29 gennaio 2007

Casini e Montezemolo, i finti liberalizzatori

Due storielle brevi e semplici, giusto per ribadire ancora una volta che i leader (o presunti tali) vanno giudicati per ciò che fanno e non per ciò che dicono. Nei giorni scorsi, intervenendo sul tema delle liberalizzazioni Pierferdinando Casini ha provato a fare il politico di peso proponendosi come colui che dall’interno dell’opposizione sarebbe stato in grado di stimolare Berlusconi e portarlo eventualmente sul terreno dell’appoggio a Prodi. Come dire: io sì che me ne intendo nel centrodestra, fatemi lavorare per convincere quell’eretico del Silvio.

Bene. Bisogna ricordare che quando la Casa delle Libertà esisteva e governava, fu proprio Rocco Buttiglione, allora ministro delle Politiche comunitarie, esponente di spicco dell’Udc e soprattutto mai smentito dal suo capo di allora e di oggi, a voler introdurre nella Finanziaria 2004, all’articolo 14, il cosiddetto appalto in house. Nulla di particolarmente complicato, anzi quasi banale. Con esso, l’amministrazione locale affida l’erogazione di servizi (acqua e gas, giusto per citarne due) direttamente alle aziende pubbliche quotate in borsa e controllate dall’ente locale stesso, in deroga alle disposizioni di matrice comunitaria. Sia chiaro: Forza Italia e il resto della coalizione non sono stati in grado di impedire il fattaccio. Sbagliando.

Dal momento che due più due fa sempre quattro, accade che queste società di servizi si siano trasformate in uno straordinario strumento di potere in mano alle maggioranze politiche sul territorio, che anche tre anni fa tendevano in larga maggioranza verso il rosso. A Bologna, per esempio, ai tempi del sindaco Guazzaloca, fu proprio il suo assessore al Bilancio Gian Luca Galletti (oggi stimato deputato casiniano e uomo forte di Pier sotto le Due Torri) a voler creare un colosso economico-finanziario come Hera Holding spa, che guarda caso si regge in piedi grazie all’appalto in house. Il presidente di Hera è Luigi Castagna, esponente di spicco dei Ds emiliani e sindaco storico di Casalecchio, paesone alle porte di Bologna. Fine della prima storiella.

La seconda riguarda un vero e proprio eroe per tutte le stagioni, Luca Cordero di Montezemolo. Anche lui ha recitato la parte del critico super partes del governo a proposito di liberalizzazioni. “Vedete? – sembrava dire il presidente di Confindustria solo qualche giorno fa – Lo scorso anno attaccammo Berlusconi, e oggi facciamo la stessa cosa con Prodi”. Poi, che ti combina il ferrarista quando torna nella terra natìa per passare dalle parole ai fatti? Lui è numero uno (anche) di Bologna Fiere, società-colosso che si occupa di gestire gli eventi fieristici del capoluogo emiliano romagnolo. Da qualche tempo la Regione spinge per entrare nel consiglio di amministrazione, un ruolo che dal punto di vista della dottrina del libero mercato non c’entra un fico secco. L’ente pubblico deve fare l’ente pubblico, non l’imprenditore.

Questo perfino Montezemolo lo sa. Ma lui si è dichiarato “strafavorevole” all’ingresso. Ad una condizione: che i soci pubblici (ce ne sono anche altri, infatti) restino in minoranza rispetto ai soci privati. La conseguenza è che il Cordero vuol fare l’imprenditore con i soldi dei cittadini. Vizietto che puzza lontano mille miglia di consociativismo, esattamente come l’olezzo che proviene dagli appalti in house. Un modo di fare impresa e politica che forse qualche anima bella può pensare relegato in un polveroso passato. Balle. E’ più che mai attuale.

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