18 maggio 2006

Prodi parte tornando indietro. Dall'Iraq e non solo

Nel primo annuncio di Prodi – il rientro del nostro contingente militare dall’Iraq non appena trascorsi “i tempi tecnici” necessari – alberga tutto quel polveroso e grottesco ideologismo di estrema sinistra che tiene sotto scacco l’intera maggioranza. Un ideologismo col quale però dobbiamo fare i conti. Parliamoci chiaro, fino ad ora il professore è stato coerente: Bertinotti (rifondatore comunista) al vertice della Camera dei Deputati; Giorgio Napolitano, ex innamorato delle truppe sovietiche in Ungheria, spedito al Quirinale, e oggi la ceralacca sul disimpegno del nostro Paese dal Medio Oriente. L’Italia è in fuga, sta tornando indietro alla velocità della luce. E non solo dall’Iraq bensì da tutte le sfide che la modernità ci ha scaraventato in faccia negli ultimi anni. Due su tutte: terrorismo e globalizzazione. Rinunciamo ad affrontarle. Anzi, riteniamo di cattivo gusto pensare di farlo.

E’ ufficiale: con Prodi l’Italia ha paura. Una paura zapateriana, un po’ calcolata e un po’ naturale. E la prima paura confessata dal neo presidente del Consiglio, quella di difendere la libertà e la democrazia nel mondo appunto, non è casuale. Rappresenta il cuore di questo esecutivo, in essa giace il desiderio inconfessato e inconfessabile di riportare l’Italia al 10 settembre 2001, facendo finta che le torri gemelle non siano mai state distrutte. Con tutto ciò che ne consegue. L’obiettivo di fondo, tuttavia, quello grosso è tornare al 26 marzo 1994, a quando Silvio Berlusconi doveva ancora vincere le sue prime elezioni.

Ci proveranno, eccome se ci proveranno, a passare il bianchetto su metà degli italiani. L’occupazione comunista, senza virgolette, delle più alte cariche dello Stato vuol dire proprio questo: puntare a cancellare dalla mente dei cittadini quel sogno di rivoluzione liberale incarnato da Berlusconi e che Berlusconi ha tradotto in pratica soltanto in parte. I moderati non devono dimenticare che c’è un lavoro da finire. Per questo l’opposizione in Parlamento da parte del centrodestra dovrà essere durissima e mai arrendevole. Dobbiamo tenere le posizioni per ripartire il prima possibile. E soprattutto per ripartire esattamente dove ci eravamo fermati l’8 aprile 2006. Se ci faremo anestetizzare, state certi che al risveglio ci sentiremo come quegli ibernati che nei film di fantascienza vengono riportati in vita dopo chissà quanto tempo. Non sapendo nulla di quello che nel frattempo è successo. Altro che sogno, allora.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Purtroppo è vero: l'Italia rischia di tornare indietro di 10 anni...
L'egemonia culturale della sinistra è ancora troppo grande e il liberalismo demonizzato e mistificato.
Ci sono tanti cattolici convinti in buona fede che liberalismo ed economia di mercato siano incompatibili con il cristianesimo (ma qualcuno l'ha letta la Centesimus Annus?), mentre considerano il comunismo-socialismo qualcosa con cui i cristiani possono collaborare, in nome della "giustizia sociale" e della solidarietà. Ma i compagni sono solidali solo tra di loro.

C'è molto da fare per liberare questo Paese dai lacci delle ideologie e delle tante corporazioni.

Quando sento parlare Prodi mi colgono attacchi di depressione, inframezzati da colpi di sonno.