestabili, per lo meno finché si continua a ragionare sulla base della realtà.&lt;br /&gt;Per questo, l'antiberlusconismo inteso come rivolta morale ha potuto affermarsi solo grazie a una possente azione mediatica, che interessa in pieno la psicologia sociale e le sue euristiche.&lt;br /&gt;In Italia, infatti, a differenza di quanto continua a avvenire nelle altre democrazie occidentali, il dibattito politico non si basa quasi più sul confronto – oppure sullo scontro – di diverse interpretazioni della realtà. I media più influenti, al contrario, cercano di orientare l'opinione pubblica sulla base di vere e proprie narrazioni fantastiche, che sostengono la grande narrazione di fondo dell'antiberlusconismo, e per tale scopo possono prescindere completamente dall'esperienza del reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fenomeni del genere si sono parimenti già riscontrati molte volte in altri sistemi politici, e anche in Italia. Finora però si era sempre trattato di casi specifici di distorsione della realtà per via mediatica, che per quanto potessero essere frequenti e abituali – si pensi soltanto alle trasmissioni di Michele Santoro – erano sempre relativi a fatti e situazioni delimitate. &lt;br /&gt;Possiamo citare ad esempio quanto avvenne al tempo del G8 di Genova, con l'uccisione di Carlo Giuliani. C'era una fotografia che rappresentava in modo icastico ciò che era effettivamente successo, e cioè una situazione di guerriglia urbana nella quale un rivoltoso, travisato in viso e dotato di armi improprie, è rimasto ucciso mentre stava prendendo parte a un deliberato assalto a una camionetta dei Carabinieri. Eppure, non solo in Italia, la narrazione di quel fatto che ha prevalso sui media di mezzo mondo ha completamente rovesciato la realtà fenomenica, trasformando l'assaltatore in una vittima inerme, e i militari nel braccio armato e brutale di un regime oppressivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo, per l'appunto, è solo un singolo esempio, relativo a una situazione specifica. Piuttosto, ora dobbiamo interrogarci su come oggi l'eccezionalità italiana si sia sviluppata al punto che l'euristica antiberlusconiana è diventata il criterio di fondo secondo il quale la grande stampa presenta tutta la politica nazionale. Quest'ultima infatti ormai è raccontata prescindendo completamente dalla realtà, e tenendo presente solo la narrazione di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio emblematico di questo modo di procedere, e dei suoi metodi, può essere ritrovato nei cosiddetti “virgolettati di Repubblica”: è un'evenienza frequente, anzi ormai un classico del giornalismo politico italiano, che i quotidiani raccontino le novità della vita politica nazionale riportando una dietro l'altra le dichiarazioni di protagonisti e comprimari, e addirittura riproducano interi dialoghi sotto la forma del discorso diretto. E' un modo di fare informazione che sta alla base di quello che lo stesso Berlusconi ha più volte definito il “teatrino della politica”, e cioè di quel balletto di dichiarazioni e controdichiarazioni che di per se stesse lascerebbero il tempo che trovano, ma che alla lunga finiscono per condizionare tutto il dibattito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, nei cosiddetti “virgolettati” del quotidiano Repubblica, i suddetti dialoghi tra personaggi politici sono completamente inventati, e soprattutto – cosa che più conta dal punto di vista della psicologia sociale – sarebbero anche facilmente riconoscibili come tali, da qualunque persona dotata di facoltà critiche minimali. &lt;br /&gt;Nessuno può seriamente pensare, infatti, che un giornalista possa avere assistito personalmente a conversazioni private tra Berlusconi e i suoi familiari, o tra lui e i ministri del suo governo, e nemmeno che possa avere raccolto indiscrezioni attendibili al riguardo. &lt;br /&gt;Ciò nonostante, questi dialoghi spesso vengono riportati sul quotidiano romano tra virgolette, e con una dovizia di particolari di fantasia che serve a renderli più verosimili. Tutto questo sullo spregiudicato presupposto che un'eventuale smentita degli interessati finirebbe soltanto per dare ulteriore eco a quanto pubblicato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo modo di procedere è reso possibile dall'euristica di cui sopra, in quanto il giornalista può contare su un pubblico che non si attende di apprendere notizie, quanto di sentirsi raccontare quelle narrazioni che, corrispondendo alla teoria generale dell'antiberlusconismo, lo possono rassicurare nel suo pregiudizio.&lt;br /&gt;E' con questo criterio che, ad esempio, mesi fa si è stato possibile tenere a lungo inchiodata la vita politica nazionale sul sospetto che Berlusconi potesse essere un pedofilo (le famose “dieci domande” di Repubblica), nonostante che i riferimenti fattuali su cui costruire una simile narrazione fossero completamente inesistenti. Tanto che, in realtà – a voler guardare solo i fatti nudi e crudi – il premier si era limitato a presenziare a una festa di compleanno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con procedimento analogo, di recente è apparso – sempre su Repubblica – un resoconto pieno di pathos su un preteso drammatico colloquio notturno tra Gianfranco Fini, la sua compagna e il di lei fratello, in ordine alla titolarità della famosa casa di Montecarlo. Anche qui, i discorsi diretti tra virgolette e i particolari di colore si sprecavano.&lt;br /&gt;Ma ovviamente, così come nel primo caso non sussisteva alcun ancoramento fattuale che potesse far veramente ritenere che Berlusconi fosse il seduttore della giovane Noemi, nel secondo caso era impossibile che si trattasse del resoconto di un colloquio realmente avvenuto, a meno di credere che i giornalisti di Repubblica tengano abitualmente sotto controllo telefonico e ambientale le residenze private del Presidente della Camera. Oltretutto, nei fatti era a dir poco incredibile che quest'ultimo potesse aver chiesto chiarimenti al cognato sulla casa di Montecarlo solo nel corso della serata precedente, visto che la vicenda era iniziata più di due mesi prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un punto di vista di psicologia sociale, dunque, la finalità delle suddette narrazioni era esclusivamente quella di presentare al lettore un Berlusconi decadente e immorale, ovvero un Gianfranco Fini sorpreso nella sua buona fede, e vittima delle manovre della stampa “cattiva”. Tutto questo prescindendo completamente dalla realtà, grazie all'uso spregiudicato del procedimento euristico, secondo cui il lettore è emotivamente portato a credere non tanto a quel che appare verosimile, quanto a ciò che è in consonanza con i suoi criteri abituali di interpretazione della politica, e quindi con l'antiberlusconismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla base di questo metodo, da qualche tempo si è pure verificato il fenomeno editoriale del Fatto Quotidiano, e cioè di un giornale che – a dispetto del suo nome – sta ottenendo un notevole successo di vendite proprio in quanto ha deciso di rinunciare completamente a riportare notizie, e di puntare tutto su narrazioni antiberlusconiane, ripetute ossessivamente tutti i giorni e lungo tutte le pagine. &lt;br /&gt;In questo quotidiano, il noto criterio anglosassone dei “fatti separati dalle opinioni” è stato originalmente reinterpretato, nel senso che si prescinde completamente dai fatti, e si costruiscono le notizie a tavolino sulla base della consonanza emotiva che esse riescono a ingenerare nei lettori, sfruttando il loro pregiudizio antiberlusconiano. &lt;br /&gt;A ben vedere, non si tratta soltanto di un pubblico abitualmente ideologizzato, come ad esempio può essere quello dei lettori del Manifesto, e nemmeno di persone limitate sul piano culturale, come in genere accade per i frequentatori dei tabloid scandalistici britannici.&lt;br /&gt;Tra gli oltre 70 mila lettori che hanno determinato il successo di tiratura del Fatto Quotidiano, anche se non vi è di certo la nicchia di cittadini fortemente acculturati che costituisce il pubblico di riferimento di altri quotidiani, comunque si trovano perlopiù esponenti di quello che una volta si chiamava ceto medio: soggetti abbastanza ben inseriti nella società, che normalmente non si sarebbero mai detti intellettualmente disponibili verso il fanatismo e l'estremismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio per questo motivo è importante analizzare la situazione da un punto di vista psicologico. Il metodo antiberlusconiano si è talmente radicato che, qualora sia proprio impossibile nascondere alla pubblica opinione notizie non coerenti con la sua euristica, si possono verificare nei lettori di riferimento di questi quotidiani veri e propri disturbi cognitivi. &lt;br /&gt;Ne sono un esempio i commenti di numerosi frequentatori della rete, rispetto agli attentati che di recente hanno interessato sia lo stesso Berlusconi che il giornalista Maurizio Belpietro. In entrambi i casi, vari blogger e commentatori hanno immediatamente avanzato l'ipotesi che si potesse trattare di montature, di finti attentati organizzati ad arte dall'entourage di Berlusconi, se non proprio dai soliti servizi segreti deviati, che non a caso sono stati invocati anche dai finiani per stornare l'attenzione dalla campagna giornalistica avviata contro il loro leader per la casa di Montecarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, in entrambi questi ultimi casi non c'è nessun motivo logico per ritenere che i fatti possano essere diversi da come appaiono, e anzi la fredda osservazione della realtà porterebbe facilmente a conclusioni opposte. &lt;br /&gt;Anche qui, tuttavia, è entrata in gioco l'euristica dell'antiberlusconismo, e si è prodotto sui lettori dei predetti quotidiani il tipico effetto della dissonanza cognitiva di Festinger: poiché si tratta di soggetti che hanno effettuato un forte investimento emotivo sul proprio pregiudizio morale, secondo cui la demarcazione che intercorre tra il campo dei berlusconiani e quello degli antiberlusconiani è semplicemente quella tra il male e il bene, essi tendono ad accogliere – e addirittura a creare dal nulla – qualsiasi spiegazione che possa eliminare la dissonanza rispetto a questo schema.&lt;br /&gt;In realtà i fatti, se accolti nella loro cruda materialità, avrebbero potuto indurre questi soggetti ad ammettere che anche nel campo degli antiberlusconiani esistono persone ottuse, violente e socialmente impresentabili. Dunque, per evitare questa conseguenza sgradita, essi hanno evocato dal nulla la tesi del complotto, che pur essendo priva di fondamento fattuale era idonea a ristabilire la consonanza ideale e emotiva tra le loro convinzioni di fondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il procedimento della dissonanza cognitiva produce i suoi effetti anche in senso inverso, e cioè influenza in senso negativo la credibilità della stampa vicina al centro-destra: per tornare a un esempio di attualità, si può infatti rilevare che – al contrario di quello che era avvenuto con altre “inchieste” che prescindevano completamente dai fatti, come quelle relative alle amanti minorenni di Silvio Berlusconi – l'inchiesta giornalistica sulla casa di Montecarlo che sarebbe stata acquistata sotto prezzo dal cognato di Gianfranco Fini, da un punto di vista fattuale non ha mai sbagliato un colpo.&lt;br /&gt;Tuttavia, le esigenze emotive del pubblico hanno reso possibile che la prima inchiesta venisse presentata dal coro dei media come una coraggiosa denuncia dello squallore morale del premier, e la seconda invece sia stata stigmatizzata come una montatura orchestrata dai “servi” del medesimo per screditare l'ex alleato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fenomeni di dissonanza cognitiva, del resto, si erano già prodotti ai tempi dell'attentato alle Torri Gemelle di New York, con il fiorire in rete delle varie teorie complottiste. Lo stesso era avvenuto in Italia, all'inizio degli anni '70, quando la stampa ha iniziato a presentare le nascenti Brigate Rosse come agenti della Cia, o comunque come fascisti prezzolati, onde non dover ammettere che dalle ideologie di sinistra stessero sorgendo comportamenti sociali radicalmente inaccettabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile dire se il riproporsi di queste dinamiche, nel mondo dell'informazione e della politica italiana, potrà davvero portare a un ritorno degli anni di piombo. &lt;br /&gt;Tuttavia, quello che a noi interessava era mettere in luce le dinamiche psicologiche dell'antiberlusconismo, e i disturbi cognitivi che esso induce anche su persone apparentemente “normali” e socialmente inserite. &lt;br /&gt;Da qui infatti bisogna partire anche per un'analisi politica della situazione, in quanto l'uso spregiudicato che i giornali-partito stanno facendo delle suddette dinamiche, rischia di influenzare la vita politica italiana ancora per molti anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3015522025731099106?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='' href='http://diariodiunavvocatodicampagna.blogspot.com/' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3015522025731099106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3015522025731099106' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3015522025731099106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3015522025731099106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2010/10/psicopatologia-dellantiberlusconismo.html' title='Psicopatologia dell&apos;antiberlusconismo'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4434704511495716633</id><published>2010-09-08T16:42:00.003+02:00</published><updated>2010-09-08T16:44:56.374+02:00</updated><title type='text'>La società post-matrimoniale</title><content type='html'>Dal blog: &lt;a href="http://diariodiunavvocatodicampagna.blogspot.com"&gt;diario di un avvocato di campagna&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi dice che uno si butta coi preti. La battuta di Giuliano Ferrara non ricalca esattamente quella di Totò, e non poteva essere altrimenti. Il principe De Curtis, infatti, non si prese mai troppo bene con il mondo cattolico, visto che ai suoi tempi le questioni massoniche, ma soprattutto quelle matrimoniali, venivano ancora prese sul serio. Proprio per questo, l’insofferenza dell’Elefantino si adatta assai bene al caso che mi riguarda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima recensione al mio saggio sul divorzio in Italia l’ho ricevuta su Famiglia Cristiana. Nulla di strano, visto che l’editore è lo stesso. Tre pagine intere con il titolo del libro – la Fabbrica dei Divorzi – citato persino in copertina. L’articolo iniziava così: “Un libro che farà discutere molto”. Quando lo lessi, benché fossi sinceramente grato alle Edizioni Paoline, rimasi alquanto scettico, perché ero sicuro che non avrei trovato attenzione al di fuori di quel ristretto circuito culturale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di cosa sia diventato il divorzio oggi, la società secolare non ha affatto voglia di discutere. Anzi, persino nel mondo cattolico è palpabile una certa riluttanza nel riproporre la questione. Certo, sussiste ancora l’eroica fermezza di alcuni vescovi, specialmente quelli più vicini a Benedetto XVI. Esistono anche numerosi parroci che riescono ancora a far risplendere barlumi di autentica vita cristiana, tra le famiglie delle loro comunità. Ma in molte altre diocesi e parrocchie – forse la maggioranza – sembrano persino compiaciuti del fatto di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“essersi attestati su nuove posizioni”&lt;/span&gt;, come recitavano i bollettini di guerra ai tempi dell’Eiar, per non fare capire che le nostre truppe erano state sopraffatte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, può sembrare che oggi non abbia più senso continuare a parlare di divorzio, visto che è venuto meno il senso stesso del matrimonio. Forse faremmo meglio a interrogarci su come organizzare l’imminente società post-coniugale. &lt;br /&gt;I più recenti dati Istat ci dicono che in Italia ci si sposa sempre meno, e i figli nati al di fuori di unioni regolari sono già attorno al 20% del totale. L’accelerazione del fenomeno è stata fortissima a partire dall’inizio del nuovo secolo, e le proiezioni ci dicono che nel 2020 i figli nati da genitori non sposati potrebbero essere uno su due. In breve tempo, l’Italia potrebbe anche colmare il ritardo – per così dire – che ancora la divide dal nord Europa o dal Regno Unito, dove già si parla del 75% delle nascite fuori dal matrimonio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nel nostro Paese, con qualche residua differenza tra nord e sud, è venuto meno qualsiasi segno di differenziazione sociale tra l’essere o meno sposati. Fino a vent’anni fa era ancora diffusa l’idea dei figli come esito di un progetto di vita che partiva col matrimonio. Ma poi, a partire dagli anni novanta si sono rapidamente invertiti i termini. &lt;br /&gt;Dapprima si iniziò a sposarsi quando già erano venuti i figli, quasi a voler coronare il percorso compiuto. Ma anche questa fase è stata ormai superata. I paggetti e le damigelle che assistono felici al matrimonio di mamma e papà sono diventati un reperto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;vintage&lt;/span&gt;, come le voluminose videocassette che ce ne tramandano l’immagine. &lt;br /&gt;Oggi non ci si sposa nemmeno più, e i figli rimangono attestati su quel tasso demografico dell’1,1 %, il più basso del mondo assieme a quello della Spagna. Se non si inverte, anzi se non si rivoluziona il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;trend&lt;/span&gt;, il popolo italiano in quanto tale si stia avviando a una estinzione che non si era verificata in questi termini nemmeno ai tempi delle invasioni barbariche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, per certi versi era prevedibile che sarebbe andata a finire così. Joseph Ratzinger (e poi dice che uno si butta coi preti) in alcuni suoi scritti lo aveva previsto con largo anticipo. La riforma protestante, che nel XVI secolo reintrodusse il divorzio nell’esperienza giuridica europea, in realtà non intendeva fare altro che tornare al passato, fino ai tempi di Gesù, quando il ripudio era ammesso dalla legge mosaica come rimedio “alla durezza del cuore dell’uomo”. Invece, quel che si è introdotto in tutto l’Occidente negli ultimi quarant’anni, di pari passo con la rivoluzione sessuale, è stato qualcosa di essenzialmente diverso, nemmeno paragonabile alla tradizionale idea del divorzio come contromisura estrema per risolvere le crisi familiari più gravi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo esempio moderno di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;no-fault divorce&lt;/span&gt;, divorzio senza colpa, è stato introdotto in California nel 1970, sotto il governatorato di Ronald Reagan. Fu la prima volta in assoluto che, in uno Stato moderno, divorziare diventò un diritto soggettivo di ciascuno dei coniugi, esercitabile senza nemmeno il bisogno di premunirsi del consenso della controparte.&lt;br /&gt;E’ innegabile che, secondo lo spirito del tempo, avrebbe dovuto trattarsi  in particolare di un diritto femminile. Nel mondo nuovo la donna avrebbe dovuto vedersi garantiti gli strumenti legali per liberarsi dalla dipendenza dal maschio. L’aborto è stato solo il passo successivo, tanto che la famosa sentenza &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Roe Vs. Wade&lt;/span&gt; è del 1973. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta uno sguardo alle date per capire quanto fosse falsa la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;vulgata&lt;/span&gt; laicista sul “ritardo civile” che il nostro Paese avrebbe attraversato in quegli anni, a causa della presenza del Vaticano.&lt;br /&gt;La legge Fortuna sul divorzio è infatti anch’essa del 1970, mentre la grande riforma del diritto di famiglia è del 1975. &lt;br /&gt;Tra l’altro, quest’ultima tuttora prevederebbe che per la separazione legale si debbano provare i fatti che hanno reso “intollerabile la prosecuzione della convivenza”,  o che possano “recare grave pregiudizio all’educazione della prole”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale a dire che separazione e divorzio, per la legge italiana, dovrebbero tuttora rappresentare un rimedio estremo a una crisi coniugale altrimenti irrisolvibile, e non diritti soggettivi.&lt;br /&gt;Tuttavia, fin dal principio, di fatto i Tribunali non hanno mai preteso che venissero dichiarate le ragioni della crisi, accontentandosi di una generica affermazione – anche unilaterale – sulla “incompatibilità di carattere”. Ancora oggi, questa frase che non vuol dire nulla è alla base di quattro separazioni su cinque, e tre divorzi su quattro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il millenario istituto del matrimonio è così divenuto, nel giro di un paio di decenni, un negozio giuridico senza più alcun valore né privato né pubblico. Un vero e proprio caso unico del diritto civile, che per il resto si regge ancora sull’elementare principio per cui &lt;span style="font-style:italic;"&gt;pacta sunt servanda&lt;/span&gt;. In realtà, le promesse del giorno delle nozze – coabitazione, fedeltà, impegno a crescere i figli insieme – oggi non hanno più alcun valore, perché nessuno può chiederne conto all’altro. La gente comune  ha iniziato a percepirlo, e a regolarsi di conseguenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora, che senso ha attardarsi ancora oggi a parlar male del divorzio in se stesso? Il motivo è che, per quanto nessuno lo dica apertamente, a quarant’anni dalla legge Fortuna la questione non è stata per nulla metabolizzata. Potrebbe sembrare il contrario, se si pensa che nello scorso mese di maggio a Milano si è persino tenuto il “Salone del Divorzio”, dove si organizzavano servizi vari per i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;single&lt;/span&gt; di ritorno, e si offrivano a prezzi stracciati esami &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fai-da-te&lt;/span&gt; per l’accertamento della paternità. &lt;br /&gt;Ma si tratta solo della facciata mediatica, che fornisce copertura al sistema giudiziario. C’è bisogno di lubrificante per impedire che la macchina si inceppi, e con essa il suo fatturato multimilionario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella realtà quotidiana, invece, dalla fabbrica divorzista continuano a sgorgare immensi oceani di sofferenza, disagio psicologico, malessere economico. In fondo, si tratta solo di una nuova applicazione della banalità del male di cui parlava Annah Arendt. Nella catena di montaggio del divorzio, così come avveniva in quella della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;shoah&lt;/span&gt;, ciascuno esegue il proprio compito obbedendo agli ordini ricevuti. Senza porsi il problema del significato e delle implicazioni di quello che fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni anno, solo in Italia, i fatti di sangue direttamente connessi alle separazioni genitoriali sono centinaia. I morti sono più di cinquanta all’anno, con punte di oltre ottanta. E se andassimo a indagare anche sui suicidi, i numeri salirebbero vertiginosamente. E’ fuori discussione che i costi umani del divorzio siano molto più sanguinosi  di quella prodotti dalla criminalità organizzata. E si tratta solo della punta dell’iceberg di un malessere sociale molto più radicato.&lt;br /&gt;La crisi dell’istituto matrimoniale sta generando depressione, malesseri, e povertà collettiva, in maniera molto più ampia di quanto il mondo del diritto e della comunicazione siano disposti a ammettere. &lt;br /&gt;Gli operatori di questi settori, infatti, lavorano tuttora sulla base delle coordinate culturali di quarant’anni fa. Vedono ancora, cioè, il divorzio come strumento di liberazione individuale, da contrapporre alla struttura irrimediabilmente autoritaria della famiglia patriarcale. &lt;br /&gt;Tant’è che, come è avvenuto lo scorso 10 maggio, quando capita che i delitti da divorzio siano due nello stesso giorno, e quindi il fenomeno si imponga alle cronache, l’unico abbozzo di spiegazione che i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;media&lt;/span&gt; riescono a proporre è quella della ancestrale violenza del maschio, che non riesce a tollerare le nuove libertà femminili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;June Carbone, giurista americana, dieci anni fa scrisse giustamente che il diritto di famiglia si sarebbe sempre più evoluto nel senso &lt;span style="font-style:italic;"&gt;from partners to parents&lt;/span&gt;. In tutto il mondo occidentale, allo Stato gliene sarebbe fregato sempre meno di come i cittadini si comportavano in coppia, ma si sarebbe sempre più interessato di come facevano i genitori. Previsione quanto mai azzeccata, viste le migliaia di perizie che oggi – solo in Italia – vengono stilate riguardo all’idoneità genitoriale di chi si separa in Tribunale. &lt;br /&gt;I costi e le conseguenze di questo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;modus operandi&lt;/span&gt; sono enormi, e contribuiscono all’impoverimento collettivo. Oltretutto, il sistema è ferocemente discriminatorio verso la figura e il ruolo maschile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là della propaganda politicamente corretta, la guerra contro il padre pare essere la vera, persistente, finalità dell’intero sistema, nonché la sua fondamentale chiave interpetativa. &lt;br /&gt;“Le donne si comportano come se avessero di fronte un nemico da distruggere… non è sufficiente l’affidamento dei figli, l’obiettivo vero è negare il partner come padre e come marito”, riconosceva Lia Cigarini, femminista storica e poi avvocato matrimonialista a Milano, in un’intervista del 2004. Da allora a oggi i successi in questo senso sono stati crescenti, grazie a un apparato compiacente che si può giovare non solo del pregiudizio degli operatori giudiziari, ma anche di vere e proprie leggi speciali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia sono stati gli operatori della Caritas (e poi dice che uno si butta coi preti) i primi a accorgersi del problema. Senza aspettarselo, hanno rilevato come stia crescendo sempre più la presenza dei padri separati tra i frequentatori delle loro mense e dormitori pubblici. E’ un esercito invisibile di disperati, che a causa dell’assegnazione della casa familiare alla moglie si sono ritrovati sulla strada nel giro di un mese, e con lo stipendio più che dimezzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le false denunce di pedofilia e di violenza sessuale, poi, sono diventate un vero e proprio affare per chi non ha scrupoli a ricorrervi. Il criminologo Luca Steffenoni, nel suo recente saggio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Presunto Colpevole” &lt;/span&gt;(ChiareLettere), ha individuato che solo il 17 per cento delle denunce di questo tipo si trasformano poi in condanne, sulle quali peraltro ci sarebbe molto da discutere. Quattro denunce su cinque provengono proprio dall’ex coniuge o convivente. Alcuni magistrati hanno iniziato a riconoscere apertamente che buona parte di queste denunce è puramente strumentale, e finalizzata a mettere nell’angolo la controparte nelle cause civili per la separazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli effetti della persecuzione del padre, ad opera del sistema divorzista, sono già esplosi. Hanno cominciato a indagarli negli Stati Uniti, nel corso degli anni '80. Agli Americani, si sa, piacciono i numeri e le statistiche, mentre invece noi Europei  i dati preferiamo interpretarli. Ma i crudi numeri raccolti dall’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;US Department of Health and Human Services&lt;/span&gt; ci dicono che l’assenza del padre dal nucleo familiare in cui si è cresciuti è un fattore che ricorre più di tutti gli altri, rispetto ai casi di abbandono scolastico, alcolismo e droga, gravidanze precoci, depressione, suicidi, disoccupazione cronica, fino a arrivare alle situazioni più gravi di criminalità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, nonostante il sangue che scorre, l’impoverimento collettivo, i malesseri gravi dei soggetti coinvolti, l’ondata di emarginazione, ancora non si riesce a porre la questione nei termini di una vera emergenza sociale. E nemmeno a avviare un serio dibattito sul significato che, ancora oggi, potrebbe avere l’istituto del matrimonio. &lt;br /&gt;Perché, in fondo, il vero motivo per cui oggi tante coppie divorziano – e i più giovani non si sposano nemmeno – è perché sono incoraggiati a farlo. Il sistema li favorisce in tutti i modi.&lt;br /&gt;Gli avvocati sanno bene che un numero crescente di separazioni, specie tra le coppie di età più avanzata, non nasce da una vera rottura del loro legame,ma ha motivazioni patrimoniali e tributarie. Serve a godere dei vantaggi non da poco di cui godono i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;single&lt;/span&gt;, specie rispetto al fisco, alla proprietà immobiliare, o anche ai servizi sociali riservati ai cosiddetti “nuclei monoparentali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può dire che il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;welfare state&lt;/span&gt;, per come lo abbiamo praticato in Italia negli ultimi quarant’anni, sia stato un potente alleato della crisi del matrimonio. Se i trentenni italiani di oggi non si sposano, ma nemmeno fanno scoppiare una nuova contestazione, forse è perché hanno troppe gatte da pelare. I loro genitori hanno costruito per se stessi un sistema che ha lasciato sulle loro spalle un operosissimo debito pubblico, e in proiezione un’ancora più spaventoso debito pensionistico. &lt;br /&gt;La generazione sessantottina oggi si sta godendo pensioni relativamente da favola, dopo avere accumulato risparmi, investimenti e proprietà immobiliari, che per i loro figli e nipoti rappresentano un autentico miraggio. Del resto, anche senza scomodare le statistiche, alzi la mano chi oggi ha meno di quarant'anni, e avrebbe mai potuto mettere su famiglia senza farsi aiutare dai suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, i bamboccioni sono anche la prima generazione che è diventata adulta dopo avere conosciuto il divorzio di massa dei propri genitori. Anche questo probabilmente ha giocato un ruolo decisivo, sul piano psicologico, rispetto al loro attuale &lt;span style="font-style:italic;"&gt;marriage strike&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;E allora che fare? Negli USA alcuni stati federali hanno cominciato a pensare a risposte anche sul piano giuridico, introducendo la possibilità di scegliere il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;covenant marriage&lt;/span&gt;, con il quale ci si impegna fin da prima delle nozze a non divorziare se non per cause oggettive, e dopo il ricorso alla mediazione familiare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ipotesi ancora impensabile, in buona parte d'Europa. Però, sarebbe già un bel passo avanti se almeno cominciassimo a liberarci dei luoghi comuni da anni ’70, sui quali ancora si reggono le separazioni facili e le famiglie allargate. Come quello per cui i figli minori sarebbero meno pregiudicati da un divorzio rapido “tra persone civili”, piuttosto che dal crescere assieme a genitori conflittuali, o non più innamorati. &lt;br /&gt;Oggi è più facile, specialmente per una madre, convincersi che sia la propria personale felicità a essere necessaria per quella dei figli, piuttosto che il contrario. Ma è un inganno puerile. Basterebbe dunque, tante volte, che gli operatori coinvolti si informassero di più sulle dinamiche delle crisi familiari, e agli interessati ogni tanto sapessero dire la verità. E magari anche qualche no.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4434704511495716633?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4434704511495716633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4434704511495716633' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4434704511495716633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4434704511495716633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2010/09/la-societa-post-matrimoniale.html' title='La società post-matrimoniale'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2258814341362327049</id><published>2010-09-05T10:13:00.004+02:00</published><updated>2010-09-05T14:05:43.252+02:00</updated><title type='text'>Preti di plastica</title><content type='html'>Tratto da: &lt;a href="http://diariodiunavvocatodicampagna.blogspot.com"&gt;diario di un avvocato di campagna&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'abito non farà il monaco, e nemmeno il prete, ma senz'altro è fondamentale per qualificarli.&lt;br /&gt;Basterebbe un'occhiata alle cravatte di Don Verzè o di Don Sciortino, per capire che le loro ossessioni non hanno più nulla a che vedere con il pensiero cattolico. Ormai è una regola generale: gli uomini che dovrebbero testimoniare Cristo anche nell'abito esteriore, rinunciano a farlo nello stesso tempo in cui smettono di portare il collare romano. Per capirlo, non è nemmeno necessario citare casi così estremi e stravaganti. Da quando i preti hanno dismesso la talare, uno sguardo alla qualità del loro vestiario è già sufficiente per intuire il livello del loro pensiero, prima ancora che aprano bocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per esempio, quello che ha celebrato la Messa a cui ho assistito domenica scorsa, in una località di villeggiatura, indossava paramenti troppo corti. Sotto l'orlo ricamato del camice, gli spuntavano orribili sandali di plastica portati con i calzettini. Miseramente afflosciato sopra a entrambi, si intravedeva pure il fondo di un paio di pantaloni grigi troppo lunghi. Se non fosse stato addobbato per dire Messa, si sarebbe capito che quell'uomo era un prete solo per via della tristezza che emanava da quegli accostamenti così sciatti e impropri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infatti, dopo aver letto il Vangelo, il celebrante ha iniziato la predica senza andare mai oltre le scarse attese che promanavano dal suo vestiario. Scandiva le parole a una a una, con un tono di voce dimesso e monocorde che suonava del tutto innaturale, come se lo stesse usando apposta per ostentare umiltà. Tra l’altro, si interrompeva a metà di ogni frase, come se stesse cercando – inutilmente – di creare un senso di attesa nell'uditorio. Benché non leggesse, la sua cantilena era tanto precisa e monotona che veniva il sospetto che si fosse imparata la predica a memoria.&lt;br /&gt;Nel sentirlo, mi è tornato alla mente un collega che mi diceva sempre di non sopportare i preti, non tanto per quel che dicevano, quanto per il loro modo di parlare. Si chiedeva se per caso – dopo il Concilio – nei seminari moderni avessero organizzato dei corsi appositi per insegnare ai futuri parroci, al posto del latino, come esprimersi in modo così artefatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A un certo punto, senza cambiare tono di voce, il celebrante è entrato nel vivo del suo discorso. Il Vangelo che aveva declamato poco prima parlava del banchetto al quale invitare i poveri, gli storpi e i ciechi. Così, agganciandosi a quella lettura, il non più giovane prete prima ha iniziato a prendersela col governo francese (senza mai nominarlo) per aver ordinato l’espulsione dei Rom irregolari, e poi è passato a criticare aspramente il governo italiano per la questione dei precari della scuola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha pure sviluppato una tesi davvero originale, secondo la quale la crisi educativa dei nostri giovani dipenderebbe dal fatto che nelle scuole non ci sarebbero abbastanza insegnanti, e la colpa sarebbe del governo che si rifiutava di assumerli. Questo a dire il vero non l'ho sentito, e me l’hanno  riferito in seguito, perché a quel punto io mi ero già alzato in modo plateale, e avevo già oltrepassato l’ingresso della chiesa, per poi rientrare solo dopo la preghiera dei fedeli. Un modo come un altro, purtroppo collaudato fin troppe volte, per far capire che ero venuto per ricevere l’Eucarestia, non per sentire un comizio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accovacciata accanto alla porta, guarda caso, c’era una zingara che chiedeva con insistenza l’elemosina a tutti quelli che entravano a sentire la Messa. Non credo che, per coerenza con le sue opinioni sul governo Sarkozy, il nostro celebrante – oltre a garantirle il posto per mendicare – l’avesse regolarmente alloggiata in canonica assieme a figli e parenti. Ma bisogna capirlo: in effetti, nelle parabole del Vangelo colui che offre i banchetti è sempre un re, o un ricco possidente, immagine del Padre celeste. Non certo un normale padre di famiglia numerosa, una delle poche oggi rimaste, che deve ogni giorno farsi i suoi conti in tasca, per essere sicuro di poter sfamare quelli della sua casa. Insomma, voglio dire, anche i preti comizianti che vogliono prendere alla lettera le parabole devono pur sempre confrontarsi con le esigenze pratiche dell’economia domestica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a parte questo, l’inatteso comizietto mi ha lasciato addosso un inusuale senso di tristezza, che è durato ancora per qualche ora dopo la Messa. I sandali di plastica avevano fatto la loro parte, d’accordo, ma c’era qualcosa di più. Quel prete, in fondo, non aveva fatto altro che riprendere una vecchia solfa pauperista che, per fortuna, nelle parrocchie italiane sta diventando sempre più flebile. Sui pulpiti delle chiese stanno cominciando a diventare prevalenti i sacerdoti che si sono formati dopo la buriana postconciliare. Quindi, bisogna riconoscere che la maggior parte dei parroci, oggi, limita le proprie incursioni domenicali in politica ai cosiddetti valori non negoziabili. Difesa della vita, famiglia, libertà di educazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ giusto così, perché sono queste le vere emergenze del nostro tempo. Ma la tristezza sale lo stesso, nel constatare come il pensiero cattolico, che pure potrebbe giovarsi dell’eredità di autentici giganti del pensiero politico, oggi in Italia – e non solo – sia incapace di andare oltre. &lt;br /&gt;Sembra che, rispetto alle maggiori questioni economiche, sociali, e più strettamente politiche, i cattolici italiani e soprattutto il clero non abbiano più niente da dire, e quando la Cei tenta di approfondire gli aspetti tecnici dei problemi che le interessano, la voglia di rispedirli tutti a lavorare di braccia nella vigna del Signore viene anche al più devoto dei commentatori.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dottrina sociale della Chiesa si può giovare tuttora di intuizioni di enorme profondità, radicate nell’eredità della filosofia scolastica: l’ideale della persona, il concetto di bene comune, il criterio della sussidiarietà. Però, quando si entra nel vivo del discorso politico, i cattolici ormai da più di due secoli non riescono a tradurre la loro gigantesca eredità in un progetto davvero originale. Devono sempre andare a prestito delle idee altrui, o limitarsi a contrastarle.&lt;br /&gt;La vecchia Democrazia Cristiana ha vissuto per decenni nel compromesso con i marxisti, e quindi – nonostante gli sforzi compiuti dal PdL al fine di presentarsi come un vero partito popolare europeo – per i cattolici italiani il liberalismo è tuttora un oggetto relativamente sconosciuto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non solo per loro, a dire il vero, visto che il pensiero liberale non si è mai davvero radicato nella nostra cultura politica. Da noi hanno sempre prevalso ideali solidaristici più o meno estremi. I cattolici poi, non senza qualche ragione – vista la matrice massonica e anticlericale del nostro risorgimento – hanno sempre visto nell’idea liberale l’incarnazione del peggiore egoismo antievangelico. &lt;br /&gt;Da noi, a differenza che nel mondo anglosassone, i grandi interpreti cattolici della modernità come Tocqueville o lord Acton non hanno mai fatto scuola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'accordo, bisogna aggiungere che, in tempi recenti, l’affermazione della Lega e del Popolo della Libertà sta restituendo giustizia al pensiero di grandi autori cattolici, come Rosmini, Gioberti o Cattaneo, che erano stati lasciati ai margini dapprima dal nostro Risorgimento massonico, e poi dall'avvento dell'egemonia gramsciana e del “cattolicesimo democratico”. &lt;br /&gt;Ma si tratta pur sempre di cose che ci si può ripetere solo nei convegni di studi, di certo non di valori che abbiano conquistato la popolazione. Oggi il pensiero “teocon” – che negli Stati Uniti ha un seguito di massa e si giova di pensatori quasi esclusivamente cattolici – da noi non ha messo radici. Un progetto politico come quello di David Cameron sulla “big society”, ancora oggi, in Italia sarebbe difficile solo da pensare. Figuriamoci, quindi, se sarebbe possibile coinvolgere in esso i cittadini comuni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste la presenza politica e sociale dei cattolici vicini a Comunione a Liberazione, che è quella più aderente a questo modello, e i risultati che essa ottiene sono tutt’altro che trascurabili. L’impressione, però, è che si tratti pur sempre di movimenti collaterali, che rispondono solo a se stessi, e non coinvolgono l’intero corpo sociale dei cattolici. &lt;br /&gt;La grande massa dei fedeli che frequentano le funzioni domenicali è ancora imprigionata dai discorsi pauperisti dei preti malvestiti, oppure dalle omelie un po' fruste e corrive della maggioranza dei parroci. Difficilmente gli interpreti del pensiero dei Vescovi italiani, che sono parimenti divisi riguardo alle scelte politiche di fondo, riescono a andare oltre le esigenze – peraltro urgenti e prioritarie – dei cosiddetti valori non negoziabili.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sui temi sociali e politici i cattolici continuano a andare a rimorchio di un solidarismo ormai esausto, e a riproporne i vecchi schemi. Eppure, a quasi vent’anni dalla scomparsa del modello democristiano, forse i tempi sarebbero maturi per cominciare a ritrovare l’unità su qualcosa di più concreto, che possa trasformarsi in un grande progetto per l’Italia. &lt;br /&gt;Devono muoversi per primi i laici, come è ovvio, ma deve muoversi anche la gerarchia. Finché sui banchi della buona stampa, alla porta delle parrocchie, continueranno a prevalere certe riviste ossessionate da Berlusconi, delle quali peraltro ai fedeli frega assai poco, sarà impossibile tornare a parlare di un'autentica e originale partecipazione del cattolici alla vita politica nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde, se i movimenti cattolici più vitali, che si impegnano non solo nel volontariato ma anche nel mondo dell'impresa e del lavoro, continueranno a essere così autoreferenziali, la situazione non cambierà.&lt;br /&gt;Occorre che l'episcopato superi le sue divisioni e sappia sposare un progetto politico originale. Un'idea di fondo per la società italiana che non si ponga più - come è avvenuto nel cinquantennio democristiano – come una continua rincorsa delle ideologie secolari della modernità, e nemmeno delle migliori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, è urgente che la gerarchia ecclesastica impari a rapportarsi con i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;media&lt;/span&gt; con l'autorevolezza e l'univocità che oggi si richiederebbe a qualunque &lt;span style="font-style:italic;"&gt;leader&lt;/span&gt; politico: inutile ribattere che la politica e il suo linguaggio non rientrano tra i compiti della Chiesa, perchè è comunque intollerabile il modo fazioso e superficiale con cui oggi il mondo della comunicazione stravolge sistematicamente le prese di posizione del Papa e dei Vescovi sui temi politici e sociali. Così come lo è la disinvoltura con cui esso attribuisce al mondo cattolico, se non addirittura alla Santa Sede, le esternazioni più o meno allucinate dei soliti due o tre porporati in cerca di pubblicità, per non parlare di quelle dei già citati pretazzi in giacca e cravatta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I presupposti culturali e filosofici per un simile progetto non mancherebbero di certo. Basterebbe solo ritrovare unità, superare i vecchi schemi e ritornare alle fonti della dottrina sociale cattolica. Quel che non ha voluto fare la DC, e quello che (anche per colpa di quest'ultima) non è ancora riuscito a fare Berlusconi, e cioè radicare nel tessuto sociale del Paese quel partito liberale di massa che l'Italia non aveva mai avuto, potrebbero ancora farlo i Vescovi. &lt;br /&gt;Se solo sapessero guardare oltre, e magari, tanto per cominciare, ci liberassero dai preti con i sandali di plastica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2258814341362327049?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2258814341362327049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2258814341362327049' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2258814341362327049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2258814341362327049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2010/09/preti-di-plastica.html' title='Preti di plastica'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5695978441837629008</id><published>2009-12-17T17:32:00.014+01:00</published><updated>2009-12-18T10:40:28.527+01:00</updated><title type='text'>Contro i nuovi mostri</title><content type='html'>&lt;em&gt;Ideas have consequencies&lt;/em&gt;, come scriveva un autore &lt;em&gt;teocon &lt;/em&gt;a noi caro. Le idee hanno conseguenze che toccano il nostro quotidiano e quello dei nostri figli. Ecco, noi siamo convinti di averlo capito molto meglio di altri. E pertanto abbiamo l’immodesta convinzione di poter contribuire al pubblico dibattito con un apporto molto, ma molto, di più qualificato di quelli che si limitano a aprire un diario in forma di &lt;em&gt;blog&lt;/em&gt;, o di passare le proprie giornate in giro per &lt;em&gt;forum&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;mailing list&lt;/em&gt;, per scaricarci dentro le proprie frustrazioni e ossessioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, siamo arrivati a un punto in cui c’è la sensazione che questo non basti più. L’odio politico ha cominciato a invadere la nostra vita quotidiana. E quindi è proprio nella vita di ogni giorno che dobbiamo iniziare a rispondere.&lt;br /&gt;L’aggressione a Berlusconi ha dato un segnale importante di quello che, peraltro, da lungo tempo avevamo ampiamente intuito: noi viviamo circondati da mostri. &lt;br /&gt;Basta farsi un giretto su Internet, per scoprire quel che pensa davvero la gente. Cosa pensa davvero quel collega con il quale ogni tanto ti trovi a cena insieme, con le rispettive mogli. Cosa pensa davvero quel conoscente – o anche quell’amico di lunga data – che non si scorda mai di farti gli auguri di Natale, e magari ti fa anche avere un regalino per i tuoi bimbi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il male è banale, come già sapevamo. Ma adesso, per accorgercene, non c’è più bisogno di un vicino di casa gentile e educato che improvvisamente confessi di avere stuprato tre o quattro bambine dell’asilo, o di avere ammazzato la madre con un portacenere sulla testa. Basta il quotidiano di Internet. &lt;br /&gt;I sopra citati &lt;em&gt;forum&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;mailing list &lt;/em&gt;sono ormai intasati di gente così. Soggetti che, quando si trovano davanti alla tastiera, protetti dall’anonimato e da una giustificata sensazione di impunità, cominciano a scaricare liquami nauseabondi. E pretendono che siano il frutto della loro “libertà di espressione”, quella che il tiranno Berlusconi vorrebbe conculcare.&lt;br /&gt;Quel che è peggio, quel che fa proprio incazzare, non sono tanto le cose vergognose e infami che dicono. Piuttosto, è la loro convinzione di avere capito tutto, di essere gente a cui non la si dà a bere, di essere le menti pensanti che stanno difendendo la libertà e la democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi viviamo a Bologna, dove è ancora viva la tradizione politica e culturale che ben sappiamo. Qui la sensazione di essere davvero circondati dai mostri è fortissima, molto più che altrove. &lt;br /&gt;Giriamo per la strada, saliamo sull’autobus, e ci vediamo attorniati da gente con &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/em&gt; sotto il braccio. Gente che sembra normale. Anzi, è normale: hanno un lavoro, una famiglia (di solito famiglia di fatta o allargata, ma per stavolta fa lo stesso), gusti, interessi e relazioni sociali che potrebbero benissimo coinvolgere anche noi. Non vanno in giro in canottiera, e non hanno la testa rasata o i tatuaggi sul collo. &lt;br /&gt;Eppure, se avessero scritto sulla fronte quello che davvero pensano di mister B., e della situazione politica italiana (che tanto per loro non c’è differenza, non distinguono più tra Berlusconi e il resto del mondo), davvero ci sarebbe da spaventarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sensazione è proprio quella di essere piombati nel famoso film di Carpenter, &lt;em&gt;Essi vivono&lt;/em&gt;. Quello dove gli alieni abitavano in mezzo a noi, e giravano per le strade con al polso insospettabili orologi ricetrasmittenti, per segnalare alla loro centrale gli umani sospetti da fare arrestare. &lt;br /&gt;In quel film gli alieni ci governavano per mezzo della televisione. E infatti è probabile che “loro”, i nuovi mostri, pensino a loro volta di trovarsi nella stessa situazione, ma dalla parte degli umani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma allora, che fare? Di certo non si può accettare l’idea di abbassare i toni. Noi la voce non l’abbiamo mai alzata più di quanto fosse opportuno e legittimo. E comunque, ha ragione Capezzone, davvero con questa storia dei toni da abbassare stanno solo riproponendoci la vecchia e scontata favola del lupo con l’agnello. &lt;br /&gt;Al contrario, bisogna tenere fermo il punto per cui non siamo noi a intorbidare l’acqua. E’ inaccettabile contrapporre &lt;em&gt;Il Giornale &lt;/em&gt;a &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;, e le intemperanze passate della Lega a quelle odierne di Di Pietro. Perché qui non ci può essere dubbio su chi sia l’aggressore e chi l’aggredito. Loro hanno identica pretesa quando si parla dei fascisti e dei partigiani, che è roba di oltre sessant’anni fa, figuriamoci quindi se dovremmo rinunciarci noi, che stiamo vivendo un conflitto che tocca da vicino il presente e il futuro dei nostri figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi e tutto il Pdl devono stare attenti a non modificare di una virgola la loro azione politica, perché questo equivarrebbe a darla vinta ai violenti. E “loro” lo sanno benissimo. &lt;br /&gt;Ma noi? Beh, intanto bisogna cominciare a modificare il nostro quotidiano. Non è che la guerra non ci coinvolga solo perché non la abbiamo voluta noi, o perchè non ce ne accorgiamo, oppure preferiamo non pensarci come quando non si fanno le analisi perché si ha paura di una brutta diagnosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per prima cosa, quindi, bisogna smetterla di mischiarci a loro, convinti che questo modo accomodante serva a favorire il “dialogo” e a rasserenare il clima. Non c’è bisogno di scomodare i politologi per capire a cosa porta il buonismo, né i teologi per capire che in realtà Gesù era tutt’altro che buonista.&lt;br /&gt;Il vero volto del Cristo oggi l’abbiamo appena visto in una faccia insanguinata, non certo nel ghigno del solito politico o giornalista di turno. Non siamo nemmeno bambini dell’asilo che devono fare pace, perché la maestra vuole così. E poi, a dire il vero, mica abbiamo litigato, siamo semplicemente vittime dell’altrui odio cieco e sfrenato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Personalmente, ormai già da anni evitavo di mettermi a discutere in rete di politica o religione con certa gente. Non mi facevo più prendere dalla voglia di replicare, in virtù del noto aforisma per cui a discutere con un cretino la gente potrebbe non notare la differenza. &lt;br /&gt;Ma adesso, che il gioco si è fatto duro, e la posta è diventata alta, c’è davvero bisogno di cambiare stile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio amico Camillo penserebbe che la questione possa essere affrontata aprendo a caso le scritture, per trovare ispirazione. Giusto, ma non bisogna andare a caso. Noi dobbiamo sapere quello che facciamo, anche perché è esattamente questo che ci distingue dai nuovi mostri. &lt;br /&gt;Quindi, la citazione giusta è questa: &lt;em&gt;“Se il tuo fratello commette una colpa, va e ammoniscilo… se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano”&lt;/em&gt; (Mt, 18, 15-17). Altro che dialogo. Altro che “confronto”. E ho saltato direttamente i passaggi intermedi, perché non possiamo farci illusioni, i nuovi mostri sono gente che non è più in grado di ascoltare nessuno che non sia dei loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, prima deferiamoli all’assemblea. Denunciare tutto alla polizia postale, di quel che si legge in rete. &lt;br /&gt;E poiché la fatica non servirà a nulla, se non a tenere fermo il punto (che è già molto, è il nostro dovere), cominciamo anche a considerarli pagani e pubblicani nella nostra vita di relazione. Niente più cene con le mogli. Né partite di calcetto. Né chiacchiere al bar. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, fate come me e scegliete attentamente il bar dove andare a fare colazione. Per prima cosa evitate accuratamente quelli che, tra i giornali sul bancone, tengono anche &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;. E’ una questione di rispetto di voi stessi. Non è più questione di convivenza civile tra coloro che vedono il bicchiere mezzo pieno e quelli che lo vedono mezzo vuoto: chi legge certe cose non vede più nemmeno il bicchiere, dunque non si può condividere qualcosa con lui. Tantomeno uno spazio pubblico. &lt;br /&gt;E poi, anche se sulle prime costerà qualche sacrificio, cominciate subito a cancellare qualche nome dalla rubrica del cellulare. E a togliere il vostro &lt;em&gt;account&lt;/em&gt; da certi luoghi di discussione in rete, se non vi siete proprio costretti da ragioni professionali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vi stiamo proponendo di cedere alla logica dell’odio. Anzi, si tratta proprio di contrastarla, di non farsi vincere dal male ma di vincere con il bene il male (Rm, 12, 21). E quindi, di essere veri discepoli di Cristo. &lt;br /&gt;Non vi stiamo infatti chiedendo di odiarli a vostra volta. Noi non siamo mica come loro, che infieriscono sul dolore del nemico. Del resto, c’è già chi li ha perdonati, e poi nessuno nega che dovremmo amarli come il nostro prossimo, una volta che li vedessimo in difficoltà, anziché così ringhiosi e tracotanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ giusto perdonarli, come ha fatto Gesù. Ma ricordiamoci che, come è stato per la samaritana e il lebbroso, per meritare il perdono occorrerebbe che si proponessero di non peccare più. Loro invece non hanno nessuna intenzione di farlo. Non scordiamoci che l’unica differenza che passa tra i nuovi mostri e lo psicolabile lanciatore di &lt;em&gt;souvenir&lt;/em&gt;, è che loro a volte sono più vigliacchi, e di certo più consapevoli delle conseguenze. Tuttavia, se avessero potuto fare la stessa cosa con la certezza dell’impunità, avrebbero persino rincarato la dose.