13 maggio 2006

Cofferati: sindaco-sceriffo? Macché, in babbucce!

Per favore, smettiamola di dipingere il sindaco di Bologna come colui che col cuore in mano sfida le tare ideologiche dei suoi alleati più oltranzisti e riottosi. Smettiamola di rappresentarlo come un duro che raddrizza la schiena a no global, disobbedienti e casarini vari. E’ una balla, una balla grande come una casa. Ve lo dice uno che la realtà bolognese la conosce bene, se non altro perché la vive ogni giorno che Dio manda in terra. “Cofferati-sceriffo”? “Il Cinese che ama la borghesia” (come titolava ancora L’Indipendente del 10 maggio scorso)? Ma fatemi il piacere! Nell’ultimo anno la stampa nazionale ha fatto a gara a propinarci un Cofferati decisionista, pronto a tutto pur di ripristinare l’ordine, la giustizia e la legalità. La realtà, però, qual è?

Lasciamo la risposta a qualche grande elettore dell’ex leader della Cgil. Pietro Aceto, coordinatore dei Cittadini per l’Ulivo: “La città chiede a Cofferati risposte chiare. Le soluzioni tampone prefigurate fin qui sono fallite, non hanno risolto un solo problema. Anzi, li hanno peggiorati”. Paolo Giuliani, del coordinamento provinciale bolognese della Margherita: “Siamo di fronte a un sindaco isolato, che ignora il processo di partecipazione, che non dà segni di voler governare il quotidiano. Non vedo idee per Bologna, di quello che dovrebbe essere questa città. Non ti inventi sindaco. E ora i nodi vengono al pettine”. Paolo Zanca, segretario regionale dello Sdi: “La città è piantata e ferma. A Palazzo d’Accursio (il Municipio per capirci, ndr) ci si occupa molto di fare politica e assai poco di amministrare”. E aggiungiamoci pure le feroci polemiche esplose solo una decina di giorni fa sui Giardini Margherita, ormai terra di nessuno. Il presidente del Quartiere Santo Stefano, quello competente sulla zona, ha lanciato strali contro il sindaco accusandolo di non muovere un dito da mesi per riportare pulizia e ordine nel polmone verde di Bologna.

E qualcuno non provi a notare che sugli sgomberi sta tirando fuori gli attributi. Vi siete mai chiesti dove vanno a finire i disperati le cui capanne vengono abbattute? Si accampano in un’altra parte della città, provocando l’ennesima nascita di un comitato di cittadini imbufaliti. Ormai a Bologna ci sono più comitati che nullafacenti con cani appresso (e dire che anche questi sono tanti). Da ridere, poi, le promesse da marinaio che Cofferati ha fatto sulle occupazioni di alloggi pubblici. Da un anno va avanti la tiritera con Rifondazione comunista, contro la quale il Cinese ha più volte minacciato di cacciarla dalla maggioranza, ovviamente senza mai spingersi troppo oltre e senza mai risolvere i problemi. L’ultima barzelletta è quella che ha riguardato il collettivo Crash. Aveva occupato una ex mensa nel quartiere San Donato. “Se ne devono andare” ha tuonato Cofferati. Certo che se ne sono andati, ma ad occupare un altro stabile con la benedizione dei responsabili locali del partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

Allora svegliamoci dal sogno. Cofferati è un bluff, un sindaco in babbucce, uno che pensa a guardare le sue foto sui giornali, che adora impegnarsi nel nascente partito democratico. Ma un sindaco non lo è. La sua credibilità di primo cittadino è pari a zero. Gridiamolo ai quattro venti. Per la sinistra è stato un madornale errore portarlo a Palazzo d’Accursio. Forse un errore peggiore di quello che condusse a presentare l’inconsistente burocrate Silvia Bartolini contro Giorgio Guazzaloca nelle elezioni comunali del 1999. Peggiore perché i bolognesi se lo ricorderanno di come sono stati trattati da questo ex agitatore di folle.

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