04 dicembre 2006

Il Leone e il Delfino (e i loro due popoli)

Noi c’eravamo. E vorrei anche vedere che non ci fossimo stati. Ci interessiamo di politica da ormai più di vent’anni, quindi quella di sabato non è stata di certo la nostra prima volta in piazza.
Le due grandi manifestazioni del centrodestra degli anni novanta – quella della neonata Alleanza Nazionale e quella unitaria del Polo – noi del Filo a Piombo, chi più chi meno, ce le eravamo fatte tutte. E nel frattempo, ad arrivare ad oggi, tutti e tre avevamo trovato altre occasioni per esserci di persona.

Una dozzina di anni fa, nel tragitto da Piazza Esedra a Piazza San Giovanni, chi scrive questo post aveva al suo fianco la stessa compagna che ora è sua moglie. Ma allora non aveva ancora una professione ben avviata e tre figli da far crescere. Quindi (essendosi tra l’altro portato dietro anche i figli), questa volta chi vi scrive ha potuto manifestare in modo meno intenso, ma in compenso molto più consapevole, per esperienza diretta e quotidiana, di quel che il governo Prodi e la sinistra in generale stanno togliendo al futuro di tutti.

La prima impressione di noi del Filo a Piombo, dopo il corteo di sabato scorso, è quella per cui sia definitivamente venuto meno il partito di plastica. Detto da chi vive ed opera a Bologna, e quindi osserva più da vicino di tanti altri la perdurante disorganizzazione e lo scarso radicamento di Forza Italia sul territorio, può sembrare un commento troppo ottimista.
In fondo, pure le altre volte era stato evidente lo stridente contrasto tra l’inconsistenza del movimento berlusconiano, nella città dove ognuno vuol rimandare a casa Prodi, rispetto alle decine e decine di pullmann che già allora da Bologna scesero a Roma. E in questi anni la situazione non ci sembra cambiata più di tanto.

Ma se oggi diciamo che il partito di plastica è finito, è perché nelle altre manifestazioni non avevamo osservato lo stesso rapporto tra Berlusconi e la sua gente. Dopo tanti anni, abbiamo improvvisamente scoperto quanto ormai l’uomo di Arcore, l’imprenditore prestato alla politica, abbia raggiunto la statura di un autentico leader epocale, e cioè di uno dei più grandi statisti italiani di tutti i tempi.
Non solo per come il “leone della libertà” è riuscito a rivoluzionare la realtà politica ed istituzionale italiana, prima con la discesa in campo, la nascita del bipolarismo, e poi con gli ultimi cinque anni di governo. Ma anche e soprattutto per come, nel corso di questi anni vissuti pericolosamente, è riuscito a cambiare la mentalità del suo popolo.

Questa volta abbiamo avuto la netta sensazione che quella parte degli Italiani che non è di sinistra, e che per natura tende a rimanere un po’ lontana dalla politica, dopo dodici anni di cosiddetto berlusconismo sia divenuta molto più consapevole della propria missione sociale e della propria importanza.
Quel popolo tendenzialmente composto di lavoratori autonomi, di professionisti, di piccoli e medi imprenditori, di artigiani, di dirigenti del settore privato, di studenti ambiziosi, di casalinghe attente alla famiglia, ora è molto meno disposto a delegare ad altri il proprio presente e il proprio futuro.

Con Berlusconi, e con quel che rappresenta, questo popolo ha stretto un rapporto molto più profondo e significativo di quel che poteva sembrare. Sabato abbiamo scoperto, guardando negli occhi le persone del variopinto corteo, che tra il capo carismatico e l’elettorato del centrodestra si è consolidato davvero un legame forte, significativo, identitario. In altri termini, che di fronte al pericolo della sinistra al governo, il suo popolo ora sa di essere una cosa sola con lui.

Si poteva pensare, o meglio affermare con disprezzo – come avviene a sinistra, laddove ormai da anni “pensare” non è il verbo più appropriato – che votare per i partiti di centrodestra fosse solo un fatto di interessi, di egoismi, di rendite da difendere.
E non ci sarebbe nulla di male, anzi è l’ora di affermare chiaramente che difendere i propri interessi è un diritto civile fondamentale, che ha la stessa dignità morale a destra come a sinistra. Ma è anche il momento di dire che in questa fase della politica nazionale gli interessi dei moderati e dei conservatori sono i più importanti.

Perché mai come ora, in Italia, è divenuta evidente la differenza politica tra chi per decenni ha costruito il benessere di tutti con il proprio lavoro, la propria iniziativa e il proprio capitale, rispetto a chi invece ha sempre e solo preteso di togliere agli altri, per garantirsi la propria più o meno piccola greppia di privilegi assistenziali.
Quest’ultimo concetto è apparso molto chiaro nel discorso di Gianfranco Fini. Che forse è stato anche più brillante di quello di Silvio il Leone.
Ma nelle parole dell’ex Presidente del Consiglio c’erano alcuni aspetti che non abbiamo ritrovato nell’intervento di colui che – come è apparso a tutti – sabato in Piazza san Giovanni è stato incoronato come il Delfino, cioè il futuro leader della Casa della Libertà.

Intanto, e per l’appunto, noi del Filo a Piombo saremo stati un po’ impediti per colpa della folla (e, per chi scrive, anche dei bambini), ma non abbiamo mai sentito Fini pronunciare la parola “libertà”. Quella parola, cioè, che invece è stata il leit-motiv di tutto il resto della manifestazione.
E questo un po’ ci preoccupa, così come – sempre per ragioni identitarie – ci preoccupa che il nostro possibile futuro premier nei trascorsi anni di governo abbia sentito più volte il bisogno di farsi perdonare, oltre che il suo passato, anche le radici cattoliche del suo partito.