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Loro sono i briganti, non sono l’uomo picchiato e lasciato mezzo morto sulla strada per Gerico. Quindi non è con loro che dobbiamo essere buoni Samaritani. &lt;br /&gt;Del resto, le opere di misericordia spirituale chiedono di ammonire i peccatori e consigliare i dubbiosi. Ammonire, non dialogare. Consigliare, non confrontarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto, si tratta semplicemente di mettere in pratica le scritture, e quindi di trattarli come meritano.&lt;br /&gt;Lo so, i primi tempi potrebbe essere fastidioso. E’ come smettere di fumare o mettersi a dieta. Ma poi ne guadagnerete in salute, e soprattutto in rispetto di voi stessi e della comunità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5695978441837629008?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5695978441837629008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5695978441837629008' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5695978441837629008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5695978441837629008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/12/contro-i-nuovi-mostri.html' title='Contro i nuovi mostri'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7030372438636039674</id><published>2009-09-06T15:46:00.012+02:00</published><updated>2009-09-06T16:34:03.527+02:00</updated><title type='text'>Lettera aperta a Avvenire</title><content type='html'>Egregio direttore dott. Tarquinio,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se non la buttavate così spudoramente in politica era meglio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avremmo solidarizzato con molto minore imbarazzo, verso un uomo che si è visto ingiustamente inchiodato a un proprio errore. Lo avremmo fatto senza riserve, da figli di quella Chiesa che sempre ci insegna a non giudicare, e a distinguere tra il peccato e il peccatore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tuttavia, non è rispettoso dei vostri lettori continuare a fingere che noi si sia tutti così faziosi e creduloni da non esserci tuttora accorti che quella sentenza esiste, e che non si sta parlando soltanto di una lettera anonima.&lt;br /&gt;Nel momento in cui il dottor Boffo non ha nemmeno voluto rendere pubblici gli atti, e onorare fino in fondo la verità, è stato offensivo verso la nostra intelligenza puntare tutto sulla tesi della diffamazione e della calunnia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va bene, siamo cattolici che vivono nel mondo, e quindi siamo uomini di mondo, oltre che persone caritatevoli. Possiamo capire che nella vita possa capitare la sfortuna di lasciare il cellulare incustodito, e di vedersi così traditi da un amico scapestrato che lo usa per molestare una ragazza, che oltretutto ci conosce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può capitare che, per ulteriore sfortuna, questo amico finisca per morire prima di poter sistemare tutto prendendosi la colpa davanti al giudice… e può anche capitare anche di essere così incredibilmente sfortunati che poi vada a finire che la ragazza molestata rimette la querela ma poi non fa a tempo, o si scorda, o si rifiuta o chissà cosa… però alla fine non va a dire al giudice che conosce la tua voce e quindi sa che non eri tu il molestatore, e quindi devono assolverti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tanto per non farsi mancare nulla, può anche capitare che quando, per colpa di quella incredibile vicenda, dopo qualche anno ci si trova vilipesi davanti al mondo come molestatori e “noti omosessuali”, ecco, proprio allora - sul più brutto - può capitare che quella stessa ragazza si trinceri dietro il &lt;em&gt;no comment&lt;/em&gt;, e ancora una volta non ritenga nemmeno il caso di dire che era il molestatore era un altro e che in quella brutta storia l’omosessualità non c’entrava nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, può capitare di finire per essere pregiudicati a causa di una serie di coincidenze così sfortunate. Però forse a quel punto occorrerebbe un po’ di prudenza prima di cominciare a gridare alla calunnia e alla diffamazione, se capita che un collega poco caritatevole ti rinfacci la cosa davanti a tutti e non voglia nemmeno lui, come i giudici, credere a quanto sia stata sfortunata la tua vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure lei, appena insediato come Direttore &lt;em&gt;ad interim&lt;/em&gt;, invece di provare a voltare pagina e a farci dimenticare, ci ha subito chiesto di giudicare proprio su quella vicenda e sulla tesi della diffamazione. Con un’impermeabilità verso l’evidenza dei fatti – specie quando ha tirato in ballo le televisioni – che francamente da lei non ci saremmo aspettati, avendo letto i suoi articoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quella parte di pubblico che ancora riesce a ragionare senza criteri di schieramento, si è data l’idea che anche tra gli uomini di comunicazione cattolici la logica familiare (nel senso peggiore della parola) prevalga su tutto. Anche su quell’amore per la verità nella carità, al quale siamo stati recentemente richiamati da Papa Benedetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un Paese dove ormai, almeno in certi ambienti, anche i ragazzi che tornano a casa con una brutta pagella sono tentati di dare la colpa a Berlusconi, non si sentiva il bisogno di vedere anche il vostro giornale cedere così spudoratamente a questo facile richiamo.&lt;br /&gt;Ne ha perso di credibilità tutto &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, e francamente si è rimasti attoniti nel vedere che questo modo così scomposto di affrontare la spiacevole questione sia stato adottato, per primo, dal massimo rappresentante della vostra “casa editrice”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Cardinale Bagnasco era davvero il minimo aspettarsi maggior prudenza. Non è accettabile che non abbia tenuto presente che lui non rappresenta un gruppo di testate giornalistiche, bensì tutto l’episcopato italiano, mentre Vittorio Feltri, al contrario, rappresenta solo un giornale e non il capo del Governo. &lt;br /&gt;In queste situazioni, polemizzare soltanto tra pari grado, e con i modi e i toni che si addicono alla realtà che si rappresenta, sarebbe stato molto più che opportuno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, caro Direttore, lei ha esplicitamente chiesto ai lettori di giudicare: non sia così sicuro della loro opinione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7030372438636039674?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7030372438636039674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7030372438636039674' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7030372438636039674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7030372438636039674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/09/lettera-aperta-avvenire.html' title='Lettera aperta a Avvenire'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-8985478569025233141</id><published>2009-09-02T18:32:00.016+02:00</published><updated>2009-09-10T18:52:51.406+02:00</updated><title type='text'>Dino Boffo e la laicità perduta</title><content type='html'>Parliamo dello scandalo che riguarda il direttore di &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;. E intanto cominciamo a chiederci perché mai nessuno dei &lt;em&gt;media&lt;/em&gt; secolarizzati lo abbia ancora chiamato così, nonostante si tratti di una di quelle vicende pruriginose che, di solito, attirano all’istante una sana gragnuola di prime pietre su tutto ciò che odora anche lontanamente di Chiesa. Secondo noi – e ci sembra l’aspetto peggiore di tutta la storia – quanto è accaduto rappresenta anche e soprattutto un’occasione perduta per il mondo cattolico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intendiamoci, non c’era da farsi troppe illusioni. Tuttavia, in linea di principio, questa spiacevole situazione avrebbe potuto trasformarsi prima ancora che deflagrasse, per i pastori e per tutti gli intellettuali veramente cattolici, in una splendida opportunità di riaffermare davanti a tutti, alta e forte, una vera e propria lezione di laicità. Di quelle che solo la cultura cattolica, che la laicità ha inventato, sarebbe in grado di impartire, se solo si mostrasse meno inconsapevole di se stessa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In primo luogo, da parte dei vertici della Cei, si sarebbe potuto insistere di più sul concetto che la Chiesa condanna il peccato e mai il peccatore. Possibilmente, lo si sarebbe dovuto fare in &lt;em&gt;camera caritatis &lt;/em&gt;prima che scoppiasse lo scandalo, facendone giungere notizia, con santa prudenza, all’orecchio dello stesso Dino Boffo. Infatti – come ha ricordato anche l’autorevole Vittorio Messori  – la vicenda della condanna per molestie era da tempo perfettamente nota negli ambienti episcopali, e non solo. Forse in questo modo si sarebbe potuto ottenere da &lt;em&gt;Avvenire &lt;/em&gt;una maggiore discrezione sulle questioni private del Presidente del Consiglio.  Nel coro della stampa laicista non si sarebbe di certo sentita la mancanza della voce del quotidiano della Cei, e se la cosa fosse potuta sembrare una censura dell’editore sul direttore, bè, chissenefrega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peraltro, a sentire lo stesso &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, la presa di posizione (tutto sommato moderata) sulle presunte vicende sessuali del &lt;em&gt;premier&lt;/em&gt; non era stata spontanea, ma era stata sollecitata da parte di frotte di lettori delusi, che dal quotidiano dei Vescovi avrebbero preteso maggiore severità e rigore morale nei confronti dello scandaloso (quello sì) libertinaggio del Cavaliere. A quanto si è letto negli editoriali di Boffo, in ben più di una parrocchia del Bel Paese, laddove i solerti pastori ogni domenica mettono &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt; sul banco della buona stampa, si stavano avanzando truci sospetti di codardia o, peggio, di compromissione con la Sodoma e Gomorra del potere berlusconiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appunto per questo, dunque, da parte dei Vescovi si sarebbe potuto parlare forte e chiaro, in via preventiva, proprio al pubblico dei fedeli cattolici.&lt;br /&gt;In primo luogo, si sarebbe potuto ricordare a loro, e a tutti quanti, che è stato proprio il cattolicesimo che ha inventato la possibilità stessa di un approccio “laico” al rapporto del popolo con i governanti. &lt;br /&gt;Infatti, è stato il cattolicesimo – e nessun altro – ad avere portato nel mondo la distinzione tra l’autorità spirituale e quella temporale. Senza l’esperienza storica della Chiesa cattolica, il potere secolare in Europa non avrebbe mai lasciato a nessun altra autorità il diritto di definire, in ultima istanza, cosa è morale e cosa non lo è. Tant’è che tutte le forme di governo che si sono succedute nel nostro Continente, dall’Editto di Costantino in poi, in un modo o nell’altro questo potere hanno sempre cercato di riprenderselo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia della civiltà occidentale ci insegna che il rapporto tra la Chiesa e il potere secolare non è mai stato così dialettico e tormentato su alcuna questione, quanto su quella del diritto di avere l’ultima parola sulla moralità di governanti e governati. &lt;br /&gt;Le contese più aspre tra Papi e Imperatori, in ultima analisi, facevano sempre riferimento a questo cruciale principio. Non c’è bisogno di scomodare &lt;em&gt;Il Principe &lt;/em&gt;di Niccolò Macchiavelli, per dimostrare la pretesa di assoluta autonomia morale del potere civile, che peraltro risale a molti secoli prima del Rinascimento. Almeno fin dai tempi della lotta per le investiture. Anzi, anche prima, diciamo pure dai tempi di papa Gelasio I (fine del V secolo), che formulò per primo della teoria della separazione dei poteri, contro il cesaropapismo della tradizione bizantina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia di questo tormentato rapporto rappresenta niente di meno che la storia della laicità. E’ stato infatti il Cattolicesimo a portare nel mondo l’esigenza – che oggi viene rivendicata come “laica” – di una netta separazione del potere spirituale di interpretare la morale che Dio si attende dagli uomini, rispetto al potere temporale che attiene al governo della politica.&lt;br /&gt;Prima dell’avvento della Chiesa cattolica, in tutte le società antiche questo potere religioso spettava al potere civile. E’ appena il caso di ricordare che l’Imperatore romano era anche &lt;em&gt;pontifex maximus&lt;/em&gt;, cioè l’unico autorizzato interprete del rapporto tra gli uomini e la divinità, e quindi delle norme morali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora nel IV secolo, fu Costantino a convocare il Concilio di Nicea, nella convinzione – indiscussa ai suoi tempi – che l’Imperatore fosse il massimo responsabile delle questioni religiose. Dunque, solo per questo si deve riconoscere che è stata la Chiesa di Roma a “inventare” la laicità, togliendo al potere politico il compito sacrale di definire le norme della morale pubblica e privata. Un compito che, come vedremo, in Europa è ritornato nelle mani del potere “laico” solo con la riforma protestante. A seguito della quale, non a caso, le chiese sono tornate a essere “nazionali”, e a riconoscere il Re come loro capo supremo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è quindi uno scherzo della storia, né tanto meno l’espressione di un maggiore senso civico, se ancora oggi sono i Paesi di tradizione protestante quelli che pongono maggiore attenzione alla moralità sessuale dei loro governanti. E nel contempo, non è un caso se nel mondo anglosassone la stampa popolare sguazza nelle vicende di letto dei politici con una voluttà che, prima del caso Noemi, in Italia davvero non si era mai vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per spiegare la cosa, prendiamola un po’ alla lontana, che purtroppo è necessario. Nel 1525, Martin Lutero, per mantenere gli appoggi politici indispensabili per la diffusione della sua riforma teologica, scrisse ai Principi tedeschi (che non aspettavano altro) la famosa &lt;em&gt;Esortazione alla Pace &lt;/em&gt;secondo cui doveva ritenersi lecito l’uso della forza bruta contro i contadini ribelli di Svevia. &lt;br /&gt;Ciò in quanto, secondo il grande riformatore religioso, se ogni autorità legittima viene da Dio, i governanti non dovevano ritenersi vincolati da esigenze morali nel reprimere la rivolta dei contadini che avevano &lt;em&gt;“preso la spada senza l’autorità divina”&lt;/em&gt;. Da ciò ne discendeva che &lt;em&gt;“un principe può, spargendo sangue, guadagnarsi il cielo”&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lutero concluse quella lettera con una esortazione che ai nostri giorni, sotto sotto, sarebbe assai piaciuta ai fedelissimi di Antonio Di Pietro: &lt;em&gt;“cari signori, sterminate, scannate, strangolate, e chi ha potere lo usi”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ora, cosa c’entra questo antecedente storico con la laicità moderna e ancor più con il &lt;em&gt;gossip&lt;/em&gt; su Mister B. e la signora D’Addario? C’entra, c’entra, perché è proprio dalla tradizione protestante che deriva la convinzione per cui i comportamenti privati degli uomini pubblici – soprattutto riguardo alla sfera sessuale – non possono mai essere soltanto affari loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti in un sistema democratico, se spetta al potere politico definire in ultima istanza ciò che è morale e ciò che è immorale, allora non può che essere un fatto legittimo – e persino di vitale importanza – che gli elettori si interessino dei costumi privati dei governanti. &lt;br /&gt;In un simile assetto di valori, il popolo può legittimamente aspettarsi che, dopo le elezioni, la privata moralità del primo ministro sarà la stessa che verrà pretesa da loro. E’ per questo motivo che i vizi e le virtù private dei politici, nei Paesi che hanno conosciuto il Calvinismo in tutte le sue varie declinazioni, ancora oggi diventano in automatico un affare che riguarda tutta la cittadinanza. &lt;br /&gt;Proprio per effetto della mancanza di un’autorità spirituale ben distinta da quella politica, nelle culture di stampo protestante è diventato del tutto naturale che – quanto meno nella percezione dell’opinione pubblica – il livello medio dei costumi della nazione venga definito da come si comportano i governanti nel loro privato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, la cultura cattolica consente di mantenere ben distinti i due piani, proprio perché si basa sul principio per cui ciò che è morale in definitiva lo stabilisce Dio, ma non lo interpreta il Principe, bensì la Chiesa. E comunque, il potere politico non può usare la spada a cuor leggero e di sua autorità, per ripristinare la pubblica moralità violata. Questa ben diversa concezione, d’altra parte, nella storia ha sempre viaggiato in parallelo con il noto principio, altrettanto “laico” nella sua essenza, e parimenti dimenticato da quelli di &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, per cui la Chiesa condanna il peccato ma mai il peccatore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dottrina canonica tradizionale della &lt;em&gt;potestas ecclesiae in temporalibus &lt;/em&gt;– tanto esecrata dai nostri &lt;em&gt;laicones&lt;/em&gt; alla amatriciana, perché la sola citazione della frase in latino dà loro un senso di oppressione e di indebita ingerenza – è sempre stata la custode di questo fondamentale principio di laicità. Infatti, aver portato nel mondo l’idea per cui il Principe deve ritenersi soggetto all’autorità spirituale del Papa, è valso a ottenere che non spettasse al potere civile stabilire di suo arbitrio i canoni della morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, se &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt; o chi per esso avessero speso due righe per questo semplice ripassino di storia delle idee politiche e religiose, forse l’iniziativa sarebbe bastata per ricordare a tutti, cattolici e non, che il criterio per cui non si deve andare a ravanare sotto le lenzuola degli uomini pubblici è esattamente un principio di cultura cattolica. Cioè, di laicità. Perché – altra cosa che non andrebbe mai scordata – la laicità l’ha inventata colui che insegnò a dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, quindi, la buriana che si è scatenata per via dell’incidente capitato al povero Dino Boffo, è sì una questione politica, che almeno per qualche giorno coinvolgerà i rapporti tra Chiesa e Stato. Ma nella sua essenza si tratta di una questione anche teologica, e comunque morale. Probabilmente è per questo motivo che la Santa Sede, così attenta a quello che non è contingente nella vita politica delle nazioni, a quanto pare finora aveva cercato in qualche modo di mitigare i moralismi del giornale dei Vescovi italiani, riguardo alle vicende della vita privata del Cav. e dell’immigrazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è sempre per questo che, nella scabrosa vicenda del direttore di &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, i Vescovi medesimi non hanno perso soltanto un’ottima occasione di esercitare la prudenza evangelica. Il quotidiano della Cei avrebbe pure ben potuto ricordare a quei suoi lettori così pii e intransigenti, che si stracciavano le vesti per il libertinaggio del &lt;em&gt;premier&lt;/em&gt;, che uno dei criteri di vita più importanti, per un cattolico, dovrebbe essere quello di non giudicare per non essere giudicati. &lt;br /&gt;Anzi, ancora una volta, è ben triste che nessuno di quelli che sapevano della vicenda di Terni abbia richiamato il suddetto aureo criterio all’orecchio del povero Dino Boffo, prima che si esponesse sulle colonne del suo giornale a fare la predica al gaudente Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a parte questo, più di ogni altra cosa, a noi dispiace che i pastori della Chiesa e ancor più gli intellettuali cattolici abbiano perso l’opportunità di dare a tutti quanti una bella lezione di laicità. &lt;br /&gt;L’&lt;em&gt;Osservatore Romano&lt;/em&gt;, quasi inascoltato, almeno ha cercato di rispondere a teologi moralisti da strapazzo, tipo l’ineffabile Vito Mancuso, che la Chiesa Cattolica le anime le accoglie e le cura, non le condanna. &lt;br /&gt;Fare il contrario – cioè, condannare il peccatore e non il peccato, come usano fare i neo-calvinisti di &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt; e i loro amici cattocomunisti – non è soltanto il segno del moralismo più deteriore. E’ anche, quel che più ci interessa, un’espressione di totale assenza di senso della laicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, si è trattato di un’occasione perduta, e speriamo che la prossima volta, se proprio deve essercene una, vada meglio. Anche se, per come vanno le cose nel mondo cattolico italiano non c’è troppo da sperare, se non nella Sede della Sapienza, che poi è sempre la cosa migliore da fare. E non ci vengano a chiedere dove sia questa Sede della Sapienza, e se sta a Roma o altrove. Cattolici del piffero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-8985478569025233141?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/8985478569025233141/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=8985478569025233141' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8985478569025233141'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8985478569025233141'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/09/dino-boffo-e-la-laicita-perduta.html' title='Dino Boffo e la laicità perduta'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5132416117557987098</id><published>2009-09-01T16:19:00.015+02:00</published><updated>2009-09-02T11:07:24.305+02:00</updated><title type='text'>Cosa c'è nella testa di Fini</title><content type='html'>Ci provano un po’ tutti, da qualche anno, a capire cosa stia cercando di fare Gianfranco Fini. Anche noi, quindi, daremo il nostro modesto contributo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo facciamo molto volentieri, peraltro, perché l’ex &lt;em&gt;leader&lt;/em&gt; del Msi ci offre uno di quei rari casi in cui le parole in libertà dell’ultimo dei &lt;em&gt;blogger&lt;/em&gt; non potranno mai essere meno autorevoli di quelle della media degli opinionisti politici. &lt;br /&gt;Infatti, il pensiero e le intenzioni di Fini rappresentano ormai uno di quegli argomenti sui quali chiunque può applicare a cuor leggero, nel suo piccolo, la linea editoriale di &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;. Nel senso che si tratta di uno di quei casi in cui le opinioni possono essere completamente svincolate dai fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, si tratta pur sempre di interpretare quel che dovrebbe avvenire dopo il governo Berlusconi. Quindi, siamo in un campo in cui tra il sapere tutto della politica e – come si dice nel &lt;em&gt;baseball&lt;/em&gt; – non capirci una mazza, alla fine il risultato è uguale. Possiamo dunque sbizzarrirci a piacere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, vorrei inziare col dire che mi ricordo ancora di un incontro pubblico con Gianfranco Fini al quale ho assistito, per caso, all’inizio degli anni 90. Forse l’ho già raccontato: lo avevo incrociato per strada, mentre – con indosso il suo storico &lt;em&gt;loden&lt;/em&gt; – passeggiava per via san Vitale, a Bologna, accompagnato da due suoi fedelissimi di sempre.&lt;br /&gt;Sapendo dell’incontro pubblico che era in programma nelle vicinanze, ho quindi deciso di seguirlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sono entrato, la sala si era già riempita di un nutrito manipolo di militanti, che non appena hanno visto avvicinarsi l’allora segretario del Msi hanno iniziato a alzarsi in piedi e a urlare &lt;em&gt;slogan&lt;/em&gt; ancora abbastanza truculenti per quell’epoca. Ricordo ancora che, nel preciso momento in cui il nostro è arrivato dietro al tavolo del relatore, gli &lt;em&gt;slogan&lt;/em&gt; si sono trasformati in un unico assordante coro: &lt;em&gt;“Fini, Fini!”&lt;/em&gt;, che è andato avanti per un paio di minuti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel momento erano ancora recenti gli scontri congressuali con Pino Rauti, e le divisioni tra i rispettivi militanti. Fini era appena ritornato a essere segretario del Msi, dopo essere stato scalzato da uno storico congresso, per poi riprendere la guida del partito solo un anno dopo, sull’onda di una sonora sconfitta elettorale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ferite di quella fase di trapasso erano ancora tutte aperte, e Fini era ancora un &lt;em&gt;leader &lt;/em&gt;relativamente debole anche nel suo stesso partito. Quindi, i suoi fedelissimi di Bologna, con tutto quel chiasso, più che di tributare omaggio al loro capo stavano cercando di marcare il territorio, scoraggiando le eventuali manifestazioni di dissenso di qualche infiltrato dell’opposta fazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, erano molto pochi, anche tra i suoi, quelli che dubitavano del fatto che Fini sarebbe stato il liquidatore del Msi. Anche se nessuno si immaginava nemmeno lontanamente cosa sarebbe successo di lì a pochi mesi. &lt;br /&gt;In quel momento, nell’autunno del 1991, Tangentopoli doveva ancora esplodere, e solo la Lega stava sempre meno timidamente raccogliendo la protesta dei ceti produttivi del nord. &lt;br /&gt;Mancavano ancora circa tre anni allo sdoganamento di Fini e dell’idea stessa della destra, che guarda caso sarebbe avvenuto nell’ormai mitica saletta del centro commerciale di Casalecchio di Reno, a soli pochi chilometri da dove ci trovavamo quella sera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, Fini ha svolto tutto il suo discorso in piedi, senza mai sedersi nemmeno per un attimo, come a volersi imporre sulla platea senza mai mollare la presa. Secondo l’abitudine mai perduta, ha parlato a braccio senza avere alcun appunto davanti. &lt;br /&gt;Esattamente come avrebbe fatto il suo maestro Almirante, per tutta la sera ha cercato di offrire al suo pubblico le battute che volevano sentirsi dire. Nel discorso dell’ancor giovane segretario, l’abilità retorica che lo avrebbe reso famoso, al punto che oggi c’è persino chi lo invoca come statista, era già tutta presente. Ma in quella occasione il suo tono di voce era molto più stentoreo, mussoliniano, come ancora imponevano i concetti che esprimeva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha parlato infatti per una mezz’ora abbondante di valori morali, di legge e ordine, volando molto alto, come si conveniva a chi ancora non si immaginava nemmeno quante opportunità avrebbe ancora avuto di giocare un suo ruolo, riguardo al presente e al futuro della politica italiana. &lt;br /&gt;Il famoso &lt;em&gt;“Fascismo del 2000”&lt;/em&gt; delle sue ultime tesi congressuali era ancora pienamente presente in quel discorso. Anche se – col senno di poi – forse già si poteva intuire che, almeno nella sua testa, e in modo ancora confuso e embrionale, stesse andando alla ricerca di una via d’uscita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più di una volta ha rivendicato la migliore tradizione del pensiero di destra, &lt;em&gt;“…e quindi fascista”&lt;/em&gt;, come lo ho sentito testualmente affermare. Tuttavia, in tutto quel suo improvvisato comizio l’evocazione del fascismo è avvenuta solo in quelle parole, aggiunte alla fine di una frase, abbassando un po’ la voce. Come se si fosse trattato di una concessione alla platea, che però sarebbe dovuta rimanere tra quelle mura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, ripensando oggi a quella serata bolognese di quasi vent’anni fa, sono dell’idea che dietro alle mutazioni dell’attuale Presidente della Camera, in fondo, ci sia ancora quell’atteggiamento di chi già vorrebbe essere altrove. Ma che nello stesso tempo sa bene che altrove non è, e forse si rende conto del fatto che in politica i miracoli non si ripetono, e quindi non potrà mai esservi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Come hanno bene intuito quelli del &lt;em&gt;Foglio&lt;/em&gt;, probabilmente non c’è nessuna strategia politica alle spalle della conversione laicista di Fini. Non si sta muovendo nella prospettiva del Quirinale. Anche se, senza dubbio, da buon politico di mestiere avrà compreso prima degli altri che il ruolo di Delfino di Berlusconi prima o poi lo avrebbe stritolato, e che quindi avrebbe dovuto in qualche modo liberarsene.&lt;br /&gt;Tuttavia, nel suo cercare una via d’uscita, a nostro avviso ci sono motivazioni molto più personali che non politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle non poche cose che il nostro Presidente della Camera condivide con Massimo D’Alema, assieme al gusto per le ideologie storicamente perdenti, è la condanna a essere onerato – più che onorato – della propria stessa intelligenza. Vale a dire che è condannato a essere costantemente sopravvalutato, e a trovarsi sempre inseguito dai tentativi altrui di spiegare, con chissà quali recondite motivazioni, quelle scelte che alla fin fine, da un punto di vista politico, rappresentano solo delle sesquipedali cazzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già gli era avvenuta una cosa del genere quando, inseguendo la sua nota ansia di legittimazione, aveva pensato di smarcarsi dal suo partito prendendo posizione contro la legge sulla fecondazione assistita. Lo ha fatto non senza frasi sprezzanti verso chi la pensava diversamente, nello stesso preciso momento in cui i suoi militanti di AN si stavano mobilitando per difendere quella legge dall’imminente &lt;em&gt;referendum&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gigantesca tramvata che gli intellettuali laicisti si sono presi in quell’occasione avrebbe dovuto rappresentare, da un punto di vista politico, una sorta di pietra tombale sulle eventuali strategie di avvicinamento di Fini al fronte “laico”. &lt;br /&gt;Il risultato referendario fu infatti talmente eclatante da mostrare in modo addirittura plastico la sproporzione che ancora esiste – nell’opinione degli Italiani – tra la credibilità della Chiesa e quella del &lt;em&gt;mainstream&lt;/em&gt; degli intellettuali che spadroneggiano sui mezzi di comunicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece, ancora oggi, l’ineffabile Gianfranco sembra intenzionato a riprovarci, minacciando gesti clamorosi di dissociazione dalla legge sul testamento biologico, addirittura in contrasto con quel profilo istituzionale che fino a oggi sembrava essere diventato il filo conduttore di tutta la sua azione politica. E oltre tutto ha deciso di farlo proprio nei giorni in cui tutti gli altri, dagli alleati agli avversari (che peraltro nel caso di Fini ormai non si distinguono più), si stanno dimenando per recuperare l'attenzione del mondo cattolico - o presunto tale - riconoscendo quanto un buon rapporto con la Chiesa sia indispensabile per governare la democrazia italiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, per l’appunto, a nostro avviso solo per questi motivi non può trattarsi di una scelta politica, né di una strategia per il futuro.&lt;br /&gt;Insomma, a ben vedere, solo uno che se ne frega del suo futuro politico può arrivare a pensare di scendere dallo scranno del presidente della Camera – con gesto senza precedenti – per andare sui banchi dei deputati a votare contro la maggioranza che lo ha issato a quella carica. Non è cosa che ci si può aspettare da un uomo ragionevole. Tantomeno quindi da un politico, che oltretutto si trova nella fortunata posizione in cui c’è già chi lo ha preso per uno statista, e magari potrebbe persino aspirare a salire al Quirinale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che, come dicevamo, il nostro Gianfranco condivide con Massimo D’Alema il fatto di essere affetto dalla sopravvalutazione altrui. Il giornalista, e in genere l’intellettuale che deve dimostrare a se stesso e agli altri di essere un acuto interprete della politica, in genere fa una gran fatica a capire al volo che una cazzata di Fini è solo una cazzata. &lt;br /&gt;E invece, la chiave interpretativa dei gesti di rottura del nostro Presidente della Camera probabilmente si trova del tutto al di fuori dalla logica politica. Ed è da ricercare ancora oggi nel modo con il quale, quasi vent’anni fa, lo abbiamo sentito abbassare quasi impercettibilmente la voce, mentre aggiungeva in fondo a una frase quell’inciso &lt;em&gt;“…e quindi fascista”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si sta insinuando che, nel suo intimo, già si vergognasse di esserlo stato, per carità. Anzi, è significativo che oggi Fini abbia deciso di scegliere il laicismo, proprio nel momento in cui esso sta dimostrando di essere l’ideologia più perdente, sorpassata e senza prospettive del nostro tempo.&lt;br /&gt;Una simile scelta, così poco “politica”, vorrà pure dire che tra i tanti difetti che il nostro può avere, ancora oggi, non vi è certo la paura di essere in minoranza. &lt;br /&gt;Anzi, al contrario, da un punto di vista strettamente politico, secondo noi Fini è ancora oggi vittima di un’attrazione incoercibile per le idee più perdenti di ciascuna epoca. Scegliere proprio oggi di essere laicisti duri e puri non è tanto diverso, dal punto di vista della credibilità e delle prospettive politiche, dall’aver scelto di essere neofascisti trenta o quarant’anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, non è tanto la politica a ispirare le mosse di Gianfranco Fini. Secondo noi si tratta di un uomo molto più impolitico di quanto non suggeriscano la sua carriera e la sua posizione. Per questo è così difficile interpretarlo, per tutti noi che ci attendiamo che ragioni secondo le categorie proprie della sua professione (aspettativa che, peraltro, è assai più saggia e ragionevole di quella di coloro che dai politici pretendono – o fingono di pretendere – soltanto l’integrità morale, come dimostrano le vicende di questi ultimi mesi).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Probabilmente, nel fondo delle scelte di Fini c’è ancora oggi solo la sua voglia di essere altrove, e adesso che non è più &lt;em&gt;leader&lt;/em&gt; di alcun partito si sente finalmente liberato dall’onere di dover dare sempre al proprio pubblico la battuta che ci si aspetta da lui, come gli aveva insegnato Almirante. &lt;br /&gt;Dunque, sbagliano coloro che – solo perché si tratta di un politico di professione, oltretutto abile e di bella presenza – continuano a aspettarsi che Gianfranco Fini sia ancora coerente con quello che era stato e che non è più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non sarà più quello, almeno per i prossimi quattro o cinque anni. Ma questo è già un altro discorso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5132416117557987098?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5132416117557987098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5132416117557987098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5132416117557987098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5132416117557987098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/09/cosa-ce-nella-testa-di-fini.html' title='Cosa c&apos;è nella testa di Fini'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-8635899754408584560</id><published>2009-08-30T15:30:00.012+02:00</published><updated>2009-08-31T10:12:27.333+02:00</updated><title type='text'>L'ometto con la radiolina</title><content type='html'>Molti anni fa, quando ero ancora un ragazzino, per un certo periodo ho abitato a Forlì. &lt;br /&gt;Tuttora ho l’impressione che la Romagna abbia conservato una particolare vocazione per l’accoglienza di quei personaggi un po’ svitati – e talora matti da legare – che una volta si incontravano facilmente nelle piazze centrali di paesi e cittadine. &lt;br /&gt;Erano soggetti stravaganti ma solitamente innocui, anche se un po’ fastidiosi. Tutti quanti, però, li conoscevano e li rispettavano, e spesso volevano loro anche bene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era sempre chi si prendeva la briga di avvisare i pochi forestieri che incappavano nella loro petulante presenza, affinchè non si  irritassero e non reagissero male. E sempre, tra la gente del paese, c’era anche chi si prendeva cura di loro, preoccupandosi che avessero di che vestirsi e dove dormire, o nella peggiore delle ipotesi offrendo loro un cornetto e un cappuccino (anche se ovviamente gli interessati avrebbero preferito brindare con l’ennesimo bicchiere di vino) quando li vedevano troppo male in arnese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno contraddiceva questi piccoli teneri protagonisti di tante leggende cittadine, quando cominciavano a attaccar bottone con chi passava per la piazza, ovvero a improvvisare stralunati comizi, o comunque a disturbare il prossimo con le loro stravaganze. E questo non tanto per paura di trovare rogne, come oggi si fa con gli accattoni e i lavavetri ambulanti, quanto perché li si considerava parte integrante della comunità, e lo erano davvero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta si riteneva persino che gli scemi del villaggio fossero protetti da Dio, e quindi persone sacre. Di soggetti così ce ne erano molti anche a Bologna, e penso di averli conosciuti tutti durante gli anni di università. &lt;br /&gt;Proprio in questi giorni è uscito un instant-book visionario, e a tratti persino profetico, dell’ottimo Danilo “Maso” Masotti, intitolato &lt;a href="http://www.newhyronja.it/maso/"&gt;“Il Codice Bologna”&lt;/a&gt;. Qui sono raccolti alcuni ritratti di questi stravaganti personaggi, sempre meno numerosi, che a volte incarnano dei veri e propri tipi umani, ormai sospesi tra il passato e il futuro della memoria collettiva dei bolognesi. E tra l’altro sono molto più complessi e socialmente significativi di quanto possa sembrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, in questi giorni di polemiche sulla vita privata di Berlusconi, di querele reciproche e di asseriti scontri tra il &lt;em&gt;premier&lt;/em&gt; e il mondo cattolico, mi sta tornando spesso alla mente uno di quei tipi che da ragazzino a volte incontravo per il centro di Forlì, il sabato pomeriggio. Era un signore già piuttosto anziano, di quelli che a Bologna chiameremmo &lt;em&gt;umarell&lt;/em&gt;, che si aggirava sempre per la piazza, agghindato con un paio di stivaloni di gomma, una giacca a vento militare e un tascapane che si diceva che contenesse generi alimentari di conforto, o forse vere e proprie razioni di sopravvivenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le mani portava sempre una radiolina a &lt;em&gt;transistor&lt;/em&gt;, un po’ più grande e scassata di quelle che – prima dell’avvento delle &lt;em&gt;pay-tv &lt;/em&gt;– gli uomini “normali” portavano in giro la domenica pomeriggio, per ascoltare le radiocronache di Ciotti e Ameri mentre passeggiavano per il centro con “moglie incazzata di fianco”, come diceva una memorabile canzone degli 883. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro ometto attaccava bottone un po’ con tutti i passanti, anche se progressivamente riusciva a farsi ascoltare da sempre meno persone. Perché il motivo di quella strana tenuta e della radiolina sempre all’orecchio consisteva nella convinzione che lo scoppio della guerra fosse imminente, questione di giorni se non di ore, e quindi bisognasse farsi trovare pronti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’altro, il previdente personaggio aveva l’aria perennemente un po’ incazzata. Probabilmente non era vero, e sono solo io a ricordarmelo così, ma a pensarci oggi mi sembra che assomigliasse un po’ a Mourinho, ovviamente in versione più brutta, anziana e maltrattata dalla vita. Era sempre imbronciato, ma non tanto per la prospettiva in sé della guerra, quanto perché non sembrava capacitarsi di come tutti quanti potessero trattarlo così con sufficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si capiva benissimo, e spesso lo diceva pure, che i suoi concittadini gli sembravano tutti inspiegabilmente incoscienti, menefreghisti, irresponsabili e stupidamente assuefatti. A sentir lui, lo faceva rabbrividire il solo pensiero di come tanta gente potesse essere così imbecille e stordita dalle penose bugie della stampa compiacente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, secondo il nostro ometto, tutti i mezzi di comunicazione non facevano altro che nascondere il pericolo che incombeva &lt;em&gt;ad horas &lt;/em&gt;su tutti noi solo per compiacere il governo. E questa sembrava  essere l’unica spiegazione necessaria e sufficiente per il fatto che – giorno dopo giorno – lui continuasse a presentarsi in piazza con tascapane e radiolina, senza che la guerra fosse mai scoppiata prima di sera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, a chi lo dileggiava chiedendogli come mai si trovasse ancora lì, lui rispondeva spiegando con concitata indignazione le storie dei complotti sempre nuovi organizzati dai &lt;em&gt;media&lt;/em&gt;, e ovviamente dal governo. E ancora una volta faceva capire – con la sua solita aria grave e solenne da Cassandra incompresa, ma anche incazzata nera – che proprio non si rendeva conto di come certi pericoli potessero essere sottovalutati o persino ignorati dal popolo bue, tanto erano gravi e evidenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bè, ecco, mai come in questi giorni, chissà perché, tutte le volte che per la strada incontro qualcuno che va per i fatti suoi con una copia di &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt; sotto il braccio, oppure quando lo vedo mentre la legge al tavolino del bar, con una espressione più o meno pensosa e corrucciata, non posso più fare a meno di pensare a quell’ometto con la radiolina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-8635899754408584560?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/8635899754408584560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=8635899754408584560' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8635899754408584560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8635899754408584560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/08/lometto-con-la-radiolina.html' title='L&apos;ometto con la radiolina'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7725687955072858572</id><published>2009-06-30T12:16:00.000+02:00</published><updated>2009-06-30T12:17:09.424+02:00</updated><title type='text'>Il '68 non finisce mai</title><content type='html'>E poi uno si butta a destra. L’ateneo bolognese, nei giorni scorsi, ha offerto l’ennesima occasione per incoraggiare il ministro Mariastella Gelmini a proseguire nel suo tentativo di riformare in profondità l’università italiana. Certo, c’è da dubitare nel successo della sua iniziativa viste le nostalgie sessantottine che ancora abitano le menti e i cuori di tanti (troppi) cattedratici. Ma la speranza è sempre l’ultima a morire, notoriamente. Cosa è successo sotto le Due Torri? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte alla seria prospettiva di sanzioni disciplinari decise dal pro-rettore Paola Monari ai danni di alcuni studenti aderenti a Bartleby, movimento che da settimane occupa uno stabile di proprietà dell’Alma Mater, un battaglione di prof ha sentito il bisogno di far sentire la sua indignazione. Così è spuntata una lettera nella quale ben 81 docenti (lo riscriviamo in lettere per conferma, come si fa sugli assegni: ottantuno) hanno decisamente preso le parti dei quattro ragazzotti in odore di ramanzina per difenderli e ribadire che la loro occupazione è da considerarsi sostanzialmente cosa buona e giusta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà. Ma quando decine di professori decidono di schierarsi a sostegno di chi commette soprusi, allora c’è qualcosa che non funziona nel corpaccione obeso dell’università. Difatti occupare è commettere una violenza, un sopruso appunto, una carognata. Perché si impedisce al legittimo proprietario di disporre come meglio crede del suo spazio. E se poi il proprietario coincide con una istituzione pubblica, quell’azione aumenta in modo esponenziale il suo carattere di vigliaccata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il motivo molto semplice che la grande maggioranza dei cittadini (o degli studenti, come in questo caso) vengono esclusi dal godimento di un bene che è anche loro. Insomma, è la solita storia della minoranza chiassosa che si arroga con decisione unilaterale il diritto di agire per tutti gli altri, puntualmente silenziosi. Già: cosa ne pensano “tutti gli altri”? Chi se ne frega. In bocca al lupo, ministro Gelmini. La sua riforma o sarà prima di tutto culturale oppure non sarà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7725687955072858572?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7725687955072858572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7725687955072858572' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7725687955072858572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7725687955072858572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/06/il-68-non-finisce-mai.html' title='Il &apos;68 non finisce mai'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2340179205564681394</id><published>2009-06-16T11:48:00.000+02:00</published><updated>2009-06-16T11:49:20.903+02:00</updated><title type='text'>Guazza appoggia Alfredo. A modo suo</title><content type='html'>Mentre il Pd cerca di sfuggire al fantasma della Bartolini, la funzionaria di partito che nel 1999 per la prima volta – complice la grande astensione - fece perdere Palazzo d’Accursio alla sinistra, e per questo batte a tappeto le spiagge romagnole e le colline bolognesi per portare a votare al ballottaggio il maggior numero possibile di anziani già fuggiti per il caldo, sul fronte moderato qualcosa si è mosso. Giorgio Guazzaloca si è schierato a favore di Alfredo Cazzola, appoggiato dal PdL e dalla Lega. Una scelta di campo fatta a denti stretti, anzi strettissimi. A modo suo, insomma. L’ex primo cittadino ha dichiarato che, pur non ritenendo Mister Motor Show all’altezza di ricoprire la carica cui aspira, per il bene di Bologna auspica il cambiamento. Come dire: sto col male minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giudizi che rischiano di sortire l’effetto contrario tra i guazzalochiani, che non hanno sentito dal loro ex-condottiero una vera e propria chiamata alle armi. E così questa volta l’astensionismo diventa una minaccia ben più seria per Cazzola, costretto a raccogliere tutti i voti anti-sinistra, che per Delbono. La campagna elettorale si avvia a una mesta conclusione per coloro che speravano come il Pd subisse sotto le Due Torri una sconfitta dalle conseguenze imprevedibili, risultato combinato dei problemi nazionali e della sciagurata amministrazione locale guidata da Cofferati. Invece le profonde fratture nel centrodestra ridanno fiato a un sistema di potere logoro, senza idee, che non lascia presagire nulla di buono per il futuro di Bologna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cofferati, è bene rimarcarlo, non è stata l’eccezione rispetto a una classe dirigente ancora in grado di governare il territorio. Il fallimento del Cinese, amplificato dalla sua notorietà e dagli errori marchiani, si colloca in perfetta coerenza con la crisi del vecchio partitone, che non riesce a modernizzarsi e a parlare un linguaggio comprensibile dai suoi stessi elettori tradizionali.&lt;br /&gt;La conferma si trova nell’esito del primo turno. Il ballottaggio, seppure di un soffio, dimostra che Delbono è tutto fuorché un candidato forte. E’ vero, è riuscito abilmente a ricostruire la vecchia Unione comportandosi da autentico prodiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma il mancato raggiungimento del 50 per cento più uno dei voti equivale allo schiaffo a un prodismo barcollante e senza ossigeno, per di più in casa propria. Pertanto non all’altezza di rispondere alle aspettative della città, che chiede a chi la amministra innovazione, coraggio e prospettive concrete.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2340179205564681394?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2340179205564681394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2340179205564681394' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2340179205564681394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2340179205564681394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/06/guazza-appoggia-alfredo-modo-suo.html' title='Guazza appoggia Alfredo. A modo suo'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2594307578628627595</id><published>2009-04-17T10:49:00.001+02:00</published><updated>2009-04-17T10:51:30.843+02:00</updated><title type='text'>E all'orizzonte rispunta Prodi</title><content type='html'>Se un tempo Bologna era considerata il laboratorio della sinistra nazionale, dove si scavavano le fondamenta per il futuro, oggi la città si è ridotta a retrobottega. Il ritorno dell’Unione, con tanto di comparsata di Romano Prodi alla convention di Delbono di due giorni fa, dimostra che l’avvenire del Pd bolognese è nascosto nel passato, in esperienze già sperimentate e per la verità fallite. Alla fine il grigio professore mantovano, perfetto per una città ripiegata su se stessa e appunto ingrigita, non ha trovato di meglio che rifare l’antica ammucchiata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beninteso, i numeri sono dalla sua parte. Ed eravamo stati facili profeti al momento dell’investitura di Delbono a prevedere l’esito cui si è giunti da poche ore. Bologna resta un simbolo per il vecchio Pci, e perderla vorrebbe dire naufragio definitivo. Rifare l’Unione, dunque, garantisce sul risultato immediato (forse). Ma il nodo è proprio questo: l’orizzonte politico di una intera classe dirigente, di quella che va dagli ex-democristiani di sinistra che guardano all’Udc, a Rifondazione e tra poco ai Verdi non riesce ad andare oltre l’8 giugno 2009. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per usare un linguaggio da giornalisti sportivi, si vuole vincere ma non convincere. Nel senso che l’obiettivo vero è quello di riconquistare le poltrone che contano e non farsi sfuggire di mano la gestione del potere, ben sapendo che quando si comincerà ad amministrare rispunteranno quelle frizioni e quelle distanze ideologiche che provocheranno l’immobilismo del governo locale. Ha ragione Filippo Berselli, coordinatore regionale del PdL, quando parla di “deja vu”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qui c’è in gioco ben altro che la sconfitta del centrodestra. Abbiamo una città che sta per finire in mano a chi si presenta con il phisique du role del becchino, a chi sa già che dovrà impiegare il proprio tempo a mediare, spiegare, tirare per la giacca questo o quell’altro alleato. Tutto fuorché governare e buttarsi a testa bassa per tirare fuori la città dal cono d’ombra in cui è sprofondata da tempo. L’Unione è la coalizione perfetta per accelerare, e non ridurre, il degrado di Bologna. E Delbono, politico senza carisma e incapace di trasmettere ottimismo, è la persona giusta per assolvere al compito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può contrastare questa prospettiva? Intanto ciò che sta maturando all’interno del Pd sul piano nazionale potrebbe portare a conseguenze imprevedibili anche in periferia. Se le elezioni europee finiranno male, come molti segnali indicano, si dà per scontata la rottura definitiva fra ex-Ds e ex-Margherita. Rottura che difficilmente potrà riflettersi sull’esito della consulatazione elettorale bolognese, è vero, bensì sulla tenuta della coalizione subito dopo, con rischi consistenti di implosione. Oppure c’è il rischio più grave per Delbono: quello di non vincere al primo turno. Se il vicepresidente della Regione non porta la rinata Unione immediatamente alla vittoria, dovendo ricorrere al “secondo tempo”, l’effetto valanga sarà incontrollabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, un centrodestra unito avrebbe aiutato molto a raggiungere l’obiettivo. Invece esso è spaccato fra due candidati forti come Cazzola e Guazzaloca, la cui presenza sui giornali e nei media in generale è monopolizzata quasi totalmente da inutili polemiche reciproche che non aiutano a erodere consenso a Delbono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2594307578628627595?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2594307578628627595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2594307578628627595' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2594307578628627595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2594307578628627595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/04/e-allorizzonte-rispunta-prodi.html' title='E all&apos;orizzonte rispunta Prodi'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-994960352403684435</id><published>2009-04-08T11:27:00.010+02:00</published><updated>2009-04-08T13:05:41.486+02:00</updated><title type='text'>I terremoti e il peccato originale</title><content type='html'>C'è una questione profonda che si rivela anche in casi come quello del terremoto dell'Aquila. Si tratta del fatto che la nostra società ha perso dimestichezza con due concetti che, invece, secondo noi avrebbero un'importanza decisiva anche sul piano sociale e politico: quello della provvidenza e quello del peccato originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre secoli di rosseauvismo ci hanno portato a pensare che la natura e l'uomo sarebbero fondamentalmente buoni e in sé perfetti. La nostra società sarebbe stata corrotta solo dall'egoismo della proprietà privata e dalla superstizione religiosa.&lt;br /&gt;Sono cose che non si dicono più, e nemmeno ci si rende più conto di pensarle, ma le strutture culturali dominanti nella nostra società occidentale, ancora oggi, si basano proprio su questo paradigma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno degli effetti collaterali più perniciosi di tutto ciò (assieme a quella famosa, progressiva, identificazione del diritto con il desiderio della quale già abbiamo parlato altre&lt;br /&gt;volte) è che ormai la gente non riesce più a confrontarsi con un evento tragico della propria o altrui esistenza, senza che si vada subito a cercare il responsabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte i terremoti, sappiamo tutti che ormai buona parte dei medici ospedalieri, anche quelli bravi, nel corso della carriera si trovano almeno tre-quattro cause sul groppone. E' diventato inevitabile, visto che non appena muore qualche loro paziente che aveva meno di ottant'anni, i familiari vanno dall'avvocato ancora prima di essere andati dall'impresa di pompe funebri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, d'accordo, nessuno dice che la scienza e la tecnica non debbano indagare, cercare di migliorare, e che ci debbano essere incentivi alla responsabilità individuale, ecc.. e questo anche nella prevenzione dei terremoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però occorrerebbe un impianto culturale diverso, anche perchè i cosiddetti "scienziati" ormai sono quasi tutti "tecnoscienziati", che fanno ricerche solo se e in quanto finanziate o finanziabili, e quindi devono sempre fare i conti con esigenze pratiche. E' una realtà che può non piacere, e si possono rimpiangere quanto si vuole i sistemi fondati sui finanziamenti pubblici (ne sanno qualcosa le nostre badanti ucraine e i nostri muratori albanesi che, spesso e volentieri, avrebbero tutti la loro bella laurea da esibire).