Si fa dura la lotta fra Cofferati e i Ds. Durissima. E a esserne interessata non è soltanto la politica bolognese ma addirittura quella nazionale, seppure indirettamente. Prima vittima la città, però, ferma silenziosa e sfatta. Che il Cinese viva il volontario esilio emiliano come trampolino di lancio per altre avventure trova finalmente conferma, dopo mesi e mesi di sussurri, nelle sue stesse parole: durante un’intervista concessa nei giorni scorsi al direttore del Resto del Carlino, Giancarlo Mazzuca, il cosiddetto sceriffo (in babbucce, sia chiaro, non avendo risolto un problema che sia uno) ha dichiarato di “guardare lontano”. Pare che a D’Alema, tra proditori attacchi a Israele e preghiere in direzione de La Mecca, siano fischiate le orecchie.
Da quando è sindaco della città delle Due Torri, l’ex leader della Cgil è riuscito a litigare con tutti. Con i cittadini, intanto: mai si era visto a Bologna un numero così alto di comitati, segno che la giunta non viene percepita dalla parte della gente comune. Oppure con le categorie economiche, che un giorno sì e l’altro pure si lamentano del metodo Cofferati, che consiste nel prendere decisioni in completa solitudine, fregandosene di chi quelle decisioni dovrà vivere sulla propria pelle. Salvo tentare di schivarne le responsabilità se per caso qualcosa non andasse per il verso giusto.
Gli scontri hanno coinvolto anche l’ala più estrema della sua coalizione, scioccata dalla faccia feroce del primo cittadino in occasione di sgomberi di edifici occupati abusivamente e di manifestazioni antiproibizioniste. Quando però è stato chiaro che quella faccia feroce nascondeva in realtà una faccia di tolla, alla costante ricerca di visibilità su media nazionali lasciando i nodi – soprattutto quelli relativi alla sicurezza - a ingarbugliarsi sempre di più, i dissapori sono scomparsi. E tutte quelle minacce di uscire dalla maggioranza, mastellianamente sbandierate da Rifondazione comunista e da altre anime belle massimaliste, si sono sciolte come neve al sole.
Ma il duello più divertente, più vero e anche più tragico per Bologna è andato in scena una manciata di giorni fa. Ha cominciato il presidente di Legacoop, e sottolineiamo Legacoop, Pierluigi Calzolari, accusando Cofferati di essere troppo immobile a proposito delle principali infrastrutture bolognesi (metropolitana e passante nord dell’autostrada) giudicate essenziali per il rilancio di una città che sta affondando e sulle quali si sta discutendo da anni e anni. Guazzaloca era riuscito a farsi finanziare il metrò direttamente da Palazzo Chigi ai tempi di Berlusconi, soldi poi persi da Cofferati per aver cambiato il progetto dell’opera. Beninteso: essendo ben consapevole che così facendo avrebbe corso il grosso rischio di lasciarsi scappare di mano le risorse. Cosa poi avvenuta. La reazione dell’ex sindacalista alla staffilata del capataz cooperatore non si è fatta attendere: “Questi parlano sempre di mattoni” ha sibilato. Insomma, guerra aperta.
Una guerra che proseguiva nelle ore successive con le dichiarazioni del ministro Di Pietro, secondo le quali di denaro a Roma per Bologna proprio non ce n’è. Parole che a molti hanno fatto venire in mente cattivi pensieri: i siluri sopra e sotto l’acqua tra Cofferati e i Ds comincerebbero a scatenare le prime ritorsioni. Una città-simbolo per la sinistra abbandonata dal governo di sinistra è un paradosso e soprattutto una sconfitta bruciante per Cofferati. Il quale, se non altro, può contare sull’appoggio (non sappiamo quanto convinto) di altri due attori istituzionali come la presidente della Provincia di Bologna, la margheritina Beatrice Draghetti, e il potente governatore diessino dell’Emilia Romagna, Vasco Errani. I tre hanno compiuto un blitz romano non più tardi di due sere fa per incontrare Prodi. Risultato? Per ora, parole.
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