10 maggio 2006

La scienza fasulla di ambientalisti e progressisti

Il Domenicale, 29 aprile 2006
Junk-science: la ricerca farlocca che ci mette nei guai
di Guglielmo Piombini

Dal nucleare al riscaldamento globale, dall’AIDS all’estinzione delle specie animali, dalle cellule staminali alla clonazione passando per l’insegnamento dell’evoluzionismo, non c’è giorno che il pubblico dei Paesi industrializzati non sia tempestato da emergenze politiche basate su controverse teorie scientifiche. La tentazione è quella di disinteressarsene e di lasciare mano libera agli esperti. Ma sarebbe un errore gravissimo, come spiega l’opinionista dello statunitense The American Spectator Thomas Bethell nella brillantissima guida politicamente scorretta alla scienza da poco pubblicata negli Stati Uniti.

The Politically Incorrect Guide to Science (Regnery, Washington 2005) non è peraltro, come potrebbe sembrare a prima vista, un libro contro la scienza, ma una difesa del corretto metodo scientifico dagli abusi compiuti in suo nome. Bethell è infatti uno dei pochi scrittori, assieme al romanziere Michael Crichton, che hanno il coraggio di denunciare l’uso distorto della scienza da parte di ciarlatani che ingannano i giornalisti creduloni e scatenano isterie di massa al solo scopo di ottenere pubblicità, potere politico e finanziamenti statali. È infatti una caratteristica immancabile di queste “crisi imminenti” quella di richiedere sempre più interventi dello Stato, mai meno.

Per inquadrare il problema, in Italia possiamo pensare a un personaggio onnipresente sui media come Mario Tozzi, che quotidianamente dispensa al pubblico le proprie “verità scientifiche” ecologiste, malthusiane, anticristiane e anticapitaliste, e che è solito rispondere ai critici ostentando con arroganza credenziali di scienziato. In realtà, come si comprende leggendo un libro come quello di Bethell, uno come Tozzi non fa scienza, ma politica.Il valore predittivo di questa junk-science, la scienza-spazzatura, è del resto praticamente nullo: sono ormai 40 anni, infatti, che gli ambientalisti radicali sbagliano una previsione dopo l’altra, senza avere mai fatto ammenda.

I giornalisti, da parte loro, sono responsabili di atteggiamenti sin troppo condiscendenti verso gli “esperti” scientifici di tale fatta, anche quando la cautela sarebbe stata doverosa. Si possono ricordare, a questo proposito, le aspettative miracolistiche suscitate dalla stampa riguardo il progetto di ricerca sul genoma umano finanziato dal governo statunitense, i cui risultati concreti però non si sono mai materializzati. Oppure il recente caso del dottore sudcoreano Hwang Woo Suk, a lungo esaltato dai giornali e dalla televisione per i successi raggiunti nella ricerca sulla clonazione e sulle cellule staminali, rivelatisi poi volgarmente contraffatti.

Il pubblico, infatti, raramente viene messo a conoscenza delle lacune e delle carenze presenti nelle teorie scientifiche che stanno alla base d’importanti decisioni di politica pubblica.Il caso più grave è probabilmente quello del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas nocivi che provocano il cosiddetto effetto-serra. Pochi però sanno che le teorie che attribuiscono a cause umane il presunto riscaldamento globale non hanno alcun fondamento scientifico sicuro e che l’applicazione rigorosa del Protocollo avrebbe ripercussioni devastanti sulle economie dei Paesi industrializzati (come ha documentato anche il libro Dall’effetto serra alla pianificazione economica, curato dall’Istituto Bruno Leoni e pubblicato da Rubbettino e Facco fra Soveria Mannelli, Catanzaro, e Treviglio, Bergamo, nel 2003).

La politica ammantata da scienza ha peraltro già fatto troppi danni in passato perché si continui a restare passivi. Bethell ricorda il caso del DDT, un insetticida formidabile il cui bando nel 1972 ha provocato nel Terzo Mondo la morte per malaria di milioni di persone. Vittime reali, mentre sono del tutto gonfiate le ecatombi di AIDS nell’Africa subsahariana.L’epidemia di AIDS è stata infatti inventata, per ragioni politiche, nel corso di un incontro internazionale svoltosi a Bangui, in Centrafrica, nel 1985. Da allora, mentre gli “esperti” diffondevano terrificanti paragoni con la peste nera che nel Medioevo sterminò un terzo degli europei, la popolazione dei Paesi dell’Africa Meridionale ha conosciuto la più alta crescita demografica del mondo, passando da 434 milioni a 733 milioni di persone. In 20 anni, insomma, il risultato della “terribile piaga” è stato quello di aver incrementato la popolazione del 70%, cioè un numero pari all’intera popolazione degli Stati Uniti... Negare l’esistenza dell’epidemia è però ancora tabù e sui giornalisti africani che hanno tentato d’indagare è caduto l’ostracismo generalizzato.

Bethell smonta infine altri miti “scientificamente corretti” quali la pericolosità del nucleare, la dannosità delle radiazioni e delle sostanze chimiche assunte in bassa quantità e la scomparsa della biodiversità (negli ultimi decenni il numero delle specie animali scoperte e osservate per la prima volta eccede enormemente quello delle specie estinte). Non manca nemmeno quello supremo, l’evoluzione darwiniana, che, pur spacciata come oggettiva, non trova in realtà alcuna conferma nei reperti fossili. Le prove mancanti dell’evoluzione vengono supplite da speculazioni a posteriori, ragionamenti tautologici, parallelismi carenti di contenuto, vuota retorica, esperimenti viziati o inconcludenti, speranze di scoperte future, minacce di scomunica per gli infedeli (“oscurantisti” e “fondamentalisti”) e vere e proprie frodi (Dall’uomo di Piltdown all’archeopterix). Così procede la scienza politicamente corretta.

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