Si fa a botte in strada e si fa a botte (o quasi) in Consiglio comunale. Cosa sta accadendo a Bologna? Il tasso di violenza è schizzato alle stelle negli ultimi mesi in città, con l’assalto al banchetto dei giovani di destra che difendevano la riforma della scuola e la rissa sfiorata tra Carella (PdL) e Monteventi (indipendente di sinistra) a fare da ciliegina su una torta a dir poco indigesta. E se poi per violenza consideriamo anche le incessanti manifestazioni di protesta che un giorno sì e l’altro pure occupano strade e piazze, aumentando a dismisura i problemi per i cittadini, allora il livello di guardia è stato superato da tempo.
Sono due i fattori che mescolandosi fra di loro si sono trasformati in una micidiale carica esplosiva. Il primo ha una dimensione eminentemente locale e un nome ben preciso: Sergio Cofferati. Nei giorni scorsi un durissimo comunicato di Ascom Bologna riassumeva bene quali sono le responsabilità del sindaco nel clima di tensione col quale siamo costretti a convivere. “Le ordinanze e i divieti - si leggeva in una nota - hanno preso il posto del dialogo e del confronto, procurando solo danni. Troppe tensioni, troppe imposizioni, troppi diktat hanno creato un evidente approccio problematico ai temi che riguardano la convivenza civile nella nostra città”.
Una bocciatura definitiva della quale sottoscriviamo ogni parola. Ma si deve aggiungere qualcosa, che poi a nostro avviso è la vera ragione del fallimento della trasformazione del Cinese in amministratore. Il limite sostanziale di Cofferati, alla fine, non è quello di essere incapace di fare il sindaco ma di essersi rivelato l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Probabilmente l’ex-leader della Cgil poteva scegliere tutte le città d’Italia dove inziare con una qualche speranza di successo la sua carriera di primo cittadino, meno una: Bologna.
E qui entra in scena il secondo fattore scatenante. La sinistra radicale mantiene sotto le Due Torri una notevole capacità organizzativa e di creazione del dissenso, potendo far leva su un polmone universitario praticamente inesauribile e facilmente malleabile. Gente capace di protestare contro tutto e tutti, ogni giorno (anche perché non ha nient’altro da fare), oltre che di rispolverare l’antifascismo militante senza lasciarsi cogliere da una risata irrefrenabile. Una forza d’urto, questa, incanalata a seconda delle necessità e in modo spregiudicato contro lo stesso Cofferati (politiche della sicurezza, per esempio) oppure contro il perfido Berlusconi e la sua riforma della scuola, aggiungendo tensioni a tensioni.
Tutto ciò per riconoscere all’attuale sindaco l’unico merito possibile: con i suoi metodi rudi, da sindacalista duro e puro, le sue contraddizioni e incompetenze, ha acceso i riflettori sulla ragione più profonda dei conflitti che in città emergono con sempre maggiore virulenza: una sinistra che per una fetta non trascurabile resta solo e soltanto antagonista. Reazionaria sotto tanti aspetti. Immobile nelle sue stantie ideologie. E se a Roma comanda Berlusconi lo diventa ancora di più.
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