14 gennaio 2007

Fili d'Erba

Quante parole per il delitto di Erba. E quanti aspetti diversi, tutti significativi e mai banali, che per uno scherzo del destino si sono intrecciati attorno al medesimo fatto di cronaca.
Una serie di coincidenze, consonanze e parallelismi, che stanno rubando la scena al dolore e alla pietà, ma che appassionano – e come al solito dividono in partiti contrapposti – tutti i chiacchieroni del Belpaese da ormai fin troppi giorni.

Più che nel fatto in sé, queste coincidenze le abbiamo lette tra le righe della babele di opinioni e di opinionisti. A partire dai discorsi da bar fino ai corsivi giornalistici, e agli speciali televisivi affollati di esperti, che si sono scatenati tutti insieme per dire la propria sull’orrido delitto della provincia comasca.
E secondo noi c’è poco da scandalizzarsi di tutte queste parole: un delitto così feroce e singolare ha evocato troppe situazioni irrisolte, e troppi malesseri diffusi tra la nostra gente, per poter passare sotto silenzio.

Anche noi vogliamo partecipare al gioco. Dunque, c’è stata un’atroce mattanza, con tanto di sgozzamento di un bambino, maturata in un ambiente condominiale.
Un ambiente non degradato, simile a quello di tante altre difficili condominialità, dove i vicini di casa difendono con le unghie e i con i denti le proprie ragioni. Mostrando sempre il lato peggiore di sé, quello che fuori dall’assemblea di condominio si vergognerebbero solo a lasciarlo sospettare ai parenti e agli amici più cari.

In Italia circa l’80% delle famiglie vive in abitazioni di proprietà, e assai spesso in condominio. Da noi, molto più che in altri paesi, il vicinato può diventare ancor più della famiglia rappresentazione concreta del detto esistenzialista di Jean Paul Sartre, per il quale l’inferno sono gli altri.
Solo per questo non sono molti quelli che possono evitare di immedesimarsi nelle vittime, o talvolta - anche se nessuno lo ammetterebbe mai - negli assassini.

E poi, nel delitto di Erba, c’è stata una coppia senza figli che deciso di uccidere in perfetta armonia, e ha eseguito il delitto con una freddezza sorprendente. Con la donna che si è avventata sulla gola di un bambino di pochi anni, per sgozzarlo con un coltello da cucina. Tutto questo mentre il Governo ha appena presentato un nuovo disegno di legge della ministra Pollastrini, contro la violenza “di genere”. Quella cioè che sarebbe perpetrata dagli uomini contro le donne.

Oh, sia chiaro: non esiste un legame preciso tra il fatto di cronaca e la notizia politica. Sono appunto solo coincidenze, scherzi della società della comunicazione, che però in pochi hanno rilevato.
Anche oggi, domenica, mentre guardavo distrattamente il Tg5 meridiano, ho visto comparire Paola Perego che lanciava il suo interminabile programma del pomeriggio: “oggi discuteremo con i nostri ospiti sul tema: è la donna a comandare? E subito dopo parleremo ancora del delitto di Erba, per chiederci come sia stata possibile tanta brutalità …”.
Insomma, questo per dire che il blob mediatico gioca degli strani scherzi: strane e insignificanti consonanze che non vogliono dire nulla. Però risuonano nella mente, a volte si intrecciano e a volte ondeggiano tutte dalla stessa parte, come appunto farebbero fili d’erba mossi dal vento.

Infatti ci sono state anche le inquietanti coincidenze relative alla storia personale di Azouz Marzouk. L’uomo duro e pallido, l’immigrato musulmano con un passato torbido e un presente incerto, al quale una coppia di italiani incensurati ha ucciso moglie e figlio, con una lucida crudeltà che ricordava proprio i precetti coranici sulle vendette familiari.
Ma stavolta ad uccidere non è stato né il musulmano né il pregiudicato. Tanto che quest’ultimo si è ricordato di lamentarsi con “i politici di destra” che avrebbero dovuto scusarsi per averlo sospettato ingiustamente. Scuse politicamente corrette, che gli sono invece arrivate da alcuni bravi cittadini erbesi il giorno del funerale.

