Man mano che ci avvicineremo al trigesimo della Vittoria, si spera che qualcuno comincerà anche a fare qualche ragionamento non troppo scontato, riguardo all’euforia collettiva che ci ha presi tutti per la conquista della Coppa del Mondo.
Siamo tutti Italiani, no? Eppure non sono stato il solo che personalmente ... bzz, scch, prrr .... so, as far as I’m concerned have many increasing doubts about .... ppzz, scchhhh ...
Ehm, scusate, di questi giorni il caldo mi provoca strane interferenze mentali.
Stavo dicendo che, tuttavia, gli eventi sportivi di quest’ultimo mese stanno nutrendo in me sempre più dubbi ed imbarazzi sulla mia vera identità nazionale, e non credo di essere il solo.
A parte la retorica, mi sono sinceramente unito nell’animo alla grande e comprensibile nostalgia di quelli che si ricordavano dell’11 luglio 1982 come di un radioso giorno della propria infanzia o giovinezza.
Del resto, quelli verificatisi negli ultimi due giorni sono proprio gli eventi che fanno una Nazione, che ci rendono uni di memorie di sangue e di cor, proprio perché … buzz, scchh … these are days in the history of a Nation that everybody of us are going to remember … prr, bzzz …
Ehm, scusate ancora: dicevo che sono gli unici eventi della vita nazionale dei quali tutti noi, anche a distanza di anni, ricorderemo dove eravamo e come li abbiamo vissuti.
Quindi non capisco perché una parte di me si stia facendo tutti questi problemi.
Però, visto che noi del Filo a Piombo amiamo il football da sempre, e soprattutto siamo tifosi di una squadra che ha tutto da guadagnare dal fatto che la Caf ci vada giù pesante con le condanne, devo dire che almeno a me hanno molto colpito i tormenti di quelli che – fino alla disfida con la Germania – si erano sforzati … bzz, psssch … were distinguishing and a little bit noised … prrrr …
Urp, vabbè, scusatemi ancora una volta poi non ve dico più, sarà il caldo o forse sarà che sono di destra e berlusconiano, e quindi in piena fase recessiva, ma mi sento così confuso ed estraniato da tutto di questi tempi ....
Sto parlando di quelli che prima ostentavano distacco dalla Nazionale, per via del loro senso di superiorità morale rispetto al sistema di Calciopoli.
Quelli che poi, a metà strada, non ce l’hanno più fatta, e ora stanno cercando le più fantasiose giustificazioni per il loro repentino cambiamento di umore. Motivazioni di ripiego, che possono andare dall’antipatia per i tedeschi e poi per i francesi, fino al senso dell’interesse nazionale che alla fine avrebbe prevalso in loro (manco che, invece di tifare, gli avessero chiesto di andare a votare per il rifinanziamento della missione in Afghanistan …).
Insomma, sto parlando – e senza distacco – da quelli che hanno iniziato a tifare sfrenatamente per l’Italia solo dopo il 2-0 all’Ucraina, e solo “onde evitare più gravi sciagure alla Nazione”, secondo un costume italico peraltro già collaudato fin dagli anni ‘40 e gravido di illustri numi tutelari, per i quali tuttora siamo benevolmente ricordati in tutto il mondo.
A Bologna ce ne sono diversi, un po’ per ragioni color rosso-antico e un po’ per altre di colore rosso-blu.
Infatti, visto che il Bologna nell’anno di Moggiopoli c’è rimasto retrocesso, e grazie all’azione purificatrice dei prodi Borrelli & Rossi potrebbe anche essere ripescato in A, i nostri confratelli tifosi sono molto sensibili al fatto che si faccia pulizia nel nostro calcio.
Nel maggio scorso si era anche svolta una manifestazione cittadina, per fortuna marciante e non girotondante (dal momento che in effetti erano davvero in troppi per girare in tondo).
Il tutto al fine di chiedere giustizia e moralità, al grido di “un altro calcio è possibile”.
Inoltre, Bologna a parte, sappiamo che nel profondo nord il tradizionale atteggiamento celticheggiante e padanocentrico dei leghisti ne aveva spinti molti a iniziare il Mondiale facendo il tifo contro.
E non nascondiamoci che anche a sud del Po, in giro per il Bel Paese, ci sono stati numerosi altri nostri colleghi di fede politica, che viste le batoste subite dalla Right Nation - prima alle politiche e poi con il referendum - sulle prime … zzapp, ffschh … erupted with a lot of reserves about supporting … ehm, almeno all’inizio avevano manifestato qualche riserva nel tifare per Cannavaro e Co.
Tra l’altro non è che il decreto Bersani – concomitante con la vittoria in semifinale coi tedeschi - ci abbia aiutati più di tanto a fare con convinzione il cambio di casacca.
Ammettiamolo pure: la sola prospettiva di essere costretti a vedere un Prodi gongolante che si concede ai fotografi, stringendo in mano un qualsiasi trofeo che non fosse quello commemorativo del cinquantenario dell’Alcisa (noto salumificio bolognese che ha per emblema tre porcellini danzanti) aveva fatto sorgere drammi interiori nella maggior parte di noi.
