19 giugno 2007

Fi, ora primarie nazionali

A Roma si sono svolte le primarie per scegliere la dirigenza locale di Forza Italia. La buona notizia è doppia. Intanto, si sono tenute. E, secondo, pare abbiano raccolto un grande successo. A dir la verità, ci sarebbe un terzo motivo per rallegrarsi dell’avvenimento: le valutazioni più che positive di Silvio Berlusconi e Sandro Bondi. Il primo ha manifestato l’intenzione di ripeterle in altre città, mentre il coordinatore nazionale degli azzurri ha parlato “di coinvolgimento reale dei cittadini, per una politica che corrisponde ai loro bisogni”. Sottoscriviamo. Ora, però, si continui su questa strada senza distrarsi. Forza Italia ha bisogno delle primarie sul territorio così come per il sistema politico in generale è fondamentale introdurre le preferenze nella futura legge elettorale. In entrambi i casi l’obiettivo è il medesimo: riavvicinare la gente comune, disgustata da dieci, cento, mille teatrini. Per gli azzurri, poi, la sfida è ancora più delicata. Le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato che Berlusconi è essenziale non solo al suo partito bensì all’intero centrodestra.

Ma il consenso che Forza Italia ha raccolto dalle Alpi alla Sicilia va gestito, conservato, se possibile ampliato. In assenza di tanti cloni di Silvio per quanti sono gli enti locali, ciò dipende sia dal personale eletto alla guida di Comuni e Province sia dalla classe dirigente di cui il partito si doterà nei congressi autunnali. Per far sì che Forza Italia esca nel migliore dei modi dalle decine e decine di commissariamenti che l’hanno martellata in questi ultimi anni, segnale delle difficoltà di diventare un partito “normale” e della sua totale dipendenza dal leader, le primarie rappresentano una occasione particolarmente ghiotta. Una sana concorrenza tra aspiranti dirigenti servirà a selezionare quelli migliori. A meno che quello che si è definito fin dalla sua fondazione come il partito liberale di massa non creda più in uno dei capisaldi del liberismo: la concorrenza, appunto. E poi chi sono i migliori se non coloro che hanno un consenso ben radicato nella base, che sanno avvicinare e motivare persone nuove, mettendosi “fisicamente” a disposizione dell’elettorato?

I semplici soci hanno tutti i diritti di rivendicare la scelta dei propri dirigenti perché solo così si sentiranno coinvolti nella battaglia politica. Una esigenza, quest’ultima, moltiplicata per mille in quelle regioni dove prevale una tradizione di sinistra. Se c’è una parte del Paese dove Forza Italia ha il dovere di cambiare passo usando tutti gli strumenti per chiamare a raccolta ogni energia e stimolare un rigenerante coinvolgimento dal basso, è proprio quella delle regioni rosse. I suoi soci e i suoi militanti devono fare i conti con un apparato fortissimo, organizzato che ha dalla sua un potere economico inattaccabile. Di fronte a esso Forza Italia si deve dimostrare unita e in grado di utilizzare al meglio gli uomini e le donne che disinteressatamente si mettono a disposizione. La nascita, dunque, di squadre dirigenziali in grado di avere dietro di sé tutto il partito e di guidarlo senza cannibalismi interni e suicidi di massa, è una delle condizioni essenziali per guardare al domani con ottimismo.

Gia, il futuro. La federazione del centrodestra potrebbe non essere così lontana. Come ci arriverebbe Forza Italia senza aver prima selezionato sul territorio i suoi uomini più capaci? Senza aver prima cementato i rapporti tra base e classe dirigente locale? I rischi sarebbero altissimi, compreso quello di sacrificare sull’altare di personalismi di cortissimo respiro un patrimonio che in questi quasi quindici anni di vita si è rivelato l’autentica novità del nostro panorama politico. Le altre formazioni della Casa delle Libertà stanno già volteggiando nel cielo in attesa che in questa o quella piazza la solita imposizione dall’alto della dirigenza locale provochi la puntuale emorragia di sangue. Si tengano le primarie almeno in ogni città importante: sono un passaggio obbligato per la sopravvivenza del partito e il suo rilancio in vista della federazione dei partiti del centrodestra.

Graziano Girotti
(L'opinione, 19 giugno 2007)

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