Almeno lui in galera non c’è stato neanche un giorno. Azouz non lo saprà, ma qui a Bologna in questi giorni sta tenendo banco sugli stessi giornali – assieme al delitto che lo riguarda – anche la vicenda di un giovane commercialista, padre di quattro figli e con trascorsi personali irreprensibili, arrestato e tuttora detenuto perché accusato di avere strangolato una vecchietta.
Tanti sono i dubbi su questa parallela vicenda di cronaca: gli unici indizi a carico di questo professionista sono presunti ammanchi patrimoniali, a danno dell’anziana signora uccisa, che pare che gli avesse affidato i risparmi. Il Resto del Carlino sta montando il caso con la dovuta attenzione, ma con grande scarsità di prove concrete delle quali riferire.

Certo, è solo un’altra coincidenza. Ma chissà se un giorno qualche politico – o anche solo il magistrato che lo ha fatto arrestare – chiederanno scusa a quel professionista dalla reputazione distrutta, il giorno che dovesse essere scagionato.
E d’altra parte non si capisce nemmeno bene con chi ce l’avesse, il povero Azouz, quando ha preteso le scuse dei politici: forse con il solito Borghezio, che non è nemmeno chiaro se dopo il delitto avesse davvero rilasciato incaute dichiarazioni ai danni del pregiudicato extracomunitario.
Eppure – altro singolare parallelismo – non risulta che qualcuno si sia indignato quando, come ci ha raccontato il Giornale, nei giorni scorsi Radio Popolare ha aperto i microfoni agli ascoltatori che per qualche ora hanno telefonato indisturbati solo per dire che la crudeltà dei due coniugi di Erba sarebbe un’espressione dell’Italia di Berlusconi e di Bossi.

Insomma, in questa babele di commenti prima o poi non poteva di certo mancare il gioco delle asimmetrie tra la destra e la sinistra. E nemmeno lo scontro di civiltà.
Difatti, mentre il predetto Azouz invocava vendetta per la moglie e il figlio, suo suocero Carlo Castagna ha dichiarato pubblicamente di perdonare gli assassini della figlia e del nipote.

Subito è divampato il dibattito: i semplici cattolici, in genere, hanno ammirato l’esempio di quest’uomo mite, che con le sue parole di perdono ha voluto mettere un punto fermo che servisse a fermare la spirale di odio e di accuse mediatiche.
Ma non sono mancati i cattolici “adulti”, come quel tale Gino Rigoldi, prete televisivo che non ha perso l’occasione di gettare dubbi e critiche su un perdono così “automatico”, troppo poco sofferto, troppo poco elaborato. E forse troppo stridente – per una sensibilità ecumenica e progressista – rispetto alle diverse parole del genero musulmano, che coerentemente con il Corano aveva invece dichiarato di non poter perdonare, perché “chi ammazza deve essere ammazzato”.
Ecco un’altra coincidenza, che però genera imbarazzo, e difatti si cerca di parlare d’altro.

Su questo tema del perdono non è mancato nemmeno il commento della sinistra non cattolica, quella più dura e pura. Ci ha riferito Antonio Socci che Lidia Ravera, l’ex “porcella con le ali”, una femminista storica che impersona al meglio la cattiva coscienza della sinistra più falsa e cattiva, ha commentato sull’Unità che per la figura del tunisino, con la sua comprensibile voglia di vendetta, non poteva mancare “una quota di simpatia”. Invece, secondo la Ravera il pollice doveva essere inesorabilmente verso nei confronti di “Carlo Castagna, mobiliere”, il suocero cristiano che avrebbe “recitato una cavatina sul perdono e contro l’odio”.

Stavolta non si è trattato solo di una coincidenza, perché una comunista come la Ravera non poteva di certo consentire a quel perdono di mettere così platealmente in dubbio l’odio di classe. E difatti, poiché Dio è nei dettagli ma Satana anche, gli antichi umori alla base del suo discorso infame si sono disvelati in una sola parola, buttata lì gelidamente, per definire il povero Castagna e segnare il contrasto con la simpatia per l’ex spacciatore maghrebino: “mobiliere”.

Ma per il resto sono solo consonanze, fili d’erba intrecciati. Il cristiano che perdona leggendo il Vangelo, e il musulmano che invoca vendetta leggendo il Corano. Il popolo cristiano che rimane attonito davanti allo scandalo di quel perdono, così come i pagani del primo secolo si scandalizzavano della croce di Cristo. Il coro mediatico che prima se la prende con i pregiudizi della destra, e poi si contorce nei suoi discorsi pur di dimostrarci che il male provenga sempre da tipi umani assai più vicini al fenotipo del conservatore che a quello del progressista.

