04 luglio 2007

A Cofferati non resta che Veltroni

Perfino un’agenzia di stampa notoriamente vicina ai Ds ha ritenuto opportuno rilanciare nei giorni scorsi alcune voci che stanno correndo all’interno della Quercia bolognese. Cofferati potrebbe rifiutare di candidarsi alle amministrative del 2009 optando per incarichi all’interno del Partito democratico, se non del futuribile governo Veltroni. A sinistra, all’ombra delle Due Torri, tutti sono scontenti del Cinese. Dall’ala antagonista, che ha più volte minacciato la crisi, ad una parte consistente dei Ds. Senza escludere intellettuali di spicco come Gianfranco Pasquino, che anche recentemente non ha fatto mancare siluri all’indirizzo di Cofferati. Insomma, se l’ex leader della Cgil era arrivato nel capoluogo emiliano accolto con malcelata freddezza dai leader locali del partitone, ma comunque “sopportato” per via del suo valore aggiunto necessario a battere Guazzaloca, ora è proprio isolato. Addirittura due assessori di peso della sua giunta, come l’ex magistrato Libero Mancuso e l’inventore di Rai Tre, Angelo Guglielmi, hanno dichiarato di mollare la politica alla fine del mandato: non ci pensano neppure di continuare. Confessioni che non hanno provocato la minima reazione da parte del primo cittadino. Il quale aveva appena ribadito che il suo futuro lo si saprà soltanto fra dodici mesi.

Insomma, a tre anni di distanza quell’oggetto estraneo alla città che era Cofferati oggi è ancora più estraneo. La strada del Pd, allora, resta quella più appetitosa ma anche l’unica praticabile. Alla fine, farebbe contenti entrambi. Prima di tutto la sinistra diessina bolognese, che ha assoluto bisogno di rifarsi una verginità. Riannodare i fili col proprio elettorato, a dir poco sotto pressione per di più dopo gli insuccessi del governo Prodi e i mal di pancia (per non dire altro) legati alla morte definitiva anche dell’ultima eredità del Pci, è l’obiettivo di fondo. Non ripresentare Cofferati sarebbe vissuto come il tentativo di ripartire con rinnovato vigore. A condizione, beninteso, che lo si faccia con persone legate al territorio. “Va bene, abbiamo sbagliato una volta – potrebbe essere più o meno il significato della mossa -, ma perseverare nell’errore sarebbe diabolico”.

Ma il trasferimento a Roma farebbe felice anche l’ex dipendente della Pirelli. Da quando è diventato sindaco, la sua spiccata sensibilità per i riflettori dei media nazionali lo ha puntualmente ostacolato nel suo tentativo di entrare nel cuore dei bolognesi. La sua tattica degli annunci (poi rimasti lettera morta), appoggiata da una stampa amica, rientra nella personalità di un politico che ogni giorno che passa dimostra sempre di più che la dimensione locale non rientra nel suo Dna. Cofferati non ce l’ha fatta a mettersi alle spalle le piazze da due milioni di persone per concentrarsi sulle buche nelle strade e il degrado nei quartieri. Ecco, dunque, che l’approdo in un Partito democratico anch’esso bisognoso di “novità” resta uno sbocco naturale. Cofferati, come Veltroni, è stato in esilio per qualche tempo e tra poco potrebbe riappropriarsi di quella platea nazionale che lo aveva lanciato. Due sindaci per una sinistra che vuole rifarsi il trucco.

Senza trascurare che l’abbandono di Cofferati creerebbe non pochi problemi ai partiti del centrodestra bolognese, ancora in cerca di una strategia comune. Forse è presto, ma restare fermi - o peggio: polemizzare al proprio interno - in attesa di cosa deciderà Guazzaloca rischia di lasciare la Casa delle Libertà con un pugno di mosche in mano. Soprattutto se dall’altra parte correrà qualcuno in grado di rimotivare le truppe. Gli uomini, peraltro, non mancano.

Graziano Girotti
(L’opinione, martedì 3 luglio 2007)

Nessun commento: