Per la verità lo scandaletto calcistico di questi giorni, nato dalle intercettazioni telefoniche dei diktat di Moggi alla classe arbitrale, ci rende tutt’altro che tristi. Certo, il cattolico che è in noi – che crede nel peccato originale – è indignato alla pari del liberale, perché si tratta dell'ennesimo caso di violazione di un diritto fondamentale, perpetrato dalla solita azione combinata della magistratura e della stampa. Siamo pure infastiditi dalla retorica di quelli che delle polemiche calcistiche ci vivono, che in questi giorni si stanno esibendo in un prevedibile moralismo un tanto al chilo. Come se sputtanare un potente con il “metodo Fazio” fosse davvero un'azione moralizzatrice, e non solo una lotta di poteri contrapposti, alla quale le testate giornalistiche e tv per le quali si lavora partecipano a pieno titolo.
Inoltre, lo scandalo è montato proprio quando l’onorevole Previti stava varcando la soglia del carcere di Rebibbia. Sembrerebbe non centrarci nulla, ma anche per questo non vogliamo associarci in alcun modo all’infame atteggiamento di chi agita il ditino sulle disgrazie del personaggio di turno, per consolarsi delle proprie miserie e sollevarsi con una chiacchiera da bar dal grigiore della propria mediocrità.
Però non siamo insensibili al fascino del pallone, ed è per questo che non siamo affatto tristi. E allora vogliamo spendere qualche parola in favore del calcio così com’è. Con le moviole, le polemiche, gli arbitri sudditi, e tutto il resto. Nella speranza che anche questa volta andrà a finire che al massimo cambieranno qualcosa affinché niente cambi.
Insomma, il punto è che anche noi fin da bambini siamo stati educati a pensare che la Juventus è ciò che ruba. E’ stato il primo assioma in cui abbiamo creduto, fin da molti anni prima che potessimo ragionare di filosofia. Per diversi anni le nostre domeniche di adolescenti si sono nutrite di rigori inesistenti, arbitri venduti, gol regalati, scudetti rubati. Ed ora, che una pur infame indiscrezione ci ha materializzato davanti agli occhi un epifenomeno di ciò in cui abbiamo sempre creduto, volete toglierci la soddisfazione? E’ come se avessero pubblicato le foto autentiche di Babbo Natale in persona, mentre carica di doni la slitta con le renne. Una volta tanto che trovano una prova concreta e visibile di tutto quello che tutti noi devoti di Eupalla – Juventini compresi – abbiamo sempre creduto senza vedere e quindi con il sospetto che potesse essere un mito, che facciamo, ci lamentiamo?
Oltretutto, fateci caso, le intercettazioni ci hanno svelato che i modi con i quali Lucky Luciano esercitava il potere juventino erano banali e grossolani esattamente come ce li saremmo potuti immaginare – conoscendo il tipo – in una conversazione goliardica al bar Sport.
Se, dal buco della serratura, avessimo sentito un Moggi che – invece di dire parolacce e dare ordini da caporale – si fosse rivolto a Pairetto con il lei, e gli avesse chiesto di designare questo o quel guardalinee “per il bene di tutti”, ovvero gli avesse stroncato un arbitro “perchè la società che rappresento è assai delusa dall'atteggiamento che ha tenuto in passate occasioni”, la sostanza non sarebbe cambiata ma sarebbe stata tutta un’altra cosa.
Saremmo tutti stati un po' intimoriti, o più probabilmente ci saremmo fatti sedurre dai modi suadenti del potere.
Invece, grazie ai toni decisamente plebei usati dal nostro eroe, ci è stata lasciata in pieno la possibilità di incazzarci, e persino di sentirci migliori.
Quindi non ci vengano a raccontare che abbiamo toccato il fondo. Nemmeno si mettano a fare le vecchie zie longanesiane e a dirci che una volta c’era un po’ più di decenza, qualche valore sportivo in più, e cose del genere.
Perché non siamo poi così giovani, riusciamo ancora a ricordarci del calcio com’era prima del Milan di Berlusconi e di Sacchi. Ci ricordiamo di quelle stagioni in cui, invece di lamentarsi delle televisioni che avrebbero distrutto la poesia del football sotto una montagna di soldi, ci si lamentava delle partite troppo catenacciare e noiose, con pochissimi goal. Non abbiamo perso memoria di quelle lunghe stagioni di coppe europee nelle quali le italiane erano tutte già fuori al secondo turno. E ovviamente ci ricordiamo della Juventus come era, sempre sostanzialmente uguale a se stessa.
Sia chiaro che difendiamo il calcio di oggi non per ragioni di parte. L'abbonamento a Sky lo paghiamo così come pagheremmo quello allo stadio, perchè non disponiamo di smart card taroccate nè di ingressi vip. Oltretutto, noi del Filo a Piombo siamo perlopiù tifosi del Bologna e quindi abbiamo tutto da rimpiangere e nulla da difendere. Non siamo tifosi per ragioni di campanile: siamo con il Bologna così come alcuni ancor oggi tengono per il Torino o per il Cagliari, senza aver mai avuto nulla a che vedere con le rispettive città. E’ una fede nel vero senso della parola. Siamo fedeli ad un’idea, o meglio alla promessa di una situazione che non esiste più ma che continuiamo ad attendere, arroccati in una nostra fortezza Bastiani.
D'accordo, con queste premesse non possiamo poi negare che molto sia cambiato: il calcio da bambini ci sembrava un torneo medioevale, con tante bandiere al vento colorate di tutti i colori dell’araldica e anche di più. Quando abbiamo scelto la nostra casacca, abbiamo avuto la fortuna di non doverci limitare a scegliere le strisce che non erano nere. Ma solo per questo dovremmo associarci ai sospiri di quelli che rimpiangono quello di prima degli anni '90 come un calcio più pulito? Ma quando mai … al massimo eravamo noi ad essere più giovani.
Già in quegli anni la Juventus rubava, come è ovvio. Eravamo noi ad essere meno abituati alle statistiche tecniche e a certi particolari agonistici di cui oggi si esaspera l’importanza. Per conoscere l’essenza della Juventus non avevamo bisogno di andare a consultare le tabelle, a fine stagione, per ritrovare ogni anno un imbarazzante divario tra i bianconeri e le altre, nel numero complessivo di ammoniti ed espulsi. Al massimo, ci divertivamo a ragionare sull’imbarazzante discrepanza tra i trofei che gli juventini vincevano in Italia e le figuracce che collezionavano all’estero.
Ma per il resto non era un calcio poi così diverso. Nonostante che l’agonismo e le ripartenze sacchiane fossero ancora di là da venire, gli stadi avessero ancora le gradinate di cemento sulle quali ci si accalcava in piedi, e i diritti Tv fossero un concetto sconosciuto. Del resto anche allora si rimpiangeva il calcio di vent’anni prima come un’arcadia perduta. Già a quei tempi il Torino – trent’anni dopo Superga – appariva come l’icona di un calcio romantico. E consultando gli almanacchi Panini ci appariva un fatto incredibile che quello scudetto revocato ai granata negli anni ’20 (e non restituito al Bologna) fosse dovuto a una storia di partite compravendute, che oltretutto anche quella volta vide coinvolto un giocatore bianconero, senza però conseguenze di classifica per la Vecchia Signora. Però, appunto, questo ci conferma che non c’è niente di nuovo sotto al sole. Tantomeno per quel che riguarda la Juventus.
Anche quando agli albori degli anni ’80 scoppiò l’epico scandalo del calcioscommesse, quello che travolse Paolo Rossi, e durante il quale il Novantesimo minuto di Paolo Valenti ci mostrò persino un’auto della Polizia che faceva irruzione dentro allo stadio (un vero e proprio manipulitismo ante litteram), la Juve ne uscì scandalosamente favorita.
Rubò la sua immunità proprio al Bologna, che venne penalizzato di cinque punti per una partita con l’Avellino che tutti sapevano che non c’entrava nulla, perché il vero maneggino l’avevano fatto in Bologna-Juventus. Chi scrive era allo stadio: fu una domenica di neve nella quale i bianconeri compiacenti ci lasciarono pareggiare, al fine di rimediare ad un’atroce papera di Zinetti, il nostro portiere, che con un’alzata da pallavolista si era deviato da solo in porta un tiro di Causio che non avrebbe dovuto fare male a nessuno. Ma la Juve era sempre la Juve, e quindi il Bologna fu punito per interposta persona.
Tutto questo faceva parte del gioco. Ci incazzavamo, certo, ma il fatto che la Juventus rubasse, in quanto diretta espressione dell’unico potere forte che si conoscesse nell’Italia di allora, era vissuto come un fatto del tutto naturale. Dei furti della Juve ne parlavano senz'altro meno di oggi, visto il monopolio Rai e quindi l'assenza di una concorrenza televisiva legata ad altro carro. Ma il servilismo dei giornalisti era più o meno lo stesso. La sublime formula della sudditanza psicologica, idolo retorico che ancora oggi spiega in termini politicamente corretti la corruttibilità degli arbitri, nacque proprio in quegli anni '70, esattamente come tante altre espressioni ipocrite che però sono durate di meno, tipo l'arco costituzionale, le convergenze parallele e i partiti di lotta e di governo.
La differenza con il presente è che – essendo all'epoca ancora vivo l’avvocato – la Juve usciva sempre da queste situazioni come la Fiat se ne uscì da Mani Pulite, con l’eleganza dei veri impuniti.
Pertanto, cosa si vengono a lamentare per le telefonate di Moggi? Certo, la parlata di Lucky Luciano non è esattamente quello che gli ultracinquantenni avrebbero potuto immaginarsi. I loro erano anni in cui si discorreva ancora di uno “stile Juventus”, come se presso le altre squadre di vertice si mettessero tutti le dita nel naso. Ma se è solo per quello, gli ultracinquantenni non si sarebbero nemmeno aspettati che Lapo Elkann si facesse beccare in quel modo. Si tratta di segni dei tempi che però non cambiano la sostanza.
Dunque, ci aspettiamo che tutto rientri molto in fretta. Che nulla cambi, nemmeno la Juventus. Dal momento che parliamo di football e non del bene comune della società, l’unico cambiamento che auspichiamo riguarda la collocazione del Bologna nel consorzio pallonaro, che vorremmo tornasse ad essere quella degli anni ’60. Quando non si aveva paura della Juve che veniva a giocare in trasferta da noi. E magari si riusciva anche ad uscire dallo stadio senza doversi incazzare. Ma se non si soffrisse per i furti arbitrali e le angherie delle squadre potenti, che calcio sarebbe?
1 commento:
Luglio 2006:Richiesta la serie C per la Juve! Un sogno si avvera.
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