24 maggio 2006

Comunismi fai da te

Tra qualche settimana nascerà il Partito comunista dei lavoratori. Lo ha annunciato con orgoglio Marco Ferrando, l’esponente dell’ala trotzkista di Rifondazione che lascia la compagine bertinottiana dopo essere stato cacciato dalle liste per le elezioni dell’aprile scorso. “Ci collocheremo all’opposizione” ha dichiarato Ferrando. Sfumata la cadrega, non avevamo dubbi in proposito. Così l’Italia rischia di avere più formazioni post o neo bandiera rossa la trionferà che arbitri di calcio affidabili. Un record mondiale. Almeno in Cina o a Cuba se ne fanno bastare uno. Noi no. Noi vogliamo strafare e ne abbiamo bisogno di tre, se non addirittura di quattro. Infatti dopo i Ds, il Prc, il Pdci, ecco spuntare il Pcl. Alzi la mano chi ritiene che non esista una questione comunista al di qua delle Alpi.

Ma visto che al peggio non c’è mai fine, potremmo essere solo all’inizio di questa grottesca proliferazione (e inflazione) di falci e martelli. Sì, perché l’iniziativa di Ferrando non fa altro che ritirare fuori la vecchia questione della collocazione naturale di chi si sente “comunista” in un Paese occidentale. Una collocazione comoda quando si tratta di protestare e scendere in piazza a sbraitare contro qualche nemico di classe. Berlusconi, tanto per dire, coincideva perfettamente con la bisogna. Una sorta di manna dal cielo. E nonostante questo le elezioni, la sinistra, le ha vinte per una manciata di voti. Questo però è un altro discorso. I problemi cominciano quando dalla protesta si deve passare alla proposta, come si diceva una volta. È lì che casca l’asino. È in quel momento che vengono a galla tutta l’inutilità di slogan e parole d’ordine buone per i compagni trinariciuti nonché l’assenza di una reale capacità di gestire la cosa pubblica che non sia l’applicazione sistematica di vecchie e soprattutto dannose teorie.

Ora che Diliberto e Bertinotti, alfieri del movimentismo più impegnato, sono stati risucchiati nel vortice istituzional-governativo per pasteggiare nella generosa greppia di Stato, abbandoneranno il presidio della protesta e del girotondo, sfumeranno ogni velleità di marce e marcette, metteranno su un po’ di adipe borghese. Insomma: con la Casa delle Libertà al governo andava tutto male, adesso molto andrà bene. Tuttavia ci sarà sempre qualche compagno inacidito e invidioso che – essendo rimasto fuori da quella greppia – picchierà i pugni sul tavolo chiedendo più kefiah e meno blazer blu. E quando avrà perso definitivamente la pazienza, avendo capito che ai vecchi compagni piace un sacco fare i neo-borghesi con la puzza sotto il naso, si guarderà intorno per capire dove andare a intrupparsi per ricominciare a strepitare. Potrà essere la formazione ferrandiana o addirittura un altro partito comunista, magari quello delle casalinghe, la cui sigla avrebbe il grande pregio di ricordare i compagni cinesi: Pcc. Insomma, a ognuno il suo comunismo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Verissimo, infatti dopo cina cuba e korea viene l'italia, che schifo

Anonimo ha detto...

Infatti dopo cina cuba e korea viene l'italia, che schifo

Nessie ha detto...

E così con quello di Ferrando saremmo a quattro. Quattro partiti che si richiamano al comunismo: 1) DS (postcomunista, ma con gli stessi uomini) 2)PRC di Bertinotti 3) PdCi di Diliberto 4) Il partito del trotzkista Ferrando. Be' siamo alla IV Internazionale comunista.