04 maggio 2007

Bologna mette alla prova il Pd

I nodi, prima o poi, vengono al pettine. E alcuni possono anche essere molto duri da sciogliere. A Bologna, dopo la comparsa di alcuni volantini firmati dal partito comunista combattente nei quali si attacca la nascita del partito democratico e si lanciano pesanti minacce al sindaco Cofferati, ci si interroga su cosa sta succedendo. Sì, perché i fatti degli ultimi giorni non sono isolati ma fanno parte di una lunga scia di terrorismo strisciante che va avanti da mesi. Nella città di Marco Biagi, oltre a Cofferati – obiettivo preferito dagli estremisti – nella top ten dei minacciati compaiono monsigor Bagnasco, numero uno dei vescovi italiani, e Alessandra Servidori, firma del Resto del Carlino, amica dello stesso professor Biagi.

Un elenco che vede la presenza anche del meno noto Riccardo Malagoli, presidente del quartiere San Donato, rosso che più rosso non si può, contro il quale nei mesi scorsi è stata orchestrata una campagna di vera e propria intolleranza. Insomma, il capoluogo emiliano-romagnolo è da troppo tempo al centro di movimenti strani per ritenere questi ultimi frutto di curiose coincidenze. Sotto le Due Torri vive e prospera da tempo un movimento no-global frastagliato ed effervescente, che ha contato qualcosa se non addirittura molto nella elezione del Cinese a primo cittadino della città quasi tre anni fa.

La sensazione, allora, è che l’ala più estrema stia presentando il conto all’interno della sinistra. Cofferati, a partire dal giorno dopo il suo ingresso a Palazzo d’Accursio, ha tentato di accreditarsi come sindaco superficilmente di “destra”: sgomberi di insediamenti abusivi, battaglia contro i lavavetri, campagne per la legalità più annunciate che tradotte in pratica. Addirittura si è arrivati a chiamarlo “sceriffo”. Uno sceriffo più con le babbucce ai piedi che con la colt tra le mani, a dire la verità, se solo ti sporgevi a scrutare quello che concretamente stava facendo. Ma quello che contava era l’immagine, costruita grazie al contributo di una buona fetta di stampa amica. Un sindaco di sinistra, anzi: sindacalista, che non voleva essere riconosciuto come tale e che per di più bastonava chi lo aveva aiutato a vincere.

In sostanza, Cofferati (che non a caso viene contestato dovunque vada in Italia) viene preso di mira per impersonare l’avamposto di quella sinistra che vuole cambiarsi i connotati e pretende di ricondurre a “ragione” chi i connotati se li vuole mantenere intatti. Orgogliosamente. Peggio: viene vissuto come colui che non ha avuto remore a sfruttare appoggi e voti degli estremisti, ma ora si vergogna della compagnia.

Sono le contraddizioni, enormi e lampanti, che stanno esplodendo. Ed è questa la prima sfida per il partito democratico. Tanto per cambiare da Bologna si può vedere nella palla di cristallo della sinistra.

Graziano Girotti
(l’Opinione, 3 maggio 2007)

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