Ma non è solo un fatto di campanile, perché è anche vero che … bzzaapp, brbrbrr … many skeptical speeches were growing from most of public places around the Country … pscchhh … tanti discorsi azzurro-scettici stavano montando da anni un po’ in tutto il Paese, e non si trattava solo dei soliti leghisti e degli altrettanto consueti intellettuali capalbiesi, alla Sansonetti, che essendo sempre avulsi dai loro tempi ancora oggi disprezzano il calcio in quanto oppio dei popoli.
Per tutti costoro suggerisco dunque una soluzione dialettica che mi sembra peraltro molto semplice, ed è ispirata al motto d’esordio del nuovo presidente del Bologna, Alfredo Cazzola: “nello sport conta solo vincere”.
Un motto aggressivo del quale per la verità noi rossoblu ….prrrr scchh .... buzzz .... here we go here we go here we goooo .... did those boots of Arsenal’s team walk upon Highbury’s turf so green .... brrr, pzzz ....
Ergh, dicevo, noi tifosi del Bologna stiamo ancora aspettando di assistere a qualche esempio pratico del sopra citato motto.
Però, in questo periodo di calura, di euforia, ma anche repentini sbalzi di umore, ci viene davvero bene – e lo consiglio a tutti gli Italiani – per risolvere la confusione mentale che sono convinto stia attanagliando molti di noi.
In realtà, se ci pensate bene, esistono due Nazionali di calcio: una, che vince il Mondiale dopo ventiquattro anni, ed è la sola portatrice della nostra identità comune, l’unica Nazionale che ci rende tutti fratelli, che ci fa soffrire e sognare, che ci fa tornare bambini, che ci commuove e ci riempie di orgoglio, che ci unisce e ci fa fare fronte comune contro ogni malevola ed invidiosa critica esterna.
Perché è lei, la nostra comune maglia azzurra, la portatrice della nostra bandiera, prrr, sccch... buzzz ..... it’s our flag wagging so high .... ehm, è il simbolo pulito della nostra Patria, ed è un bene che appartiene a tutti noi al di sopra di ogni divisione, ci rende un solo popolo, e del quale tutti siamo orgogliosi.
Però poi esiste anche un’altra Nazionale, che il Mondiale poteva anche non vincerlo, e se non fosse stato per il salto della cavallina (anzi del canguro) con il quale Grosso si è messo a giocare sulla schiena dell’Australiano, poteva anche incappare in una eliminazione agli ottavi.
Del resto sappiamo bene che il calcio è fatto di episodi, nessuno si deve scandalizzare.
E quella - e solo quella - è la nazionale della cupola di Moggi e Carraro, la somma espressione calcistica dei vizi nazionali, il simbolo della degenerazione del nostro calcio e del degrado mafioso .... psschhh, buzzzz .... such a bloody crowd of burglars .... schhh .... in cui il nostro calcio sta languendo.
Quella sì che è un’accozzaglia di juventini fighetti e ladri, che hanno vinto scudetti e guadagnato miliardi in euro solo grazie alla compiacenza degli arbitri e del sistema, e pertanto è un covo di viziosi furfanti per i quali nessun italiano onesto può tifare senza vergognarsi.
Entrambe, tuttavia sono la nostra Nazionale di calcio: non è che cambino loro, e non cambia il nostro carattere.
Non è che una delle due sia più vera dell’altra: entrambe sono vere, anche perchè sono la stessa squadra.
L’unica cosa che cambia sono i risultati. E alla fine la realtà ha sempre il sopravvento.
Dunque, poiché nei fatti si è realizzata la prima ipotesi, allora viva l’Italia, viva i Campioni del Mondo, e tutti insieme in piazza a cantare l’inno.
1 commento:
Il vizio di saltare sul cavallo vincente è antico, basti pensare a quanti si trasformarono nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1945 da Fascisti in antiFasciti ...
Da bolognese che ha avuto la fortuna di vivere all'età di 8 anni l'ultimo scudetto del Bologna, dico anche che mi piacerebbe che il Bologna tornasse in serie "A" non in visrtù di una sentenza dopo un dibattimento da Speedy Gonzales, ma per meriti acquisiti sul campo. Esattamente come la Fortitudo, da Cenerentola il cui scudetto era vincere il derby o restare in A1, si è trasformata negli ultimi 13 anni, grazie al suo Pigmalione Giorgio seragnoli (che purtroppo ha abbandonato la sua creatura) in splendido cigno, con due scudetti che persino ai tempi del Barone neanche osavamo sognare.
Per tornare al tema, è ridicolo vedere quanti odiano il Tricolore agitarsi come ossessi per avere un posto al sole della Nazionale.
Ma se ci pensate bene non c'è un sottile piacere il pensare alla Melandrina che grida "Forza Italia !" ? :-)))
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