Avremmo una domanda per l’onorevole Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia: perché lo statuto del partito introduce differenze settecentesche fra i soci quando costoro sono chiamati a votare in uno dei congressi locali che si stanno celebrando su tutto il territorio nazionale?
Traduciamo. Se vi capita di essere iscritti al partito, al momento delle assise congressuali sappiate che il vostro voto non ha lo stesso peso di quello espresso da qualche esponente con cariche elettive negli enti locali. Insomma: il consigliere comunale, per esempio, vale cinque volte la vostra preferenza, il consigliere regionale addirittura venticinque. Che è come dire che il primo viene ritenuto cinque volte più intelligente di voi a prescindere e il secondo, sempre a prescindere, venticinque volte.
Ora, c’è qualcosa che ci sfugge. Se stessimo parlando di un qualche partito di canuti nostalgici della Real Casa, o addirittura del Re Sole, non avremmo nessun problema a ritenere del tutto normale quella norma: sarebbe in linea con l’idea di fondo che richiama da vicino la famosa massima del marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un c…”. E di conseguenza nella scala gerarchica del partito, più sei vicino alla vetta e più conti perché significa che sei gradito al Signore tuo Dio. Il punto è che Forza Italia, fin dal momento della sua fondazione, è stata presentata e si è affermata come formazione catalizzatrice di tutti i liberali autentici, escludendo pertanto quelli di risulta o camuffati. Per la verità, qualcuno pure di questi.
Ma lasciamo perdere. Resta il fatto che uno statuto inquinato da pratiche asburgiche offre la sgradevole sensazione di un partito che mentre predica all’esterno libertà e democrazia, poi quando si tratta di mettere ordine in casa propria decide di ricorrere ad altri metodi, un po’ più spicci. Anche perché diffondere la mentalità dell’oligarca fa correre serissimi rischi alla credibilità che il semplice socio riconosce nel partito.
Senza contare episodi che si rivelano un vero e proprio schiaffo in faccia al principio che a governare deve essere la maggioranza. Al congresso cittadino di Bologna, per esempio, lo sfidante aveva vinto la competizione contro il coordinatore uscente. Risultato? Quest’ultimo è stato riconfermato grazie ai suffragi giunti da una larga parte degli eletti. Insomma, chi guida il partito sotto le Due Torri lo fa avendo contro più della metà dei voti della base. Legittimo: lo prevede lo statuto. Ma questo è funzionale a rendere Forza Italia più solida e “attraente”? Noi abbiamo molti dubbi.
A dir la verità, forse una certa coerenza c’è. Non è un caso che quando torna in discussione la legge elettorale, da Forza Italia giunga sempre puntuale lo stop alla reintroduzione delle preferenze. Come dire: lasciate decidere a noi da Roma chi è meritevole di essere eletto al Parlamento e chi no. Così come a livello locale si lascia nelle mani di pochi il diritto di appoggiare la spada sulla spalla del prescelto che in questo modo viene decretato cavaliere. E poi ti soprendi se l’unico e inimatibile Cavaliere vuole disfarsi della sua creatura?
Graziano Girotti
(L'Opinione, 26 ottobre 2007)
4 commenti:
Io non sono iscritto a FI anche se l'ho votata in passato e sicuramente, se non ci fosse un alegge elettorale che mi consentisse di votare per il partito identitario senza far mancare il mio appoggio a Berlusconi, la voterei ancora.
Quel che scrivi (suppongo motivato dal Congresso della nostra città di FI) è fondato, ma ha anche dei precedenti dove il "peso" degli eletti era maggiore in quanto, con elaborate alchimie, veniva loro attribuita anche la rappresentanze degli elettori.
Anzi direi che in passato per molti partiti questa attribuzione dei voti elettorali fosse abituale.
Ma aggiungerei anche un'altra considerazione a favore del criterio di voti dal "peso" differente. Una correzione di un sistema che scivola sempre più verso l'oclocrazia, dove si iscrivono parenti vari per avere più tessere senza che questi rappresentino un autentico valore per un partito.
Tutto sommato, se dobbiamo tenerci Prodi è anche perchè ci sono stati degli itaglioni che hanno votato senza aver ben ponderato le conseguenze .. ;-)
Caro Massimo, io sono un iscritto e anche un militante. Se non si vuole un partito di tessere, il rimedio c'è: non si facciano le tessere e neppure i congressi. Comanda uno scelto dal centro. E basta. Ma fare le tessere per finta, per poi sostenere che il partito è democratico mi pare ipocrita. Tu dici che il "peso" maggiore riservato a qualcuno era normale in passato. Sì, nella Prima Repubblica. Ma Forza Italia non è stata presentata come qualcosa di radicalmente nuovo? Io resto convinto che a comandare debbano essere coloro che hanno consenso, radicamento sul territorio, insomma sappiano rispondere alle esigenze che giungono dalla base. Il confermato coordinatore comunale di Forza Italia a Bologna, giusto perché tu lo sappia, non è stato in grado neppure di farsi eleggere in consiglio comunale. :-)
Nell'imperial regio dominio asburgico non poteva accadere che un suddito avesse più voti di un altro in virtù di quello che accadeva. anzi la legge si applicava equamente, pur in un regime monarchico e nobiliare, verso tutti i popoli e tutti gli stati sociali. prego rettifica o variazione del testo. grazie
dopo questa doverosa chiosa credo anch'io che porre differenze di "peso" in una assemblea democratica sia un male. Probabilmente si è voluto creare un meccanismo di garanzia per evitare l'assalto al partito di personaggi capaci di pagare e muovere tessere ma estranei a FI. li ho visti in azione ed è stato difficile contenerne i guasti. bisognerebbe trovare altri meccanismi valutativi.
fg
Rettifico volentieri sull' "asburgico". Viva Cecco Beppe! Per quanto riguarda il presunto meccanismo di garanzia, gli unici a veder garantita la poltrona sono personaggi che la gente non vuole più, oltre a essere palesemente incapaci (ma questa è una valutazione personale).
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