Non possiamo scordarci del differente atteggiamento tenuto rispetto a Berlusconi, che pure è un laico assai pragmatico, all’epoca dello scontro referendario sulla fecondazione assistita, che oltretutto si è concluso – nonostante gli improvvidi smarcamenti del futuro Delfino – con una netta vittoria dei valori cattolici che albergano nell’anima più profonda del nostro popolo. I quali, a nostro parere, sono anche gli unici valori in nome dei quali sarà possibile costruire un’autentica unità tra le basi elettorali dei due grandi partiti del centrodestra.

Ma non c’è solo questo. Il popolo di Alleanza Nazionale, storicamente, tende ad attendersi dallo Stato e in genere dalla mano pubblica molto di più di quanto avvenga per l’elettorato moderato di Forza Italia. Questo specialmente al centro-sud.
Tutti quanti, in una società moderna, tendiamo ad accorgerci del valore delle libertà individuali e collettive solo nel momento in cui le vediamo platealmente messe in pericolo, e con esse i nostri interessi e i nostri affetti più immediati, come sta avvenendo in questi primi mesi di governo Prodi.

E’ quindi assai facile sentirsi liberali, in questo periodo, anche quando si sia tendenzialmente uomini d’ordine, che in genere preferiscono sentirsi garantiti dalla collettività. Come scriveva Giuseppe Prezzolini, quando la libertà – che comporta rischio, responsabilità, fatica – è meno minacciata, tanta gente tende a preferire ad essa la sicurezza.
Per questo nutriamo qualche dubbio sul fatto che i due popoli, quello del Leone e quello del Delfino, siano davvero politicamente così omogenei, per aspettative, esigenze e sentimenti.

Ed è tutta qui la riserva che per il futuro potremo nutrire, se davvero prima o poi ci sarà il cambio di leadership che si è profilato sabato pomeriggio davanti a noi, e alla folla di Piazza San Giovanni.
Ma proprio per questo, specialmente ora, quel che conta è imparare ad essere uniti, per tornare a vincere. Non ci aspettavamo che i nuovi Circoli sarebbero stati nominati tante volte, nel discorso di Fini oltre che in quello di Berlusconi.
Questo forse è un segnale che tutti noi, nel nostro piccolo, dovremo cercare di raccogliere subito. In nome dell’unità, oltre che in quello della libertà.
Nel segno del Leone, così come in quello del Delfino.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

"Dagli atrii muscosi, dai fòri cadenti,
dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor;
un volgo disperso, repente si desta,
intende l’orecchio, solleva la testa,
percosso da novo crescente romor."

Penso che nulla meglio delle parole del Manzoni nell'Adelchi possa descrivere il risveglio dei cittadini che si riconoscono nel centrodestra. Ora dobbiamo evitare di commettere l'errore di sperare che qualcun altro compia per noi le nostre "battaglie". Direi che la piazza di Roma abbia dimostrato una certa volontà di impegnarsi e farsi sentire.

Unknown ha detto...

Il popolo del Delfino forse e' ancora legato ad una certa immagine del rapporto fra Stato ed individuo, ma il suo leader sembra aver compreso. Lui, non il Leone, ha evocato nuovamente la rivoluzione liberale. Speriamo non si tratti soltanto di un artificio retorico

Anonimo ha detto...

ho anch'io gli stessi dubbi su Fini e su parte di AN.
sperémm...
ciao

buonsenso ha detto...

Non per fare il guastafeste ma Fini è tanto popolare quanto politicamente insignificante, alle tue gaffe aggiungo il voto agli immigrati, come ho scritto altrove sabato ho molto apprezzato la piazza.. molto meno il palco!

ciao

Anonimo ha detto...

piu' che insignificante, Fini e' ondivago e ambiguo su molti temi delicati, che il suo stesso elettorato vede in maniera ben diversa.

ah, per favore, non usiamo etichette che qui in Italia fanno ridere (teocons, teodems...).
parliamo di conservatori liberali, socialdemocratici, fossili comunisti, neo-democristiani (sigh!)... che hanno piu' senso.
a meno che uno abbia interesse semplicemente a demolire l'immagine dei politici che gli stanno su quel posto...

Anonimo ha detto...

Anche io vivo a Bologna da qualche anno pur avendo altre origini.Per cui non entro nel merito di come sia radicata o organizzata FI nella città pur avendo avuto modo di interegire con molti simpatizzanti e iscritti visto che il pullman con il quale mi sono recato a Roma è stato appunto messo a disposizione di FI.

Per entrare più nel merito dei contenuti e del significato della manifestazione secondo me va molto rimarcata una cosa: il popolo del CentroDestra ha forse ormai(e finalmente direi) raggiunto la consapevolezza di dover essere parte attiva del processo democratico nel nostro paese. Forse stiamo riuscendo a scardinare quello che è sempre stata una prerogativa della sinistra: la loro capacità di mobilitazione, forte soprattutto del radicamento sul territorio tramite le strutture di partito. Spero che ciò che è stato detto sul palco,cioè il riconoscimento che questa spinta debba venire dal basso (attraverso i Circoli) scardini un po' l'idea rigida che i "colonnelli" hanno della politica.... questo per il bene comune del CentroDestra.