E ancora, i giornali e le Tv che dispiegano la parata dei sociologi e degli psicologi per inondare di parole tutto quanto, dribblando accuratamente ogni accenno a questi strani intrecci di pensieri e di culture.
Con i bravi cristiani che si interrogano, che ammirano, che non capiscono e si turbano, mentre i preti di sinistra storcono il naso davanti a un perdono “troppo istintivo per essere autentico”. Con la sinistra storica che invece simpatizza – altrettanto “in automatico” – con l’ex spacciatore immigrato, storcendo il naso nei confronti del mobiliere lombardo.

E infine, come abbiamo scritto sopra, con la donna senza figli – maniaca dell’ordine e della pulizia – che sgozza il figlio altrui, con il marito che la spalleggia, occupandosi della mattanza degli adulti. Tutto questo mentre in parlamento si discute della violenza “di genere” degli uomini contro le donne.

D’accordo, si tratta di strane consonanze che – come ci spiegheranno da sinistra – non devono indurci a “generalizzare”. Ma il quadro che ne esce è pittoresco, e a noi poveri grezzi e pregiudiziosi cattolici di destra non sembra insensato.
Secondo noi queste coincidenze non sono del tutto casuali. Non ci sarà una morale da trarre, ma abbiamo la sensazione che la tragica vicenda di Erba anche su questi argomenti ci abbia voluto dire qualcosa che, nonostante il diluvio di commenti, sui giornali e in Tv non è stata ancora detta. Ma cosa?

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Che il Diavolo esiste davvero e si sta dando ancora un gran da fare per acquisire proseliti?
Con buona pace di certi teologi e vescovi...

Bobo ha detto...

applausi a un post chiaro e sincero, che condivido al 95% (ottimo il riferimento al commercialista nostro concittadino,io aggiungerei anche la vicenda dell'ingegner zornitta, se verrano riconosciuti innocenti, nessuno chiederà loro scusa)...il 5% che non condivido riguarda le dichiarazioni del padre: io non sono certo ascrivibile alla categoria dei "cattolici adulti" ma anche a me questo perdono è sembrato davvero troppo istantaneo. Delle due, l'una: o quell'uomo è un Santo, nel vero senso della parola, oppure a lui dei suoi famigliari gliene importava proprio poco...Siccome non lo conosco, non posso dare un giudizio, ma capirà perchè io non riesco a spellarmi le mani di fronte a quest'uomo: ho sempre immaginato che la Santità non desse spettacolo.

Studio Legale Fiorin ha detto...

Bobo: sono i protestanti (e i cattocomunisti) che vogliono una santità che non disturbi. In tempi come questi la santità non può non dare spettacolo, quando la pasta non lievita, il sale deve conservare il suo sapore.

Bobo ha detto...

a parte il fatto che non posso non rispettare gran parte del pensiero protestante, pure essendo cattolico, capisco bene il tuo discorso, ma (qui mi vado a impelagare in un discorso quasi teologico, per cui scusa eventuali stupidaggini) in Matteo non si legge Guardatevi dal praticare le vostre opere buone davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il padre vostro che è nei cieli? E poi, è giusto un perdono così istantaneo? Ci si può permettere di regalare il proprio perdono a persone del genere? Il Padre Nostro dice: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori", ma per rimettere a noi i nostri debiti (leggi pecccati) Dio ha bisogno di tre cose: consapevolezza della colpa, pentimento, espiazione e penitenza proporzionata alla colpa. Altrimenti anche noi non possiamo sperare nel Suo perdono. Ha senso "regalare" il perdono senza che ci siano questi 3 elementi fondamentali?

Anonimo ha detto...

Superbo questo post e i riferimenti alla Ravera.Cinica e crudele a senso unico come sempre.

Studio Legale Fiorin ha detto...

Bobo: in Matteo si legge anche di non giudicare, e quindi non mi farei tanti problemi sulla sincerita' del perdono di Castagna, che non e' questione che spetti a noi dirimere.
E poi, i tre aspetti che citi fanno parte delle condizioni di validita' del sacramento della confessione. Non e' richiesto ne' dal Vangelo ne' dal Catechismo che noi si sia chiamati a limitare il nostro perdono ai cattolici che si confessano validamente.