Dunque, Romano si è tagliato gli attributi da solo e a questo punto la politica italiana di primo piano se ne libera definitivamente. Essere mandato a casa dopo nemmeno due anni di presidenza del consiglio, una volta si può capire; ma alla seconda qualche sospetto viene. Evidentemente l’uomo non è portato a lavorare in squadra, come si direbbe in una qualunque azienda.
Oddio, di personaggi a sinistra incapaci di collaborare pare non ne manchino. Basta guardare verso il Campidoglio. Il capo del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha rovesciato il tavolo dicendo che alle prossime elezioni la nuova formazione si presenterà da sola. Che è stato come suggerire agli alleati più piccoli di piazzare a Palazzo Chigi una bomba di quelle pesanti. Bomba che alla fine è puntualmente esplosa.
A destra si brinda. E per i primi minuti di euforia, ci può anche stare. Subito dopo, però, sarà bene guardare in faccia la realtà. E la realtà racconta di stracci volati fino a ieri nell’ex Casa delle Libertà, ridotta a ring di tutti contro tutti. Ora, d’incanto, è scoppiata la pace: pacche sulle spalle, “vai Silvio che sei forte” e poesie del genere. A parte il fatto che non è scontato che si vada ad elezioni, e dunque sarà bene che il centrodestra tenga duro su questo fronte se vuole centrare l’obiettivo, c’è da chiedersi quanto sia credibile una unità riscoperta dalla sera alla mattina.
Ricordiamo che Forza Italia è un partito in via di liquidazione per la nascita del Popolo della Libertà. E all’interno di FI si è scatenata una battaglia che oggi si vede meno ma che resta in tutta la sua virulenza contro l’unica vera novità spendibile sul piano nazionale da Berlusconi, cioè Michela Vittoria Brambilla. E ricordiamo che An e Udc l’hanno giurata a Silvio per aver accelerato verso il partito unico.
Non può bastare la pregiudiziale anti-prodiana, allora, per vincere la tornata elettorale. Perché se così fosse, se cioè i leader del centrodestra non mettessero mano in modo costruttivo a sanare i loro problemi, subito dopo la vittoria si troverebbero nelle medesime condizioni di Prodi nel 2006, con una maggioranza più o meno ampia ma comunque instabile. Per il centrodestra si apre dunque una fase particolarmente delicata e non priva di insidie.
Deve raggiungere quella compattezza, prima di tutto programmatica, che solo una settimana fa sembrava appartenere a un’altra dimensione. E come ben sanno i vecchi saggi, costruire è molto più difficile che distruggere. Non si pensi che la figuraccia rimediata da Prodi e compagnia si traduca in milioni di voti di elettori del centrosinistra che tra qualche mese li indirizzeranno automaticamente nella saccoccia del centrodestra.
Tra la gente la disillusione è enorme verso la politica in genere e verso i politici in genere. Il rischio è l’astensione di massa. Come reagiranno gli elettori di destra laddove scoprissero che Mastella è diventato un loro alleato? Ecco perché l’intuizione di Berlusconi di dar vita al Popolo della Libertà, con i Circoli che lavorano tra i bisogni quotidiani del signor Rossi e della signora Maria, e che dunque non si perdono in beghe incomprensibili, può rappresentare l’ennesimo asso nella manica dei moderati italiani. Fini e Casini lo capiranno?
Graziano Girotti
(L'Opinione, 29 gennaio 2008)
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