17 settembre 2008

Preferenze, battaglia sacrosanta

A Bologna, l’Udc è andata in piazza per raccogliere firme a favore della reintroduzione delle preferenze. Vale a dire l’opportunità per i cittadini di mandare in Parlamento i rappresentanti che ritengono migliori, senza essere costretti ad accettare la lista imposta dalle segreterie romane. Si tratta di una battaglia liberale e popolare, che salutiamo con soddisfazione. Soprattutto si tratta di una battaglia a favore del merito. Al di là delle chiacchiere restiamo convinti che debba essere spedito a Roma chi è più radicato sul territorio, chi fa politica sul serio, chi ha voglia di mettersi in gioco perché sa che ha qualcosa da dire. Insomma: merita la promozione chi ha voglia di lavorare e non punta esclusivamente sull’amicizia con questo o quel leader. I cortigiani non ci sono mai piaciuti e continuano a non piacerci.

La preferenza riavvicina la gente comune al governo della cosa pubblica perché costringe l’esponente politico a non abbandonare il proprio elettorato Per di più innescando una concorrenza salutare tra i candidati in lizza. I quali saranno indotti a non dimenticare il loro legame col territorio dal quale provengono una volta eletti, battendosi per esigenze realmente sentite.

E se alla successiva tornata elettorale i cittadini riterranno che i “loro” politici non abbiano lavorato bene, ne sceglieranno altri. Liberamente. Questa è democrazia. Il “padrone” del politico eletto, dunque, non è più il capo del partito cui egli appartiene, bensì i suoi elettori. Con le preferenze si rovescia completamente il rapporto tra cittadini e formazioni politiche, facendo pendere l’ago della bilancia sui primi e non sulle sovrastrutture delle seconde.

Qualche anno fa, quando esplose il fenomeno-Berlusconi, per anni si è parlato di rivoluzione liberale in arrivo. La reintroduzione delle preferenze sarebbe un tassello importante per far sì che questa rivoluzione possa tornare nel dibattito politico in veste di prospettiva seria e soprattutto realizzabile. Concorrenza, merito, democrazia, libertà e aggiungiamoci responsabilità: tutti valori che sono connaturati a una destra moderna, che guarda al futuro consapevole della propria forza. E allora perché si è mossa solo l’Udc?

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