02 ottobre 2006

ANCHE I MODERATI, PRIMA O POI, SI DEVONO INCAZZARE

Dopo la vigliaccata prodiana ai danni di Benedetto XVI, minacciato di morte dai fondamentalisti islamici (“Difendere il Papa? Ma se ha le sue guardie…”), dopo le bugie condite di sorrisetti di scherno del bofonchiante presidente del consiglio durante il dibattito a Montecitorio sulla questione Telecom, e dopo una legge finanziaria vendicativa oltre che fautrice di ulteriori divisioni nel Paese, i moderati che hanno deciso di non portare il cervello all’ammasso – e dunque coloro che non si riconoscono nel centrosinistra – si devono interrogare su che cosa significhi il moderatismo oggi.

Perché se pensano di cacciare una maggioranza arlecchinesca, e sotto tanti aspetti anche pericolosa per l’Italia (si rifletta soltanto sulle nefandezze combinate in politica estera), come quella che governa da qualche mese, ricorrendo esclusivamente alla forza del ragionamento e delle proposte, allora staranno freschi.

Questi sono tempi non di azione bensì di reazione, ed è su questo terreno – a loro naturalmente e storicamente estraneo - che i moderati si trovano in difficoltà. Una difficoltà che è anche una sfida, da raccogliere affrontare e vincere. La loro natura va violentata per un bene superiore. Insomma, i moderati si devono trasformare in movimentisti, diciamo pure in estremisti della libertà.

Guardarci negli occhi e stupirci tra noi per la distanza siderale dal semplice buonsenso con cui l’Unione gestisce il potere, peraltro a poche settimane dall’entrata a regime del governo Prodi, e pensando agli ampi margini di peggioramento che esso ha, servirà soltanto ad assistere passivamente al sacco politico, culturale ed economico dell’Italia.
Siamo retoricamente catastrofisti? Per cortesia, andatevi a leggere le cronache delle ultime settimane e avrete la risposta. Prodi si è dimostrato molto più dannoso di quanto potessimo legittimamente immaginare.

La moderazione, allora, può riacquistare forza e ragione a condizione che i suoi seguaci abbiano ben chiaro cosa stanno rischiando di perdere: la loro autonomia, il diritto di lavorare e fare sacrifici per se stessi, per le loro famiglie, per i valori in cui credono. Si beva, almeno un po’, il calice (non sappiamo quanto amaro) del giacobinismo.

Come? Non pensiamo ai girotondi, forma evoluta di una protesta “intellettuale” per la quale non abbiamo il fisico del ruolo e neppure quel tanto di puzza sotto il naso di chi legge l’Espresso. No, questo no: al primo girotondo, ci prenderebbero per ubriachi da osteria. Ma una sanguigna e popolaresca manifestazione di piazza, assolutamente sì. Ne sentiamo il bisogno come l’aria che respiriamo. Muoviamoci, scriviamo ai partiti della Casa delle Libertà, parliamo con coloro che ne fanno parte. Gli attributi vanno tirati fuori qui e ora.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

hai centrato in pieno il problema, è arrivata l'ora di tirare fuori le palle

Anonimo ha detto...

Mi rifaccio a Bud Spencer e Terence Hill: "Sono già arrabbiato".

Anonimo ha detto...

A calci in culo devono essere presi, da Montecitorio fino a casa!
E che non mettano più il muso fuori.
BASTAAAAAAAAAA!

Anonimo ha detto...

paolo da Milano.

Visto che in piazza, sono autorizzati ad andare "quelli dell'Anti-Stato", che inneggiano ai princìpi della Costituzione,

non vedo come mai non ci possano
andare quelli che si danno da fare anche alla domenica,
che non sono protetti dalla Cassa Integrazione,
che non hanno la fortuna (come in Sicilia) di essere chiamati dal Comune x contare i tombini della strada;
e stavolta, per dimostrare a Prodi ( che si è autoconvinto di essere ai sondaggi al 70% ),
che è solo un poveraccio,
in un paese dove "COGLIONE" è il minimo che si possa dire agli Italiani.

Piazza, Siti Internet, e chiare parole,
qua ogni giorno ne passa 1 peggiore di quell'altra.

Anonimo ha detto...

Hai perfettamente ragione.
Il guaio dei moderati è proprio l'essere moderati.
Non si può continuare ad essere moderati quando in pericolo c'è l'Italia, i suoi valori, le tradizioni, la cultura e tutto ciò che ci distingue dai beduini.
E non è solo un discorso di finanziaria.
Non basta sentir dire da qualche esponente dell'opposizione che "Questo Governo è in affanno".
Non basta dire lamentarsi nelle interviste ai TG.
No, è ora di darsi una mossa, prima che sia troppo tardi.
E ciò di cui ho paura non è quella macchietta di Prodi, no, è l'eccesso di moderatismo, è l'eccesso di dialogo, è la mancanza di azioni concrete e forti.
Non è solo una questione economica.
Questi ce la stanno facendo in testa, ogni giorno.
E noi consentiamo che l'Italia sia il ricettacolo di tutti i musulmani che vogliono islamizzarci e farne una base terroristica?
Permettiamo che ci dicano cosa possiamo dire o non dire?
Chiediamo scusa per averli offesi?
Ma c'è qualcuno che ancora ha le palle?
Basta con il porgere l'altra guancia.
Io spero che se si fa una manifestazione di piazza non sia solo per la finanziaria.
Ci sono altri aspetti e tutti gravissimi.
A parti invertite, avremmo avuto le piazze piene di gente vociante a chiedere le dimissioni del Governo, un giorno sì e l'altro pure.
I nostri esponenti dell'opposizione si limitano a dire che"forse..." scenderanno in piazza.
Ok, stop...

Graziano ha detto...

Caro Giano, sei stato chiarissmo. Di certo gli argomenti non mancano per farci sentire.

Anonimo ha detto...

Grande Graziano!
E' ora di finirla con il buonismo e con l'eccesso di classe ed eleganza di noi "moderati" che ci sta portando solamente alla sottomissione.
Dobbiamo urlare la nostra indignazione per quello che sta succedendo in Italia e nel mondo.
In ogni campo qualcuno attenta alla nostra libertà:politica, religione, cultura...un essere umano non si può definire tale se non conosce e non rispetta la libertà.
Ci sono tanti modi per far sentire la nostra voce senza copiare i no global o i giorotondi che, poverini, hanno il cervello pieno solo di false ideologie ma povero di idee.
Noi siamo gli intellettuali? Allora usiamo l'intelletto e con un po' di coraggio in più troveremo il modo per "rompere il ghiaccio" e cominciare ad urlare!