&lt;br /&gt;Tuttavia resta il fatto che la nostra società occidentale è progredita così, e senza questo sistema la conoscenza non potrebbe andare avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciando perdere i personaggi alla Travaglio, in perenne ricerca di pubblicità, che ci sono anche nel mondo scientifico, ormai dovrebbe essere stato chiarito che la ricerca sulla prevedibilità dei terremoti presenta scarse compatibilità economiche, in quanto il vero problema è semmai quello di mettere le case in sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giapponesi e i californiani ci sono riusciti meglio di noi, però nel loro caso bisogna tenere conto delle esigenze impellenti di una sismicità molto più elevata, che nel tempo li ha costretti a molte più ricostruzioni. Loro non devono confrontarsi con un'urbanizzazione statica che risale a secoli fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricorderò sempre l'espressione perplessa di quel collega giapponese in visita, che nel guardare la facciata di una basilica bolognese mi ripeteva &lt;em&gt;"but, is it old?"&lt;/em&gt;. Così come quella di una studentessa americana, con la quale facevo fatica a fare passare il concetto per cui quelle mura romane che ci trovavamo davanti risalivano al quarto e non al quattordicesimo secolo.&lt;br /&gt;I giapponesi costruivano le case in legno e con le pareti di carta proprio per un senso connaturato di precarietà, e questo modo di pensare li ha facilitati nel tenersi aggiornati sui criteri antisismici.&lt;br /&gt;Noi invece costruiamo in cemento armato e in muratura, quando proprio non possiamo costruire in pietra, perchè partiamo dal presupposto che una casa sia per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' dunque inevitabile che, dopo un terremoto, vi siano quelli che cercano di imbastire polemiche sulla mancanza di sicurezza degli edifici. E' normale che, in casi come questi, specie a sinistra, ci sia chi se la prende con la mancanza di controlli e di finanziamenti da parte dello Stato e degli enti locali: il terremoto è un evento naturale come la pioggia, e quando arriva la pioggia ... chi è il ladro con cui prendersela?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perlomeno, c'è da tirare un sospiro di sollievo che questa sciagura non sia avvenuta durante il governo Prodi. Altrimenti a quest'ora staremmo facendo i conti con la nuova sovrattassa sul terremoto abbruzzese, che a sua volta sarebbe stata apposta sulla tassa per smaltire la spazzatura di Napoli entro il 2011.&lt;br /&gt;Ma a parte questo, visto che - se si vuol rimanere su un piano di realtà - è impensabile che alla fine paghi sempre Pantalone, avete mai visto come diventano selvagge le assemblee di condominio, quando arriva l'amministratore a dire che ci sarebbe da andare in tasca per mettere a norma l'impianto elettrico oppure per smaltire l'amianto del tetto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, sommessamente domandiamo, ma la gente a queste cose ci pensa, quando scende al bar, apre la &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;, e poi comincia a polemizzare sulla incapacità di fare prevenzione dei terremoti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-994960352403684435?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/994960352403684435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=994960352403684435' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/994960352403684435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/994960352403684435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/04/i-terremoti-e-il-peccato-originale.html' title='I terremoti e il peccato originale'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-8069741112718492093</id><published>2009-04-03T10:42:00.008+02:00</published><updated>2009-04-05T13:46:34.300+02:00</updated><title type='text'>Ma quanto rosicano i pensionati dell'Arci (e il senatore Guzzanti...)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/SdXRruMXsnI/AAAAAAAAABM/LqKED2wVvD4/s1600-h/Silvio_edited.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5320389083872604786" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 236px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/SdXRruMXsnI/AAAAAAAAABM/LqKED2wVvD4/s400/Silvio_edited.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Dedicato a tutti compagni di oggi e di ieri - che tanto sono sempre gli stessi - ecco qui lo spottone di Silvio che, come un imperatore al Colosseo, ostende il pollice &lt;em&gt;recto &lt;/em&gt;assieme all'abbronzato mr. President e al russo Medvedev. Nella galleria di foto di un'imbarazzatissima &lt;em&gt;Repubblica &lt;/em&gt;c'è anche uno scatto in cui è proprio Obama a ripetere il medesimo gesto. Ma lui al massimo poteva ispirarsi a Fonzie, che tra l'altro è stato suo sponsor elettorale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il nostro &lt;em&gt;amarcord &lt;/em&gt;elettorale di bolognesi - che con un po' di sano campanile, ancora oggi, non si rassegnano al ben diverso accento ferrarese dell'attuale commissario liquidatore del più grande ente inutile italiano - si nutre ancora dell'immagine di vecchi pensionati seduti fuori dal circolo Arci. Con il doppio mento che usciva fuori dal collo sbottonato della camicia presa in &lt;em&gt;Piazzola&lt;/em&gt;, parlando ad alta voce perchè sentissero tutti i compagni e anche gli avventori causali, loro sì che ci spiegavano la &lt;em&gt;pulettica &lt;/em&gt;con la prosopopea di chi veniva da lontano, e andava solo in autobus con l'abbonamento a prezzo politico. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;"Finalmente con Prodi avremo uno che ci potrà rappresentare all'estero, che sa parlare bene l'inglese, mica come quello là ...". &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-8069741112718492093?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/8069741112718492093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=8069741112718492093' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8069741112718492093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8069741112718492093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/04/ma-quanto-rosica-il-pensionato-dellarci.html' title='Ma quanto rosicano i pensionati dell&apos;Arci (e il senatore Guzzanti...)'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/SdXRruMXsnI/AAAAAAAAABM/LqKED2wVvD4/s72-c/Silvio_edited.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5193447036557992449</id><published>2009-03-24T22:13:00.000+01:00</published><updated>2009-03-24T22:14:53.051+01:00</updated><title type='text'>Cofferati e lo psicodramma della sinistra</title><content type='html'>Il centrosinistra bolognese sprofonda in pieno psicodramma, talmente surreale che sembra la trama di un film noir. Sergio Cofferati, uno che le critiche difficilmente riesce a sopportarle, specialmente quando arrivano dagli amici, è entrato a piedi uniti nella campagna elettorale. Dopo gli attacchi – peraltro neppure troppo pesanti - che gli aveva rivolto Flavio Delbono solo il giorno prima attraverso il quotidiano di riferimento, il sindaco ha deciso di rispondere da par suo. Il risultato è che l’ex vicepresidente della Regione ora giace ai bordi del campo della metaforica competizione per Palazzo d’Accursio con gambe e caviglie indolenzite, amorevolmente curato dal segretario provinciale del Pd Andrea De Maria.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Manca un programma, manca una coalizione, manca un programma della coalizione. Questo il vestito nuovo che il sarto Coffy ha confezionato per il candidato senza simbolo. Accuse che ben difficilmente possono essere smentite e che hanno il sapore della bocciatura definitiva. Ma la notizia non è neppure questa, anche se il materiale sarebbe sufficiente addirittura per la fluviale predica domenicale di Eugenio Scalfari, sempre sul quotidiano di riferimento. La notizia è un’altra, ed è che il primo sostenitore di Flavio Delbono si chiamava proprio Sergio Cofferati. Attenzione: non è un omonimo di quello che qualche ora fa gli ha fracassato gli stinchi meglio di quanto avrebbe potuto fare Ringhio Gattuso. No, sono la stessa persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo parliamo di psicodramma. A sinistra e nel centrosinistra non sanno più che pesci pigliare. Se è il tuo stesso primo cittadino a ritenere che il tuo candidato a sostituirlo giudica quest’ultimo una nullità politica, resta il lettino dello psichiatra. Bocciando Delbono, Cofferati boccia se stesso e si spedisce direttamente dietro la lavagna con il cappello da asino ben calzato sulla testa. In questo modo accende i riflettori sul fallimento suo e soprattutto sull’incapacità del centrosinistra di guadagnare credibilità agli occhi dei bolognesi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’entrata assassina di Cofferati si ripercuote anche su tutto il centrodestra, caricandolo di una responsabilità ancora maggiore in termini di affidabilità di programmi, di alleanze e di governo. Ne saprà approfittare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5193447036557992449?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5193447036557992449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5193447036557992449' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5193447036557992449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5193447036557992449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/03/cofferati-e-lo-psicodramma-della.html' title='Cofferati e lo psicodramma della sinistra'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5843619082579485806</id><published>2009-03-20T10:35:00.000+01:00</published><updated>2009-03-20T10:36:10.529+01:00</updated><title type='text'>Le balle di Michele Serra</title><content type='html'>Abbiamo una notizia: da ieri Michele Serra, noto polemista di Repubblica, è entrato nella campagna elettorale di Bologna. Ne abbiamo avuto la conferma quando ci siamo imbattuti nella sua rubrica “L’amaca”, il pensierino quotidiano graffiante e sarcastico che dispensa ai suoi lettori. Che peraltro gradiscono. L’altro ieri Serra ha preso di mira la vicenda del check up medico dei candidati alla carica di sindaco che tanto scalpore (a scoppio ritardato) ha suscitato in città. “La contesa (elettorale ndr) – scriveva – è approdata sui giornali nazionali per il colpo basso anzi bassissimo inferto a Giorgio Guazzaloca, felicemente guarito da un tumore: un suo avversario di centrodestra (nemico interno, i peggiori) ha chiesto di sottoporre tutti i candidati a visita medica, per vedere chi è più arzillo e magari chi ce l’ha più lungo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ohibò, a questo punto della lettura siamo stati assaliti da dubbi esistenziali. Eravamo convinti che tutta la stampa locale avesse raccontato la vicenda per come era effettivamente andata. Vale a dire un medico, in passato sostenitore di Delbono e attuale presidente del sindacato della ambulatorietà privata, aveva avuto l’idea e l’aveva lanciata, scatenando il putiferio. Invece no: Serra dimostrava come sempre di possedere una marcia in più e di essere lui il vero custode della verità. Tutto un complotto ordito nelle oscure stanze di quegli oscurantisti di filo-berlusconiani, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rosi dall’invidia e richiuso il quotidiano, ci siamo messi a riflettere sulla nostra condizione di giornalisti incapaci di andare al di là delle nostre convinzioni politiche, che puntualmente inquinano i nostri articoli. Stavamo per essere vinti da queste frustranti considerazioni che abbiamo voluto riprendere in mano l’intervista concessa dal medico a un quotidiano locale, dove Antonio Monti (questo il suo nome) ammetteva di aver appoggiato il candidato senza simbolo. E tra le mani ci sono di nuovo capitati i ritagli di stampa dove venivano riportate le voci fatte correre dai sostenitori di un altro candidato di sinistra, Gianfranco Pasquino, secondo le quali lo stesso Monti aveva finanziato la campagna elettorale di Delbono. Voci liquidate dal medico come “idiozie”. Oppure, ancora, quegli articoli dove si mettevano nero su bianco prima l’adesione entusiastica di Delbono al check up e dopo qualche ora la retromarcia dell’ex vicepresidente della Regione. “Avevo capito che era un mezzo scherzo”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo per Serra non era accaduto: al contrario, si è trattato di banale e scontata guerra interna al centrodestra. Delbono immacolato, Pasquino intoccato, Monti l’agnello sacrificale. E così il cerchio (della disinformazione) si è chiuso. Proponiamo Michele Serra assessore alla Cultura del Comune. Di Delbono o di Pasquino, non fa differenza. Post-scriptum: alla fine di queste righe pensiamo di aver brillantemente superato le nostre frustrazioni. “E’ la campagna elettorale, bellezza”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5843619082579485806?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5843619082579485806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5843619082579485806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5843619082579485806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5843619082579485806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/03/le-balle-di-michele-serra.html' title='Le balle di Michele Serra'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7575662386937821352</id><published>2009-03-17T16:39:00.000+01:00</published><updated>2009-03-17T16:40:20.958+01:00</updated><title type='text'>Bologna, il procuratore colpisce ancora</title><content type='html'>Ormai è chiaro qual è il difetto principale di Silverio Piro, procuratore reggente a Bologna: non sapere resistere alle sirene dei giornalisti. Di fronte all’opportunità di una comparsata su qualche quotidiano locale, il magistrato non ci vede più e apre la bocca. Cominciando a dichiarare, su tutto e di più. Anche a costo di fomentare polemiche e far sorgere sospetti che per lui l’agone politico non è quel luogo da cui ogni magistrato si dovrebbe tenere a distanza di sicurezza. Giusto per non far temere di essere uomo di parte. Al contrario, lui nell’agone ci si tuffa con gusto. Con il rischio di rompersi la testa. Ma questo è il destino di chi va per sentieri che non conosce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro giorno si è concesso l’ennesima scorribanda mediatica. In poche ore prima è intervenuto sulle ronde decise dal governo e subito dopo ha applaudito (a modo suo, s’intende) alla decisione del Tribunale di infliggere solo sei anni di carcere allo stupratore di una quindicenne. In entrambi i casi è riuscito in una impresa per la quale ci sentiamo di ringraziarlo sentitamente. Perché ci ha fatto tornare alla mente quale dovrebbe essere il pregio principale di un magistrato: il riserbo, il silenzio, il lavoro duro ed efficace nell’ombra. Materie che Piro non riesce a maneggiare con cura. Con grande gaudio dei mass-media, va da sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma le ronde le ha definite “inquietanti”, uno di quegli aggettivi cui ricorrono i politici di professione (appunto) per squalificare al massimo grado i comportamenti dei loro avversari, soprattutto quando non si hanno argomenti sostanziali. Rivelando di non aver riflettuto sul provvedimento del governo con mente sufficientemente libera da scorie ideologiche. “Inquietante” richiama l’oscurantismo più impenetrabile, il mistero che nasconde minacce inconfessabili. Basta la parola per gettare discredito verso chi o cosa la si rivolge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non contento della prima performance, Piro se ne è concessa una seconda. Altrettanto ardita. Commentando la sentenza del Tribunale ricordata poc’anzi, e sottolineato che la condivideva in pieno, ha tenuto a precisare che la leggerezza della pena era giustificata anche dall’età della vittima: “Non è una bambina”, avrebbe dichiarato. Quando abbiamo letto queste poche parole ci sono corsi non pochi brividi lungo la schiena. E abbiamo avuto la riprova che quella dei magistrati è la casta delle caste, tutta richiusa in se stessa, senza contatti con l’esterno e senza la minima idea dei problemi che attanagliano famiglie e genitori. Magistrati spesso incolori ma con un potere enorme tra le mani. In una parola: inquietanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7575662386937821352?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7575662386937821352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7575662386937821352' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7575662386937821352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7575662386937821352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/03/bologna-il-procuratore-colpisce-ancora.html' title='Bologna, il procuratore colpisce ancora'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3621082575405686534</id><published>2009-03-04T11:27:00.000+01:00</published><updated>2009-03-04T11:28:41.492+01:00</updated><title type='text'>Delbono, Kafka e la campagna elettorale</title><content type='html'>La campagna elettorale di Flavio Delbono sta diventando interessante&lt;br /&gt;perché lo spettro di Kafka si aggira con sempre maggiore insistenza&lt;br /&gt;dalle sue parti. Dunque possono anche avere contorni divertenti gli&lt;br /&gt;stratagemmi cui deve ricorrere per tentare di uscire da situazioni&lt;br /&gt;paradossali. E la più paradossale di tutte riguarda il traffico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siccome sul guazzabuglio del Civis il Partito Democratico rischia di&lt;br /&gt;giocarsi una bella fetta di consensi, e siccome l’assessore al&lt;br /&gt;Traffico del Comune, l’indistruttibile Maurizio Zamboni, non ne vuol&lt;br /&gt;sapere di fermare la macchina come invece vorrebbe Delbono, l’altro&lt;br /&gt;giorno è scattata la reazione indispettita di Claudio Merighi,&lt;br /&gt;portavoce del candidato senza simbolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zamboni deve stare zitto, è stata la sostanza delle parole di Merighi.&lt;br /&gt;Capite, allora, perché l’impresa propagandistica di Delbono diventa&lt;br /&gt;paragonabile a una fatica di Ercole? Da un lato un giorno sì e l’altro&lt;br /&gt;pure non perde occasione di ricordare che “il Civis è opera di&lt;br /&gt;Guazzaloca ma ora fa finta di dimenticarsene”, e dall’altro appena si&lt;br /&gt;distrae di un nanosecondo arriva il siluro dalla giunta Cofferati.&lt;br /&gt;Cofferati, per chi se lo fosse dimenticato, è quel sindaco che ha&lt;br /&gt;detto di appoggiarlo nella sua corsa alla conquista di Palazzo&lt;br /&gt;d’Accursio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle evidenti difficoltà dell’ex-vicepresidente della Regione affonda&lt;br /&gt;la lama Alberto Vannini, capogruppo de La Tua Bologna in Comune. “Il&lt;br /&gt;povero Delbono – dice - insiste a dire cose in cui non crede nemmeno&lt;br /&gt;lui. Tutti i giorni tira maldestramente in ballo Guazzaloca per avere&lt;br /&gt;un po’ di spazio sui giornali. Purtroppo per lui spesso si fa male da&lt;br /&gt;solo”. Insomma per Vannini Delbono “assomiglia sempre più al suo&lt;br /&gt;mandante politico: il sindaco Cofferati. Ricordate quando Sergio disse&lt;br /&gt;solennemente che avrebbe tenuto per sé la delega dell'assessorato alla&lt;br /&gt;Sicurezza voluto da Guazzaloca? Oggi Delbono dice le stesse cose.&lt;br /&gt;Visti i disastrosi risultati di Cofferati sono certo che i bolognesi&lt;br /&gt;sperano vivamente che Delbono se ne torni nella sua comoda seggiola di&lt;br /&gt;consigliere regionale. Ricca poltrona che non ha mai abbandonato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro paradosso del candidato arancione (dal colore dei suoi&lt;br /&gt;manifesti elettorali) è quello di voler accreditare a tutti i costi&lt;br /&gt;l’immagine di illuminato riformista, per poi puntualmente far emergere&lt;br /&gt;un’anima antiberlusconiana a prescindere per compiacere la sinistra&lt;br /&gt;antagonista di cui sta rincorrendo i voti. “Guazzaloca e Cazzola – ha&lt;br /&gt;dichiarato - sono pallidi imitatori del presidente del Consiglio.&lt;br /&gt;Annunci molti, sostanza poca, leggi approssimative a valanga, problemi&lt;br /&gt;risolti nessuno. Puntano solo a farsi eleggere, perché per loro stare&lt;br /&gt;al potere è l'unica legittimazione. Il resto, le idee, i progetti, il&lt;br /&gt;confronto, non gli interessano”. Certo, quando il potere per il potere&lt;br /&gt;viene criticato dal più prodiano dei prodiani qualche domanda&lt;br /&gt;bisognerebbe porsela.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3621082575405686534?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3621082575405686534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3621082575405686534' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3621082575405686534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3621082575405686534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/03/delbono-kafka-e-la-campagna-elettorale.html' title='Delbono, Kafka e la campagna elettorale'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5720657086040974984</id><published>2009-02-25T12:53:00.001+01:00</published><updated>2009-02-25T12:59:23.417+01:00</updated><title type='text'>Sicurezza, le sinistre si rinchiudono nel fortino ideologico</title><content type='html'>Le difficoltà attuali delle sinistre italiane, nessuna esclusa,&lt;br /&gt;affondano le rigogliose radici in una evidente incapacità di offrire&lt;br /&gt;risposte concrete sui problemi che più interessano i cittadini. I&lt;br /&gt;quali, di fronte a un mutismo imbarazzante, coperto a volte soltanto&lt;br /&gt;da proposte astratte e altre volte incomprensibili, si stanno&lt;br /&gt;orientando decisamente a destra o, come molti sostengono, verso la&lt;br /&gt;Lega. Veltroni si è dimesso per aver perso l’ennesima elezione. E se&lt;br /&gt;una sconfitta può anche essere un infortunio, e due sconfitte il&lt;br /&gt;principio di un malessere, quando i rovesci diventano una serie&lt;br /&gt;significa che la debolezza del partito è ormai strutturale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i terreni più scivolosi che nelle ultime settimane si sono imposti&lt;br /&gt;all’attenzione generale, un posto di primo piano va purtroppo&lt;br /&gt;riservato alla sicurezza con una serie di violenze alle donne che ha&lt;br /&gt;provocato l’impennata dell’inquietudine in molte famiglie italiane.&lt;br /&gt;Il Governo ha provato a mandare segnali forti, se non altro per&lt;br /&gt;contrastare una emozione diffusa destinata ad aumentare frustrazione,&lt;br /&gt;rabbia e sfiducia verso lo Stato. Il recente decreto ha scatenato&lt;br /&gt;polemiche per aver istituzionalizzato lo strumento delle ronde. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a sinistra sono partite puntuali le polemiche e le critiche. C’è chi ha&lt;br /&gt;parlato di manganelli, di caccia allo straniero, di&lt;br /&gt;strumentalizzazioni, addirittura di decisione che potrebbe aumentare&lt;br /&gt;l’ansia. Quando però ti metti di buzzo buono e cerchi di capire quali&lt;br /&gt;sono le proposte alternative che provengono da manifestazioni tanto&lt;br /&gt;sdegnate, ti senti rispondere che la violenza alle donne va affrontata&lt;br /&gt;da un punto di vista “culturale e sociale”. Le ronde? Per carità,&lt;br /&gt;manco a parlarne. Una risposta che nei fatti si trasforma in un rinvio&lt;br /&gt;a tempo indeterminato della soluzione del problema. Insomma,&lt;br /&gt;chiacchiere inconcludenti e demagogiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scollamento della sinistra dall’uomo della strada, preoccupato per&lt;br /&gt;la propria figlia adolescente che se ne esce di casa per andare al&lt;br /&gt;cinema o a una festa tra amici, viene così confermata per l’ennesima&lt;br /&gt;volta. Ma ci chiediamo dove stia lo scandalo delle ronde, se depuriamo&lt;br /&gt;il discorso da ogni strisciante accusa di provvedimento fascistoide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ci sono cittadini, organizzati in associazioni, che si prestano&lt;br /&gt;volentieri a regalare il proprio tempo libero nel controllo del&lt;br /&gt;territorio, l’amministrazione comunale ha il dovere di utilizzarli a&lt;br /&gt;beneficio dell’intera comunità. Il problema della sicurezza ha&lt;br /&gt;raggiunto picchi di gravità talmente elevati che non possiamo più&lt;br /&gt;perderci in giri di parole. Si tratta di rimboccarsi le maniche qui e&lt;br /&gt;ora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5720657086040974984?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5720657086040974984/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5720657086040974984' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5720657086040974984'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5720657086040974984'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/02/sicurezza-le-sinistre-si-rinchiudono.html' title='Sicurezza, le sinistre si rinchiudono nel fortino ideologico'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5425760700975980676</id><published>2009-02-14T15:44:00.007+01:00</published><updated>2009-02-14T16:07:38.761+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='eutanasia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eluana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cattolici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nazismo'/><title type='text'>Dall'Aktion T4 al "Progetto Eluana"</title><content type='html'>La luce verdognola lo illuminava dal basso. Così il volto del giovane idiota appariva spettrale, esangue, e quindi ancor più sgradevole. Lo sguardo era perso nel vuoto, e i capelli rasi a zero per evidenziare la leggera deformità del cranio. In una ripresa successiva, il regista gli aveva dato qualcosa da mangiare, in modo che la contrazione un po’ spastica delle mascelle rendesse il suo aspetto ancora più ributtante. Lo sfondo buio accentuava il senso di orrore. Nessuno, nel vedere quelle immagini ritratte con sapienza cinematografica, avrebbe potuto sottrarsi a un sentimento di disgusto misto a pietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco le “vite indegne di essere vissute”, come recitava lo slogan inventato da Hitler in persona.&lt;br /&gt;Si tratta di uno dei vari filmati di propaganda nazista della seconda metà anni ’30, che erano stato girati dai registi del regime per supportare il progetto &lt;em&gt;Aktion T4&lt;/em&gt;. Un programma segreto, ma studiato nei minimi particolari, che precorrendo l’avvio della &lt;em&gt;Shoah&lt;/em&gt; si proponeva l’eliminazione dei disabili gravi di tutto il Reich e dei territori occupati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già nel 1935 il Fuhrer lo aveva promesso al capo dei medici del Reich, Gerhard Wagner, che una volta avviata la guerra avrebbe attuato un programma eugenetico che sarebbe passato per l’eutanasia di massa. E fu di parola: nel 1939 – alla vigilia dell’invasione della Polonia – si iniziò con l’eutanasia infantile, per poi passare alla soppressione programmata di tutti i disabili. Nel giro di pochi anni, laddove alla legislazione sulla sterilizzazione forzata dei portatori di handicap aveva fatto seguito quella promulgata contro gli ebrei e gli zingari, l’assassinio di massa dei disabili fu seguito a ruota da quello dei medesimi ebrei e zingari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei raccapriccianti filmati di propaganda, ancora oggi reperibili in rete, mi sono venuti alla mente mentre leggevo un articolo di giornale dei nostri giorni, sul tragico caso di Eluana Englaro. &lt;em&gt;“…Il corpo rinsecchito, atrofizzato, gli arti di vecchia, rattrappiti; le piaghe sulla guancia destra posizionata spesso di lato, non potendo deglutire; il naso ormai enorme rispetto a un viso ritratto, le orecchie deformate, callose, scurite per le piaghe; le pupille grandi e spente che si muovevano orribilmente in tutte le direzioni, oppure immobili con le palpebre a mezz’asta proprie della demenza; la saliva che colava dalla bocca, la lingua morta e penzolante…”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente si trattava di falsità, di consapevoli menzogne messe in circolazione ad arte, come è nella natura di tutti gli articoli di propaganda. La testimonianza delle suore misericordine di Lecco, alle quali la vita disabile di Eluana è stata barbaramente strappata, ma anche le risultanze dell’autopsia, hanno dimostrato che non erano affatto quelle le condizioni della donna assassinata. La carità cristiana delle suore, nel corso dei lunghi anni di stato vegetativo, aveva sempre impedito quello sfacelo del corpo, che del resto in genere non tocca mai ad alcun disabile in quelle condizioni, specie quando può contare su una famiglia umana o religiosa che si prenda cura di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’articolo era di Filippo Facci, ed è comparso sul &lt;em&gt;Giornale&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* * *&lt;br /&gt;Si è sostenuto che la vicenda di Eluana Englaro abbia segnato uno spartiacque nella coscienza collettiva del nostro Paese.&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;Foglio &lt;/em&gt;ha scritto che la Chiesa cattolica in questa occasione avrebbe perduto qualcosa di più che una battaglia. Ciò in quanto, nel corso del dramma collettivo che pure ha accompagnato l’inatteso caso di eutanasia giudiziaria, avrebbe mostrato tutta la debolezza del suo ceto intellettuale e dei suoi &lt;em&gt;media&lt;/em&gt;. La Chiesa avrebbe dovuto fare i conti con la perdita della sua antica capacità di fare presa sul sentire comune del Paese, così come con una risorgente impossibilità – per mancanza di energie morali, dopo la crisi postconciliare e le stagioni perdenti dei referendum su divorzio e aborto – di condurre in Italia una nuova &lt;em&gt;cultural war&lt;/em&gt; sul grande tema della difesa della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, per i laicisti arrabbiati che hanno condotto il piano di eliminazione di Eluana, o comunque che ne hanno approfittato, si trattava di prendersi una rivincita per lo smacco subito con il referendum sulla fecondazione assistita.&lt;br /&gt;L’obiettivo era quello abbattere la pretesa eccezionalità italiana, dove si teme che la presenza del Vaticano ancora riesca ad opporre qualche resistenza – come il &lt;em&gt;catechon&lt;/em&gt; paolino – all’affermarsi del “mondo nuovo” raccontato da Huxley e dagli altri autori apocalittici del Novecento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era insomma chiaro a tutti, fin dall’inizio, che il vero nemico era la Chiesa cattolica. Anche se fino all’ultimo i fautori del “progetto Eluana” non si sono fatti sfuggire l’occasione di buttarla in politica (risuona ancora l’infame battutaccia che il capo degli eutanasisti avrebbe pronunciato nel mostrare a una giornalista Rai il corpo della ragazza che stava morendo di sete: &lt;em&gt;“può una donna come questa essere in grado di generare un figlio?!?”&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, è vero che in questa occasione, dove sembra essersi infranto il principio della assoluta dignità e indisponibilità della vita umana – ultimo fondamentale caposaldo della cultura giudaico-cristiana che ha costruito l’Occidente – la Chiesa cattolica e apostolica sembra esserne uscita umiliata.&lt;br /&gt;La civiltà che sulla scia dell’ebraismo pose fine alla pratica dei sacrifici umani per scopi religiosi, abbattè lo &lt;em&gt;ius vitae et necis&lt;/em&gt; dei padri sui figli che appunto apparteneva alla romanità e a tutte le civiltà antiche, e inventò il concetto di laicità proprio nei confronti del potere imperiale, per negare allo Stato il diritto di offendere i diritti naturali dei cittadini, in effetti in questa occasione è apparsa impotente e sul punto di crollare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un pensiero inevitabile, nel momento in cui hanno iniziato ad essere attaccati in modo così spettacolare i pilastri stessi sui quali la civiltà cristiana è sorta. La civiltà che nel nome del Cristo sofferente iniziò a prendersi cura dei bambini abbandonati, dei malati gravi, e così inventò gli ospedali, e la medicina moderna come la intendiamo ancor oggi (non tutti, peraltro…), sembra dunque essere in procinto di cedere il passo ad una nuova visione del mondo.&lt;br /&gt;I contenuti di questa nuova civiltà appaiono ancora da definire, ma sappiamo che essa trova i suoi antecedenti proprio in quelle culture e religiosità precristiane che – non a caso – proprio il nazionalsocialismo tedesco del secolo scorso aveva cercato di reintrodurre nella modernità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ecco, nonostante l’apparente debolezza degli ultimi consapevoli difensori del pensiero laico e cristiano, noi crediamo che tutto questo non potrà avvenire realmente. Quanto meno, non potrà arrivare fino in fondo, ammesso che un fondo vi sia. Perché è proprio nella estrema debolezza che, da duemila anni, la novità cristiana trova tutta la sua forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più di quindici anni fa, quando ancora era semplicemente il Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il Cardinale Ratzinger pubblicò un intervento nel quale evidenziò che – tutto sommato – non è un fatto inusuale che le civiltà più cristianizzate ed evolute possano incontrare, anche per lunghi periodi, fasi di apparente &lt;em&gt;“cecità al diritto”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Era già successo con lo schiavismo dei neri negli Stati Uniti della fine del settecento. Così come con il primo colonialismo del XIX secolo, quando si ricominciò a pensare che esistessero razze inferiori che dovevano essere soggiogate all’uomo europeo anche sul piano giuridico. Poi, come tutti sappiamo, questo pensiero anticristiano si è ripresentato negli orrori del nazismo e anche in quelli del socialismo reale, quando la discriminazione e poi lo sterminio iniziarono ad essere attuati su larga scala non per ragioni razziali, bensì economiche, nella solita illusione di poter costruire una nuova umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, è anche vero che – all’esito di questi tormentati periodi – nella storia dell’Occidente si è sempre tornati, per così dire, ad una relativa normalità. Il buon senso delle genti, l’educazione cristiana connaturata al sentire dei popoli, la capacità di percepire la realtà delle cose – perché sono proprio la realtà, la verità oggettiva, il &lt;em&gt;logos &lt;/em&gt;dei greci così come la ragion pratica dei moderni, i principi di fondo nei quali il cristianesimo trova tutta la sua forza – alla fine finiscono sempre per riaffiorare.&lt;br /&gt;C’è dunque motivo di sperare. Anche ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita i sondaggi non avevano previsto nulla di quel che è successo. I grandi giornali e le tv stavano tutti dall’altra parte, eppure è andata in quel modo spettacolare che ancora brucia a lorsignori. Secondo noi non possono essere bastati pochi anni, nonostante le apparenze, a cambiare le cose nel nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna quindi vigilare e ripartire, in nome della libertà e della dignità umana. Ma non basteranno le opere di misericordia corporale, anche se in effetti pare che si tratti proprio di ricominciare a dare da bere agli assetati. Ci vogliono fin d’ora anche quelle di misericordia spirituale. Bisogna riprendere senza paura a consigliare i dubbiosi, e ad ammonire i peccatori. In spirito di verità, che poi è anche quello della vera laicità.&lt;br /&gt;La differenza cristiana, la capacità di essere nel mondo senza essere del mondo, ci aiuterà. E’ sempre accaduto così, e capiterà anche stavolta, anche perché in Italia e in Europa, immigrazione a parte, il &lt;em&gt;trend &lt;/em&gt;demografico non è certo dalla parte della generazione laicista e disperata dei sessantottini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sancte Michael Arcangele, defende nos in proelio&lt;/em&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5425760700975980676?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5425760700975980676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5425760700975980676' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5425760700975980676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5425760700975980676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/02/dallaktion-t4-al-progetto-eluana.html' title='Dall&apos;Aktion T4 al &quot;Progetto Eluana&quot;'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2579651481376556863</id><published>2009-02-08T11:14:00.019+01:00</published><updated>2009-02-08T18:29:12.979+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Napolitano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eluana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cattolici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione cultura'/><title type='text'>Silvio il Giusto, Caifa e la folla del pretorio ...</title><content type='html'>Ieri pomeriggio sono andato a fare un giro in centro con mia moglie, e con il secondo dei miei figli, che ha otto anni.&lt;br /&gt;In fondo alla viuzza che scorre di fianco alla prefettura (via Santa Croce, non del tutto a caso ...), ci siamo imbattuti in un paio di poliziotti che improvvisavano un blocco del traffico, e non facevano transitare nessuno davanti al portone del Palazzo del Governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo quindi parcheggiato nelle vicinanze, e poi siamo tornati lì a piedi. Davanti al portone c'era un piccolo schieramento di polizia in assetto antisommossa.&lt;br /&gt;I soliti cassintegrati, ho pensato io. E invece, proprio in quel momento stava arrivando un silenzioso gruppetto di una cinquantina di persone, età media sui trent'anni, che in testa portava un piccolo striscione con scritto "&lt;em&gt;Eluana non mollare"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh, bene, una manifestazione per la vita. Ma perchè davanti alla prefettura?&lt;br /&gt;Poi, passando di fianco al silenzioso corteo, ho visto che nelle mani non stringevano rosari, bensì dei cartelli bianchi con la solita cagnara politica: &lt;em&gt;"Giorgio non mollare"&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;"Berlusconi giù le mani dalla costituzione"&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;"l'Italia é un Paese laico"&lt;/em&gt;, e roba così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poichè mia moglie, mio figlio, e io stesso che lo tenevo per mano, in quel momento eravamo gli unici passanti, appena i manifestanti ci hanno visto hanno voltato i cartelli verso di noi, e ci hanno guardati in silenzio.&lt;br /&gt;Erano quasi tutti vestiti di nero, come dei preti, e in fondo a loro modo lo erano. Il loro silenzio era lugubre, e non si capiva se erano più imbarazzati loro, o noi che li guardavamo esterrefatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora mia moglie, donna d'altri tempi benchè ancor giovane, e con solido senso pratico, ha detto ad alta voce: ma questi sono proprio scemi... pretendono pure di essere qui in nome di Eluana? Che poi, cosa dovrebbe fare Eluana per "non mollare"? Far capire che vuole suicidarsi? Sputare il sondino o cercare di staccarsi la lingua a morsi?...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedendo la scena di quella piccola turba, che rovesciava completamente il senso della realtà - come del resto è nella strategia di fondo del principe di questo mondo - sul momento mi è venuto da pensare al &lt;em&gt;"crucifige"&lt;/em&gt; urlato nel cortile del pretorio (che in effetti era proprio la prefettura del tempo ...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così ce ne siamo andati via, un po' per non rischiare che ci scappasse di urlar loro qualcosa, e un po' per un istintivo senso di protezione verso il bambino.&lt;br /&gt;Allora ho pensato che davvero - per quelli che hanno conservato il senso del soprannaturale - da tempo non capitava di poter vedere satana in azione così scopertamente, come in questa vicenda.&lt;br /&gt;Ma non dico satana in senso metaforico, come immagine del male, no no... in corteo assieme a quell'ambulanza che viaggiava di notte (di notte, ovviamente, a lui mica piace agire alla luce del giorno ...) da Lecco verso Udine si poteva vedere proprio il principe di questo mondo in persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo si vedeva mentre incedeva in parata, con tanto di diavoloni e diavolacci con il forcone che gli facevano corteo, mentre il servizio d'ordine dei diavoletti provvedeva a mettere in squadra tutti quelli che, dai lati della strada e davanti alle tv, assistevano compiaciuti al viaggio della morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il continuo rovesciamento della realtà e del senso comune che rivela la sua presenza scatenata. Ed è ancora la stessa storia di quei primi anni del Cristianesimo: una storia di gente che si ostina a dichiarare morta una persona che invece vive, mentre i farisei continuano a stracciarsi le vesti contro chi non rispetta l'osservanza del sabato (&lt;em&gt;c'è una sentenza! c'è la Costituzione! siamo in uno stato di diritto!&lt;/em&gt;) e si scandalizzano di colui che insegnava che il sabato è per l'uomo e non viceversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è persino chi, con alle spalle la figura del principe che ghigna beffardo sulla stupidità umana, pretende anche di zittire tutti quanti con la sua morale rovesciata: &lt;em&gt;"quella ragazza sta subendo un'inaudita violenza!"&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ma come? La fanno morire di sete e poi alla fine quelli che le usano violenza saremmo noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorna così identico a se stesso quell'antico dialogo nel tempio di Gerusalemme:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Mosè non vi diede la legge? Eppure nessuno di voi pratica la legge. Perchè cercate di uccidermi? Rispose la folla: Tu hai un demonio, chi cerca di ucciderti? ... "&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Già, chi cerca di uccidere Eluana? Sono tutti per la giustizia, per la legge, per la Costituzione, e pure dalla parte del povero padre che usa la compassione che gli è dovuta come una clava, non solo sulla vita della figlia, ma anche nei confronti di tutti coloro che obiettano...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, ho sempre pensato che ci fosse in Berlusconi molto di più di quello che appare.&lt;br /&gt;Non è un cattolico (e chissenefrega), ma ora questa mossa del decreto legge - dove secondi fini politici ne poteva avere ben pochi, visto che se vuole governare in pace non aveva nessun interesse a fare incazzare Napolitano - lo ha consacrato quanto meno come un Giusto, in senso biblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di quelli che gli ebrei moderni, dopo la Shoah, invitavano con tutti gli onori in Israele, a piantare un albero anche se non faceva parte del popolo eletto. Uomini così li invitavano in quanto, di fronte all'incedere del male, ciascuno di loro si era rivelato un Giusto. Uno di quelli ai quali non si seccheranno mai le radici. Perchè chi salva una vita umana, salva il mondo intero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dall'altra parte, Caifa si è appellato alla legge. Alla ragion di Stato. E gli ha dato l'identica risposta che diede al sinedrio: &lt;em&gt;"voi non capite, è meglio che un uomo solo muoia per il popolo..."&lt;/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;/em&gt;mentre il corteo dei farisei era già pronto a schierarsi con lui, con frange e filatteri in bella vista, finanche scendendo in piazza a difesa della Costituzione.&lt;br /&gt;Nonostante che tutto si possa dire, tranne che stavolta quello che ha messo in discussione la sacra Carta - usurpando una responsabilità che in effetti era affidata al Governo, così come un potere di controllo che senza dubbio sarebbe spettato al Parlamento e alla Consulta - sia stato il solito bonapartista di Arcore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E vien da pensare alle parole di Massimo Caprara, che subito dopo che Caifa fu innalzato a capo del sinedrio ricordò - lui che lo conosceva bene - che tanti anni prima, ai tempi dell'invasione dell'Ungheria, anche quella volta poteva parlare, poteva firmare.&lt;br /&gt;Ma si rifiutò e rimase fedele all'ordine di partito...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"...Voi vi sdegnate perche' ho risanato un uomo di sabato? Non giudicate dall'apparenza ma giudicate con giusto giudizio!".&lt;/em&gt; Disse il Giusto ai farisei che lo volevano condannare perchè non rispettava la legge, e da uomo che era si faceva Dio.&lt;br /&gt;C'è tutto quell'antico dialogo che si tenne poco meno di duemila anni fa, nel cortile del tempio, in questa vicenda di Eluana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una storia che si ripete nei suoi aspetti umani, ma anche giuridici: &lt;em&gt;"ora voi cercate di uccidermi&lt;/em&gt; (secondo la legge!) &lt;em&gt;perché la mia parola non trova posto in voi ... anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!... Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste... Perché non comprendete il mio linguaggio? &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro.&lt;br /&gt;Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.... ".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;Omicida e menzognero, fin dal principio.&lt;br /&gt;Colui che rovescia la verità.&lt;br /&gt;Che vuole la morte dell'uomo, e la chiama vita. Che vuole l'ingiustizia, e la chiama legge. Che si atteggia a vittima di violenza, ed è il carnefice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando a riprendere l'auto, la sera, siamo ripassati davanti alla prefettura. La piccola folla ovviamente si era già dispersa da tempo. "Papà, l'hanno poi uccisa quella ragazza?", mi ha chiesto il bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;P.S.: E almeno tenete basso il ditino, cari monopolisti della compassione e del senso di umanità, e non veniteci a dire - su istruzione del solito padre vostro - che noi cattolici stiamo facendo solo del moralismo e piuttosto dovremmo pregare anche per il padre di Eluana...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Non siamo mica come quei cupi predicatori evangelici all'americana, che vedono Sodoma e Gomorra dappertutto, noi.&lt;br /&gt;E tantomeno come i soliti cristianucci, compagnucci, laicistucci piccini picciò, che adesso sono diventati tutti medici e tutti giuristi, e sono tutti lì a discettare di stato vegetativo e di attentati alla Costituzione come se avessero due lauree per ciascuno, una in medicina e l'altra in giurisprudenza.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vogliono dire sempre la loro anche se sono capaci di vedere Gomorra (Sodoma no, Sodoma non va discriminata ....) solo in quel che dice o fa Berlusconi, a prescindere.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Soprattutto stamattina, a Messa, noi cattolici abbiamo pregato per la famiglia di Eluana - anche la madre, quella che non ama stare sotto i riflettori - perchè capiscano chi è l'unico medico, dei corpi e delle amime, che può aiutarli a portare il peso del loro dolore.&lt;br /&gt;Anche se, a quanto pare, pure oggi il sor Beppino ha usato il suo dolore come una clava, non solo sulla vita della figlia, ma anche per zittire tutto l'universo mondo, e ha rilasciato l'ennesima intervista a El Pais, nella quale attacca di nuovo Berlusconi, il Parlamento italiano, la Chiesa cattolica... &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Insomma, chi accetta una scommessa che in capo a qualche anno il sor Beppino (per il quale continuiamo a pregare, per carità) alla prossima tornata sarà candidato a qualche Parlamento, europeo o italiano? &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Scommettiamo una pizza napolitana?&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2579651481376556863?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2579651481376556863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2579651481376556863' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2579651481376556863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2579651481376556863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/02/silvio-il-giusto-caifa-e-la-folla-del.html' title='Silvio il Giusto, Caifa e la folla del pretorio ...'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5936335052300730152</id><published>2009-02-05T15:03:00.000+01:00</published><updated>2009-02-05T15:04:12.347+01:00</updated><title type='text'>Forza Pasquino: colpo di fortuna per il PdL</title><content type='html'>Il Popolo della Libertà, almeno a Bologna, nasce con la camicia. E la fortuna, come sanno tutti, è molto meglio averla amica che impegnata a remare contro. La discesa in campo del professor Gianfranco Pasquino, che concorrerà al primo turno delle elezioni amministrative a capo di una lista civica, non è soltanto l’impegno nella politica attiva di una personalità stimabile e autenticamente libera, ma porta con sé altri due “fatti” incontestabili. Ambedue incoraggianti per il centrodestra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ll primo riguarda proprio il PdL e il serio rischio di beccarsi 50 (più uno) a zero da Delbono il 6 e 7 giugno, rendendo pertanto inutile attendere le successive due settimane per conoscere l’identità del nuovo sindaco. Con l’andazzo che a destra ci tocca sopportare da mesi, e che - temiamo ma non auspichiamo - ci toccherà sopportare nel prossimo futuro, costituito di più candidati che guardando al medesimo bacino elettorale punteranno a squalificare l’avversario più vicino piuttosto che pensare di portare via voti a sinistra, la decisione del professore è una vera benedizione. Solo Corticelli ha dimostrato di saper “leggere” le forze in campo nel centrodestra (anche spinto da sondaggi non troppo benevoli), e ha cominciato la manovra di avvicinamento a Cazzola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma chi vota Pasquino è un elettore di sinistra, che avrebbe sicuramente scelto Delbono senza l’intellettuale in campo e dunque avrebbe contribuito ad allargare la voragine tra il centrosinistra e il centrodestra. In questo modo, invece, una percentuale più o meno piccola verrà sottratta all’ex vicepresidente della Regione. E se il PdL va al secondo turno, può succedere di tutto. Non a caso alcuni esponenti del Pd e i giornali di sostegno hanno immediatamente attaccato Pasquino accusandolo di “aiutare Berlusconi”. Ma c’è un’altra considerazione da fare, forse più importante di quella visibile in superficie. Correndo al primo turno, Pasquino dimostra che le primarie a sinistra non sono finite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto quella cenere leggera che era scesa dopo l’archiviazione della competizione di metà dicembre, cova ancora il fuoco dello scontro di fazione. La vendetta prodiana nel cuore rosso dell’ex-Pci (Delbono in Comune e Draghetti in Provincia) contro un Veltroni colpevole di averlo cacciato da Palazzo Chigi, non è ancora raggiunta. Se poi Delbono non riuscirà a sottoscrivere l’accordo con l’estrema sinistra, molto arrabbiata con il Walter nazionale per lo sbarramento al 4 per cento alle elezioni europee concordato con Berlusconi, la questione è destinata a complicarsi ulteriormente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Popolo della Libertà? Intanto attende il 7 febbraio, giorno in cui Guazzaloca dovrebbe formalizzare la sua candidatura. Soltanto dopo prenderà una decisione. Nel frattempo, giusto per non perdere tempo, sono iniziate le polemiche con la Lega su presunte richieste di poltrone. Discussione inutile e per certi versi ridicola visto che prima bisogna vincere. E si vince se si è tutti uniti. O no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5936335052300730152?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5936335052300730152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5936335052300730152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5936335052300730152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5936335052300730152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/02/forza-pasquino-colpo-di-fortuna-per-il.html' title='Forza Pasquino: colpo di fortuna per il PdL'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4460660337507725389</id><published>2009-02-04T14:33:00.000+01:00</published><updated>2009-02-04T14:34:10.655+01:00</updated><title type='text'>Caro Berlusconi, il Passante Nord non serve più</title><content type='html'>Caro presidente operaio Silvio Berlusconi, ascolti questa mozione del cuore e anche della testa da parte di chi vuole bene a lei e a Bologna. Ed è molto preoccupato che, come lei stesso ha promesso, calzi il berretto da muratore per costruire il passante autostradale a nord della città. Magari sottoponendo il suo pur tonico fisico a sforzi le cui conseguenze rischia di portarsi dietro per molto tempo. Cribbio, gli anni prima o poi si faranno sentire e allora come la metteremo? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque: sappiamo che le hanno assicurato quanto l’opera sia assolutamente necessaria per risolvere i problemi di traffico del capoluogo e di mezza Italia. E sappiamo anche che di fronte alla bocciatura arrivata nei giorni scorsi dall’Ue a proposito dell’ipotesi di affidare i lavori direttamente a Società Autostrade, lei ha generosamente esclamato: “Ghe pensi mi a trovare i dané” (più o meno). Ecco, presidente, lasci perdere: si concentri su Obama, Israele, le tasche (forse) vuote degli italiani. Insomma, si impegni su qualsiasi altro problema che non sia la mobilità bolognese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell’opera, oggi, febbraio 2009, non serve più. Prima di spiegarle il motivo, però, ci permetta di informarla su una curiosità bella e istruttiva, come diceva qualcuno tanti anni fa. Coloro che giusto l’altro ieri, di fronte alla “ferale” notizia giunta da Bruxelles, sono sbottati sommergendo i giornali locali di decine di dichiarazioni colme di sdegno accusando il governo e lei di aver remato contro, appartengono al Pd o più in generale alla sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, anzi male. Perché nell’ottobre del 2007 - neppure un anno e mezzo fa, per capirci, quando a Palazzo Chigi soggiornava Romano Prodi - era lo stesso capogruppo dell’Ulivo in Commissione Ambiente, il senatore Francesco Ferrante, a definire il passante “opera inutile e dannosa. Meglio adoperarsi subito per soluzioni alternative”. Insomma, sedici mesi fa a sinistra si condannava l’opera al fuoco eterno, oggi Draghetti e Venturi (presidente e vice della Provincia), per non dire del solito Errani, ritengono il passante assolutamente vitale per Bologna, l’Italia e probabilmente il mondo intero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, per amore di precisione, veniamo alle ragioni in base alle quali il bypass autostradale a nord della città sarebbe opportuno chiuderlo definitivamente nel cassetto dei progetti mancati. Sono due. La nuova autostrada Cispadana, già approvata dall’assemblea regionale, farà diminuire del 10 o addirittura del 15 per cento il carico veicolare sul passante nord. Inoltre, la terza corsia dinamica del tratto autostradale che attraversa la città è destinata a ridurre ulteriormente il traffico che sceglierà il passante. La conseguenza è una sola, caro Presidente: l’opera ha perso da tempo il suo punto di forza, quello di essere appetibile sotto il profilo della redditività. Se, dunque, il bypass a nord non serve più e sarebbe troppo costoso per le casse dello Stato finanziarlo, diventa invece essenziale chiudere l’anello autostradale a sud del capoluogo. Essenziale per evitare il rischio di bloccare l’intera città.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4460660337507725389?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4460660337507725389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4460660337507725389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4460660337507725389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4460660337507725389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/02/caro-berlusconi-il-passante-nord-non.html' title='Caro Berlusconi, il Passante Nord non serve più'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4789066320310157743</id><published>2009-01-24T16:22:00.002+01:00</published><updated>2009-01-24T16:34:14.993+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione islam cristianesimo'/><title type='text'>Un mito da sfatare: la superiorità culturale islamica</title><content type='html'>Nei paesi occidentali è in atto da qualche tempo, tra le elite politiche e intellettuali, uno sforzo propagandistico che da un lato mira a denigrare il passato dell’Europa, e dall’altro a presentare la storia dell’islam sotto la luce più positiva possibile. Una sua tipica espressione è l’idea della superiorità culturale dell’islam medievale sulla Cristianità europea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la versione presente in quasi tutti i manuali scolastici, e accolta perfino dal Consiglio d’Europa, nell’Europa medievale il sapere antico era andato quasi interamente perduto, ma fortunatamente era stato conservato dagli arabi, che lo tradussero nella loro lingua e lo trasmisero in Occidente, permettendo così la rinascita della civiltà europea. Senza l’apporto della cultura islamica l’Europa non avrebbe conosciuto il Rinascimento e lo sviluppo scientifico e tecnologico moderno. Il mondo occidentale ha quindi un grande debito nei confronti dell’islam. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ricerche più recenti, come quelle di Sylvain Gougenheim, professore di storia medievale alla scuola normale superiore di Lione, hanno dimostrato quanto sia inesatto e parziale questo modo di leggere gli avvenimenti passati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mai interrotto il legame con il mondo classico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto cruciale è che la tradizione culturale della Grecia antica non era scomparsa durante i cosiddetti “secoli bui”, ma aveva continuato a sopravvivere, senza soluzione di continuità, nella parte orientale dell’impero romano. Se per secoli l’Europa occidentale non ebbe un facile accesso alla cultura classica conservata nell’impero bizantino è proprio perché le conquiste arabe avevano reso la navigazione nel mar Mediterraneo estremamente insicura per i cristiani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, malgrado fossero diventati più rari e difficoltosi, i legami con Bisanzio non si interruppero mai del tutto. Anche nel corso dell’Alto Medioevo circolavano in Occidente numerosi manoscritti antichi e molte persone erano in grado di leggerli, tanto che Pipino il Breve si fece spedire da Papa Paolo I la Retorica di Aristotele e altri testi greci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la ripresa politica ed economica successiva all’anno 1000 i cristiani latini furono in grado di ripristinare dei contatti più intensi con i propri cugini orientali, entrando così in possesso delle opere originali greco-romane senza necessità di intermediazioni arabe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il domenicano Guglielmo di Moerbeke tradusse una quantità enorme di opere di Aristotele, Archimede, Erone di Alessandria, e molte altre furono tradotte dai monaci di Saint-Michel. Infine, dopo la conquista turca di Costantinopoli del 1453, molti studiosi greci fuggirono verso Occidente, favorendo l’ulteriore diffusione della cultura classica nell’Italia rinascimentale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va aggiunto inoltre che quasi tutti i traduttori arabi non erano musulmani ma dhimmi cristiani, come l’assiro Johannitius (in arabo Hunayn ibn Ishaq, 809-873) o il giacobita Yahya ibn’Adi (893-974), e che le traduzioni arabe delle opere greche furono scelte in maniera molto selettiva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I testi politici, ad esempio, non furono mai tradotti in arabo perché considerati incompatibili con l’islam. Non è un caso che la Politica di Aristotele, che Guglielmo di Moerbeke aveva tradotto in latino nel 1260, sia stata pubblicata per la prima volta in lingua persiana solo nel 1963. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'islam contrario al logos greco&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero greco-romano ebbe in realtà pochissima influenza sulle realtà teologiche, politiche e giuridiche del mondo islamico. Il sistema immunitario culturale dell’islam non riuscì ad assorbire il logos greco, ma lo vide come un corpo estraneo e alla fine l’espulse. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea che i musulmani abbiano salvato la cultura greca rappresenta quindi una vera assurdità, se si considera che per secoli i greci hanno fronteggiato in prima linea l’assalto della jihad islamica, che ha spazzato via intere comunità elleniche dall’Anatolia, dalla Siria, dall’Egitto e da tutto il Mediterraneo orientale: un processo di annientamento culturale che continua ancora oggi nella parte settentrionale dell’isola di Cipro invasa dai turchi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cultura prospera...nonostante l'islam&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la scienza e la filosofia prosperarono sul suolo musulmano durante la prima metà del Medioevo ciò non avvenne grazie all’islam, ma nonostante l’islam. Non c’è nulla nella dottrina islamica che possa aver dato impulso alla ricerca scientifica o filosofica, e praticamente tutti i maggiori pensatori della cosiddetta “epoca d’oro” dell’islam, come Rhazi (865-925), Farabi (870-950), Avicenna (980-1037), Averroè (1126-1198), furono osteggiati o perseguitati dalle autorità politiche e religiose musulmane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro L’incoerenza dei filosofi l’influentissimo teologo musulmano Al-Ghazali (1058-1111) attaccò il razionalismo greco e l’idea stessa di causa ed effetto, e ne concluse che la conoscenza scientifica è impossibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teologia islamica dominante seguì questa impostazione, insistendo che le leggi fisiche non esistono perché, altrimenti, la volontà di Allah ne risulterebbe vincolata. Ricercare delle leggi fisse nella natura è una bestemmia, perché Allah è completamente libero di mutare le leggi della fisica in qualsiasi momento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osserva al riguardo il fisico americano Frank J. Tipler nel suo recente libro &lt;em&gt;La fisica del cristianesimo &lt;/em&gt;(Mondadori, p. 139): «&lt;em&gt;Nel corso dei miei studi piuttosto approfonditi, non sono mai riuscito a trovare una sola scoperta scientifica significativa compiuta nell’intera storia della civiltà islamica fino al XX secolo. Gli esempi di risultati scientifici documentati da parte di studiosi islamici sono sostanzialmente banali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la fisica e tutta l’astronomia moderne derivano dall’opera dei cristiani Galileo e Copernico, che in pratica erano all’oscuro dell’opera degli scienziati islamici, e presero invece le mosse dall’opera dei greci Archimede e Tolomeo. Dal punto di vista della scienza, la civiltà islamica è come se non fosse esistita. Attribuisco questo fatto alle dottrine teologiche islamiche contrarie all’idea di leggi naturali&lt;/em&gt;». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Altro falso merito&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti riconoscono però agli arabi il merito di aver fatto da tramite delle innovazioni giunte in Europa dall’Oriente, come i numeri con lo zero, erroneamente detti “arabi” ma in realtà nati in India; la carta, inventata in Cina e diffusa in Spagna dagli arabi durante la metà del XII secolo; o il gioco degli scacchi, sviluppato anticamente tra l’India e la Persia e pervenuto in Occidente all’epoca delle prime crociate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va osservato tuttavia che, essendo l’impero arabo situato a metà strada tra la Cristianità europea e le civiltà orientali, ogni novità proveniente dall’Asia doveva necessariamente passare dal Medio Oriente musulmano per raggiungere l’Europa, ma difficilmente si può attribuire all’islam il merito di questo accidente geografico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre piuttosto chiedersi come mai il mondo islamico, pur trovandosi in una posizione geografica ideale, a contatto con tutte le maggiori civiltà mondiali dell’epoca, non coltivò nessuna delle innovazioni che si svilupparono nella più isolata Europa medievale, come la stampa (la cui introduzione nelle terre islamiche venne impedita praticamente fino al diciannovesimo secolo), le nuove tecniche di coltivazione, la ruota idraulica, i mulini a vento, gli orologi meccanici, gli occhiali, la partita doppia, la notazione musicale, le università o gli ospedali (il primo ospedale, costruito a Baghdad ai tempi del califfato Abbaside, fu opera del cristiano nestoriano Gabrail ibn Bahtisu, così come la prima scuola di medicina fu fondata a Gundeshapur, in Persia, dai cristiani assiri). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una cultura parassitaria&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È chiaro che la cosiddetta “scienza islamica” aveva poco o nulla a che fare con l’islam, ma era invece il risultato dell’amalgama delle avanzate conoscenze dei greci, degli indiani, dei persiani, degli ebrei e dei cristiani orientali, che i dominatori islamici sfruttarono in maniera parassitaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La breve fioritura culturale dei primi secoli di dominio islamico si ebbe quasi esclusivamente grazie all’eredità pre-islamica di una regione che rimase, per parecchio tempo, a maggioranza non islamica. Col passar dei secoli, man mano che i musulmani diventavano numericamente maggioritari nelle terre da loro conquistate, anche la creatività culturale andò definitivamente spegnendosi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, chi parla di “età d’oro” dell’islam commette un errore di prospettiva storica, perché ai tempi della conquista araba il Medio Oriente era già più avanzato dell’Europa devastata dalle invasioni barbariche. Questa superiorità non iniziò con l’introduzione dell’islam: al contrario, cessò con essa. La tanto vantata grandezza islamica rappresentò in realtà il crepuscolo finale delle progredite civiltà pre-islamiche mediorientali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Usuali cliché buonisti anticristiani&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cliché secondo cui “nel medioevo l’Europa era più arretrata del mondo islamico” è quindi privo di senso, perché non esistevano due civiltà concorrenti che si confrontavano sullo stesso piano. In Europa la civiltà romana era crollata con la fine dell’impero d’Occidente, e nuova civiltà, la Cristianità, stava faticosamente nascendo dalle rovine, difendendosi con le unghie e con i denti dai nemici che la attaccavano da ogni lato: i vichinghi a nord, i magiari a est, i musulmani a sud e a ovest. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece di concentrarsi su questo dramma storico senza precedenti, in cui una civiltà riuscì tra difficoltà indicibili a sopravvivere, a ricostituirsi su nuove basi spirituali e poi a fiorire, molti storici preferiscono sottolineare con compiacimento il fatto irrilevante dell’inferiorità dell’Europa rispetto all’islam, che si era impadronito con la forza delle ricchezze e del sapere delle civiltà più avanzate dell’epoca, e che teneva sotto assedio la stessa Europa, ostacolandone in maniera decisiva la ripresa economica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è probabilmente un fine ideologico nel ricordare ossessivamente quanto la civiltà islamica fosse un tempo più raffinata di noi: quello di distruggere negli occidentali la capacità di apprezzare il proprio passato, di identificarsi con la propria civiltà e di formarsi dei giudizi critici sull’islam. In questo modo si rafforza l’agenda multiculturalista e anti-cristiana che ha paralizzato le società occidentali, e che le ha rese incapaci di difendersi dai nemici che vogliono distruggerla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Guglielmo Piombini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Radici Cristiane&lt;/em&gt;, n. 41, febbraio 2009)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4789066320310157743?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4789066320310157743/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4789066320310157743' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4789066320310157743'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4789066320310157743'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/01/un-mito-da-sfatare-la-superiorit.html' title='Un mito da sfatare: la superiorità culturale islamica'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3179693544523196119</id><published>2009-01-17T16:07:00.000+01:00</published><updated>2009-01-17T16:09:04.204+01:00</updated><title type='text'>Al centrodestra non interessa vincere a Bologna</title><content type='html'>La discesa in campo di Alfredo Cazzola, che si è candidato a sindaco di Bologna alcuni giorni fa puntando a raccogliere i consensi di tutto il centrodestra, è la prova che il fronte anti-Pd aveva bisogno delle primarie come il pane. Ora in lizza ci sono tre big: appunto l’ex presidente del Bologna, poi Giorgio Guazzaloca appoggiato dall’Udc, e infine il giovane Daniele Corticelli, altro civico alternativo al prodiano Delbono e compagni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza trascurare il senatore Stefano Morselli, storaciano pentito, che ha confermato la sua corsa in solitaria. Cosa succederà da qui a giugno, laddove ci sarà – come è molto probabile che ci sia – il via libera di Berlusconi a Mister Motor Show nelle prossime ore? Proviamo a indovinare: tutti e quattro penseranno a darsele di santa ragione, ciascuno mirando a squalificare gli altri concorrenti che guardano con appetito al medesimo parco-voti. Una gara per di più già iniziata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delbono potrà così condurre una campagna elettorale in quasi totale relax, essendosi già scontrato con i competitori interni, e si concentrerà sul vero obiettivo: non tanto quello di mettere in difficoltà la folta truppa di avversari quanto quello di ricostituire il grande Ulivo. A quel punto la vittoria sarà molto vicina. Addirittura al primo turno, se volessimo fare i pessimisti a oltranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morale di tutta questa storia è che ai leader nazionali del centrodestra conquistare Bologna interessa molto poco. Come al solito. Beninteso: non si tratta di peccato mortale. Soprattutto quando dall’altra parte si distende una opposizione veltroniana a dir poco sbrindellata e alla mercé di se stessa. Ma è proprio questo il punto: ci si doveva impegnare affinché sotto le Due Torri, per ciò che rappresenta la città nell’immaginario collettivo della sinistra, il Popolo della Libertà fosse in grado di elaborare una strategia che quanto meno provasse a vincere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Invece, anche su Cazzola all’interno del PdL c’è chi storce la bocca. Raisi si è dimostrato freddino, in Forza Italia l’ala di Comunione e Liberazione non è un mistero abbia un debole per il Guazza; solo Giovanardi ha pronunciato un sì convinto, per non parlare della Lega, addirittura entusiasta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Certo, Cazzola sembra possedere qualche freccia in più degli altri nella sua faretra. E’ un personaggio molto conosciuto e vincente, avendo venduto il Bologna Calcio dopo averlo portato in serie A e all’indomani della storica vittoria in casa del Milan all’inizio del campionato; con la Virtus Pallacanestro ha fatto sfracelli; ha condotto il Motor Show alla notorietà mondiale. Quando si è trattato di entrare in rotta di collisione con la nomenklatura di sinistra non ci ha pensato due volte ed è partito lancia in resta con gli attacchi a Comune e Provincia (si veda il caso Romilia), e oggi non è più accusabile di conflitti di interesse anche se Delbono lo ha prontamente etichettato come un Berlusconi in miniatura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accusa scontata e prevedibile, lanciata più per parlare alla “pancia” del proprio elettorato che per convinzione. Cazzola, infine, non è neppure esageratamente schiacciato sul centrodestra avendo avuto qualche frequentazione dall’altra parte, cosa che non guasta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che il centrodestra arriva a Cazzola dopo un percorso incredibilmente accidentato, fatto di annunci imminenti e poi sfumati, di briscoloni sempre rimasti nell’ombra, di scontri interni a volte anche duri, di attese sfibranti circa le intenzioni di Guazzaloca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il PdL ha tirato a campare giorno dopo giorno, navigando senza timone e dunque privo di un disegno da tradurre in pratica. Se Cazzola doveva essere, allora era meglio prendere il toro per le corna mesi fa e lavorare per una scelta condivisa il prima possibile. Invece si è fatta passare l’immagine di un partito indeciso e spaccato al proprio interno, scatenando le legittime ambizioni di questo e di quello.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3179693544523196119?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3179693544523196119/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3179693544523196119' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3179693544523196119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3179693544523196119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2009/01/al-centrodestra-non-interessa-vincere.html' title='Al centrodestra non interessa vincere a Bologna'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3442721732743824245</id><published>2008-12-13T17:21:00.002+01:00</published><updated>2008-12-13T17:25:44.194+01:00</updated><title type='text'>La fabbrica dei divorzi</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.studiofiorin.it/files/immagini/pagine/FabbricaDivorzi.JPG" ALIGN="RIGHT"&gt;Nel 2010 compirà 40 anni la legge Fortuna-Baslini che legalizzò il divorzio, quella “conquista civile” che, secondo la cultura dominante, ha proiettato il nostro paese nella modernità. Tra i pochi guastafeste che si permettono di mettere in dubbio la retorica celebrativa ufficiale ha fatto sentire la propria voce un avvocato bolognese, Massimiliano Fiorin, che, forte della sua esperienza professionale, descrive in un libro appena pubblicato, &lt;em&gt;La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia&lt;/em&gt; (San Paolo, p. 303, € 18,00), la tragica e largamente sottaciuta realtà delle separazioni coniugali e dell’affidamento dei figli in Italia.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Originariamente, ricorda Fiorin, il divorzio era stato presentato come un rimedio per i casi più estremi di disaccordo coniugale, ma col passar del tempo si è andata formando una vera e propria “fabbrica dei divorzi”, manovrata da magistrati, avvocati, consulenti e assistenti sociali, che spinge alla rottura della famiglia alla minima difficoltà, e dalla quale è quasi sempre il padre a uscirne con le ossa rotte, sia finanziariamente che riguardo il rapporto con i figli. Questa micidiale macchina distruggi-famiglia messa in piedi dallo Stato divorzista ha fatto letteralmente esplodere il numero delle separazioni e dei divorzi, che ultimamente hanno toccato il record storico, con un incremento rispettivamente del 57,3% e del 74 % rispetto a dieci anni fa. Il sistema giuridico, infatti, sembra fatto apposta per favorire il coniuge che decide di rompere l’impegno matrimoniale, anche quando mancano del tutto delle serie ragioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i principali alleati del divorzismo di massa Fiorin indica lo Stato assistenziale, la cui espansione abnorme a partire dagli anni Sessanta ha finito per determinare un vero e proprio esproprio statale delle funzioni svolte un tempo dalla famiglia. Nelle aspettative delle nuove generazioni, infatti, il mito dello Stato sociale “dalla culla alla bara” si è sostituito alla tradizionale funzione di garanzia e protezione della famiglia, e per tale motivo le giovani coppie non percepiscono più la stabilità della famiglia e i figli come un investimento sul futuro, particolarmente sulla vecchiaia. Ne è seguito il calo del numero dei matrimoni, il  crollo delle nascite e, in prospettiva, il collasso economico dello Stato assistenziale, irrimediabilmente minato dalla riduzione della popolazione attiva e dall’invecchiamento della società. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sfascio delle famiglie e il crollo delle nascite non sono stati però gli unici frutti amari dell’ideologia divorzista. La fabbrica dei divorzi, che prometteva libertà e felicità per tutti, ha prodotto, nelle parole di Fiorin, dei veri e propri “oceani di disperazione”: innanzitutto nei figli, dato che gli operatori della fabbrica dei divorzi proprio non riescono a comprendere che l’unico vero interesse dei figli sarebbe che i genitori rinunciassero a separarsi, almeno fino a che essi non saranno adulti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non meno atroci sono le sofferenze patite da moltissimi uomini separati, che da un giorno all’altro, dopo aver ricevuto l’atto giudiziario della moglie che chiedeva la separazione, hanno perso tutto: moglie, figli, casa, beni, salute, dignità, in situazioni di palesi ingiustizie avallate dai tribunali imbevuti di ideologia femminista, che malgrado l’approvazione della legge sull’affido condiviso nel 2006 continuano a privilegiare in ogni modo la madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è da meravigliarsi, allora, dell’alto tributo di sangue richiesto dalla fabbrica dei divorzi. Secondo la stime riportate da Fiorin, nell’ultimo decennio i morti per la violenza connessa alle esigenze della logica divorzista sono stati più di un migliaio. I suicidi legati a separazioni o divorzi, dal 2000 al 2005, sono stati più di 250, e nel 75 % dei casi hanno riguardato persone di sesso maschile. A queste tragedie bisogna aggiungere le frequenti e gravi sindromi psicopatologiche che colpiscono sia i coniugi in crisi, sia i loro figli, e in molti casi coinvolgono terze persone, soprattutto tra i parenti e i conoscenti dei diretti interessati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto l’Occidente risulta sempre più chiaro che il matrimonio risolvibile unilateralmente sia stato un esperimento fallito, perché ha portato la società a una situazione non sostenibile nel lungo periodo. Le persone comuni non possono affrontare un simile modello, e la società nel suo insieme nemmeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le legislazioni e le pronunce giudiziarie divorziste emanate a partire dagli anni Sessanta nei paesi occidentali non assicurano infatti a chi si sposa che il coniuge rimarrà fedele al suo impegno. Davanti a tanto sfascio le giovani generazioni di paesi dove questo processo è andato più avanti hanno cominciato a rivendicare il diritto di potersi sposare con norme che garantiscano la vita alla famiglia, e non la sua distruzione. In alcuni stati americani (Louisiana, Arkansas, Arizona) è già possibile contrarre un matrimonio indissolubile molto simile a quello cattolico, detto covenant marriage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i suoi promotori più convinti vi sono non solo i cristiani, ma anche i libertarians, da sempre favorevoli alla possibilità di organizzare la propria sfera di intimità secondo i propri desideri e convinzioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La società occidentale, conclude Fiorin, non troverà mai una via d’uscita rispetto ai guasti e alle sofferenze prodotte dal divorzismo se prima non sarà riuscita a restituire centralità e onore alla figura paterna, che oggi è la parte più debole di tutto il sistema divorzista, quella verso la quale ci si può accanire senza troppi complimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla necessità di rivalutare la figura paterna nella nostra società Fiorin si ispira espressamente alle idee del noto psicoterapeuta Claudio Risè, che è l’autore della prefazione. Dove il padre è ancora presente, infatti, non arriva la disgregazione portata dal divorzio. Laddove invece le famiglie si sbriciolano è perché il padre si assentato, oppure, assai più spesso, perché è stato contestato, spodestato, svilito e messo in condizione di non potersi opporre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Guglielmo Piombini, &lt;em&gt;Il Domenicale&lt;/em&gt;, 13 dicembre 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3442721732743824245?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3442721732743824245/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3442721732743824245' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3442721732743824245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3442721732743824245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/12/la-fabbrica-dei-divorzi.html' title='La fabbrica dei divorzi'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-9023300518367992904</id><published>2008-12-05T10:32:00.001+01:00</published><updated>2008-12-05T10:34:38.585+01:00</updated><title type='text'>Ma io alla riforma Gelmini do la sufficienza</title><content type='html'>Imprigionati fra chi, da un lato, santifica il ministro Mariastella Gelmini e chi (molti) dall’altro lo crocifigge a prescindere, abbiamo deciso di avvicinare un cosiddetto operatore del settore, la cui testimonianza - proprio perché non politica - è interessante per capirci qualcosa di più nella sequela di proteste e occupazioni varie. Peraltro non è un operatore qualunque dal momento che Paolo Marcheselli ricopre una carica delicata: quella di dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna. Lo abbiamo sentito a margine di un convegno organizzato dalla fondazione Sant’Alberto Magno, a Bologna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, Marcheselli, quale voto si sente di dare alla riforma della scuola tanto contrastata negli ultimi mesi?&lt;br /&gt;"Al momento sarei portato a dare la sufficienza. Anche se tengo a sottolineare che il decreto legge non offre un’idea di quella che sarà la scuola del futuro. Bisognerà attendere i regolamenti attuativi: sono questi, infatti, gli strumenti legislativi che avranno il compito di delineare il corpo e l’anima della legge. Oggi siamo in una fase di attesa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però le contestazioni vanno avanti a ritmo serrato. Sono giustificate?&lt;br /&gt;"Abbiamo visto momenti molto vivaci di protesta, ma se si va a vedere con attenzione il vero motivo di preoccupazione rimane il maestro unico nella scuola primaria e il relativo rischio di cancellazione del tempo pieno. Ma tutti gli altri aspetti sono stati accettati: dal voto in condotta all’obbligo di recuperare il debito durante l’anno pena la non ammissione a quello successivo, alla stessa valutazione in decimi. Sull’inserimento degli stranieri nelle classi comuni vorrei sottolineare che fino all’approvazione dell’ordine del giorno del Governo erano frequentissime le preoccupazioni dei nostri insegnanti circa le modalità ancora in vigore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale a dire?&lt;br /&gt;"Oggi il bambino straniero, compreso quello che non parla una parola di italiano, viene immediatamente inserito nella classe comune. E ciò può accadere in ogni momento dell’anno scolastico: a novembre, febbraio o aprile, per esempio. Se ciò si ripete più volte durante lo stesso anno, i problemi organizzativi acquistano dimensioni enormi. Beninteso: non bisogna confondere questo ragionamento con il senso di accoglienza che è totale sia da parte dei docenti che da parte delle famiglie".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo al maestro unico: cosa si aspetta concretamente?&lt;br /&gt;"Ripeto: saranno i regolamenti a spiegare come il ministro intenda riempire le 40 ore settimanali. Oggi la legge prevede che al momento dell’iscrizione si possa scegliere fra quattro modelli orari: 24, 27, 30 e 40 ore. Va da sé che il maestro unico lo possiamo trovare soltanto nel primo modello, ma da lì in poi non potrà esserci. Dunque c’è bisogno di nuovi docenti. Certo, ci sono le due ore di insegnamento della religione cattolica, l’ora (o due) di lingua inglese. Dunque siamo già alle 27/28 ore. Da lì in poi? Ricordo che il ministro continua a dire di non voler cancellare il tempo pieno, anzi lo implementerà. Oggi viene assicurato da due insegnanti, ciascuno dei quali ha un obbligo di servizio di 24 ore per complessive 48. Però il servizio che diamo al bambino in realtà è di 40 ore. Ciò significa che abbiamo otto ore da redistribuire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, a suo avviso c’è stata o no troppa strumentalizzazione?&lt;br /&gt;"Assolutamente sì. È venuto fuori il punto debole del nostro corpo docente che è quello di essere refrattario a qualsiasi cambiamento. Basta chiedere all’ex-ministro Luigi Berlinguer".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-9023300518367992904?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/9023300518367992904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=9023300518367992904' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/9023300518367992904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/9023300518367992904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/12/ma-io-alla-riforma-gelmini-do-la.html' title='Ma io alla riforma Gelmini do la sufficienza'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3764679088945263636</id><published>2008-12-04T13:08:00.002+01:00</published><updated>2008-12-04T13:11:01.736+01:00</updated><title type='text'>Ho occupato i binari e me ne vanto</title><content type='html'>E poi c’è chi dice che la sinistra antagonista è capace solo di fare opposizione, non sapendo neppure dove sta di casa la maturità necessaria per governare. A volte verrebbe da esclamare: verissimo. L’ennesima riprova l’abbiamo avuta in occasione del rinvio a giudizio di chi nel 2003 occupò i binari della stazione di Bologna per protestare contro la guerra in Iraq. Tra di loro c’era anche Tiziano Loreti, segretario provinciale di Rifondazione comunista, un tipo dunque che rappresenta il punto di riferimento politico di un partito - che pur scomparso dal Parlamento - resta vivo e vegeto. Dopo la decisione del magistrato, Loreti se ne è uscito con dichiarazioni riprese da alcuni giornali e che vale la pena leggere di nuovo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quella del 20 marzo 2003 è stata un’azione doverosa che sono contento di aver fatto. La rivendico e vado a processo con animo leggero e orgoglioso. In stazione c’erano migliaia di persone e per uno come me che è sempre stato dentro i movimenti, quella è stata una delle azioni più giuste che abbia mai fatto. Quel giorno ha sbagliato chi non c’era, non chi ha occupato i binari perché si è trattato di un’azione utile e di un atto doveroso. Era necessario protestare contro una guerra che ha fatto migliaia e migliaia di morti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, a parte il fatto che per Loreti avremmo una notizia che lo sorprenderà e cioè che ogni guerra causa migliaia e migliaia di morti, e dunque non si capisce perché se ne è andato a rompere le scatole ai viaggiatori in transito per Bologna soltanto per l’Iraq e invece non traslochi direttamente dalle parti di piazza Medaglie d’Oro. Infatti non ci risulta che nel mondo, dopo il 2003, sia scoppiata la pace perenne e tutti gli esseri umani vadano d’amore e d’accordo. Ma, si sa, per certi esponenti politici esistono i conflitti giusti e quelli ingiusti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La differenza sta nella presenza o meno degli odiati americani. Se ci sono, la guerra è ingiusta e bisogna protestare. Se non ci sono, allora chissenefrega. A parte tutto questo, dicevamo, che comunque fa già girare le scatole, le parole di Loreti contengono in sé un tasso di pericolosità inaccettabile, che va al di là di ogni comprensione e giustificazione. Ci meravigliamo che nessun prestigioso maitre à penser sotto le Due Torri (e dire che non mancano) si sia preso la briga di stigmatizzarle. Quel giorno Loreti e i suoi compagni bloccarono la circolazione ferroviaria causando ritardi per 118 treni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante centinaia di persone, se non addirittura migliaia, hanno dovuto mandare a ramengo la loro giornata a causa dei moti (a corrente alternata) di chi crede di poter decidere per gli altri che cos’è il bene e cos’è il male? Perché Loreti ritiene che la sua scala di valori morali sia più importante della scala di valori dei viaggiatori di quel giorno? Scusate: queste non sono violenze propriamente dette? A Bologna la casta degli studenti, sempre pronta a protestare contro tutto e tutti (a parte i suoi amici politici, s’intende, tra i quali Loreti e Rifondazione) rappresenta un bacino straordinario di carne da cannone per chi è specializzato nel fomentare il dissenso e il conflitto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con le sue dichiarazioni, Loreti ha dato un esempio negativo a tutti quei ragazzi che lo ascoltano e lo seguono. Ai quali viene insegnato che ciò che personalmente si ritiene giusto, diventa oggettivamente tale in modo automatico anche per gli altri: volenti o nolenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3764679088945263636?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3764679088945263636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3764679088945263636' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3764679088945263636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3764679088945263636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/12/ho-occupato-i-binari-e-me-ne-vanto.html' title='Ho occupato i binari e me ne vanto'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-6240971054674421364</id><published>2008-11-28T15:57:00.000+01:00</published><updated>2008-11-28T15:58:31.350+01:00</updated><title type='text'>Cofferati e studenti, miscela esplosiva</title><content type='html'>Si fa a botte in strada e si fa a botte (o quasi) in Consiglio comunale. Cosa sta accadendo a Bologna? Il tasso di violenza è schizzato alle stelle negli ultimi mesi in città, con l’assalto al banchetto dei giovani di destra che difendevano la riforma della scuola e la rissa sfiorata tra Carella (PdL) e Monteventi (indipendente di sinistra) a fare da ciliegina su una torta a dir poco indigesta. E se poi per violenza consideriamo anche le incessanti manifestazioni di protesta che un giorno sì e l’altro pure occupano strade e piazze, aumentando a dismisura i problemi per i cittadini, allora il livello di guardia è stato superato da tempo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono due i fattori che mescolandosi fra di loro si sono trasformati in una micidiale carica esplosiva. Il primo ha una dimensione eminentemente locale e un nome ben preciso: Sergio Cofferati. Nei giorni scorsi un durissimo comunicato di Ascom Bologna riassumeva bene quali sono le responsabilità del sindaco nel clima di tensione col quale siamo costretti a convivere. “Le ordinanze e i divieti - si leggeva in una nota - hanno preso il posto del dialogo e del confronto, procurando solo danni. Troppe tensioni, troppe imposizioni, troppi diktat hanno creato un evidente approccio problematico ai temi che riguardano la convivenza civile nella nostra città”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bocciatura definitiva della quale sottoscriviamo ogni parola. Ma si deve aggiungere qualcosa, che poi a nostro avviso è la vera ragione del fallimento della trasformazione del Cinese in amministratore. Il limite sostanziale di Cofferati, alla fine, non è quello di essere incapace di fare il sindaco ma di essersi rivelato l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Probabilmente l’ex-leader della Cgil poteva scegliere tutte le città d’Italia dove inziare con una qualche speranza di successo la sua carriera di primo cittadino, meno una: Bologna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui entra in scena il secondo fattore scatenante. La sinistra radicale mantiene sotto le Due Torri una notevole capacità organizzativa e di creazione del dissenso, potendo far leva su un polmone universitario praticamente inesauribile e facilmente malleabile. Gente capace di protestare contro tutto e tutti, ogni giorno (anche perché non ha nient’altro da fare), oltre che di rispolverare l’antifascismo militante senza lasciarsi cogliere da una risata irrefrenabile. Una forza d’urto, questa, incanalata a seconda delle necessità e in modo spregiudicato contro lo stesso Cofferati (politiche della sicurezza, per esempio) oppure contro il perfido Berlusconi e la sua riforma della scuola, aggiungendo tensioni a tensioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò per riconoscere all’attuale sindaco l’unico merito possibile: con i suoi metodi rudi, da sindacalista duro e puro, le sue contraddizioni e incompetenze, ha acceso i riflettori sulla ragione più profonda dei conflitti che in città emergono con sempre maggiore virulenza: una sinistra che per una fetta non trascurabile resta solo e soltanto antagonista. Reazionaria sotto tanti aspetti. Immobile nelle sue stantie ideologie. E se a Roma comanda Berlusconi lo diventa ancora di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-6240971054674421364?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/6240971054674421364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=6240971054674421364' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/6240971054674421364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/6240971054674421364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/11/cofferati-e-studenti-miscela-esplosiva.html' title='Cofferati e studenti, miscela esplosiva'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5183873823489640327</id><published>2008-11-21T10:25:00.000+01:00</published><updated>2008-11-21T10:27:05.389+01:00</updated><title type='text'>E' nato il partito della Cgil</title><content type='html'>E’ morta la Triplice sindacale? Viva a Triplice! Dopo la manifestazione della settimana scorsa in Emilia-Romagna organizzata in totale solitudine dalla Cgil contro le politiche del Governo, il panorama politico si arricchisce di un nuovo partito: quello della Camera Generale del Lavoro, in sigla Cgil appunto. Una spaccatura che si è portata dietro anche accuse piuttosto pesanti tra i leader delle formazioni sindacali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il dato più interessante resta che l’opposizione politica è stata delegata dal Pd all’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani. E quale territorio più favorevole della “rossa” Emilia Romagna? Impegnato a Roma tra vigilanze Rai e imboscate di D’Alema, a Veltroni non resta che ritirarsi in buon ordine e far scendere in campo i duri e puri della Cgil. I quali non si sono fatti pregare e si sono precipitati in piazza a urlare la loro rabbia. Rabbia politica, però. Che ha ben poco a che fare con la soluzione dei problemi dei lavoratori. Anzi, essa va nella direzione esattamente opposta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché è questo il messaggio che è stato lanciato: alla Cgil non interessa più muoversi nel rispetto rigoroso del proprio ruolo, tutelando i diritti dei lavoratori (vecchi e nuovi) bensì rifiutare a priori qualunque forma di dialogo costruttivo con il Governo e le aziende. Decisione ancora più censurabile quando si consideri la gravissima crisi finanziaria ed economica che attanaglia il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in una situazione tanto critica ci si dovrebbe attendere un surplus di responsabilità da parte di chiunque, venerdì scorso abbiamo avuto la prova che la Cgil proprio non ce la fa a resistere all’istinto antiberlusconiano. Di fronte alla crisi, la strumentalizza per catturare consenso da girare al Pd. Al governo c’è Berlusconi? E allora via alle danze, pardon alle marce di protesta. Dicendo no a tutto e a prescindere da tutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comportamento rischioso, questo, perché porta direttamente all’isolamento rispetto a Uil e Cisl le quali, invece, tentano di mantenere atteggiamenti più coerenti col loro ruolo sedendosi ai tavoli di crisi. Isolamento che è puntualmente arrivato. Poco importa, però, perché in questo momento alla sinistra politica e sindacale interessa dire al Paese che l’opposizione a Berlusconi è viva e lotta con noi. Peraltro c’è un Di Pietro che travestendosi da rifondarolo comunista porta via consenso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché le piazze vengono riempite a ripetizione, approfittando di ogni occasione per alzare la voce. E la voce si alza unicamente per difendere con le unghie e con i denti un terreno che altrimenti franerebbe. In definitiva, proprio quando dal più grande sindacato italiano ci si aspetterebbe sguardo alto e scelte coraggiose, al contrario arrivano strumentalizzazioni di cortissimo respiro e strategie rivolte all’interno della sinistra con funzioni di supplenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5183873823489640327?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5183873823489640327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5183873823489640327' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5183873823489640327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5183873823489640327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/11/e-nato-il-partito-della-cgil.html' title='E&apos; nato il partito della Cgil'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-8297559352203560724</id><published>2008-10-27T19:14:00.004+01:00</published><updated>2008-10-28T16:01:36.494+01:00</updated><title type='text'>Il mito della tollerante Andalusia musulmana</title><content type='html'>&lt;img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/ca/Spanish_reconquista.gif/350px-Spanish_reconquista.gif" ALIGN="MIDDLE"&gt;&lt;P&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sfatiamo un altro dei più divulgati miti storiografici e religiosi in voga oggi: quello della tolleranza dei musulmani in Andalusia nei confronti dei cristiani e degli ebrei&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo fondamentale studio &lt;i&gt;Eurabia&lt;/i&gt;, Bat Ye’or ha rivelato al pubblico l’esistenza di un progetto di graduale trasformazione del vecchio continente in un appendice del mondo arabo-musulmano, perseguito attraverso le strutture del cosiddetto Dialogo Euro-Arabo, un ombrello di organizzazioni controllato dalle élite politiche dell’Unione Europea e del mondo arabo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Eurabia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Eurabia è essenzialmente un progetto politico che mira alla simbiosi tra Europa e mondo musulmano per ricreare, come ai tempi dell’impero romano, un nuova entità politica che abbracci tutto il Mediterraneo. Gli strumenti che le élite politiche stanno mettendo in atto per realizzare questo obiettivo sono: la promozione dell’immigrazione di massa di musulmani in Europa, la presentazione benevola della storia e della religione musulmana nelle università e nei mezzi d’informazione, la lotta al Cristianesimo e alle identità nazionali, la promozione del multiculturalismo, l’introduzione di reati d’opinione come l’islamofobia per colpire giudiziariamente le critiche all’islamismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il mito andaluso&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un progetto del genere, che sarà verosimilmente osteggiato dalla popolazione europea autoctona, necessita di miti ideologici per essere portato avanti. Il più diffuso è senza dubbio il “mito andaluso”, secondo cui la Spagna medievale prima della Reconquista cristiana rappresentava un bellissimo esempio di tolleranza e pacifica convivenza tra musulmani, cristiani ed ebrei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel modello dimostrerebbe che un islam illuminato esiste ed è esistito, e che una società multiculturale a prevalenza islamica, cioè il futuro che le élite eurabiche stanno preparando per il vecchio continente, non deve far paura a nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato che le ricerche storiche più approfondite abbiano dimostrato che quello della tolleranza andalusa, a dispetto della sua continua diffusione nei media politicamente corretti, non sia altro che un vero e proprio capovolgimento della realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conquista e l’occupazione islamica della Spagna furono caratterizzate infatti da un continuo uso della violenza. La Spagna venne invasa nel 710-716 d.C. da tribù arabe originarie della penisola arabica, che compirono immense razzie, schiavizzazioni, deportazioni e uccisioni delle popolazioni conquistate. La maggior parte delle chiese vennero convertite in moschee. Dopo la conquista seguì la colonizzazione della penisola iberica attraverso una massiccia immigrazione berbera e araba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle regioni iberiche che si vennero a trovare sotto una stabile controllo islamico i cristiani e gli ebrei vennero relegati, come in tutto il resto del mondo islamico, nella condizione di dhimmi, vera e propria forma di apartheid su base religiosa che si manifesta attraverso il pagamento di una tassa, la jizya, e molte altre forme umilianti di sottomissione dei popoli “infedeli” ai padroni musulmani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La società andalusa venne infatti divisa per caste, con al vertice i conquistatori arabi, seguiti dai colonizzatori berberi, dagli iberici convertiti all’islam (chiamati Muwalladun) e infine dai dhimmi cristiani (detti mozarabi) ed ebrei. In quanto cittadini di infima classe, i dhimmi non potevano costruire nuove chiese o sinagoghe né restaurare quelle vecchie; erano segregati in speciali quartieri, dovevano portare abiti che li rendessero riconoscibili ed erano soggetti ad una pesante tassazione speciale; nelle campagne i contadini cristiani diventarono una classe servile al servizio dei padroni islamici; feroci rappresaglie mediante mutilazioni e crocifissioni punivano implacabilmente i mozarabi che chiedevano aiuto ai re cristiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Esempi di convivenza islamica...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’umiliante status imposto ai cristiani e la confisca delle loro terre provocarono continue rivolte, punite con massacri, a Toledo (761, 784-86), Saragozza (dal 781 al 881), Cordoba (805), Merida (805-813, 828) e di nuovo a Toledo (811-819).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Talvolta gli insorgenti vennero crocifissi, come prescrive il Corano alla sura 5, 33 (&lt;i&gt;«La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba dai lati opposti o che siano esiliati sulla terra»&lt;/i&gt;). La rivolta di Cordoba dell’818 venne repressa con tre giorni di massacri e saccheggi, al termine dei quali trecento notabili cristiani vennero crocifissi e ventimila famiglie espulse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al-Andalus rappresentava la terra del jihad per eccellenza. Ogni anno, talvolta anche due volte all’anno, dalle regioni meridionali della penisola iberica partivano i raid dei musulmani per la conquista di bottino e schiavi nei regni cristiani del nord della Spagna, nelle regioni basche, nella Francia e nella valle del Rodano. I corsari andalusi attaccavano e invadevano le coste dell’Italia, della Sicilia e delle isole egee, saccheggiando e bruciando tutto quello che incontravano. Migliaia di persone vennero deportate come schiavi in Andalusia, dove il califfo manteneva una milizia composta da decine di migliaia di schiavi cristiani catturati in ogni parte d’Europa, e un harem di donne cristiane catturate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei più importanti giuristi arabo-andalusi dell’epoca, Ibn Hazm di Cordoba (morto nel 1064) scriveva che Allah aveva stabilito la proprietà degli infedeli al solo scopo di fornire bottino ai musulmani. Anche la dinastia berbera degli almohadi, che regnò in Spagna e Nord Africa dal 1130 al 1232, arrecò enormi distruzioni alla popolazione cristiana ed ebrea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa devastazione, realizzata mediante massacri, prigionie e conversioni forzate, è stata raccontata da alcuni scrittori ebrei, come il cronista Abraham Ibn Daud e il poeta Abraham Ibn Ezra. Quando non erano convinti della sincerità delle conversioni degli ebrei all’islam, gli inquisitori musulmani (che precedettero di tre secoli quelli cristiani!) sequestravano i bambini di quelle famiglie per affidarli ad educatori musulmani. Nel suo libro &lt;i&gt;Moorisch Spain&lt;/i&gt; lo storico Richard Fletcher conclude quindi che &lt;i&gt;«la Spagna dei Mori non fu una società tollerante e illuminata nemmeno nella sua epoca più raffinata»&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un piano di scristianizzazione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa terribile eredità della dominazione musulmana nella penisola iberica è rimasta impressa fino ad oggi nella memoria degli spagnoli. Ogni anno, in una tradizione che risale al sedicesimo secolo, i villaggi spagnoli festeggiano la liberazione dai Mori durante i festival “Moros y Cristianos”, nei quali viene distrutta e bruciata l’effigie di Maometto (chiamata “la Mahoma”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo dopo l’attentato dell’11 marzo 2004 alla stazione di Madrid, che ha fatto 192 vittime, alcuni villaggi, come quello di Boicarent vicino a Valencia, hanno deciso di interrompere la plurisecolare tradizione per paura di ritorsioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da parte sua il governo socialista di Zapatero, salito al potere solo grazie all’effetto dell’attentato, ha approvato un piano che limita l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e che prevede finanziamenti per l’insegnamento della religione islamica e per la costruzione di moschee a favore del milione di musulmani che già vivono nel paese iberico. Il cardinale Antonio Maria Rouco Varela ha denunciato la politica filo-islamica dei socialisti come un tentativo di cancellare secoli di storia spagnola per riportare il paese alla situazione precedente alla Reconquista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È prevedibile che questo progetto di sradicamento forzato dell’identità cristiana della Spagna, se mai andrà in porto, non riporterà in auge una nuova Andalusia “tollerante e multiculturale”, che non è mai esistita se non nelle menzogne di chi falsifica la storia per professione, ma riporterà in vita i secoli più tragici della storia spagnola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;B&gt;Guglielmo Piombini&lt;/B&gt;&lt;P&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Radici Cristiane&lt;/i&gt;, n. 39, novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-8297559352203560724?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/8297559352203560724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=8297559352203560724' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8297559352203560724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8297559352203560724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/10/il-mito-della-tollerante-andalusia.html' title='Il mito della tollerante Andalusia musulmana'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4641701240704559221</id><published>2008-09-26T18:32:00.001+02:00</published><updated>2008-09-26T18:34:28.868+02:00</updated><title type='text'>Europa 2050: meno bambini più lupi</title><content type='html'>I ricercatori del Berlin Institute for Population and Development hanno realizzato, in collaborazione con la rivista naturalistica Geo, un importante studio di 368 pagine sulle prospettive demografiche dell’Europa, intitolato &lt;em&gt;Europe’s Demographic Future. Growing Imbalances &lt;/em&gt;(“Il futuro demografico dell’Europa. Squilibri crescenti”). Sul sito dell’istituto è disponibile una sintesi in inglese in 16 pagine, che anticipa i punti più rilevanti dell’indagine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I bassi tassi di fertilità, l’invecchiamento delle popolazioni e il crescente numero di immigrati provenienti da altre regioni del mondo sono i fattori che, secondo i ricercatori tedeschi, cambieranno il volto dell’Europa nel corso dei prossimi decenni. Questi processi toccheranno il loro zenith fra 30 o 40 anni, e la loro inversione sembra per ora improbabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà l’invecchiamento e la riduzione della natalità sono un fenomeno globale, ma gli effetti si faranno sentire prima nelle zone geografiche che hanno fatto da apripista, l’Europa e la Russia, dove queste tendenze sono in corso da decenni. In tutte le altre aree del mondo gli attuali tassi di natalità, sebbene calanti, garantiranno infatti un aumento della popolazione da qui alla metà del secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto dell’istituto berlinese prevede che, nel periodo 2007-2050, gli abitanti degli Stati Uniti e del Canada cresceranno del 30,7 %, da 335 a 438 milioni; quelli dell’America Latina e dei Caraibi aumenteranno del 37,6 %, passando da 569 a 783 milioni; gli abitanti dell’Asia passeranno da 4 miliardi a 5 miliardi e duecentomila, con un aumento del 30,1 %; l’Africa vedrà addirittura più che raddoppiare la propria popolazione, da 944 milioni a 1.937 milioni, con una crescita del 105,2 %. Per contro, l’Europa del 2050 avrà l’8,3 % di abitanti in meno rispetto ad oggi, calando da 591 a 542 milioni; nella Russia la riduzione sarà ancor più marcata, dato che gli abitanti scenderanno da 142 a 112 milioni, con una differenza negativa del 21,1 %. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente nessun paese europeo arriva al tasso naturale di sostituzione della popolazione di 2,1 figli per donna, che serve a mantenere stabile la popolazione nel tempo. La media europea è di 1,5 figli per donna, e questo significa che ogni nuova generazione si riduce del 25 % rispetto a quella precedente. Se a questo dato si aggiunge quello dell’invecchiamento, che vede da qui al 2050 un aumento degli ultrasessantacinquenni dal 16 % al 28 % del totale, con un innalzamento dell’età media di quasi 10 anni (da 39 a 47 anni), le prospettive dell’Europa si fanno drammatiche. Il numero calante delle persone in età lavorativa, combinato con l’aumento delle spese pensionistiche e sanitarie destinate alla crescente popolazione anziana, renderà sempre più difficile all’Europa competere con le altre regioni del mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto, che valuta la sostenibilità demografica di 285 regioni d’Europa sulla base di 24 indicatori demografici, economici, sociali e ambientali, osserva che i tassi di fertilità sono distribuiti in maniera piuttosto diseguale all’interno del continente. Si va infatti dai quasi 2 figli per donna dell’Islanda, dell’Irlanda e della Francia agli 1,2 figli per donna delle regioni più depresse dell’Europa dell’est, della Spagna del nord o dell’Italia del sud, nelle quali, afferma il direttore dell’istituto Reiner Klingholz, sarà impossibile impedire il completo spopolamento di molti centri rurali, dove i lupi e le foreste stanno già facendo ritorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca presenta dunque una diagnosi molto realistica sulla grave situazione demografica del vecchio continente, e riconosce l’esistenza di una crisi dovuta al calo e all’invecchiamento della popolazione. Ma quali ne sono le cause, e quali rimedi vengono proposti? Nello sforzo di non contraddire l’ortodossia progressista dominante, le risposte degli esperti di popolazione del Berlin Institute appaiono eccessivamente condizionate dal “politicamente corretto”. Lo studio propone, in sostanza, di far fronte alla crisi demografica incoraggiando da un lato l’immigrazione, e dall’altro una maggiore “eguaglianza di genere” nel mondo del lavoro: «L’immigrazione è necessaria, e non c’è alternativa», afferma Reiner Klingholz, portando come esempi positivi l’Irlanda e la Gran Bretagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa di paradossale nell’idea che solo l’immigrazione di massa possa tenere in piedi l’economia dell’Europa, perché proviene da quello stesso campo progressista che, fino a qualche tempo fa, si batteva per il controllo delle nascite e in favore di politiche denataliste con il pretesto che eravamo già in troppi. Oggi si sono accorti che il calo delle nascite ha provocato dei vuoti paurosi nell’economia, e tentano di rimediare ripopolando freneticamente il vecchio continente con popolazioni aventi culture aliene, e talvolta apertamente ostili, a quelle dei paesi ospitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I curatori del rapporto, inoltre, si rifiutano di mettere in correlazione la crisi demografica dell’Europa con la distruzione dell’istituto familiare avvenuto dal Sessantotto in poi. «Non ha assolutamente senso demografico - affermano i ricercatori - riproporre le strutture della famiglia tradizionale. Al contrario, più uguaglianza viene offerta agli uomini e alle donne sul posto di lavoro, più figli nascono. Oltre la metà dei bambini nati in Svezia, Norvegia e Francia, tutti e tre paesi con alti tassi di natalità, nascono fuori dal matrimonio. In Islanda questa percentuale arriva al 65 %. I tassi di natalità declinanti degli ultimi decenni sono strettamente collegati al cambiamento del ruolo della donna nella società, perché a partire dagli anni Sessanta le donne hanno avuto uguali possibilità di accesso all’istruzione. Queste donne oggi sono interessate alla carriera e allo stipendio, e hanno un numero apprezzabile di figli solo nei paesi che permettono a entrambi i genitori di conciliare lavoro e famiglia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene dunque esaltato un modello sociale e familiare, basato sul sostegno statale ai genitori che lavorano (sotto forma di asili nido, scuole, sussidi), e sull’equiparazione fra tutti i tipi di unione (matrimoniali e non), che in realtà non ha prodotto gli effetti voluti: in Svezia il tasso di natalità è in calo continuo dagli anni Novanta, mentre in Francia e in Gran Bretagna il tasso di natalità superiore alla media europea sembra dovuto in larga misura all’alta fertilità della vasta comunità musulmana. Un modello, quello nordico, che ha finito per generare altri problemi sociali, perché gran parte dei bambini privi di una famiglia stabile sono più insicuri e depressi, registrano maggiori difficoltà a scuola e, una volta cresciuti, cadono più facilmente nell’alcolismo e nella delinquenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in futuro l’Europa conoscerà una nuova primavera demografica non sarà certo per via di qualche alchimia politico-sociale studiata a tavolino dai politici o dagli esperti, ma grazie a una nuova rivoluzione culturale che metta al centro la vita, la famiglia e i figli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;strong&gt;Guglielmo Piombini&lt;/strong&gt;, Svipop)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4641701240704559221?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4641701240704559221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4641701240704559221' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4641701240704559221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4641701240704559221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/09/europa-2050-meno-bambini-pi-lupi.html' title='Europa 2050: meno bambini più lupi'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7970128141232004632</id><published>2008-09-17T20:37:00.000+02:00</published><updated>2008-09-17T20:38:43.456+02:00</updated><title type='text'>Preferenze, battaglia sacrosanta</title><content type='html'>A Bologna, l’Udc è andata in piazza per raccogliere firme a favore della reintroduzione delle preferenze. Vale a dire l’opportunità per i cittadini di mandare in Parlamento i rappresentanti che ritengono migliori, senza essere costretti ad accettare la lista imposta dalle segreterie romane. Si tratta di una battaglia liberale e popolare, che salutiamo con soddisfazione. Soprattutto si tratta di una battaglia a favore del merito. Al di là delle chiacchiere restiamo convinti che debba essere spedito a Roma chi è più radicato sul territorio, chi fa politica sul serio, chi ha voglia di mettersi in gioco perché sa che ha qualcosa da dire. Insomma: merita la promozione chi ha voglia di lavorare e non punta esclusivamente sull’amicizia con questo o quel leader. I cortigiani non ci sono mai piaciuti e continuano a non piacerci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La preferenza riavvicina la gente comune al governo della cosa pubblica perché costringe l’esponente politico a non abbandonare il proprio elettorato Per di più innescando una concorrenza salutare tra i candidati in lizza. I quali saranno indotti a non dimenticare il loro legame col territorio dal quale provengono una volta eletti, battendosi per esigenze realmente sentite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se alla successiva tornata elettorale i cittadini riterranno che i “loro” politici non abbiano lavorato bene, ne sceglieranno altri. Liberamente. Questa è democrazia. Il “padrone” del politico eletto, dunque, non è più il capo del partito cui egli appartiene, bensì i suoi elettori. Con le preferenze si rovescia completamente il rapporto tra cittadini e formazioni politiche, facendo pendere l’ago della bilancia sui primi e non sulle sovrastrutture delle seconde. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche anno fa, quando esplose il fenomeno-Berlusconi, per anni si è parlato di rivoluzione liberale in arrivo. La reintroduzione delle preferenze sarebbe un tassello importante per far sì che questa rivoluzione possa tornare nel dibattito politico in veste di prospettiva seria e soprattutto realizzabile. Concorrenza, merito, democrazia, libertà e aggiungiamoci responsabilità: tutti valori che sono connaturati a una destra moderna, che guarda al futuro consapevole della propria forza. E allora perché si è mossa solo l’Udc?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7970128141232004632?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7970128141232004632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7970128141232004632' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7970128141232004632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7970128141232004632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/09/preferenze-battaglia-sacrosanta_17.html' title='Preferenze, battaglia sacrosanta'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2845352383414352217</id><published>2008-09-10T17:16:00.003+02:00</published><updated>2008-09-10T17:20:17.587+02:00</updated><title type='text'>Il libro dell'orgoglio occidentale</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.hebookservice.com/bookimages/38/c7238_full.jpg" ALIGN="RIGHT"&gt;&lt;br /&gt;La civiltà occidentale soffre di una grave crisi d’identità ed è attaccata da pericolosi nemici interni ed esterni, ma per fortuna ha ancora dei difensori di valore, come Anthony Esolen, professore di letteratura inglese all’università statunitense di Providence e rinomato traduttore di importanti opere letterarie occidentali, tra cui La Divina Commedia di Dante Alighieri. La sua &lt;I&gt;&lt;A HREF="http://web2.venet.net/libridelponte/det-libro.asp?ID=849"&gt;The Politically Incorrect Guide to Western Civilization&lt;/A&gt;&lt;/I&gt;, recentemente pubblicata dalla casa editrice Regnery di Washington, rappresenta un’efficace risposta al multiculturalismo e a tutte le ideologie anti-occidentali che dal Sessantotto in poi hanno conquistato l’egemonia nelle scuole e nelle accademie americane ed europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anthony Esolen, che è di religione cattolica, accusa la dominante correttezza politica di essere un tentativo, neanche tanto mascherato, di demolire le fondamenta su cui è stata costruita la cultura europea e americana. Tutto ciò che i progressisti odiano di più (il cristianesimo, il giudaismo, la moralità tradizionale, la famiglia monogamica, il capitalismo, la proprietà privata) si può infatti riassumere in due parole: civiltà occidentale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per contrastare questo programma distruttivo Esolen vuole restituire agli uomini e alle donne occidentali l’orgoglio per la propria civiltà. L’Occidente, non dimentichiamolo, è l’invidia del pianeta. Ogni giorno milioni di persone provenienti da ogni angolo della terra dimostrano con le loro azioni di essere disposte a tutto pur di raggiungere le nostre società, e questo vale anche per quelle popolazioni musulmane che a parole ostentano odio e disprezzo nei nostri confronti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori dall’Occidente e dalle aree influenzate dalla cultura occidentale la vita è ancora pericolosa, brutale e breve. Solo nella cultura occidentale, infatti, è emersa un’idea universale dei diritti umani. Questa nozione, radicata nella concezione giudaico-cristiana della dignità della persona fatta ad immagine del Dio creatore, ha permesso la nascita di istituzioni politiche più liberali e rispettose dell’individuo, che altrove stentano ad attecchire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non bisogna avere il timore di ricordare che è dall’Occidente quotidianamente insultato da marxisti, multiculturalisti e islamisti che proviene la quasi totalità delle creazioni intellettuali, artistiche, scientifiche e tecnologiche di cui oggi gode l’umanità. Miliardi di persone che vivono nel resto del mondo non sarebbero mai nate né sopravvissute senza i progressi morali, tecnici, alimentari e medici portati ovunque dagli europei. L’idea vittoriana del fardello dell’uomo bianco, oggi derisa, contiene dunque un profondo nucleo di verità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo libro Esolen ripercorre la storia della cultura occidentale esaltando la grandezza dell’antica Grecia, dell’antica Roma e del Medioevo. La diffusione del relativismo morale segnò il declino di Atene e dell’impero romano. La burocratizzazione, l’elevata tassazione e la depravazione morale minarono infatti l’istituzione famigliare su cui Roma aveva costruito la propria forza. Dall’incoronazione di Ottone al sacro Romano Impero nel 962 alla morte di Dante nel 1321, scrive Esolen, l’Europa conobbe invece una delle massime fioriture culturali della storia umana, e anche le glorie del Rinascimento furono principalmente frutto del Medioevo e della cultura cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’epoca moderna segna però l’inizio della crisi della Cristianità. Dall’Illuminismo in poi la cultura occidentale divorzia dai suoi fondamenti religiosi e metafisici, e vede proliferare nel suo seno una gran quantità di ideologi fanatici, di scienziati ciarlatani, di intellettuali farneticanti. L’inaudita violenza degli ultimi secoli, che raggiunge il suo culmine nel Novecento, è secondo Esolen il prodotto delle idee di questi cattivi maestri, che hanno incoraggiato da un lato la crescita inarrestabile dello Stato, e dall’altro l’eliminazione dell’influenza della Chiesa dalla vita sociale. I pochi che intuirono come sarebbe andato a finire questo perverso progetto della modernità, e che continuarono a difendere la dignità umana (ad esempio Edmund Burke, Gilbert K. Chesterton, T. S. Eliot, Russell Kirk, Friedrich von Hayek o Aleksandr Solzenicyn), furono sprezzantemente bollati come “conservatori”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se gli europei continueranno sulla via del secolarismo radicale, e se gli americani li seguiranno a ruota, conclude Esolen, alla fine non troveranno una nuova età della ragione, ma qualcosa di già visto: altri Lenin, altri Stalin, o persino altri Maometto: «&lt;i&gt;Per quelli di noi che amano l’Occidente la battaglia può sembrare scoraggiante. I nostri avversari hanno dalla loro parte i principali mezzi d’informazione, le università, il potere politico e molto più denaro. Per fortuna dalla nostra parte abbiamo millenni di storia e qualche fuoriclasse che risponde al nome di Aristotele, Sant’Agostino, Burke o Eliot&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cattive idee che oggi vengono propagandate come rivoluzionarie e illuminate non sono per nulla nuove; le grandi menti dell’Occidente hanno combattuto il relativismo, l’ateismo, il materialismo e la statolatria per millenni. Le loro grandi idee sono ancora in grado di prevalere contro tutte le elucubrazioni degli pseudo-intellettuali progressisti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guglielmo Piombini&lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;(&lt;i&gt;Il Domenicale&lt;/i&gt;, 7 settembre 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2845352383414352217?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2845352383414352217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2845352383414352217' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2845352383414352217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2845352383414352217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/09/il-libro-dellorgoglio-occidentale.html' title='Il libro dell&apos;orgoglio occidentale'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2030865455071364826</id><published>2008-08-25T09:59:00.004+02:00</published><updated>2008-08-25T10:07:44.724+02:00</updated><title type='text'>L'Unione Europea è una Francia allargata</title><content type='html'>Il grande blogger norvegese Fjordman, tra i principali fustigatori del multiculturalismo, della correttezza politica e del filo-islamismo delle nostre elite politico-intellettuali, ha pubblicato un brillante articolo sul &lt;em&gt;Brussels Journal &lt;/em&gt;del 9 agosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La traduzione in italiano si può leggere a questo link: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://web2.venet.net/libridelponte/det-articolo.asp?ID=158"&gt;LA FRANCIA: UNA NAZIONE FERITA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di Fjordman  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fjordman parla in questo articolo della Francia, e fa considerazioni illuminanti come la seguente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Io apprezzo molti aspetti della cultura francese, ma ammetto di disprezzare profondamente la moderna cultura politica francese. Almeno fin dalla fine del diciottesimo secolo la Francia ha conosciuto solo classi politiche incredibilmente elitarie, sollevazioni violente e utopie ideologiche. Francamente, una delle cose più disturbanti dell’Unione Europea è il fatto che esporta l’insana cultura politica e burocratica francese al resto del continente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è dubbio che la Francia sia sproporzionatamente responsabile per la situazione in cui si trova oggi buona parte dell’Europa. L’Unione Europea è un’idea francese, così come l’Eurabia. Entrambe sono state concepite come strumenti per promuovere la declinante influenza francese nell’arena internazionale. Ricordo distintamente che nel 2005 si chiedeva ai francesi di votare “sì” alla proposta di Costituzione Europea perché si trattava di votare a favore di una “Francia allargata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma con decine di automobili incendiate ogni giorno nelle banlieus, centinaia di mini-stati islamici di fatto incastonati nel cuore della Francia e una elite politica notoriamente arrogante e decisissima a importare altri musulmani, per quale motivo gli altri europei dovrebbero desiderare di vivere in una Francia allargata? La verità è che questo è un paese che si sta incamminando sulla via del suicidio culturale e che ha un profilo demografico peggiore di ogni altra nazione europea, dato che i musulmani costituiscono già il 10 per cento della popolazione".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2030865455071364826?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2030865455071364826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2030865455071364826' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2030865455071364826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2030865455071364826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/08/lunione-europea-una-francia-allargata.html' title='L&apos;Unione Europea è una Francia allargata'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4734749364436560068</id><published>2008-07-03T22:06:00.005+02:00</published><updated>2008-07-03T22:15:34.833+02:00</updated><title type='text'>Scozia, la polizia chiede scusa ai musulmani</title><content type='html'>I musulmani scozzesi si sono lamentati per il cane (animale immondo come il maiale) nella cartolina inviata dalla polizia  - e riportata sotto - per pubblicizzare un nuovo numero telefonico di pubblica utilità. E la polizia ha chiesto scusa!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da Dhimmi Watch&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_Lk1R5fIfvPA/SG0yQG9u3tI/AAAAAAAAAAM/tgGc8Mabnxs/s1600-h/Dog.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_Lk1R5fIfvPA/SG0yQG9u3tI/AAAAAAAAAAM/tgGc8Mabnxs/s320/Dog.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5218882795521105618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;July 1, 2008&lt;br /&gt;Scotland: Muslims offended by picture of puppy on police postcard&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Offensive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And the department apologized. "Muslims outraged at police advert featuring cute puppy sitting in policeman's hat," from the Daily Mail, July 1:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A postcard featuring a cute puppy sitting in a policeman's hat advertising a Scottish police force's new telephone number has sparked outrage from Muslims. &lt;br /&gt;Tayside Police's new non-emergency phone number has prompted complaints from members of the Islamic community.&lt;br /&gt;The choice of image on the Tayside Police cards - a black dog sitting in a police officer's hat - has now been raised with Chief Constable John Vine.&lt;br /&gt;The advert has upset Muslims because dogs are considered ritually unclean and has sparked such anger that some shopkeepers in Dundee have refused to display the advert.&lt;br /&gt;Dundee councillor Mohammed Asif said: 'My concern was that it's not welcomed by all communities, with the dog on the cards.&lt;br /&gt;'It was probably a waste of resources going to these communities.&lt;br /&gt;'They (the police) should have understood. Since then, the police have explained that it was an oversight on their part, and that if they'd seen it was going to cause upset they wouldn't have done it.' &lt;br /&gt;Councillor Asif, who is a member of the Tayside Joint Police Board, said that the force had a diversity adviser and was generally very aware of such issues.&lt;br /&gt;He raised the matter with Mr Vine at a meeting of the board.&lt;br /&gt;The chief constable said he was unaware of the concerns and that the force had not sought to cause any upset but added he would look into the matter.&lt;br /&gt;Councillor Asif said: 'People who have shops just won't put up the postcard. But the police have said to me that it was simply an oversight and they did not seek to offend or upset.'&lt;br /&gt;Cards featuring police dog-in-training Rebel have been distributed to communities throughout the area to advertise the single number point of contact for non-emergency calls to the police.&lt;br /&gt;Rebel has proved a popular recruit for Tayside Police after coming through the very first Lothian and Borders Police dog-breeding programme in February. &lt;br /&gt;One of seven German Shepherd pups born in early December, he has now completed his course of inoculations, and is free to venture out onto the streets of Tayside.&lt;br /&gt;Vaccinations aside: "Abu Dharr reported: The Messenger of 'Allah (may peace be upon him) said: When any one of you stands for prayer and there is a thing before him equal to the back of the saddle that covers him and in case there is not before him (a thing) equal to the back of the saddle, his prayer would be cut off by (passing of an) ass, woman, and black Dog. I said: O Abu Dharr, what feature is there in a black dog which distinguish it from the red dog and the yellow dog? He said: O, son of my brother, I asked the Messenger of Allah (may peace be upon him) as you are asking me, and he said: The black dog is a devil." - Sahih Muslim 4.1032&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A spokesman for Tayside Police said: 'Trainee police dog Rebel has proved extremely popular with children and adults since being introduced to the public, aged six weeks old, as Tayside Police's newest canine recruit.&lt;br /&gt;'His incredible world-wide popularity - he has attracted record visitor numbers to our website - led us to believe Rebel could play a starring role in the promotion of our non-emergency number.&lt;br /&gt;'We did not seek advice from the force's diversity adviser prior to publishing and distributing the postcards. That was an oversight and we apologise for any offence caused.'&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4734749364436560068?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4734749364436560068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4734749364436560068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4734749364436560068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4734749364436560068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/07/i-musulmani-scozzesi-si-sono-lamentati.html' title='Scozia, la polizia chiede scusa ai musulmani'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_Lk1R5fIfvPA/SG0yQG9u3tI/AAAAAAAAAAM/tgGc8Mabnxs/s72-c/Dog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5332176117795555678</id><published>2008-06-30T16:37:00.002+02:00</published><updated>2008-07-01T15:58:48.700+02:00</updated><title type='text'>Barry Goldwater, il rivoluzionario dell'Arizona</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.lelettere.it/Data/Files/prodotti/697goldwater.JPG" ALIGN="RIGHT"&gt;&lt;br /&gt;Le elezioni presidenziali americane del 1964, che seguirono l’assassinio di John Kennedy, videro la vittoria “a valanga” del candidato democratico Lyndon Johnson su quello repubblicano, il senatore dell’Arizona Barry Goldwater, il quale vinse in soli sei stati raccogliendo il 39 per cento del voto popolare. Malgrado le dimensioni della sconfitta, la sua corsa alla presidenza rappresentò però un definitivo punto di svolta nella politica americana. Il significato della rivoluzione operata da Goldwater viene spiegato dal professor Antonio Donno, docente presso l’Università del Salento e tra i massimi esperti del pensiero politico americano, nella sua bella monografia &lt;a href="http://web2.venet.net/libridelponte/det-libro.asp?ID=834"&gt;Barry Goldwater. Valori americani e lotta al comunismo &lt;/a&gt;(Le Lettere, Firenze, 125 pp., euro 18,00).&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Barry Goldwater si fece interprete dei sentimenti conservatori dell’America dell’Ovest e del Sud-Ovest all’interno di un partito, il Grand Old Party, che era stato sempre dominato dalle elite finanziarie e industriali del Nord-Est. Ma soprattutto fu il primo a sfidare la filosofia statalista del New Deal che da almeno trent’anni dominava la politica statunitense, e che non era stata sostanzialmente intaccata durante gli otto anni dell’amministrazione repubblicana di Eisenhower. Goldwater riuscì infatti ad operare una fusione tra le istanze conservatrici (l’anticomunismo senza compromessi, il tradizionalismo morale, l’elogio dell’eredità cristiana e la fedeltà ai valori dell’Occidente) e quelle libertarie (l’individualismo, l’esaltazione del libero mercato, l’antistatalismo, la critica del welfare-state) che non andò più dispersa e che riemerse prepotentemente quindici anni dopo, nel 1980, con la vittoria di Ronald Reagan.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il successo di Reagan, infatti, non può essere spiegato se non alla luce del programma politico che Goldwater mise a punto nei suoi due libri &lt;i&gt;The Coscience of a Conservative &lt;/i&gt;del 1960, che ebbe un successo editoriale senza precedenti (tre milioni e mezzo di copie vendute fino al 1964, mentre la traduzione italiana, pubblicata dalle Edizioni del Borghese, fu completamente snobbata), e &lt;i&gt;Why Not Victory? &lt;/i&gt;del 1962, dove espose la sua linea di politica estera di duro contrasto al comunismo.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Riprendendo i principi originari del liberalismo americano, Goldwater scrisse con grande temerarietà un manifesto politico di un violenza concettuale inaudita, dopo tanti anni di quieto conformismo statalista. Il suo coraggio porterà i conservatori americani a sostenere con entusiasmo la sua candidatura alle presidenziali del 1964. Nel mondo intellettuale lavorarono per lui le migliori menti dell’epoca, come William Buckley, Harry Jaffa, Brent Bozell, Karl Hess, Frank Meyer, Milton Friedman, Ayn Rand. I democratici scateneranno invece contro Goldwater una campagna di denigrazione forsennata, sul tipo di quella messa in atto contro il senatore Joe McCarthy. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Contrapponendosi ai liberals impegnati in uno sforzo collettivo per imporre il progresso, il conservatorismo di Goldwater poneva l’accento sullo sviluppo spirituale dell’individuo e riaffermava l’insegnamento cristiano sulla sacralità della persona umana. Si trattava, spiega Antonio Donno, di una testimonianza di capitale importanza, che riposizionava il fattore religioso al centro dell’azione politica. Il ritorno alle matrici giudaico-cristiane della nazione americana produrrà infatti nei decenni successivi un vero terremoto nell’approccio di molta parte dell’elettorato americano alla politica.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, insistendo sui diritti inalienabili e di per sé evidenti dell’individuo, il senatore dell’Arizona operava un significativo recupero della tradizione giusnaturalista americana risalente all’epoca coloniale e alla Dichiarazione d’Indipendenza. Quando scriveva che «durante tutta la Storia dell’umanità, le più gravi insidie alla libertà individuale sono partite, sempre, dal Governo», Goldwater si rifaceva esplicitamente alle idee radicalmente antistataliste della Old Right (la vecchia destra anti-rooseveltiana di Frank Chodorov e Albert Jay Nock) e del libertarismo di Ayn Rand e Murray Rothbard. «Come può essere libero un uomo - si chiedeva Goldwater - se i frutti del suo lavoro non sono a sua disposizione perché ne faccia quello che vuole, ma vengono trattati, invece, come parte d’un fondo comune di ricchezza pubblica? La proprietà e la libertà sono inseparabili: quando il governo, sotto forma d’imposte, porta via la prima, invade anche la seconda».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Questa affermazione ci porta direttamente alla critica dello Stato assistenziale, che Goldwater condannava nella maniera più decisa, non solo perché determinava una vera e propria ingiustizia sociale, umiliando i più capaci e meritevoli a favore di un settore parassitario sempre più vasto, ma soprattutto perché produceva negli individui degli effetti psicologici disastrosi. I sostenitori del welfare state, osserva Goldwater, sanno bene che l’individuo può essere posto alla mercé del governo non solo facendo dello Stato il suo datore di lavoro, ma spogliandolo dei mezzi per provvedere ai suoi bisogni personali e dando al governo la responsabilità di accudire a quei bisogni dalla culla alla tomba. «L’assistenzialismo - scrive Goldwater ne &lt;i&gt;La coscienza di un conservatore &lt;/i&gt;- trasforma l’individuo da un essere spirituale, dignitoso, industre, pieno di fiducia in se stesso, in una creatura animale dipendente senza che nemmeno se ne renda conto».&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;In sostanza, Goldwater sostiene che il socialismo ottenuto per mezzo dell’assistenza è più pericoloso di quello che risulta dalle nazionalizzazioni, perché l’effetto politico e psicologico del primo è peggiore. In compenso dei benefici l’individuo finisce infatti per concedere al governo il massimo del potere politico. Ancor più dannosa però è l’influenza esercitata sul suo carattere: l’eliminazione di ogni senso di responsabilità per il proprio benessere e per quello della sua famiglia e dei parenti. La puntuale conferma delle previsioni di Goldwater arriverà nel corso degli anni Settanta, quando entreranno a pieno regime le politiche di “guerra alla povertà” introdotte da Lyndon Johnson nel suo progetto di Grande Società. La sfascio delle famiglie dovuta alla scomparsa della figura paterna, l’aumento della criminalità e il degrado morale che da allora hanno cominciato a caratterizzare i sobborghi urbani abitati prevalentemente dalla popolazione nera sono infatti il risultato diretto della deresponsabilizzazione individuale prodotta dall’assistenzialismo statale.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;L’aiuto ai più bisognosi, dice Goldwater, deve essere lasciato nelle mani dei privati, delle associazioni, delle Chiese, degli enti locali, perché gli aspetti materiali e spirituali dell’essere umano sono connessi, e la responsabilità personale di provvedere ai propri bisogni materiali è tutt’uno con la responsabilità di essere liberi: «La libertà politica dell’uomo è illusoria, se egli dipende per i suoi bisogni economici dallo Stato. Le scelte che governano la sua vita sono scelte che egli deve fare: non possono essere fatte da nessun altro, individuo o collettività». I progressisti tendono a guardare soltanto al lato materiale della persona umana, ma - scrive Goldwater riprendendo la lezione del celebre libro di Friedrich von Hayek del 1944, La via della schiavitù - considerare l’uomo parte di una massa indifferenziata significa, alla fine, consegnarlo alla schiavitù.  &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;In politica estera Goldwater era convinto che la coesistenza pacifica con il comunismo fosse impossibile, perché il totalitarismo sovietico aveva come obiettivo la conquista del mondo. A questa dottrina gli Stati Uniti non potevano opporre la ricerca della pace ad ogni costo, ma una lotta senza quartiere per ottenere la vittoria. L’unica alternativa alla sconfitta totale era la vittoria totale. Queste sue idee provocarono, durante i primi anni ’60 e per tutta la campagna elettorale del 1964, una dura polemica con il senatore democratico William Fullbright, sostenitore di un atteggiamento meno ostile verso il mondo comunista.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Per Goldwater il mondo libero stava combattendo non una guerra fredda ma una “guerra comunista”, dato che «le regole di questo conflitto ci sono state imposte dall’Unione Sovietica per mezzo di un disegno massiccio volto alla distruzione degli Stati Uniti ed alla dominazione del mondo». Goldwater rigettava con forza l’apertura di Fullbright verso il mondo comunista perché la politica imperialista dell’Unione Sovietica era inseparabile dai suoi presupposti ideologici, ed era quindi impossibile garantire pace, libertà e prosperità al mondo senza la preventiva sconfitta del comunismo.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Si trattava, secondo il senatore dell’Arizona, di una lotta tra il popolo senza di Dio e il popolo di Dio, tra la schiavitù e la libertà: «Dico che non possiamo vivere con queste due filosofie. Un giorno ve ne sarà una soltanto. Siamo i portatori della civiltà occidentale, il più nobile prodotto del cuore e dell’intelligenza dell’uomo» e per questa ragione «i comunisti non ci seppelliranno. I comunisti rispettano una sola cosa: la forza. E la forza dello spirito è più grande della forza delle armi». Una visione, quella di Goldwater, che anticipa di quasi due decenni le denunce di Ronald Reagan contro l’Impero del Male, e che verrà clamorosamente confermata dagli avvenimenti degli anni ’80 culminati con il crollo del Muro di Berlino. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;In definitiva, Goldwater lasciò un segno sulla politica americana maggiore di ogni altro candidato perdente del ventesimo secolo. Con la sua tenace candidatura il senatore dell’Arizona diede inizio a una controrivoluzione conservatrice i cui effetti durano tuttora. Il suo merito fu quello di stabilire delle solida fondamenta politiche e ideologiche alla rivoluzione reaganiana, e di far comprendere a una generazione di conservatori che la loro era una causa giusta e vincente. Oggi il ricordo delle parole di fede e di coraggio di Goldwater potrebbe nuovamente ispirare l’Occidente nella sfida mortale contro il totalitarismo islamista.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guglielmo Piombini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;(&lt;i&gt;Liberal Quotidiano&lt;/i&gt;, 28 giugno 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5332176117795555678?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5332176117795555678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5332176117795555678' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5332176117795555678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5332176117795555678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/06/barry-goldwater-il-rivoluzionario.html' title='Barry Goldwater, il rivoluzionario dell&apos;Arizona'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-1070059977579193507</id><published>2008-06-26T14:53:00.000+02:00</published><updated>2008-06-26T14:54:58.346+02:00</updated><title type='text'>Il procuratore e-lettore</title><content type='html'>Questa è la storia di uno di loro. Nel senso di magistrati. Di quei magistrati che quando li osservi nel lavoro o durante il tempo libero (poco, ci si augura), suscitano puntualmente sospetti che quel “pericoloso” di Berlusconi, alla fin fine, un po’ di ragione ce l’abbia nel tentare di ricondurli a un maggior senso dello Stato. Dicono che Enrico Di Nicola, procuratore capo a Bologna, stia andando in pensione. Sarà per questo che nei giorni scorsi non ha voluto mancare alla presentazione dell’ultima fatica letteraria di Romano Prodi, dal titolo: “La mia visione dei fatti. Cinque anni di governo in Europa”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche libro da leggere quando non sarà più indaffarato come oggi, infatti, gli tornerà utile. Di Nicola era là, seduto tra le prime file in compagnia di tanti leader e leaderini di partito giunti a rendere omaggio all’ex-presidente del Consiglio. Leader e leaderini che magari durante la recente campagna elettorale avevano bastonato Romano con gusto e che ora tornavano ad ascoltare il suo verbo. Battendo le mani e annuendo. Per carità, non ci scandalizziamo di certe ipocrisie. La politica è questo e molto altro. Per fortuna. Insomma, tutti i politici che si erano dati appuntamento in quella sala non stonavano affatto. Tanto è vero che la stampa locale, la mattina dopo, ha prontamente messo in luce come solo Prodi sappia tenere unita l’intera sinistra. Una balla colossale, sia chiaro, se solo si guardi a come è nata la crisi del suo governo all’inizio dell’anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche questa bugia poteva essere comprensibile nel gioco delle parti della politica e nella fame di notizie dei giornali. Se però scrutavi con attenzione nel caravanserraglio prodiano una sola persona, invece, non c’entrava nulla ma proprio nulla. E non c’entrava nulla perché non doveva c’entrare nulla. Una persona che portava la faccia paciosa e segnata dal tempo tipica dei pastori abruzzesi: Enrico Di Nicola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un magistrato, seppure alle soglie del meritato riposo, dovrebbe evitare come la peste serate come quella del libro di Prodi, ex-capo di governo (lo ripetiamo) e capo-partito. Per una semplice e tuttavia determinante ragione: chi amministra la legge non deve solo essere indipendente dalla politica oltre che da tutto il resto, ma lo deve anche formalmente sembrare. La forma, per chi porta la toga, è sostanza. E il magistrato che fa finta di dimenticarselo non presta un buon servizio all’ordine di cui fa parte, al Paese e dunque ai cittadini, giustamente timorosi che quando emette sentenze (o le emetteva) si faccia condizionare dalle sue conclamate amicizie. I magistrati e-lettori di ogni colore rappresentano la prova - tra le tante - di come l’Italia rimanga in modo pervicace un Paese istituzionalmente anomalo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-1070059977579193507?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/1070059977579193507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=1070059977579193507' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/1070059977579193507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/1070059977579193507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/06/il-procuratore-e-lettore.html' title='Il procuratore e-lettore'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-996341236769813029</id><published>2008-06-19T15:21:00.001+02:00</published><updated>2008-06-19T15:22:53.999+02:00</updated><title type='text'>Bologna 2009, primarie per il centrodestra</title><content type='html'>Negli stessi momenti in cui diceva sì all’offerta degli americani per l’acquisto del Bologna Calcio, portando all’incasso l’affare centrato con la promozione in serie A, sul tavolo più scivoloso e meno lineare della politica Alfredo Cazzola rispondeva picche alle speranze dei cittadini di centrodestra di vederlo candidato sindaco alle amministrative del prossimo anno, in competizione con Sergio Cofferati. Col senno di poi la vicenda si potrebbe leggere in modi diversi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quello severo: alcuni esponenti del Popolo della Libertà sarebbero caduti nella “trappola” mediatica tesa abilmente da Cazzola, che ha (legittimamente) pensato al proprio business e menato per il naso una parte della città (meno legittimamente). A quello comprensivo: nel Pdl cittadino la voglia di trovare l’uomo della Provvidenza che porti a destra quel venti per cento di voti necessario per vincere ha annebbiato le menti di politici di lungo corso, che alla fine si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, a parte la banale considerazione per la quale chi ha responsabilità di partito sarebbe buona norma che prima chiedesse in privato a qualcun altro se intende correre per la carica di primo cittadino. E solo dopo aver ricevuto una risposta positiva rilascia dichiarazioni ai giornali. A parte questo, dicevamo, il danno d’immagine inferto al centrodestra è di quelli pesanti. Inutile nasconderselo. Non a caso il segretario provinciale del Pd, Andrea De Maria, ci ha inzuppato il pane della polemica. Sarà pure un “pollo allevato in batteria”, come lo ha apostrofato lo stesso Cazzola, ma anche i polli sanno tirare i calci di rigore. Soprattutto a porta vuota. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E perfino i sostenitori di Giorgio Guazzaloca hanno ripreso fiato dopo qualche giorno di sbandamento, quando il presidente del Bologna aveva fatto capire che cresceva il suo desiderio di sbarcare in politica. L’arrivo dell’ex-signor Motor Show, del resto, avrebbe significato la pensione immediata per l’uomo della vittoria del ’99. E così il parlamentare del Pdl Enzo Raisi, da sempre scettico verso la riproposizione del Guazza, e proprio per evitare che egli venisse rilanciato in grande stile, si è visto costretto a mettere da parte il fioretto accusando il comitato pro-Guazzaloca di aver raccolto “firme farlocche” ai banchetti. Il problema, a questo punto, è che il centrodestra torna da dover era partito. Vale a dire senza avere la minima idea di chi candidare. Ed è normale, a nostro avviso anche doveroso, che le primarie riconquistino il centro del dibattito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se all’orizzonte non compaiono personalità in grado di catalizzare i consensi delle formazioni di centrodestra, nonché di tutte le componenti che si sentono alternative alla sinistra sotto le Due Torri, allora la conta democratica è il metodo migliore che conosciamo. Bene ha fatto il consigliere comunale di Forza Italia, Lorenzo Tomassini, a passare rapidamente dalle parole ai fatti aprendo un sito Internet (www.primarieperbologna.it) dove chiunque può offrire il proprio contributo a proposito del programma e - quando ci saranno i nomi - votare per il candidato che preferisce. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai partiti non resta che accelerare i tempi e approntare un tavolo di confronto con coloro che non si rassegnano a ritrovarsi Cofferati ancora sindaco. Senza perdersi troppo in beghe interne su chi potrebbe comandare nel Pdl bolognese una volta nato sul serio: chi ha i consensi deve governare. Nelle ultime ore è spuntata anche l’ipotesi Giancarlo Mazzuca, neo-deputato e soprattutto ex-direttore del Resto del Carlino. Mazzuca, a differenza di Cazzola, ci è andato più cauto: “Non mi muovo - ha fatto capire - se prima non c’è un accordo complessivo nel centrodestra. E se Guazzaloca non mi dà il via”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-996341236769813029?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/996341236769813029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=996341236769813029' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/996341236769813029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/996341236769813029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/06/bologna-2009-primarie-per-il.html' title='Bologna 2009, primarie per il centrodestra'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2053863835165235564</id><published>2008-06-18T18:54:00.005+02:00</published><updated>2008-06-18T19:10:21.632+02:00</updated><title type='text'>La condanna a morte della Gran Bretagna</title><content type='html'>Dietro lo pseudonimo di Fjordman si nasconde uno dei blogger liberal-conservatori più letti della rete. Nei suoi lucidi e approfonditi saggi questo commentatore politico norvegese ha smontato gran parte dei miti &lt;i&gt;politically correct diffusi&lt;/i&gt; in Occidente, come la presunta età dell’oro del mondo islamico, i debiti dell’Europa verso la cultura araba, il progresso delle scienze nell’islam medievale o la tolleranza e la raffinatezza dell’Andalusia musulmana.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Oltre ai saggi di tipo storico, Fjordman ha affrontato con grande intelligenza i più scottanti temi d’attualità: la perversa natura del multiculturalismo, il rischio di colonizzazione islamica del vecchio continente, il probabile divampare della &lt;i&gt;jihad&lt;/i&gt; islamica in Europa entro un decennio o due, come conseguenza dell’immigrazione musulmana di massa. L’originalità di queste riflessioni hanno fatto di Fjordman una star all’interno dei gruppi che stanno organizzando in rete la resistenza intellettuale alla trasformazione dell’Europa in Eurabia.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Nel suo ultimo articolo Fjordman parla della situazione catastrofica della Gran Bretagna, il paese europeo in cui, nei lunghi anni di regno laburista di Tony Blair e Gordon Brown, l’imposizione del multiculturalismo ha raggiunto le punte più avanzate. È veramente triste assistere al modo in cui viene oggi umiliata la cultura di questa nazione dalla storia gloriosa, che ha donato al mondo, tra le tante cose straordinarie, la rivoluzione industriale e le istituzioni politiche del governo limitato. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;La situazione ha raggiunto una tale gravità che vien da chiedersi se si possa parlare, invece che di suicidio nazionale, di vera e propria esecuzione a freddo di un’intera nazione, pianificata da alcune elite politiche e intellettuali decise a imporre ad ogni costo al proprio paese un folle esperimento di ingegneria sociale, non più in nome del socialismo ma del multiculturalismo post-marxista.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Sul sito della &lt;a href="http://www.libreriadelponte.com"&gt;Libreria del Ponte&lt;/a&gt; si può leggere in esclusiva la traduzione di questo articolo di Fjordman, intitolato &lt;a href="http://web2.venet.net/libridelponte/det-articolo.asp?ID=154"&gt;Gran Bretagna: una nazione condannata a morte&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2053863835165235564?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='' href='http://web2.venet.net/libridelponte/det-articolo.asp?ID=154' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2053863835165235564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2053863835165235564' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2053863835165235564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2053863835165235564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/06/la-condanna-morte-della-gran-bretagna.html' title='La condanna a morte della Gran Bretagna'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-226118006170733060</id><published>2008-06-09T14:54:00.003+02:00</published><updated>2008-06-09T14:57:55.903+02:00</updated><title type='text'>L'Italia è a rischio estinzione</title><content type='html'>Il Filo a Piombo ha avvicinato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, la lotta contro la droga e le politiche sociali, ponendogli alcune domande. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi più che mai l’Italia è alle prese con numerose emergenze. Quali sono le sfide più impellenti nell’ambito delle politiche sociali, di cui si occupa in qualità di sottosegretario? &lt;br /&gt;"L’ultimo libro di Piero Angela (“Perché dobbiamo fare più figli”, ndr) lancia un grido d’allarme ben preciso: se continuano gli attuali trend demografici l’Italia si estinguerà. I numeri sono contro di noi perché la denatalità, l’invecchiamento della popolazione e gli immigrati renderanno il nostro Paese assolutamente irriconoscibile rispetto a quello che storicamente è sempre stato". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è il primo passo da compiere in questa direzione?&lt;br /&gt;"Difendere la famiglia riconosciuta nella Costituzione. E abbiamo già cominciato a farlo. Il primo decreto legge ha previsto l’abolizione dell’Ici, la detassazione degli straordinari e la rinegoziazione dei mutui. Tutti provvedimenti che interessano da vicino le famiglie. Ma il punto fondamentale è il quoziente famigliare sul quale stiamo lavorando. L’obiettivo deve essere quello di rendere potenzialmente più solida la stabilità della famiglia e affermare un principio: avere o non avere figli non può essere considerata la stessa cosa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Napolitano, in occasione della festa della Repubblica, ha puntato il dito contro il fenomeno del “ribellismo”. A suo avviso, è realmente preoccupante? E soprattutto: come si combatte?&lt;br /&gt;"E’ preoccupante, eccome. E Napolitano ha fatto benissimo a parlarne. Il ribellismo si traduce spesso in egoismo, nell’idea di poter godere di tutti i benefici della nostra epoca senza assumersi alcuna responsabilità. Per esempio, oggi si protesta contro l’aumento dei carburanti. E’ giusto farlo, beninteso. Ma non dimentichiamo che molti, in passato, si sono opposti a qualunque forma di differenziazione energetica. Non mi riferisco solo al nucleare ma anche alle centrali a carbone e quelle a metano, alla stessa alta velocità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senatore Quagliariello ha proposto l’uso della celere contro le intolleranze di stampo politico. Concorda?&lt;br /&gt;"Le manifestazioni pacifiche cessano di essere tali nel momento in cui si vuole rompere il cordone della polizia a furia di spintoni, benché con le mani alzate. Questo vuol dire usare la forza per impedire alla democrazia di funzionare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Berlusconi non ha escluso l’uso della forza a Napoli. Senza peraltro scatenare le reazioni scandalizzate di sindacati e gruppuscoli vari come invece sarebbe accaduto solo poco tempo fa. L’Italia è diventata un Paese adulto nell’arco di due mesi?&lt;br /&gt;"In passato la società civile, che io definirei incivile, manifestava contro la soluzione del problema delle scorie nucleari. E il risultato è che quelle scorie sono ancora presenti a Caorso e a Trino Vercellese, senza essere state messe in sicurezza. La stampa ha sempre presentato i dimostranti per qualsiasi causa, anche quella più sballata, come degli eroi. Oggi c’è la presa di coscienza che andando avanti di questo passo a Napoli arriverà il colera".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-226118006170733060?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/226118006170733060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=226118006170733060' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/226118006170733060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/226118006170733060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/06/litalia-rischio-estinzione.html' title='L&apos;Italia è a rischio estinzione'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-6024935134346947174</id><published>2008-05-06T17:20:00.003+02:00</published><updated>2008-05-06T17:27:03.318+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione islam cristianesimo'/><title type='text'>Numerose conversioni dall'islam al cristianesimo nel mondo</title><content type='html'>&lt;b&gt;Frotte in fuga dall'islam cercano chiese&lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;«Si fanno cristiani 667 islamici all’ora, 16mila al giorno, 6 milioni all’anno». Lo sceicco Ahmad al-Qataani esagererà pure, ma il fenomeno allarma le autorità musulmane. Che quindi inaspriscono la repressione. Ma non serve a nulla...&lt;/i&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;Il battesimo di Magdi Cristiano Allam ha fatto notizia, ma è solo la punta di un iceberg gigantesco, le cui dimensioni esatte sono in larga misura ignote. I gravi pericoli cui va incontro chi abbandona la fede islamica rendono difficili le stime, ma le notizie disponibili lasciano intuire un fenomeno rilevante, forse persino in grado di modificare clamorosamente il futuro del mondo. Secondo il London Times, il 15% circa dei musulmani residenti in Europa hanno lasciato l’islam. In Gran Bretagna sono attorno alle 200mila unità e in Francia si calcola che ogni anno 15mila islamici diventino cristiani: più o meno 10mila cattolici e il resto protestanti.&lt;p&gt;Nel 2006 lo sceicco Ahmad al-Qataani, intervistato da Al-Jazeera, pronunciò parole allarmate: «L’islam è sempre stato la principale religione dell’Africa e un tempo c’erano 30 lingue africane che si scrivevano in caratteri arabi. Il numero dei musulmani africani è attualmente di 316 milioni, metà dei quali sono nordafricani di cultura araba. Nella parte dell’Africa non araba il numero dei musulmani non eccede i 150 milioni. Quando si pensa che l’intera popolazione africana è di un miliardo di persone, ci si rende conto che in proporzione il numero dei musulmani è diminuito notevolmente rispetto all’inizio del secolo scorso. D’altra parte il numero dei cattolici è aumentato da un milione nel 1902 a circa 330 milioni. A questi si aggiungono 46 milioni di appartenenti ad altre confessioni cristiane. Ogni ora 667 musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni giorno 16mila musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni anno 6 milioni di musulmani si convertono al cristianesimo. Sono numeri enormi».