(Questo articolo è tratto dalla prefazione di Guglielmo Piombini al libro di Tony Blankley, "L'ultima chance dell'Occidente", da poco edito dall'editore Rubbettino)
Uno dei fatti culturali più rilevanti degli ultimi anni è lo sviluppo di un filone di studi di orientamento liberal-conservatore che guarda con forte preoccupazione alle tendenze culturali, economiche e demografiche in atto in Europa. Un numero crescente di osservatori vede nel declino della pratica religiosa, nel prolungato calo delle nascite e nella mancata integrazione della crescente immigrazione islamica i sintomi di una grave decadenza culturale, che potrebbe mettere a rischio l’identità cristiana e occidentale del vecchio continente. Le voci che con più autorevolezza hanno denunciato questa crisi spirituale dell’Europa (manifestatasi con il rifiuto delle proprie radici, l’apostasia da se stessa, la dittatura del relativismo e il suicidio demografico), sono state quelle di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
È sorprendente la rapidità con cui si è diffusa questa visione pessimistica: all’inizio del nuovo millennio l’idea che l’Europa fosse un continente decadente, nichilista e senza voglia di futuro sembrava una provocazione, ma oggi è diventata quasi un cliché. Il timore che l’Europa si trasformi in Eurabia, cioè in un continente a prevalenza musulmana, antisemita e ostile agli Stati Uniti, è stato sollevato, tra gli altri, da autori come Oriana Fallaci, Bernard Lewis, Niall Ferguson, Marcello Pera, Robert Spencer, George Weigel, Bruce Bawer, Claire Berlinski, Pat Buchanan, Serge Trifkovic, Daniel Pipes, Melanie Phillips, Paul Belien, Roberto de Mattei, Massimo Introvigne, Mark Steyn, Bat Ye’or, Alexandre Del Valle, Walter Laqueur, Bruce Thornton.
Il libro dell’editorialista del «Washington Times» Tony Blankley, L’ultima chance dell’Occidente (da poco edito dalll’editore Rubbettino) fa parte di questo genere di letteratura, e analizza gli scenari futuri dello scontro di civiltà tra Occidente e Islam.
Blankley ritiene che il vecchio continente sia in pericolo, perché fiaccato economicamente, moralmente e demograficamente dalle ideologie socialiste, relativiste e antinataliste. Lo sviluppo tecnologico e il benessere economico sono una facciata che nasconde una gravi crisi, che potrebbe segnare il tramonto della civiltà europea. L’Europa, infatti, vede profilarsi all’orizzonte un futuro di caratterizzato dal calo e dall’invecchiamento della popolazione, dalla riduzione delle persone in età lavorativa, dall’esplosione delle spese assistenziali e dalla presenza maggioritaria di popolazioni musulmane in molte aree del vecchio continente, per effetto della loro massiccia immigrazione e alta fertilità.
L’islamizzazione strisciante dell’Europa
La situazione dell’Europa, a differenza di altre aree del mondo in via d’invecchiamento come il Giappone, è ancor più infausta a causa della soluzione rischiosa che molte nazioni europee hanno scelto per colmare i vuoti di popolazione: l’immigrazione proveniente dai paesi musulmani. Dall’Africa e dall’Asia milioni di immigrati musulmani si sono riversati nel vecchio continente negli ultimi decenni. Solo cinquant’anni fa le persone di religione islamica residenti in Europa erano 250.000, oggi sono venti milioni. Inoltre i musulmani, diversamente dagli occidentali, hanno famiglie numerose. La loro alta natalità, combinata all’immigrazione, porterà la popolazione musulmana in Europa a raddoppiare nel 2025.
Il problema è che gli immigrati musulmani non sembrano aver alcuna intenzione di integrarsi nella cultura e nelle istituzioni europee. Al contrario, i sentimenti anti-occidentali sembrano aver fatto breccia soprattutto tra gli immigrati di seconda e terza generazione, e proprio nei paesi, come l’Olanda e la Gran Bretagna, che sono andati più avanti nell’applicazione del multiculturalismo. Non solo non si vedono segni d’europeizzazione dell’islam (il mitico euro-islam sognato da schiere di intellettuali e politici europei rimane ancora una chimera) ma, al contrario, alcuni segnali (come la radicalizzazione dell’antisemitismo e antiamericanismo, la cancellazione dei riferimenti alla tradizione giudaico-cristiana nell’arte e nella cultura, l’accettazione di norme della sharia nella giurisprudenza europea, la limitazione della libertà di espressione e di critica dell'islam) sembrano indicare una crescita dell’influenza culturale islamica nel vecchio continente.
L’Europa è popolata sempre più da alieni che fisicamente vivono qui, ma che spiritualmente appartengono alla umma musulmana. Non hanno intenzione di adattarsi all’ambiente che trovano. Offesi e intimiditi dall’ordine e dalla bellezza artistica e monumentale che trovano, desiderano istintivamente rimodellare il paesaggio ad immagine dell’Anatolia, del Punjab o del Maghreb. Il loro continuo influsso sta rendendo questa trasformazione irreversibile in molte aree urbane del vecchio continente.
In questa situazione gravida di pericoli, l’Europa del futuro si troverà davanti a tre scenari possibili. Daniel Pipes li ha riassunti in questo modo: 1) integrazione dei musulmani; 2) dominio musulmano; 3) rifiuto dei musulmani.
L’Occidente vincerà lo scontro di civiltà
Proviamo ad analizzare lo scenario peggiore possibile. Cosa potrebbe succedere nei prossimi decenni se i musulmani, quando gli equilibri demografici saranno per loro più favorevoli, scatenassero il jihad armato in Europa, dando luogo ad una escalation di violenze, atti terroristici, insurrezioni o addirittura ad una vera e propria guerra civile?
Secondo il commentatore americano Ralph Peters, se gli europei (che malgrado tutto rimangono in netto vantaggio per quanto riguarda l’economia, la tecnologia, la scienza, la forza militare) si sentiranno realmente minacciati nella propria incolumità, lasceranno perdere tutti i bla bla multiculturalisti, reagiranno nella maniera più decisa, e non esiteranno ad espellere in massa gli islamici dall’Europa.
A meno che gli islamici non siano in grado di prendere il controllo in pochissimo tempo di tutto il continente, prevenendo una reazione ostile della popolazione autoctona, al primo accenno di problemi si troverebbero circondati da una popolazione ostile e privati del supporto dello stato sociale che permette a molti estremisti di vivere alle spalle della popolazione pacifica e di dedicarsi a tempo pieno al terrorismo. Le eventuali enclavi musulmane non sarebbero economicamente autosufficienti, perché verrebbero tagliate fuori dal mondo esterno, senza materie prima e senza possibilità di commerciare. Se anche si formassero, potrebbero durare poco (come le Krajine serbe o i regni crociati in Terrasanta).
Per di più, data la stagnazione economica e scientifica del mondo musulmano, è probabile che nel prossimo futuro le tecnologie militari modificheranno ancor di più la situazione militare a vantaggio dell’Occidente. Se l’Europa fosse sotto un pericoloso attacco islamico, anche una popolazione invecchiata ed esigua, ma tecnologicamente progredita, potrebbe prevalere sul campo di battaglia. Si aggiunga che, per ragioni storiche e strategiche, gli Stati Uniti non permetterebbero mai che l’Europa cadesse sotto il dominio della Mezzaluna, e quasi sicuramente interverrebbero in soccorso dei resistenti europei come durante la seconda guerra mondiale.
Un’altra tecnologia chiave che potrebbe svilupparsi in maniera inaspettata è la capacità di aumentare la durata media dell’aspettativa di vita attiva degli individui. Già ora l’aspettativa di vita cresce circa un anno ogni quattro, e le capacità fisiche delle persone anziane migliorano. Queste tecnologie sono relativamente costose e potranno essere alla portata solo di economie sviluppate. Questo implica che l’invecchiata popolazione autoctona europea tra venti o trent’anni potrebbe essere molto meno invalida di quello che si pensa oggi. La popolazione islamica, d’altro canto, se non è in grado di produrre un’economia efficiente non sarà in grado di pagare per le stesse tecnologie (anzi, per averle dipenderà dall’Occidente, proprio come avviene oggi per molti farmaci moderni).
L’attuale potere dell’Islam deriva quasi unicamente dal petrolio, i cui proventi gli permettono di finanziare il proselitismo e il terrorismo in tutto il mondo. Il mondo islamico però è sottosviluppato, e non produce nient’altro di significativo. Anche per lo sfruttamento del petrolio è dipendente dalle conoscenze tecniche occidentali, e i giacimenti più proficui e più facili da sfruttare si stanno esaurendo. Quando avrà consumato tutto il suo tesoro, il mondo islamico si ritroverà ancor più povero di prima. Difficilmente avrà le risorse per conquistare l’Europa o per mantenere il controllo sul suo territorio.
Queste considerazioni spingono i fondamentalisti ad agire con estrema urgenza, ma la loro impazienza potrebbe costargli la vittoria. Può darsi infatti che i jidahisti abbiano scatenato troppo presto la guerra santa, suscitando anzitempo una possibile reazione dell’Occidente. L’abbandono della strategia araba della taqiyya, cioè della dissimulazione delle proprie intenzioni, potrebbe rappresentare lo stesso tipo di errore che commisero i giapponesi quando attaccarono gli americani a Pearl Harbor.
Attualmente il vecchio continente si trova nel punto più basso di una fase depressiva, ma forse il confronto con l’islam è proprio ciò che serve agli europei per rivitalizzare la propria civiltà. Le crisi sono sempre rivelate da una sfida proveniente dall’esterno, e per questo oggi l’Europa si trova costretta ad interrogarsi sui fondamenti della propria cultura e a rivalutare gli aspetti positivi, a lungo trascurati, della propria eredità cristiana. Senza la sfida “provvidenziale” lanciata dall’islam, gli europei sarebbero probabilmente rimasti nel proprio torpore decadente, invece di riscoprire la propria identità, affrontare la realtà e prendere le adeguate contromisure.
La storia del XX secolo ha dimostrato che i sistemi ideologici totalitari, pur apparendo dall’esterno solidi e indistruttibili, sono in realtà così rigidi che, quando entrano in crisi, crollano rapidamente e completamente. Lo stesso potrebbe accadere con l’Islamismo radicale, che mancando della flessibilità necessaria per affrontare le sfide del mondo moderno, potrebbe uscirne disintegrato. Secondo Ali Sina, un intellettuale iraniano ex musulmano che sta organizzando un movimento mondiale di apostati dalla religione islamica attraverso il sito www.faithfreedom.org, “l’islam è un castello di carte che crollerà se sufficientemente spinto, e potremo assistere alla sua scomparsa entro qualche decennio”.
Noi europei siamo i fortunati eredi della civiltà che ha prodotto la quasi totalità delle più grandi creazioni intellettuali della storia umana. È necessario però che la religione che ha originato questa civiltà unica sia vivificata, perché la scienza, la filosofia, l’arte e la libertà che tanto apprezziamo, se private dei loro fondamenti culturali originari, sono destinate ad evaporare.
In questa prova cruciale il secolarismo è uno degli ostacoli maggiori, perché incoraggia la denatalità, la mancanza di fiducia, i dubbi e l’apatia. Nell’attuale crisi spirituale dell’Europa il relativismo rappresenta la stessa fatale debolezza del politeismo degli abitanti della Mecca del settimo secolo, che troppo a lungo tollerarono Maometto entro le mura della città, e ne furono poi conquistati. Il multiculturalismo e l’egualitarismo devono essere screditati se l’Europa vuole sopravvivere, perché fino a quando l’ideologia dominante imporrà l’idea che tutte le culture sono uguali, sarà impossibile organizzare una difesa della civiltà occidentale.
L’Europa non diventerà Eurabia, perché dispone ancora di un immenso patrimonio morale e culturale dal quale attingere. Sono queste le ragioni di speranza che Tony Blankley offre ai lettori del suo appassionante libro.
3 commenti:
Bellissimo articolo, puntuale, preciso come un raggio laser e tremendamete veritiero...io personalmente confido molto nella fine del petrolio e comunque anche prima che finisca occorrerebbe usarlo sempre meno...si potrà fare qualcosa per far passare il messaggio alla gente e ai nostri politici che è assurdo che ogni volta che metti benzina, parte di quei soldi vadano a un qualche sceicco che, per tenere buona la sua gente, utilizza una bella fetta di quel denaro per finanziare scuole coraniche in cui si insegna a far saltare per aria proprio quell'ingenuo infedele che in quel momento sta facendo il pieno...[e che poi, magari provando un qualche nuovo tipo di carburante con più ottani se ne va sgommando dicendo alla propria ragazza seduta al suo fianco (UNA DONNA IN MACCHINA CON UN UOMO CHE NON E' SUO PARENTE...CHE SGUALDRINA, A VOLTO SCOPERTO POI!!! IO LA LAPIDEREI) . Mi piacerebbe contribuire a un ecologismo fatto ANCHE per smettere di dare soldi a questa gente...e poi per lasciarli implodere nella loro inefficienza economica....c'è l'idrogeno ad esempio, sarà l'ora di iniziare ad usarlo, e i brevetti sui motori ad idrogeno sono scoperti da qualche anno ormai...se vengono idee a qualcuno su questo argomento beh! Me lo faccia sapere ...io intanto, per dovere di cronaca: vado in bicicletta!
Per chi fosse interessanto, ci sono un paio di articoli che ho scritto al riguardo del fatto che l'Eurabia è una possibilità molto remota:
The Oil Drum | Peak water in Saudi Arabia
IQ, professioni ed Eurabia
Perché alcune cose sono importanti per l'Eurabia
"L'Eurabia è una strada in salita"
quanto sono daccordo con l'ultimo intervento!
stiamo finanziando la nostra distruzione!
bisognerebbe , come mi ha detto una mia cara amica, evere il coraggio di togliergli i viveri...
che si mangiassero il loro caro petrolio!
ma poi siamo i cattivi!
beh sapete cosa me ne frega? già lo siamo per loro, quindi diventiamolo veramente e facciamoci rispettare!
per cominciare via tutti gli aiuti umanitari!
quanti danè risparmiati!
e poi visto che siamo tutti infedeli, rimandarli tutti dai loro sceicchi!
che se li mantenessero un pò loro!
oh, povera italia! povera europa!
ciao
marilena
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