&lt;p&gt;È probabile che al-Qataani abbia gonfiato i numeri per accrescere l’allarme tra i propri correligionari, ma le sue dichiarazioni rivelano un trend sempre più chiaro: malgrado le minacce di morte e le persecuzioni che subiscono gli “apostati, nel mondo le conversioni dall’islam al cristianesimo sono molto più numerose di quelle in senso contrario. La crescita numerica dell’islam, che di recente (come ha riconosciuto il Vaticano) ha superato il cattolicesimo come religione più praticata nel mondo, si deve infatti quasi esclusivamente all’alta natalità dei Paesi islamici, i cui tassi di mortalità infantile si sono enormemente ridotti rispetto al passato grazie alla medicina occidentale. La crescita del cristianesimo, invece, si basa soprattutto sulle conversioni degli adulti. Come ha scritto il leader cristiano evangelicale Wolfgang Simpson, «negli ultimi due decenni sono arrivati a Cristo più musulmani che in tutti i secoli precedenti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non diamo loro il femminismo...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il personaggio che le autorità religiose islamiche temono di più è il sacerdote copto Zakaria Botros, definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam». I suoi programmi trasmessi via satellite dagli Stati Uniti, nei quali discute da un punto di vista cristiano gli aspetti più problematici del Corano (la guerra santa, l’inferiorità delle donne, la lapidazione e così via), hanno provocato conversioni clandestine di massa al cristianesimo. La sua perfetta conoscenza della lingua araba e delle fonti islamiche gli permette di raggiungere un vasto pubblico mediorientale, e gli spettatori rimangono colpiti dalla frequente incapacità degli ulema, che spesso scelgono il silenzio, di rispondere in maniera convincente alle sue osservazioni. La ragione ultima di questo successo è che, diversamente da certe controparti occidentali che criticano l’islam solo da un punto di vista politico, l’interesse principale di Botros è la salvezza delle anime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha scritto Raymond Ibrahim sul periodico conservatore statunitense &lt;i&gt;National Review&lt;/i&gt;, «molti critici occidentali non capiscono che per disinnescare l’islamismo radicale occorre proporre al suo posto qualcosa di teocentrico e di spiritualmente soddisfacente, non il secolarismo, la democrazia, il consumismo, il materialismo o il femminismo. Le “verità” di una religione possono essere sfidate solo dalla Verità di un’altra religione. Padre Zakaria Botros combatte il fuoco con il fuoco».&lt;p&gt;In tutto il Medio Oriente la ripulsa per gli aspetti più deteriori legati al fondamentalismo islamico, come l’autoritarismo politico, l’intolleranza, la violenza e il terrorismo, hanno avvicinato milioni di uomini e di donne al cristianesimo. Pare infatti che in Iran un milione di persone si siano segretamente convertite al cristianesimo evangelicale negli ultimi cinque anni. Il pastore Hormoz Shariat sostiene di averne convertite 50mila con il suo programma in lingua farsi trasmesso via satellite. Hormoz fa notare che nel periodo 1830-1979, 150 anni di sforzi di evangelizzazione, i missionari erano riusciti a costituire una comunità evangelicale di sole 3mila persone. Oggi invece il parlamento iraniano, preoccupato per il crescente numero di giovani che abbandonano l’islam, sta lavorando per varare la pena di morte per gli apostati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non reggono più la violenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un fenomeno simile si sta ripetendo nell’Iraq in guerra, dove sempre più persone, stanche di subire le conseguenze del terrorismo di al Qaida e delle violenze dell’estremismo religioso, ascoltano con scetticismo crescente i discorsi dei loro capi religiosi. Secondo il pastore protestante Paul Ciniraj, 5mila islamici si sono convertiti al cristianesimo in Iraq, 10mila in India, altrettanti in Afghanistan, 15mila in Kazakistan, 30mila in Uzbekistan. Roman Silantyev, segretario esecutivo del Concilio Interreligioso di Russia, ha affermato che l’anno scorso nel suo Paese circa due milioni di musulmani “etnici” si sono convertiti al cristianesimo (100mila solo nel Kirghizistan). Il disgusto per la violenza islamista è fra le motivazioni principali, dato che il numero maggiore di conversioni si è avuto nell’area di Beslan, teatro del celebre quanto atroce attentato contro una scuola elementare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un sandwich particolare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In Algeria la conversione di circa 80mila persone ha spinto le autorità governative a emanare di recente leggi che puniscono severamente il “proselitismo” cristiano. In Marocco numerosi articoli di giornale hanno lamentato la conversione di 25-40mila musulmani, soprattutto tra le popolazioni berbere. In Sudan ben 5 milioni di persone hanno accolto Cristo a partire dai primi anni Novanta, malgrado le terribili persecuzioni messe in atto dal governo. Quali le ragioni di queste conversioni in massa? Secondo un leader evangelicale sudanese, «la gente ha visto com’è l’islam, e al suo posto vuole Gesù».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo decenni di guerra islamista, migliaia di conversioni clandestine al cristianesimo sono avvenute anche nelle aree rurali del Kashmir, dove un fedele ha dichiarato: «M’interessa la religione, ma odio la violenza. Odio i fondamentalisti dell’islam. Vengo in chiesa per cercare la pace». Il muftì di Perak, in Malesia, valuta in circa 250mila il numero di chi ha abbandonato l’islam facendo domanda ufficiale di apostasia allo Stato, un diritto che è concesso solo ai cittadini malesi appartenenti a minoranze etniche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpisce che ad attivarsi siano però soprattutto le Chiese protestanti, evangelicali e pentecostali. Nel 1996 la Società Biblica Egiziana vendette solo 3mila copie di un film su Gesù, ma 600mila nell’anno 2000. Conversioni segretissime sembrano verificarsi addirittura tra i palestinesi. Un pastore evangelicale ha dichiarato: «Ho lavorato tra queste persone per 30 anni, e dovete credermi se vi dico di non aver mai visto nulla di simile». Ma vi è di più: come riporta il sito &lt;a href="http://www.backtojerusalem.org/vision"&gt;www.backtojerusalem.org/vision&lt;/a&gt;, un gran numero di missionari predicano il Vangelo lungo la strada che dalla Cina giunge a Gerusalemme; e gli evangelicali della Nigeria vogliono fare l’analogo, con 50mila missionari pronti a battere tutto il Nordafrica per giungere ancora, sempre, ovvio, a Gerusalemme. Un sandwich, con l’Arabia Saudita wahhabita nel mezzo...&lt;p&gt;Più timida è invece l’attività missionaria di diversi cattolici. Il padre gesuita Samir Khalil Samir, uno dei massimi esperti cattolici dell’islam, consigliere del Papa, testimonia, per esperienza personale, che nei Paesi islamici molto clero cattolico, per paura o per un malinteso “ecumenismo”, cerca di dissuadere le conversioni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guglielmo Piombini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;(&lt;i&gt;Il Domenicale&lt;/i&gt;, 3 maggio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-6024935134346947174?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/6024935134346947174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=6024935134346947174' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/6024935134346947174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/6024935134346947174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/05/numerose-conversioni-dallislam-al.html' title='Numerose conversioni dall&apos;islam al cristianesimo nel mondo'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4414388114927491909</id><published>2008-04-29T16:02:00.002+02:00</published><updated>2008-04-29T16:08:46.141+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='religione cultura'/><title type='text'>No Kid di Corinne Maier: un libro ripugnante</title><content type='html'>&lt;img src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788845260506" align="RIGHT" /&gt;Il consumo di contraccettivi a livello industriale e l’aborto di massa danno la misura di quanto la società moderna si sia scristianizzata e allontanata dagli insegnamenti biblici. Nel libro della Genesi la prima cosa che Dio dice all’uomo e alla donna, dopo averli creati, è di avere figli: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra». La procreazione e la fertilità umana sono così centrali nella narrazione biblica, da formare le basi del patto di Dio con Israele: «La mia alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli, e ti renderò fecondo, molto fecondo», dice Dio ad Abramo. In generale l’Antico Testamento vede la mancanza di figli come la peggiore delle disgrazie e condanna duramente il sesso non procreativo, come nell’episodio di Onan.&lt;p&gt;Anche Gesù, nel Nuovo Testamento, dà prova di un atteggiamento assai raro nel mondo antico, elogiando lo spirito meraviglioso dei bambini: «Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva».     &lt;p&gt;Mentre la Bibbia non fa che celebrare la discendenza numerosa, la mentalità prevalente nell’attuale Occidente secolarizzato vede nei figli, più che una benedizione, un peso insopportabile da evitare con ogni mezzo. Questa visione avversa alla procreazione ha trovato una compiuta espressione nel libro della scrittrice francese Corinne Maier, &lt;i&gt;No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli &lt;/i&gt;(p. 148, euro 13,50), appena pubblicato dalla casa editrice Bompiani sull’onda del successo di critica ricevuto all’estero, dove è stato adottato come manifesto dal child-free, il movimento di liberazione dai figli.&lt;p&gt;Gli argomenti contro i bambini della Maier, che oltretutto è madre “degenere” di due figli, rappresentano in realtà un perfetto distillato di quella “cultura della morte” infarcita di edonismo, materialismo e mathusianesimo che, nelle parole di Benedetto XVI, sta conducendo la civiltà europea al “congedo dalla storia”.&lt;p&gt;La popolarità del libro della Maier spiega infatti, meglio di ogni indagine economica o sociologica, le ragioni culturali che stanno alla base della grave decadenza demografica della civiltà europea. Agli inizi del Novecento l’Europa costituiva circa il 30 per cento della popolazione mondiale, ma alla metà del XXI secolo si ridurrà a un misero 7 per cento. Le proiezioni demografiche sull’Europa dei prossimi decenni prospettano un futuro drammatico, nel quale pochissimi giovani europei in età produttiva e riproduttiva dovranno mantenere un numero esorbitante di anziani, e contemporaneamente vedersela con masse crescenti e bellicose di immigrati musulmani.&lt;p&gt;Anche coloro che non vedono la denatalità come un problema morale dovrebbero considerarla un’emergenza sociale, dato che non esiste problema che i paesi europei si trovino oggi ad affrontare (dalla bancarotta dello stato sociale alla stagnazione economica, dall’invecchiamento della società all’invasione immigratoria) che non abbia come causa l’immensa mancanza di giovani e di bambini.&lt;p&gt;Tuttavia, invece di correre ai ripari, i responsabili culturali della catastrofe che si va materializzando davanti a noi continuano imperterriti a predicare e a diffondere l’ideologia antinatalista. Dato che l’Italia detiene quasi il record mondiale di denatalità, la pubblicazione di un libro in cui si esortano le donne italiane a non fare figli appare quindi, in primo luogo, come un’operazione di cattivo gusto.&lt;p&gt;In realtà vi sono molte analogie tra la mentalità antinatalista di oggi e quella dell’epoca precristiana. Per un bambino essere concepito nella Grecia o nella Roma classica era estremamente pericoloso, proprio come lo è oggi nell’Occidente secolarizzato e neopagano, dove l’aborto è diventato la prima causa di morte. In tutte le società antiche, infatti, l’abbandono dei neonati, l’infanticidio, l’aborto e perfino i sacrifici rituali di bambini (ad esempio tra i cananei e i cartaginesi) erano largamente diffusi.&lt;p&gt;A causa di queste pratiche, le famiglie numerose erano molto rare nella società greco-romana. Intorno al 140 a.C. lo storico greco Polibio si lamentava che «nel nostro tempo tutta la Grecia ha conosciuto una scarsità di bambini e una generale decadenza della popolazione… perché la passione per gli spettacoli, per il denaro e per i piaceri di una vita oziosa ha pervertito i nostri uomini». &lt;p&gt;Spesso le prime vittime della cultura antinatalista erano le bambine. Nell’antica Grecia era un fatto raro, persino tra le famiglie più ricche, allevare più di una figlia. Un’iscrizione del secondo secolo d.C trovata a Delfi rivela che, su un campione di seicento famiglie, solo una su cento aveva due figlie.&lt;p&gt;L’orientamento fortemente favorevole alla famiglia e ai figli degli ebrei e dei cristiani, invece, li distingueva nettamente dalle altre popolazioni antiche. Non a caso lo storico romano Tacito deprecava gli ebrei per la loro singolare opposizione all’infanticidio: «Tra di loro è un crimine uccidere un neonato, ed è strana la passione con cui propagano la loro razza».&lt;p&gt;I cristiani non solo avevano famiglie più numerose, ma spesso adottavano i bambini abbandonati. Anche grazie a questo vantaggio demografico a poco a poco i cristiani soppiantarono i pagani nell’impero romano. L’avvento di Gesù Cristo segnò dunque “il trionfo degli innocenti”, cioè dei bambini da sempre disprezzati, maltrattati, respinti o eliminati. Al contrario, il consenso di cui godono oggi le idee di Corinne Maier danno il segno dell’imbarbarimento in cui è precipitato l’Occidente moderno che ha voltato le spalle alla propria tradizione morale e religiosa.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guglielmo Piombini&lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; (Una versione ridotta di questo articolo è uscita sul quotidiano &lt;i&gt;Liberal&lt;/i&gt; del 25 aprile 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4414388114927491909?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4414388114927491909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4414388114927491909' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4414388114927491909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4414388114927491909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/no-kid-di-corinne-maier-un-libro.html' title='&lt;i&gt;No Kid&lt;/i&gt; di Corinne Maier: un libro ripugnante'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7180471336742328037</id><published>2008-04-16T13:40:00.012+02:00</published><updated>2008-04-17T14:51:53.398+02:00</updated><title type='text'>Cronache dall'Italia di mezzo</title><content type='html'>Oggi, all’esito delle elezioni politiche, il nostro &lt;em&gt;blog&lt;/em&gt; non ha cambiato il suo nome. Però, per la gioia dei nostri venticinque lettori, come potete vedere abbiamo cambiato il sottotitolo. Perché il Piombo è ancora vivo, e lotta insieme a noi, ma il centrodestra italiano non è più da (ri)costruire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avrete la pazienza di rileggere qui a lato il nostro “Piccolo Manifesto”, noterete che siamo nati giusto giusto due anni fa, all’indomani della catastrofe dell’avvento del governo Prodi. A questo punto, ripensandoci, si potrebbe persino dire che non tutto il male è venuto per nuocere. Infatti, se nel 2006 quei ventiquattromila voti fossero caduti da questa parte, probabilmente l’Amor Nostro non avrebbe avuto davanti a sé un nuovo quinquennio di legislatura. Se non si può dire così, va da sé, è solo per il disastro economico e sociale che questi ultimi due anni hanno rappresentato per tutto il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, rimane il fatto che noi continuiamo ad avere la nostra gatta da pelare. Noi scriviamo tutti e tre da Bologna, e cioè da quella che per certi versi è ancora la capitale dell’Italia di mezzo. Non nel senso di Follini (a proposito, che fine ha fatto?), ma nel senso dell’Italia che oltre ad essere centrale in senso geografico è anche presa in mezzo tra la voglia di cambiare e di modernizzarsi, e l’incapacità di capire chi è veramente Berlusconi, liberandosi così dall’ipoteca culturale della sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manca poco alle elezioni comunali, e probabilmente non saremo in grado di trovare un candidato che possa ripetere il miracolo di Guazzaloca. Anche perché – lo hanno capito in pochi – in realtà il consigliere uscente della Commissione Antitrust in quota casiniana è stato soltanto l’ultimo dei sindaci della tradizione rossa di Bologna. Un onesto e meritevole amministratore, che non ha mai voluto cambiare niente in politica, ma ha cercato di gestire in modo paternalista le questioni dell’amministrazione, per non dispiacere a nessuno e tantomeno al sistema di potere postcomunista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad esempio, è stato anche per merito del vecchio Guazza, e non solo di Cofferati, se ancora oggi – nell’Italia che ha appena rifiutato all’estrema sinistra persino una rappresentanza in Parlamento – Bologna è rimasto l’unico capoluogo dove un candidato di estrema minoranza, se sgradito alla teppaglia rossa, non può nemmeno tenere un comizio in piazza.&lt;br /&gt;Perché i centri sociali e i senza fissa dimora che allignano attorno alla nostra Università sono stati ospitati, tollerati e persino finanziati dal Comune già da prima dell’avvento a Palazzo d’Accursio dell’ex-sindacalista di Cremona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ultime elezioni politiche ci hanno invece confermato che l’Italia, nel suo complesso, è un Paese stabile. Una grande democrazia dove il popolo non ha mai voluto la sinistra al governo, perché si tratta di una sinistra comunista che mai ha saputo diventare socialdemocratica, ma soprattutto perché in essa si riconosce soltanto, da sempre, più o meno un terzo del Paese.&lt;br /&gt;La sinistra non è mai stata maggioranza in Italia. Né tantomeno è mai stata radicata nel cuore pulsante del Paese. Lo ha riconosciuto persino il direttore del &lt;em&gt;Corsera&lt;/em&gt;, Paolo Mieli.&lt;br /&gt;Ospite a &lt;em&gt;Ballarò&lt;/em&gt;, l’ex “endorsato” dell’Unione prodiana ha riconosciuto che se negli ultimi quindici anni Berlusconi ha vinto tre elezioni politiche, è stato soltanto perché in quelle due che ha perso si era verificato qualcosa di anomalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sinistra non ha mai capito Berlusconi perché non ha mai capito il Paese reale.&lt;br /&gt;Non ha mai saputo intercettarlo, come si suol dire. Da quando è nata la seconda Repubblica, e gli schieramenti sono diventati analoghi a quelli di tutte le democrazie occidentali (e ciò è avvenuto, ancora una volta, grazie solo e soltanto all’intuizione politica di san Silvio da Arcore), la sinistra ha saputo esibire unicamente il mistero della propria sconfinata arroganza.&lt;br /&gt;La propria convinzione di essere lei stessa – per definizione – la democrazia. Mentre tutto quello che essa non capisce, o non può controllare, sarebbe soltanto il frutto di un sopruso, di un inganno alla buona fede dei cittadini, o nella migliore delle ipotesi un esempio della incoercibile ignoranza del popolo bue.&lt;br /&gt;Concezione rozza quant’altre mai. Ma è quella che gente come D’Alema e Prodi hanno ribadito a chiare lettere anche in questa ultima campagna elettorale. Nonostante il primo – grazie sempre al potere di influenza mediatica che la sinistra mantiene – passi ancora per essere il più intelligente del suo giro, e il secondo sia addirittura il primo ministro uscente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche noi, come Paolo Mieli e Giuliano Ferrara, avevamo apprezzato che la campagna elettorale fosse iniziata con il rifiuto del principale esponente (chissà fino a quando) del Partito Democratico di mettere in cima alle priorità l’imbolsito problema del “conflitto di interessi”.&lt;br /&gt;Per quanto necessitata dalla situazione, questa scelta aveva dimostrato, in primo luogo, che quella storia è sempre stata una cazzata. Molto peggiore, in termini assoluti, persino della &lt;em&gt;Corazzata Potemkin&lt;/em&gt; di Fantozzi, ma tale da dimostrare l’immenso potere ideologico che la sinistra ancora possiede nell’orientare i &lt;em&gt;media&lt;/em&gt; e il suo elettorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fine di quel mito ci avrebbe dato la possibilità di cominciare a spiegare chi è veramente Silvio Berlusconi, anche a quei bolognesi che non lo voterebbero mai, nonostante facciano parte a pieno titolo – per la loro condizione sociale, per la loro attività, così come per le loro esigenze, aspettative e problemi – del popolo della libertà.&lt;br /&gt;Infatti, le elezioni di domenica scorsa hanno dimostrato che a Bologna quel modo di pensare è ancora radicato. Esiste, come dicevamo, un buon dieci-quindici per cento di cittadini che non riescono a dare fiducia al popolo della libertà di cui fanno parte, soltanto perché non riescono a liberarsi della ipoteca ideologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un voto d’opinione, da sempre, si basa non soltanto sulla percezione dei propri interessi, ma anche su una visione globale della politica, che a sua volta presuppone un minimo di capacità interpretativa della realtà. Ecco, nella nostra Italia di mezzo esiste una parte di popolazione che la realtà non la può interpretare. Semplicemente perché c’è qualcuno che lo ha già fatto per loro. O meglio, c’è qualcuno che ha il potere mediatico (altro che conflitto di interessi!) di convincere molti dell’esistenza di un mondo parallelo a quello reale, che non potrebbe essere interpretato diversamente da una persona di buon senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta leggere la solita &lt;em&gt;Repubblica &lt;/em&gt;per accorgersi di come la sinistra, alla fine, ancora adesso stia continuando a propinare ai suoi lettori le cronache di un Paese surreale, popolato da servi sciocchi e profittatori malvagi, che farebbe capo ad un Cavaliere Nero che riesce sempre a prevalere sui buoni ingannando gli stupidi.&lt;br /&gt;Per questo, dal nostro osservatorio, avevamo apprezzato – ma anche temuto – l’apparente intenzione del principale esponente (ma fino a quando?) del Pd di andare oltre questo schema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sappiamo come andrà a finire, anche se a giudicare dalle pagine della sunnominata &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt; esibite nell’ultima settimana prima delle elezioni, è ancora tutto da dimostrare che il Pd saprà continuare su questa strada. O se, al contrario, preferirà rintanarsi nel rassicurante mito del Cavaliere Nero.&lt;br /&gt;Il problema del momento, a nostro avviso, non è la fine della presenza parlamentare della estrema sinistra. Quello è solo un bene, che avvicina l’Italia alle democrazie mature. Il problema è che la &lt;em&gt;forma mentis&lt;/em&gt; di quell’estremismo è ancora presente nel nostro maggiore partito progressista. Tra i dirigenti, i militanti e gli elettori. E lo si capisce assai meglio guardando alla realtà dal nostro osservatorio dell’Italia di mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A voler semplificare, la differenza nazionale tra gli schieramenti del centrodestra e del centrosinistra (fanculo al trattino) dipende dalle diverse aspettative nei confronti della politica. Essi rappresentano rispettivamente chi, in Italia, vuole vivere delle risorse che produce lui stesso, e chi invece conta sulla redistribuzione delle risorse prodotte da altri. Ovviamente non si tratta di uno schema sociale fisso ed immutabile, proprio perché viviamo in una democrazia e non in un regime. Ma il discrimine di fondo, peraltro legittimo, è senz’altro quello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una parte, principalmente, il popolo delle partite Iva, i liberi professionisti, gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori, gli studenti più ambiziosi, così come i lavoratori dipendenti delle imprese che vivono sul mercato. Dall’altra, il popolo dei dipendenti pubblici, dei lavoratori sindacalizzati, dei burocrati, dei pensionati, del sottobosco delle amministrazioni locali e della politica politicante, dei giovani con la sindrome del precariato, così come in genere di tutti coloro che – di riffa o di raffa, come si dice qui – si abbeverano (o almeno vorrebbero) alla greppia dello Stato e del parastato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo nella nostra Italia di mezzo questa suddivisione non funziona. Perché qui il potere ideologico della sinistra impedisce a tanta parte di quella popolazione che, per le proprie naturali condizioni ed aspettative sociali, farebbe parte a pieno titolo del primo schieramento, di comprendere cosa rappresentino per il nostro Paese Silvio Berlusconi e il PdL.&lt;br /&gt;Anche l’&lt;em&gt;exploit &lt;/em&gt;della Lega Nord, nella nostra città, più che un voto di protesta o l’inizio di un radicamento sul territorio, potrebbe rappresentare un esito inatteso di questa situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se al Nord tanti operai, così come tanti altri esponenti dei ceti più subalterni, hanno iniziato a votare PdL, è stato perché si sono resi conto di come la sinistra e i sindacati da tempo non sanno più rappresentare i loro interessi. Qui da noi molti di loro hanno votato Lega, ma solo perché non potevano rassegnarsi a votare per Berlusconi, contraddicendo se stessi, e superando l’odio e la mistificazione che da ormai quindici anni è stata coltivata in loro da parte della sinistra tradizionale. E, nello stesso tempo, molti bolognesi di estrazione borghese e benestante, piuttosto che sfogare la delusione verso la sinistra votando per un partito così volgare come la Lega, si sono rivolti verso il giustizialismo manettaro del partito di Di Pietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è da sperare che la Lega Nord, anche se è consapevole di quanto sopra, qui da noi non finisca per adeguarsi cercando inciuci con la sinistra tradizionale. L’anno prossimo infatti a Bologna ci saranno le elezioni amministrative. Perso per perso, ci sarebbe da aspettarsi che si candidi contro la sinistra – in persona – addirittura l’ineffabile onorevole Pierferdinando Caltagirone, in arte Casini.&lt;br /&gt;Non allarmatevi: per adesso non ci pensa nemmeno, visto che crede ancora di essere Pierfurby e coltiva ambizioni nazionali o più probabilmente europee. Ma chissà che non ci ripensi, quando si renderà conto che i pochi senatori che gli sono rimasti non rispondono a lui ma a Totò Cuffarò, e avrà fatto il conto di quanti deputati - tra quelli che appartengono a lui e non a De Mita o Tabacci o Pezzotta - avranno resistito al canto delle sirene sottosegretariali e di sottopotere che senz’altro il PdL intonerà nei loro confronti. I nostri valori non sono in vendita? Puah…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che davvero non sappiamo come fare per sperare di non essere per sempre condannati all’opposizione, nella nostra capitale dell’Italia di mezzo.&lt;br /&gt;Ma una cosa sappiamo: meglio essere un’opposizione dignitosa, e ben radicata nel rapporto con la maggioranza produttiva del Paese, che non una maggioranza amministrativa costretta al continuo compromesso con una concezione falsa della politica e persino della realtà.&lt;br /&gt;Sì, per quel poco che conta, da parte nostra questo ve lo promettiamo e ce lo promettiamo da soli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7180471336742328037?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7180471336742328037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7180471336742328037' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7180471336742328037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7180471336742328037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/cronache-dallitalia-di-mezzo.html' title='Cronache dall&apos;Italia di mezzo'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7160417410120159747</id><published>2008-04-11T18:12:00.002+02:00</published><updated>2008-04-11T18:15:54.464+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam'/><title type='text'>Islam: una religione di pace?</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.hebookservice.com/bookimages/94/c7094_full.jpg" align="right" /&gt;Robert Spencer, uno degli studiosi americani più impegnati sul fronte anti-jihadista, mette a confronto nel suo ultimo libro &lt;i&gt;Religion of Peace? Why Christianity Is and Islam isn't&lt;/i&gt; (Regnery, 2008) l’atteggiamento dei cristiani e dei musulmani in diversi campi (la guerra, la scienza, la politica, la libertà individuale, la schiavitù, il trattamento delle donne, l’antisemitismo), e dimostra che, se il cristianesimo è un credo fondamentalmente pacifico, l’islamismo ha in sé un forte potenziale di violenza. &lt;p&gt;Spencer critica duramente gli intellettuali occidentali che mettono il cristianesimo e l’islam sullo stesso piano, e che considerano gli evangelici americani più pericolosi dei fondamentalisti islamici. Secondo Spencer vi è molta malafede nella tesi sostenuta da tanti commentatori laicisti, come Kevin Phillips, Chris Hedges, Sam Harris o Damon Linker, secondo cui i conservatori cristiani (spesso etichettati polemicamente come “teocon” o “cristianisti”) avrebbero l’obiettivo di sovvertire la costituzione americana per imporre una teocrazia religiosa nel paese. &lt;p&gt;In realtà nella storia degli Stati Uniti non sono mai esistiti dei movimenti cristiani con un programma teocratico. Come ricordava Tocqueville, in America fin dalle origini il cristianesimo ha informato e sostenuto le libertà politiche e sociali. Lungi dal voler stravolgere il sistema politico, i conservatori cristiani sono quasi sempre degli ardenti patrioti che venerano la costituzione. Come tutti i gruppi d’interesse, anche i cristiani cercano di promuovere le proprie idee nel dibattito pubblico: questo però non significa sovvertire il processo politico, ma parteciparvi. &lt;p&gt;I pericoli maggiori per le libertà costituzionali, spiega Spencer, nascono piuttosto dalla paranoia di coloro che si inventano dei complotti teocratici per bandire i cristiani dalla vita pubblica. &lt;p&gt;Se in tutto l’Occidente non esiste nessun gruppo cristiano che abbia come obiettivo quello di sostituire la legge laica con i precetti biblici (anche perché nella Bibbia non esiste qualcosa di analogo alla sharia), il movimento islamista è ben organizzato a livello internazionale, e non scarseggiano i leader musulmani che proclamano apertamente la necessità di imporre ovunque la legge islamica. &lt;p&gt;Gli islamisti radicali hanno compiuto migliaia di atroci atti terroristici in tutto il mondo, e i sondaggi hanno ripetutamente rivelato che l’uso della violenza è approvato da porzioni consistenti della popolazione musulmana: ad esempio, venticinque musulmani britannici su cento hanno giustificato i terroristi che uccisero cinquantadue persone a Londra il 7 luglio 2005; in paesi considerati moderati come la Giordania o l’Egitto, più della metà della popolazione ritiene ammissibili gli attentati terroristici contro i civili “per difendere l’islam”; in un sondaggio condotto da al-Jazeera per il quinto anniversario della strage dell’11 settembre, il 49,9 per cento degli ascoltatori si è dichiarato d’accordo con Osama bin Laden. &lt;p&gt;Secondo Spencer questo vasto sostegno alla violenza nel mondo musulmano ha origine negli insegnamenti dell’islam. Nel Corano c’è una quantità impressionante di versetti, spesso citati da bin Laden nei suoi discorsi, che esortano i credenti a combattere gli infedeli. Le maggiori scuole teologiche islamiche concordano sull’importanza della dottrina del jihad, intesa come guerra santa armata per diffondere l’islam. L’opinione dominante, infatti, è che i versetti rivelati successivamente (quelli più violenti di Medina, come il “Verso della Spada” contenuto nella nona sura) abroghino tutti quelli precedenti con cui sono in contrasto (in genere quelli più pacifici della Mecca). &lt;p&gt;I multiculturalisti e gli anti-cristiani militanti replicano che anche la Bibbia contiene dei passaggi che incitano alla violenza e al genocidio, come nell’episodio dell’assedio di Giosuè alla città di Gerico, o nel Deuteronomio, dove il Signore esorta gli ebrei a sterminare gli ittiti, i gergesei, gli amorrei, i perizziti, gli evei, i cananei e i gebusei. &lt;p&gt;Spencer fa notare però che questi passaggi violenti dell’Antico Testamento sono descrittivi, non prescrittivi. Si riferiscono a vicende particolari riguardanti gli ebrei e altri popoli presenti in Palestina migliaia di anni fa, ma non contengono in via generale dei comandi rivolti ai fedeli di imitare questi comportamenti: prova ne è che non esistono delle organizzazioni terroristiche che usano questi testi biblici per giustificare la propria violenza. La tradizione ebraica e cristiana non li ha mai celebrati, ma li ha visti come dei problemi da risolvere.  &lt;p&gt;Anche le aggressioni compiute dai cristiani nel corso della storia hanno subito un costante processo di autocritica perché contraddicevano il messaggio evangelico, mentre la guerra santa per propagare l’islam e sottomettere gli infedeli è sempre stata parte integrante della dottrina islamica. &lt;p&gt;Il cristianesimo, ricorda Spencer, è una religione di pace priva di movimenti che propugnano il terrorismo o la guerra santa, mentre l’islam è una religione della spada in cui, secondo le stime più prudenti, oltre cento milioni di jihadisti in attività mirano a imporre la legge islamica non solo nei paesi a maggioranza musulmana, ma anche in Europa e negli Stati Uniti. &lt;p&gt;“Che si creda o meno nel Cristianesimo”, conclude Spencer, “oggi è necessario che tutti gli autentici amanti della libertà riconoscano il loro debito con l’Occidente cristiano e con la cultura giudeo-cristiana che ha costruito l’Europa e gli Stati Uniti. Chi ama la libertà deve rendersi conto che questa grande civiltà è in pericolo e che merita di essere difesa. Da questo primo passo dipendono tutti gli altri”. &lt;p&gt;&lt;b&gt;Guglielmo Piombini&lt;/b&gt; &lt;p&gt;(&lt;i&gt;Il Foglio&lt;/i&gt;, 5 aprile 2008)&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7160417410120159747?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7160417410120159747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7160417410120159747' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7160417410120159747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7160417410120159747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/islam-una-religione-di-pace.html' title='Islam: una religione di pace?'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-440716879170876850</id><published>2008-04-09T16:01:00.001+02:00</published><updated>2008-04-09T18:47:09.632+02:00</updated><title type='text'>Tutte le donne della guerra civile</title><content type='html'>Sta per arrivare nelle librerie l’ennesima fatica di Marco Pirina, lo studioso che per primo sollevò a livello nazionale, e in tempi non sospetti, la questione delle foibe istriane. Fondatore del Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur”, da vent’anni Pirina si occupa dei caduti “senza un fiore” come lui stesso ama ripetere, quelli che la vulgata di sinistra ha sempre tenuto rinchiusi nei cassetti della storia. E lo fa sfornando volumi stracolmi di documenti, fatti, testimonianze che hanno contribuito in modo determinante a conoscere meglio gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale in Italia. Tiene le distanze da Giampaolo Pansa (“Lui presenta una storia romanzata mentre io faccio parlare le carte” dice) e ricorda con orgoglio come nel 2003 la sua associazione abbia ricevuto il riconoscimento di Istituto di Storia Moderna, parificato agli Istituti sulla Liberazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è la volta di “1943-1945 - Donne nella guerra civile italiana”, con un sottotitolo significativo: “Tra il Gladio e la Stella Rossa”. Incontriamo Pirina durante un tour di conferenze nel Bolognese, invitato dai Circoli della Libertà. Nel volume sono abbracciati tutti i tipi di donne. Si va dalle ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana (quelle regolari attive nel Servizio Ausiliario Femminile e quelle aggregate ai reparti combattenti della X Mas, delle Brigate Nere, della Monte Rosa, eccetera), alle cosiddette Volontarie della Libertà, sul fronte partigiano. In questo caso la suddivisione è in staffette, collaboratrici e combattenti. Le diverse storie raccontate vengono illustrate da immagini e ritratti di figure femminili particolarmente importanti. Non vengono trascurate neppure le civili, vittime di entrambi i fronti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Tanto per i partigiani quanto per i fascisti - conferma Pirina - esse non sono nient’altro che spie e per questo vengono uccise, violentate, deportate senza ritorno oppure scompaiono nel nulla. Si tratta di storie ancora più drammatiche di coloro che hanno deciso di schierarsi”. Uno dei capitoli del libro è dedicato alle maestre, nel mirino dei partigiani in quanto ritenute il trait-d’union tra il regime e i bambini: vengono eliminate dovunque si trovino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ l’umanità, nonostante il sangue e l’odio di quegli anni, a sgorgare dal libro. Ecco, allora, le storie d’amore. Quella “nera” tra gli attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, oppure quella “rossa” tra i partigiani comunisti Mirco e Katia, uccisi dai loro compagni perché si erano separati dalla brigata di appartenenza. Qual è, dunque, l’immagine che si ricava della donna nel ‘43/’45? “La donna fascista - risponde Pirina - crede fermamente in Dio, Patria e Famiglia. Esce di casa e va volontaria per difendere la sua idea di focolare, pur sapendo di rischiare la morte in una battaglia già perduta. La partigiana è invece colei che punta a ritagliarsi un ruolo nella società nuova che si formerà. Il suo è un atto di ribellione, vuole diventare qualcuno”. Ci riuscirà? “Assolutamente no. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1945, Ilio Barontini, capo partigiano e dirigente del Partito Comunista d’Italia, scrive che spetta agli uomini portare avanti un progetto politico ben preciso. Alle donne chiede esplicitamente di tornare tra le mura domestiche. Quelle stesse donne dovranno aspettare il femminismo degli anni Settanta per vedere esaudito il loro desiderio”. Insomma, la guerra civile al femminile non ha vincitori: solo vinti. Anzi, vinte. Le fasciste perché perdono la guerra, e le partigiane in quanto costrette a riporre nel cassetto dei loro sogni più intimi l’obiettivo di uscire di casa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-440716879170876850?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/440716879170876850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=440716879170876850' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/440716879170876850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/440716879170876850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/tutte-le-donne-della-guerra-civile.html' title='Tutte le donne della guerra civile'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-915916613316869235</id><published>2008-04-07T16:48:00.000+02:00</published><updated>2008-04-07T16:49:38.963+02:00</updated><title type='text'>"Voti Pdl? Sei un comunista e un nazista"</title><content type='html'>Barbara Spinelli, sulla Stampa di domenica, a un settimana esatta dalle elezioni, fa il suo dovere di giornalista organica al Pd di Veltroni nonché di compagna di vita di Tommaso Padoa-Schioppa, uno dei ministri peggiori del defunto governo Prodi: firma un editoriale di insulti a chi voterà Popolo della Libertà. Alla faccia dei propositi buonisti dell’ex-sindaco di Roma. Gia dal titolo si può intuire che aria tira: “Quanto è cristiana la destra”. Il tono, insomma, è il solito: ascoltate me che vi insegno a vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’argomento è il rapporto con l’islam e le ricette proposte dal Pdl. Si parte con “Fitna”, il video girato dal parlamentare olandese di estrema destra Wilders che denuncia la violenza connaturata al Corano, e si prosegue con l’ultimo libro di Tremonti “La Paura e la Speranza”, dedicato agli effetti perversi della globalizzazione, sottolineando la terribile assonanza del titolo tremontiano con quelli dei volumi fallaciani post-11 settembre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel video e nel libro, per la Spinelli, c’è quello che il Popolo della Libertà intende per dialogo con l’altro, il diverso. Un dialogo che in realtà non esiste perché nel fronte berlusconiano c’è solo voglia di costruire muri, di soffiare sul fuoco dell’insicurezza percepita dai cittadini, di desiderio di isolamento. Dall’altra parte masse di diseredati che premono alle frontiere le quali, nonostante la loro difficile condizione di vita, riescono a comportarsi alla stregua di lord incompresi e pertanto ingiustamente respinti da quei fascio-comunisti dei destrorsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la nota editorialista oggi è l’identità cristiana a rappresentare il filo conduttore degli avversari del suo TPS; una identità “escludente” che si infila lungo il sentiero di ideologie incendiarie precedenti. La Spinelli cita esplicitamente “la classe” e “la razza” come antesignane di chi oggi si batte per salvaguardare la tradizione. Capito? Chi voterà Berlusconi è una via di mezzo tra un comunista e un nazista. Anzi, meglio tutt’e due. Una sorta di assassino seriale in potenza, pronto ad appiccare il fuoco contro lo straniero invasore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una Spinelli, dunque, che a pochi giorni dal voto non riesce a trattenersi e ricade nell’antico vizio di quella sinistra livorosa che vede nell’avversario un nemico acerrimo. E pur di dipingerlo come tale prescinde dalla realtà e si dimentica di alcuni fatti che la gente comune, a differenza degli intellettuali organici, non dimentica: l’11 settembre, le stragi di Madrid e Londra, le cellule fondamentaliste islamiche sparse in tutta Europa, i numerosi attentati sfiorati per un soffio, un atteggiamento politicamente corretto delle istituzioni che porta a piegare la testa di fronte ai violenti e via dicendo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La celebre firma del quotidiano torinese si presta a svolgere il lavoro sporco a beneficio del leader del Pd che va in giro per l’Italia, in televisione, nei dibattiti ad assicurare rispetto per l’avversario e toni concilianti. Se però gratti sotto la superficie di sorrisi e promesse, e ti avventuri nel girone dei maitre-a-penser di complemento, ecco rispuntare l’antica intolleranza salottiera. Evidentemente mai morta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-915916613316869235?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/915916613316869235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=915916613316869235' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/915916613316869235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/915916613316869235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/voti-pdl-sei-un-comunista-e-un-nazista.html' title='&quot;Voti Pdl? Sei un comunista e un nazista&quot;'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-196031387229797375</id><published>2008-04-02T18:18:00.003+02:00</published><updated>2008-04-02T18:33:31.879+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam'/><title type='text'>Che cosa sta succedendo in Inghilterra?</title><content type='html'>&lt;img src="http://4.bp.blogspot.com/_vYuG9YvoWro/RypgvLt3heI/AAAAAAAAACI/mFmIP_dNAiE/S240/radicalmosque.jpg" align="right" /&gt; Giustizia avrebbe voluto che, con il crollo del comunismo alla fine degli anni Ottanta, tutti i movimenti occidentali d’ispirazione socialista sprofondassero nel discredito. Invece, grazie a un’abile operazione di riconversione ideologica, la sinistra è riuscita a conservare l’egemonia culturale passando dal marxismo al multiculturalismo. La nuova sinistra multiculturalista non concentra più le sue critiche sulle strutture economiche della società capitalistica, come prescriveva il marxismo classico.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Quasi nessuno oggi ha più il coraggio di chiedere l’abolizione della proprietà privata o la collettivizzazione dei mezzi di produzione. L’attacco prende invece di mira le “sovrastrutture” culturali della società, secondo la lezione di Antonio Gramsci e della Scuola di Francoforte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lo spopolamento degli inglesi&lt;/b&gt; &lt;p&gt;Il multiculturalismo rappresenta una continuazione della guerra fredda con altri mezzi, e dietro una facciata relativista si pone l’obiettivo di distruggere il retaggio tradizionale dell’Europa cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’odio profondo per tutto ciò che appartiene al passato storico dell’Europa si manifesta con l’esaltazione acritica di ogni cultura estranea all’Occidente, comprese le più feroci ed aberranti, e con il desiderio frenetico di ripopolare il vecchio continente con immigrati extraeuropei anche apertamente ostili ai valori dei paesi ospitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paese dove l’applicazione dell’ideologia multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate è la Gran Bretagna. Nei lunghi anni di governo laburista, con Tony Blair e ora con Gordon Brown, il Regno Unito ha spalancato le frontiere ad un’immigrazione di massa prevalentemente musulmana, e ogni anno affluiscono più di 250.000 immigrati dal Terzo Mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli inglesi autoctoni fanno pochi figli (l’attuale tasso di fertilità di 1,6 figli per donna è il più basso della storia inglese da quando si sono iniziate a raccogliere le statistiche nel 1924) e, spaventati dai rapidi mutamenti sociali, hanno iniziato ad emigrare in gran numero: ogni anno 200.000 inglesi lasciano la madrepatria per stabilirsi prevalentemente negli Stati Uniti, in Canada o in Australia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla base di questi trend i demografi hanno calcolato che entro la fine del secolo la popolazione inglese sarà ridotta in minoranza nella propria terra natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un’arma per l’islamizzazione&lt;/b&gt; &lt;p&gt;I problemi maggiori nascono dal fatto che il processo di trasmissione della cultura nazionale è stato messo al bando in Gran Bretagna in omaggio alla “correttezza politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo l’ideologia progressista dominante, infatti, trasmettere la cultura anglosassone agli immigrati rappresenterebbe un grave atto di “imperialismo culturale”. Lo stesso erede al trono, il principe Carlo, ha in più occasioni denigrato la cultura giudeo-cristiana e manifestato la sua ammirazione per l’islam, a suo dire capace di riempire il vuoto spirituale dell’Occidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo ambiente favorevole, la penetrazione della legge coranica nella società britannica è stata rapida. Negli ultimi anni a Londra dozzine di tribunali islamici hanno emesso migliaia di sentenze su matrimoni, divorzi e eredità. E nonostante la bigamia e la poligamia siano illegali in Gran Bretagna, il governo ha deciso di sostenere economicamente le famiglie poligamiche musulmane a condizione che i vari matrimoni siano avvenuti all’estero, in nazioni che riconoscano come legale la poligamia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Huddersfield, nel West Yorkshire, una locale scuola confessionale cristiana ha optato per censurare la celebre fiaba dei “Tre porcellini” per paura di offendere la locale comunità maomettana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, secondo un recente rapporto, in diverse scuole del Regno Unito verrebbero censurati gli studi riguardanti episodi considerati offensivi per la comunità islamica, come il genocidio ebraico e le crociate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti docenti, infatti, avrebbero difficoltà ad imporre lezioni che possano infastidire il sentire degli alunni islamici. A Oxford, i genitori di bambini della Rose Hill Primary School sono furiosi, in quanto hanno ricevuto una lettera su cui c’era scritto che la carne hallal sarebbe stata servita a tutti i bambini e che questa decisione faceva parte di una “politica di integrazione a scuola”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altronde, alzare la voce contro queste situazioni appare alquanto difficile se si pensa che il vescovo di Rochester, Michael Nazir-Ali, ha subito minacce di morte per aver denunciato l’esistenza, in Inghilterra, di “no-go areas” in cui i non musulmani rischiano grosso se provano a entrarvi, mentre un lavoratore cattolico, Joseph Protano, è stato licenziato dal Royal Manchester Children’s Hospital per aver litigato con degli islamici che avevano coperto il crocifisso e la statua della madonna in una sala di preghiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ci si mette pure il Primate anglicano&lt;/b&gt; &lt;p&gt;Infine, come se tutto questo non bastasse, è arrivata come una bomba la dichiarazione dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, secondo cui “pare inevitabile” l’adozione di parti della sharia nel sistema legale britannico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’alto prelato della chiesa di Stato inglese, ormai ridotta la lumicino a causa dei paurosi sbandamenti progressisti delle gerarchie (oggi in Inghilterra i cattolici praticanti sono diventati più numerosi degli anglicani praticanti), ha affermato che continuare a insistere sull’applicazione della legge britannica, piuttosto che autorizzare la legge islamica, causerebbe “un certo pericolo” per il paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che il leader spirituale di una nazione dalla storia illustre sia arrivato al punto di chiedere la liquidazione della propria millenaria eredità culturale è sembrato troppo anche ai cittadini inglesi indottrinati da decenni di “correttezza politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parte il sostegno di alcuni membri del sinodo vescovile anglicano, la reazione di condanna delle parole di Williams è stata quasi unanime a livello politico, giornalistico e popolare. Da più parti si è chiesta la sua rimozione, e Williams si è detto “sorpreso” e “scioccato” dall’enorme quantità di proteste. Il quotidiano Sun si è così espresso con un editoriale: “È facile denigrare l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, trattandolo da vecchio idiota. In realtà, egli è una pericolosa minaccia per la nostra nazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica, secondo l’Arcivescovo Williams, in Gran Bretagna le donne immigrate soggette a matrimoni forzati, mutilazioni genitali o violenze domestiche dovrebbero essere affidate al giudizio delle corte islamiche, invece che protette dalla Common Law inglese. Che si ricordi a memoria d’uomo, è la prima volta che una delle massime autorità spirituali dell’Europa propone di abbandonare delle vittime innocenti al loro destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Verso un suicidio organizzato&lt;/b&gt; &lt;p&gt;L’estremismo con cui gli inglesi hanno abbracciato l’ideologia multiculturalista è tanto più sorprendente, se si pensa che solo vent’anni fa il Regno Unito era la patria del conservatorismo thatcheriano. Questo radicale capovolgimento però non è stato solo ideologico, ma anche psicologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella loro storia gli inglesi non si sono mai fatti sottomettere da nessuno: basti ricordare l’ammirevole eroismo cui diedero prova durante la seconda guerra mondiale. Oggi invece sembrano non avere altro desiderio che quello di arrendersi ai nuovi arrivati islamici. La nazione che ha resistito a Napoleone e Hitler si è fatta sconfiggere dal multiculturalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cento anni fa la Gran Bretagna era l’unica superpotenza mondiale. Oggi sta scomparendo perfino la sua cultura. Questa è la prima volta nella storia, ha rilevato il London Observer, che una popolazione indigena maggioritaria si è volontariamente ridotta in minoranza in assenza di guerra, carestie o epidemie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cosa è certa: l’esperimento multiculturalista pianificato dalle elite inglesi finirà molto tragicamente, come tutte le utopie fallimentari del passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guglielmo Piombini&lt;/b&gt; &lt;p&gt;(&lt;i&gt;Radici Cristiane&lt;/i&gt;, n. 33, aprile 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-196031387229797375?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/196031387229797375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=196031387229797375' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/196031387229797375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/196031387229797375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/che-cosa-sta-succedendo-in-inghilterra.html' title='Che cosa sta succedendo in Inghilterra?'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vYuG9YvoWro/RypgvLt3heI/AAAAAAAAACI/mFmIP_dNAiE/s72-c/radicalmosque.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2578124161495685429</id><published>2008-04-02T15:08:00.001+02:00</published><updated>2008-04-02T15:11:45.531+02:00</updated><title type='text'>Cento: "Bassolino se ne vada"</title><content type='html'>Paolo Cento, esponente storico dei Verdi, sottosegretario all’Economia e oggi candidato al Senato in Emilia-Romagna per la Sinistra Arcobaleno, riporta l’attenzione nell’intervista concessa all’Opinione sullo scandalo dei rifiuti napoletani. E chiede ai suoi compagni di partito di abbandonare la giunta Bassolino per andare così alle elezioni anticipate in Campania. “Un errore non averlo deciso prima” dice. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rallenti, Cento. Intanto partiamo dalla fine del governo Prodi. Chi ci rimette di più in termini di immagine, e quindi di consenso, tra il Pd di Veltroni e la Sinistra Arcobaleno di Bertinotti?&lt;br /&gt;La caduta del governo Prodi chiude la stagione delle alleanze a sinistra così come le abbiamo viste negli ultimi quindici anni. Non so chi ci rimette o chi ci guadagna: so che si chiude un’epoca. So inoltre che Prodi cade per un eccesso di frammentazione politica e per l’accelerazione della leadership veltroniana verso l’autosufficienza del Pd. La Sinistra Arcobaleno deve rivendicare come un fatto positivo la riconquista dell’autonomia politica, programmatica, culturale e ideale. Ovviamente autonomia non significa autosufficienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Berlusconi vince le elezioni con un largo margine, come imposterete il rapporto col Pd?&lt;br /&gt;Intanto gli accordi si fanno prima delle elezioni e non dopo. Il nostro programma ci porterà a fare una opposizione radicale al centrodestra. Certo, il Pd dopo il 14 aprile si troverà di fronte a un bivio. Verificata la sua non autosufficienza, dovrà capire dove guardare per preparare una alternativa credibile al centrodestra. Se dovesse nascere un governo di larghe intese, nei fatti e al di là della formula individuata, sulle scelte economiche e di riforma costituzionale il nostro compito consisterà in una opposizione molto forte a quella che rappresenterebbe una degenerazione della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quel punto, però, rischierebbe di cadere l’opzione sindacalista: non si potranno più portare i milioni di persone in piazza, per intenderci…&lt;br /&gt;L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di partecipazione, di democrazia deliberante come la chiama il professor Zamagni. Quella, cioè, capace di affrontare i conflitti. Io stesso, se sarò eletto, presenterò una proposta di legge che vada in questa direzione prendendo a modello lo statuto della Regione Emilia-Romagna, dove si possono trovare alcuni articoli interessanti, anche se non applicati. Tuttavia certe battaglie si possono condurre anche fuori dalle sedi istituzionali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna elettorale di Veltroni si può definire di sinistra?&lt;br /&gt;No, la sua è una campagna elettorale americana. Il suo progetto è quello di cancellare l’autonomia della sinistra e mettere all’interno del Pd un certo radicalismo innovativo senza prescindere, però, da un timone rigorosamente ancorato al centro moderato, che guarda alle classi dirigenti forti, a Confindustria, alle imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto si è indebolito l’ecologismo dopo lo scandalo dei rifiuti napoletani?&lt;br /&gt;Io credo che dalla crisi della Campania l’ecologismo dovrebbe uscirne rafforzato. I rifiuti per le strade sono la dimostrazione che quando manca una risposta ecologista, il sistema va in tilt. La colpa è di chi non ha voluto fare la raccolta differenziata. In Campania si parla sempre e soltanto di inceneritori. Almeno seguiamo l’esempio dell’Emilia-Romagna, dove grazie alla presenza dei Verdi nei governi locali e regionali si è fatto qualche termovalorizzatore ma solo perché si è portata la raccolta differenziata a livelli superiori al 30-35 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chi non ha voluto fare la raccolta differenziata?&lt;br /&gt;Chi non ha voluto una gestione trasparente del problema. L’errore dei Verdi è stato quello di non essere usciti dalla giunta Bassolino nei mesi scorsi, quando lo scandalo cominciava a farsi evidente. Dobbiamo lasciare Bassolino e andare a elezioni anticipate in Campania. Non dimentichiamo che il presidente della Regione è un esponente di quel Pd che parla di ambientalismo del fare, che poi si trasforma in un fallimento clamoroso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto l’antiberlusconismo resta determinante per la sinistra radicale?&lt;br /&gt;A me sembra più determinante per il Pd. Quando Veltroni richiama al voto utile per battere Berlusconi, fa leva sull’antiberlusconismo senza dichiararlo. La Sinistra Arcobaleno è contro il berlusconismo perché la ritiene una malattia grave che attraversa la politica in modo trasversale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voto disgiunto: sì o no?&lt;br /&gt;Nelle Regioni come l’Emilia-Romagna, dove il Pd prende la maggioranza dei seggi, ogni seggio conquistato dalla Sinistra Arcobaleno è tolto al centrodestra. Se si parla di voto utile, non c’è dubbio che l’unico voto utile sarebbe quello a una Sinistra Arcobaleno che arrivi al 12 per cento al Senato. Ma noi chiediamo il voto al Senato agli incerti oltre che agli stessi elettori del Pd anche per una ragione politica: in Emilia-Romagna la nostra lista è guidata dalla Borsellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bertinotti ha dichiarato che vedrebbe di buon grado l’occupazione delle case sfitte. Non è una battaglia di retroguardia?&lt;br /&gt;E’ una battaglia di necessità. Nelle grandi città, dove è acuta la crisi sociale, di fronte a interi palazzi abbandonati a se stessi dalla speculazione immobiliare, pubblica o privata, l’occupazione è un rimedio estremo provocato da un bisogno gravissimo: quello di un tetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'Opinione, 2 aprile 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2578124161495685429?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2578124161495685429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2578124161495685429' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2578124161495685429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2578124161495685429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/04/cento-bassolino-se-ne-vada.html' title='Cento: &quot;Bassolino se ne vada&quot;'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-6023039767968192364</id><published>2008-02-23T17:51:00.001+01:00</published><updated>2008-02-23T17:53:44.779+01:00</updated><title type='text'>Aboliamo l'adolescenza</title><content type='html'>“Il branco”, “generazione degenerata”, “bulli”, “selvaggi con il telefonino”, sono solo alcune delle definizioni usate dai giornalisti per descrivere un ceto giovanile che sale sempre più spesso agli onori delle cronache per delitti efferati, comportamenti viziosi e incivili, atti di vandalismo, gesti di prepotenza verso i deboli, atteggiamenti autodistruttivi, esibizionistici, parassitari. Nelle inchieste giornalistiche gli adolescenti appaiono spesso cinici e annoiati della vita, gregari e conformisti, indifferenti alla religione, sprezzanti delle tradizioni e della cultura (l’interesse per i libri e per la lettura, ad esempio, subisce un vero e proprio crollo con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mentalità dominante tende a idealizzare e ad assolvere i giovani che contestano le “imposizioni” tradizionali, famigliari e sociali. La ribellione adolescenziale, ci assicurano gli psicologi nei talk-show, è un passaggio “formativo” inevitabile e benefico per l’individuo e la società. La durata dell’adolescenza, per di più, viene estesa in continuazione: in origine gli adolescenti erano solamente i “teen-ager” dai dodici ai diciotto anni, ma oggi sono considerati adolescenti anche gli ultratrentenni! Nel 2002 l’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense ha ridefinito l’adolescenza come l’età che va dai dodici ai trent’anni, mentre secondo una ricerca della MacArthur Foundation la transizione all’età adulta non termina prima dei trentaquattro anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Due libri usciti di recente negli Stati Uniti hanno messo però in discussione questa visione lassista e indulgente dell’adolescenza: &lt;em&gt;The Case Against Adolescence &lt;/em&gt;(Quill Driver Books, Sanger 2007) dello psicologo Robert Epstein, e &lt;em&gt;The Death of the Grown-Up. How America’s Arrested Development Is Bringing Down Western Civilization&lt;/em&gt; (St. Martin Press, New York 2007) dell’ editorialista del «Washington Times» Diana West. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tesi principale del libro di Robert Epstein è che l’adolescenza non è un dato biologico, ma una costruzione culturale che allunga artificialmente il periodo dell’infanzia. Il concetto di adolescenza non esisteva prima del ventesimo secolo, e molte culture non hanno neanche un termine per definirla. Nelle società tradizionali i giovani venivano integrati nella società degli adulti appena dimostravano di esserne capaci, e i fenomeni di ribellione o di disagio giovanile erano inesistenti. Non esisteva una “cultura giovanile” perché i giovani passavano quasi tutto il loro tempo insieme agli adulti, in una società modellata dai valori di questi ultimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi invece negli Stati Uniti gli adolescenti vivono a contatto con i loro coetanei in media 65 ore alla settimana, contro le 4 ore alla settimana di un secolo fa. &lt;br /&gt;Questa separazione dei giovani dagli adulti, secondo Epstein, ha avuto origine con la legislazione che ha progressivamente innalzato l’età minima per lavorare e l’età dell’obbligo scolastico, e si è poi approfondita con la mentalità permissiva del secondo dopoguerra. Invece di tutelare i giovani, l’esclusione degli adolescenti dal mondo degli adulti ha finito tuttavia per generare frustrazione: “Immagina come puoi sentirti se il tuo corpo e la tua mente ti dicono che sei un adulto, ma gli adulti attorno a te continuano a dirti che sei ancora un bambino. È questa infantilizzazione forzata  spiega Epstein  a rendere molti giovani arrabbiati o depressi. Più vengono trattati come bambini, più psicopatologie mostrano”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il paese dei balocchi&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi gli adolescenti vivono in una zona franca nella quale vige l’irresponsabilità quasi completa. Possono spendere molti soldi non propri, stare alzati tutta la notte, fare sesso liberamente, sfrecciare con dei bolidi a gran velocità, sballarsi con alcolici e droghe nei rave-party: tutti comportamenti balordi che non sarebbero tollerati in nessun altro gruppo d’età. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Epstein l’idea di confinare i giovani per tanto tempo in una sorta di paese dei balocchi non ha senso, perché gli adolescenti sono molto più competenti di quello che si crede. I test dimostrano che gli adolescenti sono pari agli adulti in molte aree di competenza. In alcuni campi, come l’intelligenza, le abilità percettive o la memoria, il picco viene addirittura raggiunto intorno ai 14-15 anni, e poi cala inesorabilmente. Provate a indovinare chi imparerà per primo una lingua straniera, a giocare a scacchi o a usare un apparecchio tecnologico: un quindicenne o un cinquantenne? Eppure, se interrogati, gli adulti sottostimano regolarmente i punteggi ottenuti dagli adolescenti in queste prove. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricetta di Epstein per superare la frustrazione e la ribellione dei giovani è quella tradizionale: torniamo a trattarli come adulti e diamogli tutte le responsabilità che desiderano, di lavorare, di possedere proprietà, di firmare contratti, di creare delle imprese, di prendere decisioni sulla propria salute, di vivere e di mantenersi da soli, di sposarsi e di fare figli, e in men che non si dica tutti i petulanti sintomi del “disagio giovanile” svaniranno come nebbia al sole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà, purtroppo, sembra andare nella direzione opposta, come documenta Diana West nel suo libro dedicato alla “morte dell’età adulta”. Non solo gli adolescenti maturano più tardi, ma gli adulti si mettono sempre più spesso a scimmiottare le mode adolescenziali nei vestiti, nella musica o nei passatempi. Tra gli adulti d’età compresa fra i 18 e i 49 anni sono più numerosi quelli che guardano Cartoon Network della CNN; questa stessa fascia d’età costituisce un terzo dei 56 milioni di americani che assistono al cartone animato SpongeBob, ideato per bambini dai sei agli undici anni; l’età media dei giocatori di videogiochi era di diciotto anni nel 1990, oggi è di trent’anni; molti adulti, anche a 25 anni, continuano a leggere soltanto narrativa giovanile rivolta ai teen-ager. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In cauda semper islam&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discredito dell’età adulta sorto all’epoca della contestazione giovanile, osserva la West, ha provocato il declino delle virtù legate alla maturità, in favore della gratificazione istantanea, dell’impazienza per i limiti posti dalla realtà, e dell’ossessione per il proprio io tipica dei teen-ager. Un aspetto saliente della cultura occidentale, prima della rivoluzione culturale di quarant’anni fa, era riassunto nella formula “farsi una vita”. Moltissimi romanzi letterari ruotavano intorno all’idea che l’esistenza individuale fosse un’opera in via di progressiva realizzazione. La vita aveva un inizio, un intermezzo e una fine. Passando attraverso queste tappe consecutive l’uomo fortificava il proprio carattere e perfezionava, grazie all’accresciuta l’esperienza, la propria personalità. Al contrario, osserva la West, l’attuale visione della vita come eterna adolescenza si caratterizza proprio per la sua assenza di progetto: è processo senza culmine, viaggio senza destinazione, essere senza divenire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hollywood, i giornali e la televisione continuano però ad esaltare la cultura ribellistica giovanile degli anni Sessanta e a ridicolizzare l’età adulta, soprattutto la figura paterna, perché legata al concetto di autorità. Si assiste così al patetico spettacolo di vecchioni, come il sessantacinquenne Paul McCartney, il settantenne Jack Nicholson o l’ottantaduenne Paul Newman, che ancora si atteggiano a giovani ribelli in lotta contro l’establishment. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste condizioni, conclude la West, l’Occidente non ha alcuna possibilità di affrontare le sfide del futuro, in particolare la gravissima minaccia portata dall’islam: “L’illimitata espansione dell’influenza islamica in Occidente, attraverso mezzi violenti (il terrorismo) e pacifici (la demografia) potrebbe segnare l’epilogo della civiltà occidentale. Occorrono delle donne e degli uomini maturi che ne prendano atto, non dei bambini che si nascondono di fronte alla realtà, perché le civiltà che rinviano per sempre l’età adulta non giungeranno mai alla maturità”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Guglielmo Piombini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Il Domenicale&lt;/em&gt;, 23 febbraio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-6023039767968192364?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/6023039767968192364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=6023039767968192364' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/6023039767968192364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/6023039767968192364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/02/aboliamo-ladolescenza.html' title='Aboliamo l&apos;adolescenza'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-5518209177047808730</id><published>2008-02-12T14:32:00.001+01:00</published><updated>2008-02-19T15:07:05.366+01:00</updated><title type='text'>Silvio "vo fà lo statista"</title><content type='html'>Alla fine chi pensava di incarnare la figura autentica del Sarkozy italiano, vale a dire Gianfranco Fini, ha dovuto riconoscere che il &lt;em&gt;phisique du role&lt;/em&gt; si attaglia perfettamente a chi negli ultimi mesi lui stesso aveva giudicato essere il suo peggior nemico, ossia Silvio Berlusconi. Il Popolo della Libertà ha ripristinato in modo netto le gerarchie all’interno del centro destra, dopo un periodo che definire burrascoso è da generosi incalliti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messe da parte incomprensioni politiche e ripicche personali, il PdL dimostra per l’ennesima volta che nel campo dei moderati e dei liberali, le idee innovative e gli strumenti per realizzarle restano in mano a chi dal 1994 in poi, ossia dalla fondazione di Forza Italia, ha “terremotato” la politica di casa nostra: Berlusconi Silvio da Arcore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quale ha una voglia matta di compiere quel gradino in più che gli consentirebbe di entrare in modo definitivo nella galleria dei (pochi) statisti italiani della storia repubblicana. E sa bene che per riuscirvi deve porre le basi per un accordo col Pd subito dopo le elezioni. Un accordo volto a tirare fuori il Paese dalle secche prima di tutto istituzionali in cui si trova da anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quel punto sarà lui, e soltanto lui, ad aver impresso la svolta necessaria affinché l’Italia torni nel salotto buono dell’Europa e del mondo, con in più un bagaglio di regole moderne. Il discorso che Berlusconi ha tenuto sabato scorso in un caldissimo Teatro Nuovo, a Milano, per esempio, offre alcuni spunti di riflessione che vanno proprio in questa direzione. Intanto vivremo una campagna elettorale poco usuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mancheranno, sia chiaro, gli accenti forti, le polemiche al calor bianco, le accuse fuori dai denti. Ma Berlusconi punterà, neppure tanto velatamente, a dare una mano a Veltroni a mettere in cantina la sinistra massimalista e chi l’ha portata al governo, Romano Prodi. Legittima il sindaco di Roma all’inizio del suo intervento, facendogli gli auguri per la sua decisione di andare da solo, e delegittima il Professore e l’area comunista accusandoli di essere i veri responsabili del disastro in cui si trova l’Italia. Critica peraltro fondata. Insomma, l’alleanza tra i due partiti maggiori non sarà soltanto all’ordine del giorno dal 15 aprile in poi. Ma lo è già qui e ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Veltroni deve però lanciare messaggi per un reale cambiamento di clima nei rapporti col centro destra, se vuole conservare un margine di dialogo con la (futura?) maggioranza parlamentare. Ecco quindi che l’arma dell’antiberlusconismo viene riposta e lasciata in eredità a chi ha già fatto capire di puntare ancora molto proprio sull’antiberlusconismo, che poi si trasforma in accusa di inciucismo nei confronti dell’ex alleato Pd: Diliberto e compagni. Berlusconi, poi, deve ancora sciogliere alcuni nodi importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi nodi si chiamano Casini e Mastella. Il primo è stato sonoramente fischiato dalla platea del Teatro Nuovo ogni volta che Berlusconi pronunciava il suo nome. E a chi dalla sala gli urlava di dire qualcosa sul leader dell’Udc, Silvio ha risposto che da quell’orecchio non ci sentiva. Ma la reazione più piccata l’ha avuta quando un altro militante è sbottato gridando che “Mastella non lo vogliamo”. L’espressione del viso di Berlusconi si è fatta severa. “Ricordo – ha detto con tono che non ammetteva repliche – che senza la decisione dell’Udeur di uscire dal governo, ora continueremmo ad avere Prodi. Noi conosciamo il valore della riconoscenza”. Certo, se Mastella avesse fatto cadere Prodi per ragioni ideali e non per sue beghe giudiziarie, tra la base del centro destra ci sarebbero meno mugugni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-5518209177047808730?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/5518209177047808730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=5518209177047808730' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5518209177047808730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/5518209177047808730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/02/silvio-vo-f-lo-statista.html' title='Silvio &quot;vo fà lo statista&quot;'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7892884860474925317</id><published>2008-02-12T12:05:00.000+01:00</published><updated>2008-02-12T12:20:00.103+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='occidente islam'/><title type='text'>Perché non perderemo lo scontro di civiltà</title><content type='html'>&lt;em&gt;(Questo articolo è tratto dalla prefazione di Guglielmo Piombini al libro di Tony Blankley, "L'ultima chance dell'Occidente", da poco edito dall'editore Rubbettino)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei fatti culturali più rilevanti degli ultimi anni è lo sviluppo di un filone di studi di orientamento liberal-conservatore che guarda con forte preoccupazione alle tendenze culturali, economiche e demografiche in atto in Europa. Un numero crescente di osservatori vede nel declino della pratica religiosa, nel prolungato calo delle nascite e nella mancata integrazione della crescente immigrazione islamica i sintomi di una grave decadenza culturale, che potrebbe mettere a rischio l’identità cristiana e occidentale del vecchio continente. Le voci che con più autorevolezza hanno denunciato questa crisi spirituale dell’Europa (manifestatasi con il rifiuto delle proprie radici, l’apostasia da se stessa,  la dittatura del relativismo e il suicidio demografico), sono state quelle di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È sorprendente la rapidità con cui si è diffusa questa visione pessimistica: all’inizio del nuovo millennio l’idea che l’Europa fosse un continente decadente, nichilista e senza voglia di futuro sembrava una provocazione, ma oggi è diventata quasi un cliché. Il timore che l’Europa si trasformi in Eurabia, cioè in un continente a prevalenza musulmana, antisemita e ostile agli Stati Uniti, è stato sollevato, tra gli altri, da autori come Oriana Fallaci, Bernard Lewis, Niall Ferguson, Marcello Pera, Robert Spencer, George Weigel, Bruce Bawer, Claire Berlinski, Pat Buchanan, Serge Trifkovic, Daniel Pipes, Melanie Phillips, Paul Belien, Roberto de Mattei, Massimo Introvigne, Mark Steyn, Bat Ye’or, Alexandre Del Valle, Walter Laqueur, Bruce Thornton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro dell’editorialista del «Washington Times» Tony Blankley, &lt;em&gt;L’ultima chance dell’Occidente&lt;/em&gt; (da poco edito dalll’editore Rubbettino) fa parte di questo genere di letteratura, e analizza gli scenari futuri dello scontro di civiltà tra Occidente e Islam. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blankley ritiene che il vecchio continente sia in pericolo, perché fiaccato economicamente, moralmente e demograficamente dalle ideologie socialiste, relativiste e antinataliste. Lo sviluppo tecnologico e il benessere economico sono una facciata che nasconde una gravi crisi, che potrebbe segnare il tramonto della civiltà europea. L’Europa, infatti, vede profilarsi all’orizzonte un futuro di caratterizzato dal calo e dall’invecchiamento della popolazione, dalla riduzione delle persone in età lavorativa, dall’esplosione delle spese assistenziali e dalla presenza maggioritaria di popolazioni musulmane in molte aree del vecchio continente, per effetto della loro massiccia immigrazione e alta fertilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’islamizzazione strisciante dell’Europa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione dell’Europa, a differenza di altre aree del mondo in via d’invecchiamento come il Giappone, è ancor più infausta a causa della soluzione rischiosa che molte nazioni europee hanno scelto per colmare i vuoti di popolazione: l’immigrazione proveniente dai paesi musulmani. Dall’Africa e dall’Asia milioni di immigrati musulmani si sono riversati nel vecchio continente negli ultimi decenni. Solo cinquant’anni fa le persone di religione islamica residenti in Europa erano 250.000, oggi sono venti milioni. Inoltre i musulmani, diversamente dagli occidentali, hanno famiglie numerose. La loro alta natalità, combinata all’immigrazione, porterà la popolazione musulmana in Europa a raddoppiare nel 2025.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che gli immigrati musulmani non sembrano aver alcuna intenzione di integrarsi nella cultura e nelle istituzioni europee. Al contrario, i sentimenti anti-occidentali sembrano aver fatto breccia soprattutto tra gli immigrati di seconda e terza generazione, e proprio nei paesi, come l’Olanda e la Gran Bretagna, che sono andati più avanti nell’applicazione del multiculturalismo. Non solo non si vedono segni d’europeizzazione dell’islam (il mitico euro-islam sognato da schiere di intellettuali e politici europei rimane ancora una chimera) ma, al contrario, alcuni segnali (come la radicalizzazione dell’antisemitismo e antiamericanismo, la cancellazione dei riferimenti alla tradizione giudaico-cristiana nell’arte e nella cultura, l’accettazione di norme della &lt;em&gt;sharia &lt;/em&gt;nella giurisprudenza europea, la limitazione della libertà di espressione e di critica dell'islam) sembrano indicare una crescita dell’influenza culturale islamica nel vecchio continente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Europa è popolata sempre più da alieni che fisicamente vivono qui, ma che spiritualmente appartengono alla umma musulmana. Non hanno intenzione di adattarsi all’ambiente che trovano. Offesi e intimiditi dall’ordine e dalla bellezza artistica e monumentale che trovano, desiderano istintivamente rimodellare il paesaggio ad immagine dell’Anatolia, del Punjab o del Maghreb. Il loro continuo influsso sta rendendo questa trasformazione irreversibile in molte aree urbane del vecchio continente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa situazione gravida di pericoli, l’Europa del futuro si troverà davanti a tre scenari possibili. Daniel Pipes li ha riassunti in questo modo: 1) integrazione dei musulmani; 2) dominio musulmano; 3) rifiuto dei musulmani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Occidente vincerà lo scontro di civiltà&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proviamo ad analizzare lo scenario peggiore possibile. Cosa potrebbe succedere nei prossimi decenni se i musulmani, quando gli equilibri demografici saranno per loro più favorevoli, scatenassero il jihad armato in Europa, dando luogo ad una escalation di violenze, atti terroristici, insurrezioni o addirittura ad una vera e propria guerra civile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il commentatore americano Ralph Peters, se gli europei (che malgrado tutto rimangono in netto vantaggio per quanto riguarda l’economia, la tecnologia, la scienza, la forza militare) si sentiranno realmente minacciati nella propria incolumità, lasceranno perdere tutti i bla bla multiculturalisti, reagiranno nella maniera più decisa, e non esiteranno ad espellere in massa gli islamici dall’Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno che gli islamici non siano in grado di prendere il controllo in pochissimo tempo di tutto il continente, prevenendo una reazione ostile della popolazione autoctona, al primo accenno di problemi si troverebbero circondati da una popolazione ostile e privati del supporto dello stato sociale che permette a molti estremisti di vivere alle spalle della popolazione pacifica e di dedicarsi a tempo pieno al terrorismo. Le eventuali enclavi musulmane non sarebbero economicamente autosufficienti, perché verrebbero tagliate fuori dal mondo esterno, senza materie prima e senza possibilità di commerciare. Se anche si formassero, potrebbero durare poco (come le Krajine serbe o i regni crociati in Terrasanta). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per di più, data la stagnazione economica e scientifica del mondo musulmano, è probabile che nel prossimo futuro le tecnologie militari modificheranno ancor di più la situazione militare a vantaggio dell’Occidente. Se l’Europa fosse sotto un pericoloso attacco islamico, anche una popolazione invecchiata ed esigua, ma tecnologicamente progredita, potrebbe prevalere sul campo di battaglia. Si aggiunga che, per ragioni storiche e strategiche, gli Stati Uniti non permetterebbero mai che l’Europa cadesse sotto il dominio della Mezzaluna, e quasi sicuramente interverrebbero in soccorso dei resistenti europei come durante la seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra tecnologia chiave che potrebbe svilupparsi in maniera inaspettata è la capacità di aumentare la durata media dell’aspettativa di vita attiva degli individui. Già ora l’aspettativa di vita cresce circa un anno ogni quattro, e le capacità fisiche delle persone anziane migliorano. Queste tecnologie sono relativamente costose e potranno essere alla portata solo di economie sviluppate. Questo implica che l’invecchiata popolazione autoctona europea tra venti o trent’anni potrebbe essere molto meno invalida di quello che si pensa oggi. La popolazione islamica, d’altro canto, se non è in grado di produrre un’economia efficiente non sarà in grado di pagare per le stesse tecnologie (anzi, per averle dipenderà dall’Occidente, proprio come avviene oggi per molti farmaci moderni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attuale potere dell’Islam deriva quasi unicamente dal petrolio, i cui proventi gli permettono di finanziare il proselitismo e il terrorismo in tutto il mondo. Il mondo islamico però è sottosviluppato, e non produce nient’altro di significativo. Anche per lo sfruttamento del petrolio è dipendente dalle conoscenze tecniche occidentali, e i giacimenti più proficui e più facili da sfruttare si stanno esaurendo. Quando avrà consumato tutto il suo tesoro, il mondo islamico si ritroverà ancor più povero di prima. Difficilmente avrà le risorse per conquistare l’Europa o per mantenere il controllo sul suo territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste considerazioni spingono i fondamentalisti ad agire con estrema urgenza, ma la loro impazienza potrebbe costargli la vittoria. Può darsi infatti che i jidahisti abbiano scatenato troppo presto la guerra santa, suscitando anzitempo una possibile reazione dell’Occidente. L’abbandono della strategia araba della &lt;em&gt;taqiyya&lt;/em&gt;, cioè della dissimulazione delle proprie intenzioni, potrebbe rappresentare lo stesso tipo di errore che commisero i giapponesi quando attaccarono gli americani a Pearl Harbor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente il vecchio continente si trova nel punto più basso di una fase depressiva, ma forse il confronto con l’islam è proprio ciò che serve agli europei per rivitalizzare la propria civiltà. Le crisi sono sempre rivelate da una sfida proveniente dall’esterno, e per questo oggi l’Europa si trova costretta ad interrogarsi sui fondamenti della propria cultura e a rivalutare gli aspetti positivi, a lungo trascurati, della propria eredità cristiana. Senza la sfida “provvidenziale” lanciata dall’islam, gli europei sarebbero probabilmente rimasti nel proprio torpore decadente, invece di riscoprire la propria identità, affrontare la realtà e prendere le adeguate contromisure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia del XX secolo ha dimostrato che i sistemi ideologici totalitari, pur apparendo dall’esterno solidi e indistruttibili, sono in realtà così rigidi che, quando entrano in crisi, crollano rapidamente e completamente. Lo stesso potrebbe accadere con l’Islamismo radicale, che mancando della flessibilità necessaria per affrontare le sfide del mondo moderno, potrebbe uscirne disintegrato. Secondo Ali Sina, un intellettuale iraniano ex musulmano che sta organizzando un movimento mondiale di apostati dalla religione islamica attraverso il sito www.faithfreedom.org, “l’islam è un castello di carte che crollerà se sufficientemente spinto, e potremo assistere alla sua scomparsa entro qualche decennio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi europei siamo i fortunati eredi della civiltà che ha prodotto la quasi totalità delle più grandi creazioni intellettuali della storia umana. È necessario però che la religione che ha originato questa civiltà unica sia vivificata, perché la scienza, la filosofia, l’arte e la libertà che tanto apprezziamo, se private dei loro fondamenti culturali originari, sono destinate ad evaporare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa prova cruciale il secolarismo è uno degli ostacoli maggiori, perché incoraggia la denatalità, la mancanza di fiducia, i dubbi e l’apatia. Nell’attuale crisi spirituale dell’Europa il relativismo rappresenta la stessa fatale debolezza del politeismo degli abitanti della Mecca del settimo secolo, che troppo a lungo tollerarono Maometto entro le mura della città, e ne furono poi conquistati. Il multiculturalismo e l’egualitarismo devono essere screditati se l’Europa vuole sopravvivere, perché fino a quando l’ideologia dominante imporrà l’idea che tutte le culture sono uguali, sarà impossibile organizzare una difesa della civiltà occidentale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Europa non diventerà Eurabia, perché dispone ancora di un immenso patrimonio morale e culturale dal quale attingere. Sono queste le ragioni di speranza che Tony Blankley offre ai lettori del suo appassionante libro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7892884860474925317?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7892884860474925317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7892884860474925317' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7892884860474925317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7892884860474925317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/02/perch-non-perderemo-lo-scontro-di.html' title='Perché non perderemo lo scontro di civiltà'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-4982743541898189539</id><published>2008-01-29T15:17:00.000+01:00</published><updated>2008-01-29T15:19:51.359+01:00</updated><title type='text'>FI tra guerre intestine e sfida elettorale</title><content type='html'>Dunque, Romano si è tagliato gli attributi da solo e a questo punto la politica italiana di primo piano se ne libera definitivamente. Essere mandato a casa dopo nemmeno due anni di presidenza del consiglio, una volta si può capire; ma alla seconda qualche sospetto viene. Evidentemente l’uomo non è portato a lavorare in squadra, come si direbbe in una qualunque azienda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oddio, di personaggi a sinistra incapaci di collaborare pare non ne manchino. Basta guardare verso il Campidoglio. Il capo del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha rovesciato il tavolo dicendo che alle prossime elezioni la nuova formazione si presenterà da sola. Che è stato come suggerire agli alleati più piccoli di piazzare a Palazzo Chigi una bomba di quelle pesanti. Bomba che alla fine è puntualmente esplosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A destra si brinda. E per i primi minuti di euforia, ci può anche stare. Subito dopo, però, sarà bene guardare in faccia la realtà. E la realtà racconta di stracci volati fino a ieri nell’ex Casa delle Libertà, ridotta a ring di tutti contro tutti. Ora, d’incanto, è scoppiata la pace: pacche sulle spalle, “vai Silvio che sei forte” e poesie del genere. A parte il fatto che non è scontato che si vada ad elezioni, e dunque sarà bene che il centrodestra tenga duro su questo fronte se vuole centrare l’obiettivo, c’è da chiedersi quanto sia credibile una unità riscoperta dalla sera alla mattina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamo che Forza Italia è un partito in via di liquidazione per la nascita del Popolo della Libertà. E all’interno di FI si è scatenata una battaglia che oggi si vede meno ma che resta in tutta la sua virulenza contro l’unica vera novità spendibile sul piano nazionale da Berlusconi, cioè Michela Vittoria Brambilla. E ricordiamo che An e Udc l’hanno giurata a Silvio per aver accelerato verso il partito unico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non può bastare la pregiudiziale anti-prodiana, allora, per vincere la tornata elettorale. Perché se così fosse, se cioè i leader del centrodestra non mettessero mano in modo costruttivo a sanare i loro problemi, subito dopo la vittoria si troverebbero nelle medesime condizioni di Prodi nel 2006, con una maggioranza più o meno ampia ma comunque instabile. Per il centrodestra si apre dunque una fase particolarmente delicata e non priva di insidie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve raggiungere quella compattezza, prima di tutto programmatica, che solo una settimana fa sembrava appartenere a un’altra dimensione. E come ben sanno i vecchi saggi, costruire è molto più difficile che distruggere. Non si pensi che la figuraccia rimediata da Prodi e compagnia si traduca in milioni di voti di elettori del centrosinistra che tra qualche mese li indirizzeranno automaticamente nella saccoccia del centrodestra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra la gente la disillusione è enorme verso la politica in genere e verso i politici in genere. Il rischio è l’astensione di massa. Come reagiranno gli elettori di destra laddove scoprissero che Mastella è diventato un loro alleato? Ecco perché l’intuizione di Berlusconi di dar vita al Popolo della Libertà, con i Circoli che lavorano tra i bisogni quotidiani del signor Rossi e della signora Maria, e che dunque non si perdono in beghe incomprensibili, può rappresentare l’ennesimo asso nella manica dei moderati italiani. Fini e Casini lo capiranno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'Opinione, 29 gennaio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-4982743541898189539?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/4982743541898189539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=4982743541898189539' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4982743541898189539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/4982743541898189539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/01/fi-tra-guerre-intestine-e-campagna.html' title='FI tra guerre intestine e sfida elettorale'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-256544736005414431</id><published>2008-01-22T15:38:00.000+01:00</published><updated>2008-01-22T19:11:35.230+01:00</updated><title type='text'>Diventeremo Eurabia? Non è detto. Ecco perché</title><content type='html'>In tempi nei quali si impedisce al Papa di andare alla Sapienza di Roma per affermare che “la fede non va imposta in modo autoritario” e che l’approccio laico al sapere è il primo valore su cui deve fondarsi l’università (dando così una lezione di autentico liberalismo ai nostri laicisti che ancora si macerano nelle nostalgie per il Sessantotto), diventa utile prendere in mano un libro uscito alcune settimane fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta de “L’ultima chance dell’Occidente”, scritto da Tony Blankley e pubblicato da Rubbettino, casa editrice sempre in grado di scovare intellettuali che se vivessero nel nostro Paese sarebbero immediatamente emarginati fra le streghe da bruciare non appena aprissero bocca o scrivessero qualcosa. Un altro di questi intellettuali è Guglielmo Piombini, che ha tradotto il volume e ne ha curato la prefazione. Blankley, editorialista del &lt;em&gt;Washington Times&lt;/em&gt;, oltre che popolare commentatore politico alla radio e alla televisione, in passato è stato consigliere nonché autore dei discorsi del presidente Ronald Reagan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua ultima opera, Blankley ragiona sul possibile scenario che tra qualche decennio vedrebbe l’Europa trasformata in Eurabia. Tre le tendenze che, se non combattute adeguatamente, renderebbero inevitabile questa prospettiva: la massiccia immigrazione musulmana, il tasso di natalità negativo e l’egemonia del multiculturalismo.&lt;br /&gt;I calcoli matematici confermano che se gli attuali trend demografici permangono costanti fino alla fine del secolo, la popolazione europea si ridurrà dagli attuali 700 milioni ad appena 200 milioni di abitanti e i musulmani saranno maggioranza. Nello stesso tempo la popolazione degli Stati Uniti, con un tasso di natalità attualmente vicino al fatidico numero di 2,1 figli per donna, aumenterà fino a raggiungere nel 2050 i 400 milioni di abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a queste cifre, gli osservatori statunitensi si chiedono se una futura Europa a maggioranza musulmana farà ancora parte dell’Occidente, o se si trasformerà in un continente nemico dell’America. A ciò bisogna aggiungere la graduale e strisciante islamizzazione del Vecchio continente, che favorisce la diffusione di sentimenti anti-occidentali tra gli immigrati musulmani di seconda e terza generazione e proprio in quei paesi, come l’Olanda e la Gran Bretagna, che sono andati più avanti nell’applicazione del multiculturalismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo un rapporto del ministero degli interni britannico del 2004, il 26 per cento dei musulmani che risiedono nel paese non provano alcun sentimento di lealtà verso l’Inghilterra, il 13 per cento sostengono il terrorismo e l’1 per cento (circa ventimila persone) sono attivamente impegnati nel terrorismo o nelle attività di appoggio. Si potrebbero fare tantissimi altri esempi.&lt;br /&gt;A Londra, una corte penale ha accettato il principio della sharia secondo cui un musulmano non può essere giudicato da un non-musulmano.&lt;br /&gt;In Germania sono sempre più numerose le sentenze della magistratura che, in omaggio alle differenze culturali, derogano alla legge tedesca in materia di famiglia, poligamia, separazione dei sessi, macellazione, preghiere pubbliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blankley si pone l’obiettivo di capire se gli europei abbiano abbracciato in modo definitivo una mentalità materialista, relativista e postcristiana, condannandosi all’estinzione nell’Eurabia, o se invece desiderano ancora trasmettere la propria identità culturale ai propri discendenti perché non diventino stranieri nella propria terra. Secondo l’autore, gli attuali &lt;em&gt;trend&lt;/em&gt; culturali, religiosi e demografici europei non continueranno a lungo.&lt;br /&gt;Intanto gli europei stanno cambiando il modo di guardare all’immigrazione islamica, soprattutto dopo gli attentati di Londra e Madrid. La gente comune, a dispetto della propaganda politicamente corretta diffusa dalle &lt;em&gt;élite&lt;/em&gt; culturali e politiche, si sta accorgendo che la grande maggioranza degli islamici non cerca affatto l’integrazione, ma persegue un piano a lunga scadenza di dominazione dell’Europa con mezzi diversi dal passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, il contatto con una cultura completamente diversa e fortemente ostile come quella islamica sta facendo riscoprire in molti europei i tanti aspetti positivi e a lungo trascurati della propria fede cristiana. Benedetto XVI sta concentrando gli sforzi maggiori del suo pontificato nell’obiettivo di riaccendere la fiamma della fede cristiana in Europa.&lt;br /&gt;Infine, l’inevitabile crisi fiscale degli stati assistenziali imporrà drastici cambiamenti sociali. Negli ultimi decenni il &lt;em&gt;welfare state&lt;/em&gt; ha contribuito fortemente alla denatalità, dando a molte persone l’illusione di poter evitare i sacrifici e i costi legati all’allevamento dei figli senza subire alcuna conseguenza futura, nella certezza che lo Stato le avrebbe mantenute e assistite durante la vecchiaia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppe persone hanno fatto i calcoli in questo modo e di conseguenza non sono mai nate le generazioni incaricate di pagarne il conto. Tra pochi anni infatti cominceranno a ritirarsi dal lavoro i numerosi &lt;em&gt;baby-boomers&lt;/em&gt; venuti alla luce nel dopoguerra, proprio quando il numero dei produttori e dei contribuenti si ridurrà drasticamente per effetto del calo demografico. L’inevitabile collasso della sicurezza restituirà però un ruolo fondamentale alle associazioni caritatevoli religiose e innescherà molto probabilmente un nuovo boom delle nascite, perché durante gli austeri tempi di magra i figli torneranno a rappresentare una indispensabile protezione per la tarda età.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, minacciati dall’aggressione islamica e dalla crisi dello Stato sociale, gli europei torneranno a comportarsi come hanno sempre fatto nelle circostanze difficili, abbandonando gli stili di vita edonistici e riscoprendo la fede e la famiglia. Lo stesso ciclo della secolarizzazione avrebbe già raggiunto il suo culmine in Europa proprio in questi anni con l’arrivo dei protagonisti della contestazione nei posti chiave del potere, che si sono portati dietro egualitarismo, relativismo morale, multiculturalismo, pari opportunità, liberazione sessuale, materialismo e edonismo. Ideali che hanno eroso negli uomini occidentali la volontà di vivere una vita produttiva, di moltiplicarsi e di affermare la propria cultura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'Opinione, 22 gennaio 2008)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-256544736005414431?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/256544736005414431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=256544736005414431' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/256544736005414431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/256544736005414431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/01/diventeremo-eurabia-non-detto-ecco.html' title='Diventeremo Eurabia? Non è detto. Ecco perché'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3584812207915053800</id><published>2008-01-07T16:04:00.000+01:00</published><updated>2008-01-07T19:20:13.471+01:00</updated><title type='text'>Aborto: il rovesciamento della laicità</title><content type='html'>Le polemiche sorte dopo la proposta di Giuliano Ferrara di una moratoria sull’aborto fanno pensare che davvero, nella nostra cultura politica, nel corso degli ultimi trent’anni si sia compiuto un rovesciamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dichiarazioni dei laicisti nostrani, che in quanto ben spalleggiati dai &lt;em&gt;media&lt;/em&gt; sembrano essere ancora molto più numerosi di quanto poi non siano in realtà, ci hanno dimostrato che ormai è proprio la loro la parte più retrograda, dogmatica, reazionaria ed ottusa dello schieramento politico.&lt;br /&gt;Vale a dire che i cosiddetti “laici” sono diventati proprio quello che, ai tempi della loro giovinezza, sostenevano che fossero i cattolici moderati e benpensanti.&lt;br /&gt;Invece – e questa a ben vedere non è una novità – ai nostri giorni la vera laicità proviene proprio da coloro che ascoltano ed acclamano papa Ratzinger come il più grande &lt;em&gt;maītre à penser&lt;/em&gt; dei nostri tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa hanno infatti dichiarato lor signori, riguardo all’opportunità di rivedere la vigente legge sull’aborto? Le stesse cose che dicevano trent’anni fa, quando è stata approvata.&lt;br /&gt;Non hanno cambiato nemmeno le virgole. Non si sono minimamente preoccupati di andare a vedere cosa sia successo, nel corso di questi trent’anni, mentre loro invecchiavano inesorabilmente.&lt;br /&gt;A risentirli oggi sembra davvero di ascoltare un disco in vinile di prima dell’avvento della stereofonia: “l’autodeterminazione della donna …”; “la piaga dell’aborto clandestino …”; “… ma l’aborto è sempre un dramma”; “… bisogna piuttosto promuovere la contraccezione …”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Tg5 hanno addirittura riesumato il vecchio Pannella, che ha riproposto il solito discorso oscillante tra due soli concetti: “ferri da calza” e “mammane”, che al massimo si invertivano di posizione e diventavano “mammane” e “ferri da calza”.&lt;br /&gt;Del resto, su questo e tanti altri temi il buon Giacinto detto Marco non aveva mai cambiato registro nemmeno quando ancora era più lucido. Ma non è il solo, e nemmeno c’è solo la barba bianca di Eugenio Scalfari a tenergli compagnia, magari con un &lt;em&gt;plaid&lt;/em&gt; sulle ginocchia. Ci sono anche dei cinquantenni che quando si parla di aborto (o divorzio) continuano a ripetere le stesse identiche frasi, e sono refrattari a qualsiasi tentativo di approfondimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un dogmatismo stolido, insomma, che forse non trova eguali in nessun altro argomento (oddio, è meglio non sottovalutarli, ma al momento non ci sembra proprio…).&lt;br /&gt;Per loro il tempo non è passato, siamo ancora nel 1978. Del resto, a farci caso, qualcuno di loro si veste ancora come in quegli anni. E probabilmente – se non fosse per i soldi che hanno fatto – girerebbero ancora tutti con le Alfette, e i più sfigati con la Lancia Delta.&lt;br /&gt;Invece i cattolici, e non solo loro, cosa hanno chiesto? In poche parole, da un punto di vista metodologico, hanno proposto di cominciare ad essere un po’ più laici, anche quando si parla di aborto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos’è infatti la laicità? Non dovrebbe essere l’atteggiamento di chi non parte mai da dogmi e verità precostituite, ma cerca sempre di verificare, discutere, fare esperienza, e praticare quello che i liberali di una volta chiamavano “il metodo del dubbio”? Appunto, questo è esattamente quello che i cattolici stanno chiedendo, e non da oggi, rispetto alla 194.&lt;br /&gt;Legge che prescrive solennemente che l’aborto in Italia non deve essere un mezzo di contraccezione, e quindi i pubblici poteri devono adottare le “iniziative necessarie per evitare che sia usato ai fini della limitazione delle nascite” (art. 1). Legge che prevede che, prima di essere ammessa ad abortire, la donna debba essere “aiutata a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza”, in quanto le strutture socio-sanitarie pubbliche e private devono “promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto” (art. 5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tant’è che – con buona pace di alcune sentenze della magistratura, che considerano l’aborto un diritto soggettivo della donna – si tratta di un intervento che può essere eseguito solo nell’ambito di strette limitazioni, che non hanno poi tanto a che vedere con la “autodeterminazione”.&lt;br /&gt;Nei primi novanta giorni di gravidanza, affinché sia autorizzato l’aborto deve essere riscontrato nella donna “un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito” (art. 4).&lt;br /&gt;Anche in questi casi, il medico deve congedare la richiedente con un “invito a soprassedere per sette giorni”, soltanto dopo il quale la donna può presentarsi presso le strutture autorizzate.&lt;br /&gt;Questa è la legge vigente, questa è l’unica norma sovrana alla quale lor signori pretendono che - in nome della laicità - si sia tutti sottoposti e ossequienti, senza distrazioni prevenienti dal Vaticano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, chiediamo noi – e chiedono i veri laici – e allora tutto questo è avvenuto, negli ultimi trent’anni?&lt;br /&gt;Si dice che sarebbero molti i casi di donne che ottengono di abortire quando hanno già un figlio o due. In simili situazioni è perlomeno dubbio che vi siano le condizioni di cui all’art. 4, ed è legittimo il sospetto che si tratti di aborti a fini contraccettivi. E’ vero? Quante sono, ogni anno?&lt;br /&gt;Si dice poi che ci siano altrettante abortenti che sarebbero tutt’altro che ragazze-madri, come si diceva una volta. Sarebbero invece donne con una vita regolare, nemmeno più giovanissime, con un lavoro, un compagno di vita, e che di certo non vivono in “condizioni economiche, sociali o familiari” di disagio. Ecco, anche questo è vero? Quante sono? Ci sono dati statistici affidabili al riguardo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono domande delle quali è difficile mettere in dubbio la laicità. In fondo, stiamo solo chiedendo di controllare i dati dell’esperienza, dopo trent’anni di legge 194. Non si era detto che laicità significa capacità di interrogarsi liberamente, e di verificare sempre quel che ci viene raccontato?&lt;br /&gt;Invece, si tratta di domande per le quali è difficile trovare una risposta pubblica. Nella politica e sui giornali, sono in circolazione troppi sacerdoti del dogma laicista per poter tranquillamente porre queste questioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pretesi “oscurantisti” di un tempo sono diventati i veri laici, e come dicevamo non è una novità, in quanto la dimensione della laicità nella politica l’ha inventata proprio il cristianesimo. Date a Cesare quel che è di Cesare, e poi la lotta delle investiture, la teoria dantesca dei “due soli”, cioè l’Impero e il Papato, ecc...&lt;br /&gt;Ma nel contempo, è accaduto che i pretesi “laici” siano invece diventati i peggiori oscurantisti, nel senso etimologico del termine: quelli che vogliono tenere gli altri all’oscuro.&lt;br /&gt;E sono proprio i cattolici che devono insegnare loro il mestiere, invitandoci tutti a fare alcune cose che, in una società aperta e laica, dovrebbero essere garantite ma anche sempre ben coltivate: cioè - sembrano dirci - interrogatevi. Fatevi venire dei dubbi. Discutete. Verificate. Siate laici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva ragione Augusto del Noce, uno che di rovesciamenti filosofici ed ideali se ne intendeva.&lt;br /&gt;Già negli anni settanta diceva che uno dei tratti salienti della società europea, nonostante tante professioni di laicità e di liberazione dell’uomo dalle catene dei dogmi, era diventato proprio il “divieto di fare domande”. E oggi, secondo alcuni, siamo già arrivati all’epoca del “divieto di dare risposte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma tanta tracotanza sembra nascondere solo la disperazione di chi scopre che le sue idee di sempre, per le quali ha lottato per un’intera carriera politica o giornalistica, erano enormi inganni. O comunque sono idee che hanno irrimediabilmente perso, e sono finite fuori dal vento della storia perché non trovano più alcun riscontro nella vita reale degli uomini, e nelle loro esigenze.&lt;br /&gt;Per questo, solo per rassicurarsi, continuano a ripetere le stesse cose di trent’anni fa.&lt;br /&gt;All’epoca della legge 194 chi scrive aveva poco più di dieci anni, e ricorda che suo nonno cantava sempre il “tango delle capinere”, e per Natale si faceva regalare dischi che portavano l’etichetta nera della Decca. Cosa hanno regalato per quest’ultimo Natale ai vari Pannella, Scalfari, ecc.?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3584812207915053800?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3584812207915053800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3584812207915053800' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3584812207915053800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3584812207915053800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2008/01/aborto-il-rovesciamento-della-laicit.html' title='Aborto: il rovesciamento della laicità'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-2373362523593992499</id><published>2007-12-20T15:54:00.000+01:00</published><updated>2007-12-20T15:56:11.298+01:00</updated><title type='text'>Silvio a Bologna è un messaggio a Pier</title><content type='html'>Sono bastati due giorni per smentire anche gli scettici più incalliti. Che il rovesciamento del tavolo del centrodestra, ad opera di un Berlusconi tutto proteso a far nascere il nuovo partito del Popolo della Libertà, non avesse alcuna conseguenza sulla scelta del candidato sindaco moderato per Bologna, solo qualche ingenuo poteva pensarlo. Bene. Dopo quello che è successo la settimana scorsa, e nell’arco di sole ventiquattro ore, crediamo che di ingenui in giro non ce ne sia più l’ombra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è ufficiale: la partita per le amministrative del 2009 è ufficialmente riaperta. L’arrivo di Silvio in piazza Galvani è stato più importante sotto il profilo dell’immagine che sotto quello della sostanza. Fino ad ora dalle parti di Arcore, Bologna è rimasta appaltata a Pier Ferdinando Casini. Era lui ad avere il diritto di fare il bello e il cattivo tempo. Del resto, nel gioco delle alleanze è normale che vada così. Nel 1999, l’individuazione di Giorgio Guazzaloca - esponente civico ma in realtà casiniano doc - era maturata proprio nel rispetto rigoroso del patto che legava a livello nazionale la Casa delle Libertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora una casa molto solida, anche se il centrodestra era in piena traversata del deserto. Ci sarebbero voluti altri due anni prima di raggiungere l’oasi rinvigorente, con il trionfo nelle elezioni politiche del 2001. Poi cominciarono le follinate. Ma questo è un altro discorso. Oggi, però, quell’alleanza è in frantumi. Berlusconi sta cambiando di nuovo faccia al centrodestra. E lo fa puntando decisamente ad allargare i confini della sua disciolta (o quasi) Forza Italia. Ed allargare i confini vuol dire guardare agli elettori dell’Udc, di Alleanza nazionale, ai delusi, a chi non ha mai fatto politica e magari anche a qualche simpatizzante di sinistra pentito. Bologna, in sostanza, non è più esclusiva riserva di caccia di qualcuno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, il comizio dell’ex presidente del Consiglio (pare deciso dalla sera alla mattina) voleva mandare esattamente questo messaggio: caro Casini, il Popolo della Libertà può avere - e ha - radici solide anche sotto le Due Torri. D’ora in avanti non puoi più pensare di giocare da solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pier ci ha riflettuto una giornata e alla fine ha rilasciato una dichiarazione mai udita prima, a suo modo storica: “Se ci sono altri candidati per Palazzo d’Accursio, a parte Guazzaloca – ha detto -, è il momento che si facciano avanti”. Da ricordare che fino a quel momento l’Udc aveva puntualmente fatto un solo nome, e uno soltanto: appunto quello del Guazza, senza il quale non poteva che esserci una sconfitta sicura. Che la sortita di Casini voglia dire reale cambiamento di posizione, e dunque si ritenga sul serio l’ex sindaco non più in grado di andare oltre la somma dei partiti del centrodestra, c’è un solo modo per saperlo: l’esplicito rifiuto a correre da parte di re Giorgio. Cosa che ha immediatamente chiesto il coordinatore regionale di An, Filippo Berselli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto vengono in ballo gli interessi della città, e dunque dei bolognesi. Le nebbie vanno diradate il prima possibile. Perché le favorevoli condizioni del 1999 non si ripresenteranno e pertanto i voti andranno guadagnati uno per uno. Operazione che richiede tempo e organizzazione. Ciò sia che Cofferati si ricandidi (molto difficile), sia che si trasferisca a Roma (probabile). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guazzaloca ha perso gran parte del suo civismo agli occhi dell’elettorato che decide l’esito delle elezioni, e la sinistra non sbaglierà ad affidarsi a un’altra Silvia Bartolini. Se Casini non è più tanto certo di avere in Guazzaloca un asso in grado di raccogliere i consensi dei moderati e anche andare ben al di là di essi, ha il dovere di chiedergli un passo indietro. Ci sarebbe, infine, l’ultimo problema. Un Berlusconi che decide di muoversi anche a Bologna implica un partito forte, organizzato e coeso. Oggi le sue truppe sotto i portici non hanno nulla di tutto questo. Purtroppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;L'opinione, 20 dicembre 2007&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-2373362523593992499?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/2373362523593992499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=2373362523593992499' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2373362523593992499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/2373362523593992499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/12/silvio-bologna-un-messaggio-pier.html' title='Silvio a Bologna è un messaggio a Pier'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-1928880955385188670</id><published>2007-12-12T19:07:00.000+01:00</published><updated>2007-12-12T19:19:40.090+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scienza cultura darwinismo'/><title type='text'>Processo a Darwin</title><content type='html'>&lt;img src="http://piemme3.bluestudio.it/storage/first/uploadfile/pmbook/108034/1/1/cover/7732-155x230.jpg" ALIGN="RIGHT"&gt;&lt;br /&gt;Dagli Stati Uniti all’Europa, le critiche all’evoluzionismo stanno suscitando un crescente interesse intellettuale. Ne è prova il brillante libro del giornalista e saggista Marco Respinti, &lt;i&gt;Processo a Darwin. Un’inchiesta a tutto campo sul darwinismo per smascherare incongruenze, falsità e luoghi comuni&lt;/i&gt; (Piemme, pp. 192, € 12,00). Nella sua requisitoria Respinti si attiene rigorosamente ai fatti comprovati e alle risultanze scientifiche. Le uniche prove ammesse, pro o contro la teoria di Darwin, sono quelle che scaturiscono dal metodo empirico canonizzato fin dai tempi di Galileo, secondo cui la scienza, per essere tale, deve essere strettamente legata all’osservazione diretta dei fenomeni e alla ripetibilità degli esperimenti.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Una volta eliminate tutte le sovrastrutture ideologiche e filosofiche, sostiene Respinti, le certezze scientifiche del darwinismo risultano molto scarse e di dubbio valore. Nessuno, in laboratorio e tantomeno in natura, ha mai osservato direttamente le modalità con cui il caso, la selezione naturale o i condizionamenti ambientali abbiano dato origine alla vita o abbiano prodotto la macroevoluzione, cioè la trasformazione di una specie in un’altra. Se vogliamo rimanere ai fenomeni osservati, l’abiogenesi (lo sviluppo della vita dalla materia inorganica, come postula l’evoluzionismo) è stata confutata dagli esperimenti di Lazzaro Spallanzani e, in maniera definitiva, di Louis Pasteur. L’unica cosa che si può constatare empiricamente è la microevoluzione, cioè quel cambiamento limitato dei viventi, all’interno di una stessa specie, di cui le regole della genetica mendeliana mostrano il funzionamento regolare e ordinato, e non certo casuale. &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il campo dove si gioca la partita decisiva è probabilmente quello della paleontologia. Se la teoria di Darwin fosse corretta, la terra dovrebbe essere stracolma di reperti fossili appartenenti a un numero incalcolabile di organismi intermedi tra una specie e l’altra. Tuttavia dopo 150 anni di ricerche non solo non sono stati ritrovati gli anelli intermedi tra una specie e l’altra, ma dai ritrovamenti fossili risulta, al contrario, che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. Tutte le supposte scoperte di forme transizionali intermedie (come l’Uomo di Piltdown, l’archaeopterix o l’archaeoraptor) si sono rivelate ad un più attento esame degli errori di valutazione, se non dei veri e propri falsi costruiti ad arte. Occorre dunque ammettere che, allo stato attuale, i fossili non si accordano con l’ipotesi evoluzionista.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Respinti nota un fatto curioso: un abate (Gregor Mendel) ha dimostrato l’infondatezza della casualità nella trasmissione dei caratteri ereditari; un altro abate (Lazzaro Spallanzani) ha demolito per primo l’ipotesi della “generazione spontanea” della vita; un medico profondamente cattolico (Louis Pasteur) ha smascherato la farsa dell’abiogenesi. I più cristallini e onesti indagatori del reale attraverso i canoni del metodo scientifico galileiano sono quindi tutti uomini di gran fede religiosa, mentre dalla parte dei darwinisti abbondano gli ideologi pressappochisti e talvolta anche i veri e propri truffatori, come il falsificatore Ernst Haeckel, lo scienziato stalinista Trofim Lysenko o, ai nostri giorni, l’antropologo tedesco Reiner Protsch von Zieten, che per trent’anni ha manipolato i dati a nostra disposizione sull’uomo di Neandhertal.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Respinti dedica poi uno dei capitoli finali alla teoria del disegno intelligente (meglio dovrebbe dirsi “progetto intelligente”), che nell’ultimo decennio si è proposta come seria alternativa scientifica al paradigma darwiniano. La controversia innescata dall’Intelligent Design sembra avere tutte le caratteristiche delle maggiori rivoluzioni scientifiche del passato. I sostenitori del darwinismo appaiono sulla difensiva, e il loro tentativo di rifiutare o di censurare il dibattito, anche ricorrendo alla via giudiziaria, è il segno più evidente delle loro difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Per lungo tempo l’establishment scientifico ha cercato di convincere il pubblico che l’unica opposizione all’evoluzionismo proviene dai creazionisti biblici. Il disegno intelligente, tuttavia, è una teoria nata nei laboratori scientifici e nelle università, non tra i fondamentalisti protestanti della Bible Belt, e la sua popolarità si sta estendendo anche fuori dagli Stati Uniti: nell’agosto del 2005 settecento scienziati provenienti da diciotto paesi diversi si sono riuniti a Praga per una conferenza su “Darwin e il progetto”; nello stesso anno, un articolo uscito su “Le Monde” ha rivelato la crescente influenza della teoria del disegno intelligente sugli studenti francesi.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il fatto sociologico più significativo è proprio il forte fascino che questa teoria esercita sui giovani che hanno il coraggio di mettere in questione l’ortodossia e di seguire i risultati della ricerca ovunque li portino. Saranno loro a decidere l’esito del dibattito.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;         &lt;br /&gt;&lt;b&gt;(Guglielmo Piombini)&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-1928880955385188670?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/1928880955385188670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=1928880955385188670' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/1928880955385188670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/1928880955385188670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/12/processo-darwin.html' title='Processo a Darwin'/><author><name>Piombo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05932729520687598629</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-8792275844735988876</id><published>2007-12-06T16:15:00.000+01:00</published><updated>2007-12-06T16:19:00.194+01:00</updated><title type='text'>Stanno massacrando l'accordo del 23 luglio</title><content type='html'>“Il collegato alla Finanziaria massacra l’accordo sul welfare del 23 luglio”. Non usa perifrasi Alessandra Servidori, tra gli autori del libro “Giù le mani dalla Legge Biagi”, per commentare quanto sta accadendo all’interno della maggioranza di governo in materia di lavoro. L’occasione è stata un convegno organizzato a Loiano, sull’Appennino bolognese, da Ubaldo Salomoni, consigliere regionale e coordinatore in Emilia-Romagna dei Gruppi della Libertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il professor Marco Biagi – è stato il messaggio introduttivo di Salomoni – ha dimostrato con il Libro Bianco un autentico spirito riformista, tutto proteso alla difesa dei giovani e dei non garantiti. La sua legge 30 ne è la prova inconfutabile”. Dopo gli interventi di tre sindaci, il padrone di casa Giovanni Maestrami, Marino Lorenzini (Monghidoro) e Giuseppe Venturi (Monterenzio), la palla è passata a colei che di Biagi è stata amica e collega di lavoro per decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, Servidori, perché sarebbe stato tradito il tentativo imbastito con l’accordo del 23 luglio?&lt;br /&gt;"Perché nel collegato alla Finanziaria, come dicevo, scompaiono alcune figure contrattuali che sarebbero molto utili a determinati comparti. Penso allo staff leasing o al job on call. Nel turismo, per esempio, esistono mesi in cui c’è bisogno di personale e altri mesi dove questa esigenza diminuisce fino a scomparire. Se non si regolamenta, si fa vincere il sommerso e dunque il lavoro irregolare. Inoltre non dimentico le riforme degli ammortizzatori sociali e della contrattazione, che vengono lasciate a un impegno delle parti sociali ben poco sostanziale sotto il profilo dei tempi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché è molto critica.&lt;br /&gt;"Esatto. Siamo di fronte a una vera e propria abiura. Viviamo in uno stato di incertezza. L’accordo dell’estate scorsa poteva e doveva continuare lungo il percorso tracciato dal Pacchetto Treu prima e dalla Legge Biagi poi. In pratica, poteva tradursi nella sconfessione della sinistra radicale. Mi pare che l’opportunità si stia perdendo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, Prodi non ce la fa a staccarsi dall’ala antagonista della sua maggioranza?&lt;br /&gt;In realtà, non ci ha mai nemmeno provato. Sa bene che la sua salvezza sta proprio nell’estrema sinistra, che gli consentirà di arrivare al 2009 garantendo la pensione ai parlamentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da cosa nasce l’odio ideologico e viscerale degli ultimi anni verso la Legge Biagi, a suo parere?&lt;br /&gt;"Da una sorta di vendetta nei confronti dell’esigenza riformista di Marco. In questo la Cgil è stata connivente. Non dimentichiamoci il dito puntato del leader sindacale Sergio Cofferati proprio contro il Libro Bianco, con il quale si intendeva individuare riforme ben precise. Già con il Pacchetto Treu la sinistra aveva dovuto subire l’introduzione di tipologie contrattuali come quella del cococo. E dunque non aveva nessuna intenzione di lasciar mettere le mani sulla materia del licenziamento e sul celebre articolo 18. In Europa le protezioni sono molto inferiori a quelle previste nel nostro Paese, e soprattutto sono legate a strumenti di accompagnamento al lavoro che il disoccupato è costretto ad accettare. In Italia, invece, resistono ancora i due anni di cassa integrazione che finiscono per favorire l’assegno di disoccupazione e il lavoro nero. Tutto questo apparteneva a una vecchia idea di welfare. Le forze sindacali hanno dimostrato di essere incapaci a governare il cambiamento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il professor Cazzola ha parlato proprio su queste colonne di sinistra reazionaria…&lt;br /&gt;"Direi piuttosto conservatrice. La base elettorale della sinistra è costituita da pensionati e pubblico impiego. Con il popolo delle partite iva non riesce a sfondare perché non ha uno straccio di idea di sistema Paese. I sindacati non hanno cultura riformista ma solo protezionista. E’ il loro male oscuro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha appena ricordato le accuse di Cofferati contro Biagi. Da lui si sarebbe aspettata alcune parole chiarificatrici in questi suoi anni “bolognesi”?&lt;br /&gt;"Cofferati è troppo presuntuoso e arrogante. Sa di avere usato parole che hanno condannato Marco. E spesso con le parole si arma la mano di chi spara".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'opinione, 6 dicembre 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-8792275844735988876?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/8792275844735988876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=8792275844735988876' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8792275844735988876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/8792275844735988876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/12/stanno-massacrando-laccordo-del-23.html' title='Stanno massacrando l&apos;accordo del 23 luglio'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-9006862652274709865</id><published>2007-12-03T15:19:00.000+01:00</published><updated>2007-12-03T15:20:42.628+01:00</updated><title type='text'>La manovra a tenaglia per fermare Silvio</title><content type='html'>Con la sinistra governativa allo sfascio e quella partitica che a fatica intravede un futuro, ecco ridiscendere in campo il “democratico” braccio giudiziario e giornalistico. C’è da distrarre l’opinione pubblica disfatta dalle tasse e da una situazione economica che resta sul brutto stabile. Peraltro un Berlusconi stile-’93, che rimescola le carte con coraggio e lungimiranza, aumenta in modo esponenziale il rischio che i moderati si riprendano l’Italia e magari provino pure, questa volta con successo, a tradurre in pratica quella rivoluzione liberale che resta l’unica strada possibile per salvare il Paese da un declino che ora sembra inarrestabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, c’è molto lavoro “sporco” da fare. E allora ecco muoversi in pompa magna chi quel lavoro per la sinistra ha sempre compiuto con dedizione e costrutto. Prima ci ha pensato l’armata Repubblica-na, che ha gridato uno scoop totalmente inesistente: ai tempi del secondo governo Berlusconi, i dirigenti Rai e Mediaset si rifugiavano in bagno e da lì, al riparo da orecchi indiscreti, partivano teleconferenze per favorire il network privato rispetto a quello pubblico. Ovviamente a tirare i fili era Silvio il quale, fregandosene delle cose di governo, pensava a ingrassare i suoi bilanci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore Ezio Mauro, all’operazione, è riuscito persino ad appioppare un nome che sa di trame segrete, logge massoniche, torbido, fango. Delta, l’ha chiamata. Il ragazzo ci sa fare, è indubbio. Peccato che dopo solo alcuni giorni dall’esplosione del caso, il Corriere della Sera intervisti l’ex direttore generale della Rai, Pierluigi Celli. Il quale non ci pensa due volte a togliere le brache all’erede del Fondatore e a lasciarlo alla mercè delle risate di quei pochi lettori che si accorgono dell’articolo. “Ma le telefonate ci sono sempre state!” ha sostanzialmente dichiarato. “Era ed è normale che i vertici di due aziende concorrenti si confrontino”. La rivelazione resta confinata nelle pagine interne e passa sotto silenzio. Talmente sotto silenzio che è di poche ore fa la notizia della sospensione dalla Rai della sua direttrice marketing, colei che viene ritenuta la materiale esecutrice dei voleri di Silvio. E per lei l’odissea, ne siamo sicuri, è appena agli inizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c’è l’altro versante, quello giudiziario. L’obiettivo prescelto è stato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, coinvolta in una inchiesta su presunti incarichi d’oro. Primo cittadino stimato, donna, personaggio di sicuro avvenire nel Partito della libertà, la Moratti rappresenta un bersaglio a dir poco interessante. “Le recenti polemiche rispetto ad incarichi profumatamente retribuiti, soprattutto quando provenienti da sinistra – ha commentato il capogruppo di Forza Italia alla provincia meneghina, Bruno Dapei – ci avevano fin qui fatto sorridere al pensiero di quanto, a riguardo, abbiamo visto accadere a Palazzo Isimbardi (sede del consiglio provinciale) e nelle società partecipate e controllate dalla Provincia. Dal piano politico, la vicenda ora sembra spostarsi su quello giudiziario. Déjà vu”. Sì, un film visto e rivisto, che ora però va assolutamente replicato. C’è da fermare Silvio. Ed è scattata la manovra a tenaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'Opinione, 1 dicembre 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-9006862652274709865?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/9006862652274709865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=9006862652274709865' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/9006862652274709865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/9006862652274709865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/12/la-manovra-tenaglia-per-fermare-silvio.html' title='La manovra a tenaglia per fermare Silvio'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-1718965657598175742</id><published>2007-11-21T12:13:00.000+01:00</published><updated>2007-11-22T17:03:28.682+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='berlusconi bipolarismo libertà'/><title type='text'>Partito Popolare della Libertà?</title><content type='html'>Scusate se ci citiamo, non è assolutamente per dire che avevamo ragione noi, anzi. E’ solo per fare notare che, se in politica tutto può cambiare nello spazio di un mattino, le nostre domande restano però ancora quelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando abbiamo aperto questo piccolo blog, subito dopo le elezioni politiche della primavera 1996, per cercare di contribuire come potevamo alla rinascita del Centrodestra, nel nostro “Piccolo Manifesto del Filo a Piombo” (e non dite che “manifesto” è un concetto di sinistra: e il “popolo” allora che cos’è?) avevamo scritto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ ... oggi, dopo le elezioni del 9-10 aprile, abbiamo la sensazione di essere sempre stati, e di essere ancora, sempre un po’ più avanti e assieme un po’ più indietro rispetto alla personalità di Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;Più avanti, perché anche ora che Forza Italia si è confermata il primo partito italiano, e ha dimostrato la sua capacità di rispondere alle attese della maggioranza degli italiani, continuiamo ad interrogarci su come un partito simile potrà sopravvivere alla personalità del Caimano, e strutturarsi come polo di attrazione di un futuro partito dei moderati.&lt;br /&gt;Ma nel contempo ci sentiamo più indietro, rispetto alla genialità con cui Berlusconi è riuscito e tuttora continua ad interpretare il sentire comune del Paese che non si riconosce nella sinistra.&lt;br /&gt;Non è la prima volta, dal 1994 ad oggi, che ci sorprendiamo a doverlo idealmente rincorrere, subito dopo avere temuto che la sua epopea politica fosse quasi al capolinea.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, a un anno e mezzo di distanza, ci sembra ancora valida la domanda su come quello che sta per nascere potrà sopravvivere a Berlusconi. Per questo sarebbe fondamentale partire con il piede giusto.&lt;br /&gt;In ogni caso, per ora, abbiamo anche l’impressione di avere appena assistito ad uno dei più bei gol di Maradona o Baggio, o eventualmente - anche se non ci piaceva la maglia - ad un assist di Platini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Improvvisamente, quando la partita sembrava sonnecchiare e si temeva la beffa al 90°, ecco che all’improvviso è arrivato uno di quei gol che si possono solo stare a guardare a bocca aperta. Allargando le braccia, nel caso che si fosse un difensore o un tifoso dell’altra squadra. Perchè all’improvviso si è intuito - e non capito, perchè se si cerca di capire certi colpi si ottiene solo di perdersene la bellezza - di aver visto all’opera un fuoriclasse che quando decide di puntare la porta mostra di avere almeno tre marce in più di tutti gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Duole pensare che possa venir meno il bipolarismo. Siamo quarantenni, quindi riusciamo ancora ad avere in prima persona il ricordo asfissiante dei governi che venivano fatti in parlamento, e si scioglievano per decisione delle segreterie dei partiti. Al punto di esservene almeno quattro o cinque per legislatura. Noi siamo di quelli che sognavano la Thatcher e Reagan quando in Italia si alternavano (litigando) Craxi e De Mita, e dopo ogni elezione non si faceva il governo, bensì “l’analisi del voto”.&lt;br /&gt;Quindi, figuriamoci se adesso non abbiamo tutte le paure possibili di fronte al solo pensiero una futura larga intesa tra Berlusconi e Veltroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però va anche detto che in questi ultimi quattordici anni i benefici del bipolarismo ce li siamo goduti solo a metà, e solo nel quinquennio del secondo governo Berlusconi. E anche in quel periodo, abbiamo l’impressione che certe cose non si siano fatte - specialmente la riforma della giustizia, quella della pubblica amministrazione e le grandi opere pubbliche - sia stato soprattutto per colpa delle discontinuità di Follini, e del troppo amore di Fini per chi vive alla greppia dello Stato (per non parlare dei suoi mal di pancia verso Tremonti e delle sue sortite laiciste e filoimmigratorie).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta comunque il fatto che il buon Silvione il suo contratto con gli Italiani lo ha realizzato solo per metà. Se non fosse che per il nostro Paese è già grasso che cola, si potrebbe anche guardare al bicchiere mezzo vuoto che non sappiamo come potrà mai più essere riempito.&lt;br /&gt;Inoltre, per il resto, gli ultimi quattordici anni sono stati anni che - esattamente come prima - hanno visto governi che venivano sfiduciati e sostituiti da esecutivi “tecnici”, con le segreterie di partito che imponevano al Quirinale se e quando sciogliere le camere, e soprattutto con i partitelli che alle elezioni mai e poi mai arriveranno in doppia cifra che però continuavano imperterriti a bloccare tutto chiedendo ed ottenenso continue verifiche, compromessi, posti di potere, ecc. ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, alla fine, stiamo ancora con Silvio e speriamo che sia la volta buona. Se con lui proprio deve rinascere la Dc, almeno sia una Dc liberale come non lo è stata più dai tempi di De Gasperi. E comunque, è ora che il suo partito si strutturi sul territorio in maniera completamente diversa da prima. Non siamo quelli che storcono il naso perchè ancora una volta l’organizzazione nascerà dall’alto, però resta il fatto che - appunto - non è che in futuro ci sarà sempre Berlusconi a toglierci le castagne dal fuoco, quando ci sarà bisogno di ricominciare a radicarsi sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, abbiamo una osservazione, per ora che siamo nella fase costituente: e se alla fine lo chiamassimo “Partito Popolare della Libertà”? Richiama il PPE, ma senza usare il sostantivo “popolo” che alle nostre orecchie - e non solo alle nostre - in effetti fa un po’ troppo bandiera rossa la trionferà. E poi riunisce comunque i due concetti, quello dell’estrazione popolare e quello dell’idea liberale, senza essere troppo lungo e ridondante di congiunzioni.&lt;br /&gt;Pensaci, Silvio. Noi ci staremo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-1718965657598175742?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/1718965657598175742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=1718965657598175742' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/1718965657598175742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/1718965657598175742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/11/partito-popolare-della-libert.html' title='Partito Popolare della Libertà?'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-3457129572337459435</id><published>2007-11-20T14:53:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T14:56:58.280+01:00</updated><title type='text'>San Babila, esito naturale di un percorso coerente</title><content type='html'>“La politica non può dividere ciò che la piazza unisce”. A pronunciare queste parole, davanti a milioni di persone plaudenti e sbandieranti ciascuna il proprio vessillo di partito, fu Gianfranco Fini il 2 dicembre 2006 in piazza San Giovanni, a Roma. Una manifestazione grandiosa sulla quale i principali leader dei partiti della Casa delle Libertà e moltissimi elettori dell’Udc si ritrovarono d’accordo nel ritenerla il punto di partenza per la nascita di un nuovo contenitore riservato a tutti i moderati e i liberali italiani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo sorprende la reazione del capo di Alleanza nazionale alla “bomba” lanciata da Berlusconi: Forza Italia si scioglie per confluire nel partito del popolo italiano delle libertà. E’ possibile che la freddezza di Fini sia legata alle polemiche degli ultimi giorni, come tali contingenti e di cortissimo respiro. Saranno i prossimi giorni a far capire meglio le sue intenzioni. E’ certo però che Silvio ha parlato al cuore e alla mente della cosiddetta base, dei militanti volontari, di tutti coloro che non ne vogliono più sapere delle minuscole beghe fra alleati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è librato in alto per guardare più lontano di tutti. Ancora una volta, dopo il 1994. Un percorso coerente dunque, quello di Silvio, che in meno di dodici mesi estrae dal cilindro l’ennesima innovazione. Anche se l’immagine del cilindro non è la più calzante. Perché non si tratta di un’invenzione estemporanea, ma di un progetto meditato e tradotto in pratica. Non è un caso che accanto a lui, in piazza San Babila, ci fosse una raggiante Michela Vittoria Brambilla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colei che materialmente ha realizzato quel progetto dandogli la forma dei Circoli della Libertà. Un passaggio di testimone, allora, che avviene sulla base del successo dei Circoli, della raccolta firme contro Prodi, di un sentimento comune ai moderati italiani di rilanciare la sfida liberale. Una sfida che con Forza Italia non era stata vinta, ma che Forza Italia aveva avuto comunque il merito di “fotografare”, di porla sul tavolo della politica e del Paese. Ora il Cavaliere ci riprova, innovando negli uomini (o per meglio dire, nelle donne). E capisce che il suo vecchio partito, così come la vecchia coalizione di centrodestra, usurata dai conflitti interni, non è più capace di dare le risposte che la gente pretende. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è suo costume, salta a piè pari la politica politicante e parla direttamente al signor Rossi e alla signora Maria. Sintomatico il primo impegno che ha urlato, lanciando la nuova idea: quello di mandare a casa i vecchi parrucconi, consentendo a tutti di eleggere i propri dirigenti. Parrucconi che anche Forza Italia aveva e continua ad avere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colonnelli senza consenso, lontanissimi dalla base che la base vuole ripudiare. Un partito consunto dai conflitti interni, sempre più profondi e sempre più devastanti. Un partito che, appunto, ha perso per strada lo spirito che lo aveva animato all’inizio. Se da Fini è arrivato il gelo e dalla Lega un fermo disinteresse, l’Udc pare andarci più cauta. Ma la bomba è appena deflagrata. Ci ricordiamo cosa dicevano tutti tredici anni fa dopo l’annuncio della nascita di Forza Italia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'opinione, 20 novembre 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-3457129572337459435?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/3457129572337459435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=3457129572337459435' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3457129572337459435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/3457129572337459435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/11/san-babila-esito-naturale-di-un.html' title='San Babila, esito naturale di un percorso coerente'/><author><name>Graziano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17781095894183501248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://2.bp.blogspot.com/_Lk1R5fIfvPA/ScqQML45mGI/AAAAAAAAAA4/oZ4F5nZW4ew/S220/Foto+Girotti.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7338374926915176755</id><published>2007-11-09T16:04:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T16:20:11.792+01:00</updated><title type='text'>In morte di Enzo Biagi. Sessanta minuti di applausi a Blondet</title><content type='html'>Vorrei fare anche qui un ricordo di Enzo Biagi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro giorno ho sentito per caso, in automobile, un giornale radio mattutino della Rai, proprio mentre dava per la prima volta la notizia della morte: subito dopo sono partiti due coccodrilli - come si dice in gergo - che erano già stati evidentemente preparati almeno dal giorno prima.&lt;br /&gt;Uno era un'intervista a Paolo Mieli, che a quanto pare aveva dato per morto il Venerato Maestro prima ancora che ci lasciasse sul serio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le mezze tacche del giornalismo in questi giorni hanno sgomitato per avere la possibilità di scrivere due righe di proprio ricordo, solo per fare capire al lettore che conoscevano bene Enzo Biagi, e quindi sottintendere che sono veri giornalisti anche loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, vorrei farlo anch'io su questo &lt;em&gt;blog&lt;/em&gt;. Perchè non ho sempre fatto l'avvocato, come alcuni dei nostri venticinque lettori sapranno. Sono stato anch'io un giornalista, quando ero più giovane.&lt;br /&gt;A venticinque anni, appunto, ho lavorato per il Corriere della Sera e poi per l'Europeo (gruppo RCS).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essendo io giovane, e nemmeno con il contratto da redattore (ma anche se l'avessi avuto avrebbe fatto lo stesso), quando l'Europeo metteva in pagina qualche servizio su argomenti di costume, a volte toccava a me fare il giro delle telefonate ai vari Vip, per chiedere una dichiarazione in materia e poi fare l'articolo con il "pastone" dei vari pareri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era un po' una prassi di tutti i periodici, a quell'epoca. E per chi doveva redigerla, uno dei lavori più umilianti che ci siano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno salta fuori una notizia che riguardava la bestemmia.&lt;br /&gt;Non ricordo di preciso di cosa si trattasse, forse qualche Vip che aveva bestemmiato in Tv o qualche prete che aveva lanciato iniziative particolari contro la blasfemia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora comincio il giro delle telefonate.&lt;br /&gt;Poichè erano i primi anni '90, faccio prima Vittorio Sgarbi, poi don Baget Bozzo, poi Lina Sotis, poi provo con l'Alba Parietti, e poi con qualcun altro che non ricordo.&lt;br /&gt;Ho sempre avuto in simpatia Sgarbi ed era il mio preferito per queste cose, proprio perchè non solo era il più disponibile, ma era anche bravissimo ad inventarsi su due piedi - senza nemmeno pensarci - una risposta intelligente per una qualunque domanda idiota.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi mi passa davanti la caporedattrice che aveva commissionato il pastone e mi chiede: hai chiesto a Biagi? E' un tuo conterraneo e mi pare che sia anche credente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dove lo vado a pescare, alla Rai? Chiedo io. E lei: vedo se ho il numero, la RCS (cioe' l'editore comune) gli passa un ufficio tutto suo, è probabile che lo trovi li'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo chiamo, devo insistere per farmelo passare, nonostante avessi ben specificato che chiamavo per conto di una testata dello stesso editore che ci pagava tutti, lui, me e la segretaria con cui stavo parlando (non ho detto testualmente così ma quasi), e in questo modo riesco ad avercelo al telefono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli spiego la cosa, e gli faccio capire che consideravo anch'io insopportabile la prassi di quelle dichiarazioni di costume che i settimanali chiedono ai Vip, ma facevo appello al suo senso di solidarietà per un giovane collega, che si trovava costretto dal comune editore a fare il pezzo.&lt;br /&gt;E poi gli avevo chiesto un parere sulla bestemmia, mica di bestemmiare lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha trattato malissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che è morto, mi segnalano l'articolo che segue, di Maurizio Blondet, un giornalista che dalle parti del Filo a Piombo non condividiamo particolarmente su molte cose, ma su qualche altra sì.&lt;br /&gt;Però, se ieri a Pianaccio i suoi compaesani montanari lo hanno salutato con "O Bella Ciao", io - da bolognese di città, appena un po' in collina - vorrei congedarmi da Enzo Biagi con questo articolo.&lt;br /&gt;Salutando le opinioni di Blondet esattamente come i colleghi di Fantozzi salutarono la sua famosa dichiarazione sulla Corazzata Potemkin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se a qualcuno sembrerà una bestemmia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morte del venerato maestro&lt;br /&gt;Maurizio Blondet&lt;br /&gt;08/11/2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il coro italico ha cantato le lodi per Enzo Biagi. Nemmeno una stecca, non una nota dissonante. Uomo libero, bravo, buono, eccezionale, santo subito.&lt;br /&gt;Sapete cosa vuol dire?&lt;br /&gt;Che l'Italia non ha preso atto - il solito ritardo culturale - del più grande passo avanti della sociologia italiana dopo Pareto, confermando ancora una volta il disprezzo in cui tiene i suoi scienziati e scopritori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intendo parlare della scoperta di Edmondo Berselli, giornalista a tempo perso (su Repubblica, l'Espresso), ma socio-comico di valore assoluto: il quale ha definito le tre categorie in cui si dividono in Italia le personalità di qualche emergenza mediatica, siano intellettuali, artisti, letterati o politici. E' una scoperta fondamentale, pari solo a quella della tripartizione funzionale nelle società arcaiche indo-europee definita da Dumézil. Anche Berselli ha definito una tripartizione che inaugura, di fatto, la nuova sociologia: la «Sociologia delle Mezze Tacche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli divide la società dei salotti che contano in tre categorie ascendenti:1) Belle Promesse 2) Soliti Stronzi 3) Venerati Maestri.&lt;br /&gt;E' uno schema che, come la tavola periodica degli elementi di Mendeleyef, consente di portare un limpido ordine nel caos apparente della società italiota.&lt;br /&gt;Tutto si riduce allo sforzo di passare da Bella Promessa (per un'opera prima o un film) a Venerato Maestro, evitando il passaggio alla categoria 2.&lt;br /&gt;Fate un nome a caso: Nanni Moretti? Bella Promessa, ma già trascolora a Solito Stronzo.&lt;br /&gt;Non sarà mai Venerato Maestro.&lt;br /&gt;Baricco? Bella Promessa ieri, Solito Stronzo in atto. Camilleri? Venerato Maestro, anche se Solito Stronzo a tutto tondo.&lt;br /&gt;Ecco, avete capito lo schema, ora potete applicarlo da soli. Facile e geniale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Berselli non fosse così misconosciuto e la sua Teoria generale della Mezza Tacca fosse più diffusa, oggi ci saremmo risparmiate le lodi più sperticate rivolte al defunto.&lt;br /&gt;Tutti hanno trattato Biagi da Venerabile Maestro, ma sapendo che in realtà era - e ormai da decenni - il Solito Stronzo.&lt;br /&gt;Avidissimo, senza cuore (letteralmente: l'organo era stato sostituito da tubi di teflon, miracolo della cardiochirurgia) e perciò reso un non-morto, recitava da finto buono.&lt;br /&gt;In realtà, era un'azienda, anzi una piantagione sudista: aveva al suo servizio uno stuolo di negri, intesi come giornalisti anonimi che scrivevano i libri suoi. Libri che lui firmava, dopo averci incastonato, manco fossero rubini e perle, qualcuno dei suoi ripetitivi luoghi comuni - una quindicina in tutto - che ne garantivano il successo.Esempio: «Una volta intervistai Heminghway e gli chiesi se era credente. 'A volte, di notte', rispose».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era lo stile Biagi, e nulla ha più successo presso le dattilografe di un libro che dice quello che già avete sentito mille volte. Il guaio è che Biagi pretendeva di incastonare quei suoi grumi anche nei fondi che esigeva - da Mieli - fossero messi in prima pagina, e sul Corriere.&lt;br /&gt;Imbarazzante: di fatto era sempre lo stesso fondo, un fondo di magazzino risalente agli anni '50 e riciclato come spiegazione di ogni fenomeno avvenuto da allora: fosse la discesa in campo di Berlusconi, l'11 settembre o l'invasione dell'Iraq, saltava sempre fuori la storia di Heminghway.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Biagi doveva essere accontentato. Un uomo potente e bilioso, vendicativo - ci sono redattori del Corriere, costretti a passare i suoi pezzi, che si ricordano ancora coi sudori freddi, come li trattava quando osavano telefonargli per dire che una sua parola non si capiva (scriveva a mano).&lt;br /&gt;Il fatto è che al Corriere era tornato Montanelli, e il buonissimo Biagi non tollerava che Indro andasse in prima, e lui no. Il tipico Solito Stronzo.&lt;br /&gt;Scomparso Montanelli, si placò.Forse anche l'idraulica al teflon cominciava a cedere. Ma ormai era passato alla categoria superiore: il Venerato Maestro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motivo lo sapete: perché Berlusconi lo aveva «cacciato dalla RAI», con quello che nella leggenda passa come «decreto bulgaro». Infatti, come avete sentito tutti fino all'indigestione, l'episodio è stato evocato mille volte: non era più Enzo Biagi il miliardario, era il nuovo Giacomo Matteotti assassinato dai fascisti.&lt;br /&gt;E' infatti la sinistra a decretare quello status: la famosa egemonia culturale.&lt;br /&gt;Persino Montanelli, detestato destrorso bersaglio delle BR, divenne di colpo Venerato Maestro quando cominciò a insultare Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da anni ormai è questo l'esame decisivo che apre la porta del mausoleo ideale (ricalcato su quello che a Mosca conserva il  pupazzetto dipinto di Lenin): essere contro Berlusconi, avergli tirato dei colpi bassi.&lt;br /&gt;Ciampi il banchiere è Venerato Maestro. La Levi Montalcini, Venerata Maestra. Il professor Veronesi, il chirurgo dei ricchi? Venerato Maestro da quando si prospetta una sua entrata in un qualunque governo di sinistra.&lt;br /&gt;Persino la mummia di Andreotti, l'ex Belzebù, è sul punto di assurgere a Venerato Maestro, da quando vota come senatore a vita tenendo in vita Teflon Prodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente ci sono dei limiti all'egemonia culturale e al suo potere: benchè votino come si deve, un paio di senatori a vita come Emilio Colombo Cocaina e Oscar Luigi Scalfaro l'ipocrita, come Venerati Maestri sono improponibili.&lt;br /&gt;La loro natura di Solito Stronzo è troppo evidente ad occhio nudo.Quanto a Cossiga, le sinistre hanno aggiunto troppe K nel suo nome odiato («Kossiga» con le due SS runiche) per poterlo promuovere. Inoltre, è troppo imprevedibile: il Venerato Maestro deve avere soprattutto una qualità: restare immobile e muto nella gloria che lo circonfonde, appunto come Lenin nel mausoleo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sono stati altri tempi, in cui - come ricorda Berselli nella sua opera fondamentale («Venerati Maestri - Operetta immorale sugli intelligenti d'Italia», Mondadori) - il potere dell'egemonia culturale non aveva questi limiti.&lt;br /&gt;Norberto Bobbio era una nullità morale e intellettuale palese (un solo libro di Marcello Veneziani, per dire, lo supera di una ventina di volte), ma si riuscì ancora a farne un Venerato Maestro.&lt;br /&gt;E Alberto Moravia?Qualche romanzo potabile all'inizio (nello stato di Bella Promessa) e poi un'incresciosa longevità come banalissimo Solito Stronzo, sfiatato, banale, consunto da quella sua lubricità decrepita.&lt;br /&gt;Eppure rimase Venerato Maestro fino all'ultimo respiro. Era il dittatore delle lettere italiote.&lt;br /&gt;Non si poteva non intervistarlo in ginocchio, chiedere il suo parere con infinito rispetto. E pagargli parcelle colossali per i suoi responsi o collaborazioni all'Espresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S'intende che da quando è morto, l'intera opera letteraria di Moravia è caduta nel dimenticatoio, la sua stessa memoria è cancellata: con sollievo, anche a sinistra si sa che non è più necessario citare né leggere quel Solito Stronzo. Lo stesso è accaduto a Bobbio: già due mesi dopo il trapasso nessuno lo citava più. Chiuso. Fine.&lt;br /&gt;E' servito finchè è servito, l'abbiamo dovuto sopportare: si passi ad altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna dire che questa fabbrica di glorie, il PCI l'ha ereditata dalla solida tradizione italiana massonico-risorgimentale. Benedetto Croce (1866-1952) fu il più ingombrante Venerato Maestro della sua epoca, per mezzo secolo. Persino Antonio Gramsci - che come pensatore era più vispo - dovette fare i conti con la cosiddetta «ipoteca crociana», persino Togliatti.&lt;br /&gt;Non c'era scampo: per un secolo, o si era crociani o anti-crociani. In cosa consistesse l'ipoteca crociana è un mistero, che  non vale la pena di rivelare ai più giovani, perché tale ipoteca è scomparsa senza lasciar traccia.&lt;br /&gt;Faccio solo notare che in Europa, i filosofi coetanei o di poco posteriori non hanno mai sentito il bisogno di citare Croce una volta: e parlo di Ortega y Gasset (1883-1956), di Heidegger (1889-1976), di Von Hayek (1899-1992) e von Mises (1881-1973).&lt;br /&gt;Tutti costoro non sentirono mai il bisogno di confrontare il loro pensiero con quello di Croce, né di ricavare da lui - sia pure per contrastarlo - qualche apporto intellettuale.&lt;br /&gt;E sì che per decenni Croce si catalogò come «filosofo del liberalismo»: almeno von Mises ed Hayek, che del liberalismo sono i padri, avrebbero dovuto accorgersene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un motivo ci sarà.In Europa si sapeva benissimo che Croce era un onorato Solito Stronzo, riciclatore infinito di un hegelismo di seconda mano, liberale per nulla.&lt;br /&gt;Solo in Italia l'ipoteca crociana rimase «incontournable», un macigno sulla strada con cui «si dovevano fare i conti» e da infliggere come «filosofia italiana» unica a generazioni di liceali insieme a Carducci (altro Venerato Maestro oggi perfettamente contournable).&lt;br /&gt;Per dire, era in circolazione allora Vilfredo Pareto, e ancora oggi lo si legge, si trova citato all'estero. Ma lui non divenne mai un Venerato Maestro - non era utilizzabile a sinistra come utile idiota, né recuperabile come «eredità paretiana» troppo elitaria - e dovette andare a insegnare in Svizzera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché questo è l'effetto della creazione italiota di Venerati Maestri, bloccare le idee, le ricerche e le personalità nuove, irrigidire la celebrata «cultura italiana» nel déjà vu e nella laica liturgia santificante. Serve a mummificare in alto, e a sopprimere e soffocare di sotto, a troncare la discussione pubblica.&lt;br /&gt;Solo quando Atropo taglia il filo della vita di un Venerato Maestro - di solito dotato di deplorevole salute senile, cosa non rara tra i fannulloni pantofolai - si respira per un po' e si comincia a curiosare delle novità estere da recuperare fuori tempo massimo: che so, Cèline, Dumézil appunto, Carl Schmitt…&lt;br /&gt;Ma subito viene creato un altro Venerato Maestro, e si torna sotto il tallone dell'Accademia dei panzoni, quella che Leopardi chiamò «Lega dei Birbanti», ossia in italiano moderno la comunella dei farabutti intellettuali di potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte, la mummificazione è avvenuta con rapidità miracolosa.Piero Gobetti, liberale giacobino autoritario piemontese (solo da noi i liberali erano autoritari) passò dalla condizione di Bella Promessa a quella di Venerabile Maestro a 25 anni, età a in cui dei fascisti lo bastonarono a morte, poveretto.&lt;br /&gt;Norberto Bobbio ha campato alla grande come «erede di Gobetti», dato che il poveretto non era più in grado di diseredarlo. Quella eredità massonica risorgimentale funziona ancora mica male.&lt;br /&gt;Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica e Solito Stronzo fin dai suoi esordi nel giornalismo sciacallesco, è riuscito a farsi Venerato Maestro da solo, grazie ai suoi sproloqui interminabili con cui riempie la prima, ma anche le pagine interne di Repubblica, dove talora si degna di dare alcuni consigli a Dio.&lt;br /&gt;E Venerato Maestro lo è, ma solo per i terrorizzati redattori del suo giornale, costretti per dovere d'ufficio ad arrivare fino in fondo ai suoi chilometrici rigaggi, e a reprimere il sibilo: «Il Solito Stronzo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bella forza però, il giornale è suo, e possiede pure un 200 miliardi e passa di patrimonio.&lt;br /&gt;Ferrara è già Venerato Maestro, almeno per una scolta di cattolici tradizionalisti, che lo ingaggiano per farsi recitare le sue omelie contro l'Islamofascismo, ma sappiamo chi lo spalleggia. Oggi, mentre impera il comunismo nella forma debole e in TV, la creazione di Venerati Maestri diventa insieme più veloce ma più superficiale: effetto dell'età della riproduzione tecnica e del lavoro a catena.&lt;br /&gt;Roberto Benigni, che ha fatto sempre ridere poco e ha terminato le sue quattro battutacce da Fiera del Bovino Maremmano, è già sul punto di diventare Venerato Maestro.&lt;br /&gt;Non glielo si può negare, ha voluto bene a Berlinguer.Inoltre il furbastro s'è messo a recitare Dante: colpo basso ben noto all'avanspettacolo anni '30, quando se il comico incassava troppi fischi, l'impresario faceva entrare la soubrette avvolta nuda nel tricolore a cantare «Adua è liberata», e giù applausi.&lt;br /&gt;Il guaio è che Benigni spiega Dante come se Dante fosse lui: è da lì che si vede che è rimasto il Solito Stronzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la sinistra s'accontenta. Per esempio, guardate Fassino.&lt;br /&gt;L'Unione Europea lo manda a fare lo «special envoy» per la Birmania. E', guarda caso, lo stesso tipo di posto (solo un po' più basso) dato dai poteri globali a Tony Blair, ora capo del Quartetto per la Palestina.&lt;br /&gt;E' un premio che si dà per servizi resi a scapito del proprio futuro: a Blair, perché dopo l'Iraq in Inghilterra nessuno lo voterà mai più, a Fassino, per aver consegnato l'elettorato del PCI - elettori robotici, sicuri, automatici - all'ammasso globale dei «partiti democratici» che anche da noi si stanno creando onde scontrarsi per finta con lo speculare «partito conservatore».&lt;br /&gt;Ma quella sinecura è anche una pista di lancio per future carriere: guardate Al Gore, sembrava finito, ed è saltato su come Venerato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dipende da Fassino. Può diventare una «riserva della repubblica» come Amato, da mettere al governo quando servirà a Goldman Sachs, oppure - se insenilisce abbastanza - Venerato Maestro, a suo tempo però.&lt;br /&gt;Oppure guardate Veltroni: Bella Promessa praticamente dalla nascita e in piena carriera. Se riesce a sopravvivere ai tenaci sforzi di Prodi e dei suoi dossettiani di trasformarlo subito nel Solito Stronzo, un giorno diverrà sicuramente - appena lo benedirà l'arteriosclerosi - un Venerato Maestro, e potrà recensire i film da cineforum su L'Espresso.&lt;br /&gt;Ma non si può non vedere che la sua posizione è altamente rischiosa: già va troppo in TV a difendersi, già è troppo cortese verso Casini, il Solito Stronzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Effettivamente c'è il rischio che la fabbrica giri troppo vorticosamente, e quindi a vuoto. Fabio Fazio l'anonimo in carriera garantita, nel programma consegnatogli dal Partito, intervista solo Venerati Maestri in servizio o in riserva. Biagi l'ha intervistato, ed ora chi resta?&lt;br /&gt;Anche per questo forse il pianto è stato così corale: dove sei, Venerato Maestro? Ora ci restano solo Gino Strada e il giudice Caselli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' dura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Blondet&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26572629-7338374926915176755?l=filoapiombo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://filoapiombo.blogspot.com/feeds/7338374926915176755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26572629&amp;postID=7338374926915176755' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7338374926915176755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26572629/posts/default/7338374926915176755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://filoapiombo.blogspot.com/2007/11/in-morte-di-enzo-biagi-sessanta-minuti.html' title='In morte di Enzo Biagi. Sessanta minuti di applausi a Blondet'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15016416821754905853</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_C-YYh4fe_Wg/THPXTnSuAhI/AAAAAAAAAIw/W-9_fJIvXsA/S220/bilancia.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26572629.post-7287291142550902317</id><published>2007-10-26T14:39:00.000+02:00</published><updated>2007-10-26T14:41:32.587+02:00</updated><title type='text'>Forza Italia e i suoi marchesi</title><content type='html'>Avremmo una domanda per l’onorevole Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia: perché lo statuto del partito introduce differenze settecentesche fra i soci quando costoro sono chiamati a votare in uno dei congressi locali che si stanno celebrando su tutto il territorio nazionale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduciamo. Se vi capita di essere iscritti al partito, al momento delle assise congressuali sappiate che il vostro voto non ha lo stesso peso di quello espresso da qualche esponente con cariche elettive negli enti locali. Insomma: il consigliere comunale, per esempio, vale cinque volte la vostra preferenza, il consigliere regionale addirittura venticinque. Che è come dire che il primo viene ritenuto cinque volte più intelligente di voi a prescindere e il secondo, sempre a prescindere, venticinque volte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, c’è qualcosa che ci sfugge. Se stessimo parlando di un qualche partito di canuti nostalgici della Real Casa, o addirittura del Re Sole, non avremmo nessun problema a ritenere del tutto normale quella norma: sarebbe in linea con l’idea di fondo che richiama da vicino la famosa massima del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un c…”. E di conseguenza nella scala gerarchica del partito, più sei vicino alla vetta e più conti perché significa che sei gradito al Signore tuo Dio. Il punto è che Forza Italia, fin dal momento della sua fondazione, è stata presentata e si è affermata come formazione catalizzatrice di tutti i liberali autentici, escludendo pertanto quelli di risulta o camuffati. Per la verità, qualcuno pure di questi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lasciamo perdere. Resta il fatto che uno statuto inquinato da pratiche asburgiche offre la sgradevole sensazione di un partito che mentre predica all’esterno libertà e democrazia, poi quando si tratta di mettere ordine in casa propria decide di ricorrere ad altri metodi, un po’ più spicci. Anche perché diffondere la mentalità dell’oligarca fa correre serissimi rischi alla credibilità che il semplice socio riconosce nel partito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza contare episodi che si rivelano un vero e proprio schiaffo in faccia al principio che a governare deve essere la maggioranza. Al congresso cittadino di Bologna, per esempio, lo sfidante aveva vinto la competizione contro il coordinatore uscente. Risultato? Quest’ultimo è stato riconfermato grazie ai suffragi giunti da una larga parte degli eletti. Insomma, chi guida il partito sotto le Due Torri lo fa avendo contro più della metà dei voti della base. Legittimo: lo prevede lo statuto. Ma questo è funzionale a rendere Forza Italia più solida e “attraente”? Noi abbiamo molti dubbi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dir la verità, forse una certa coerenza c’è. Non è un caso che quando torna in discussione la legge elettorale, da Forza Italia giunga sempre puntuale lo stop alla reintroduzione delle preferenze. Come dire: lasciate decidere a noi da Roma chi è meritevole di essere eletto al Parlamento e chi no. Così come a livello locale si lascia nelle mani di pochi il diritto di appoggiare la spada sulla spalla del prescelto che in questo modo viene decretato cavaliere. E poi ti soprendi se l’unico e inimatibile Cavaliere vuole disfarsi della sua creatura?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Graziano Girotti&lt;br /&gt;(L'Opinione, 26 ottobre 2007)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://b
