L’ultima puntata di Matrix sugli attentati dell’11 settembre ci ha fatto pensare a tutt’altro, rispetto ai complotti giudaico-americani dei quali si favoleggiava.
Infatti ci è tornato in mente nientemeno che il paradosso del gatto invisibile di Clive Staples Lewis (che tra un po’ spiegheremo, per chi non lo conoscesse).
Alla fine della puntata, la nostra conclusione è stata che tale paradosso, che poi altro non è che una tecnica per abbindolare la gente, ormai ha acquisito una diffusione semi-universale.
Diciamo “semi”, e non universale, perché in fondo la nostra tesi riguarda soltanto quella parte dell’umanità occidentale che crede alla propaganda di sinistra. Nel nostro Paese, come è noto, si tratta di assai meno della metà dell’elettorato attivo, che però a volte riesce a prevalere politicamente, in quanto supportato da una consistente scorta tafazziana di individui che per altri versi non accetterebbero mai di definirsi di sinistra.
Come dicevamo, si tratta di una tecnica di persuasione stralunata ma singolarmente efficace, ovvero - se la si guarda dal punto di vista di chi ne è vittima - di un modo estremo di convincersi che sia comunque vero ciò in cui si crede, anche quando l’evidenza è contraria. In psicologia, è il meccanismo su cui si fonda la “dissonanza cognitiva”, e cioè il vero e proprio disagio mentale che può colpire chi non vuole arrendersi alla dimostrata falsità di quello in cui si è creduto e sperato fortemente (dall’esistenza degli extraterrestri alla bontà del comunismo, fino alla sconfitta politica di Berlusconi).
Lewis, autore delle Lettere di Berlicche e delle Cronache di Narnia, descriveva il fenomeno all’incirca in questo modo: per dimostrare che esistono i gatti invisibili, si prenda in esame una sedia. La logica ci dimostra che, qualora su tale sedia se ne stesse acciambellato un gatto invisibile, l’osservatore non lo potrebbe vedere e la sedia gli apparirebbe vuota. Quindi, la sedia vuota rappresenta essa stessa un argomento a favore dell’esistenza dei gatti invisibili.
Parrebbe una enorme boiata, tuttavia è il falso ragionamento che compare in molte delle più note teorie complottarde.
Riguardo agli attentati dell’11 settembre, non si è forse raccontato che una società ebraica, avente gli uffici nelle Torri Gemelle, aveva trasferito il proprio personale pochi giorni prima dell’attentato? Bene, vero o falso che sia, quella è la sedia vuota. Ora, la logica ci dice che se in quella società avessero ricevuto dal Mossad o dalla Cia una soffiata su quanto stava per accadere, è assai plausibile che avrebbero spostato i dipendenti. E questo è il gatto invisibile, o per meglio dire l’invisibilità del gatto, visto che si tratta di una deduzione del tutto arbitraria.
Tuttavia, se si può sostenere che questo trasloco di personale si sia verificato, allora tanto basta per dedurne la presenza del gatto invisibile in carne ed ossa. Cioè, di quel che non si vede semplicemente perché non esiste.
A ben vedere, si tratta di una tecnica ben più sottile ed inquietante dell’altra, assai più nota, del post hoc, propter hoc: quest’ultima consiste nel mettere arbitrariamente in rapporto di causa-effetto due fatti entrambi certi, o almeno plausibili. Insomma, è un modo relativamente semplice di sfruttare due verità parziali per costruire una menzogna. Mentre nella più raffinata tecnica descritta da C. S. Lewis è proprio l’invisibilità del gatto, cioè l’assenza completa di qualsiasi indizio sulla sua esistenza, a diventare essa stessa la prova.
Il giochetto compare un po’ in tutte le teorie sui grandi complotti. Per i quali, come può vedere l’affezionato pubblico di Matrix, il tempo sembra non passare mai, visto che ancora oggi i complotti sono quasi sempre demo-pluto-giudaico-massonici.
Con l’unica variante post-bellica che talvolta al posto dei massoni oggi ci si deve mettere l’Opus Dei: basta pensare alla teoria anticattolica, discussa varie volte anche nella trasmissione di Mentana, che è alla base del Codice da Vinci. A farci caso, è proprio la sostanziale “invisibilità” di tutta l’ipotesi su Cristo, la Maddalena e la soppressione del “principio femminile” a portare milioni di persone a prestarvici un qualche credito, invece di concludere razionalmente per la sua falsità.
In fondo, quel che fa funzionare tutto il sistema è che nei gatti invisibili ci si crede solo se ci si vuole credere, perché se ne prova il bisogno. E i più spregiudicati complottisti, ma anche i più abili opinion makers, questo bisogno non solo lo sanno riconoscere, ma in qualche modo riescono anche a crearlo dal nulla.
Infatti, la coda del gatto invisibile sta spuntando sempre più spesso anche nelle cronache politiche di casa nostra. E’ anche per questo che sospettiamo che stia diventando un fenomeno semi-universale. Solo per fare un esempio, su cosa si basava l’allarme propagandato dai comunisti e dai loro alleati riguardo al preteso “degrado del Paese”, negli anni del governo Berlusconi? Non soltanto su smaccate bugie suggestive, tipo le massaie in crisi, e il latte per i bambini che mancava già alla quarta settimana. Quello rappresentava solo il concime, per preparare il terreno delle menti più semplici ad accogliere l’idea dell’esistenza del gatto invisibile.
Per il pubblico appena un po’ più evoluto, si è fatta leva sull’idea che se il governo avesse fatto decentemente il suo dovere, il Pil avrebbe dovuto necessariamente crescere di molto, indipendentemente da ogni altro fattore economico o politico. Che è un’idea “invisibile” semplicemente perché è assurda, ma è stata sufficiente per trasformare nella sedia vuota il fenomeno delle crescite allo zerovirgola, che ha colpito l’Italia (come del resto tanti altri paesi d’Europa) dopo il 2001.
Il “malgoverno che porta al degrado” è così potuto diventare un gatto invisibile all’esistenza del quale, e questo è il peggio, hanno creduto anche tanti potenziali elettori del centrodestra.
Ma guardiamo anche alla pretesa sconfitta della CdL alle ultime elezioni amministrative: gli “strateghi” del centrodestra che hanno parlato di avviso di sfratto al governo Prodi ci hanno messo del loro, ma ai comunisti tanto è bastato per trasformare in un gatto invisibile l’idea assurda per la quale una vittoria a Roma, Napoli e Torino avrebbe rappresentato una conferma del sostegno popolare verso il nuovo governo. Il successo della sinistra in queste città era difatti abbastanza prevedibile, anche alla vigilia, per poter fungere da sedia vuota.
E ancora, pensiamo al prossimo referendum istituzionale: l’idea secondo la quale esso distruggerebbe l’unità nazionale, avvierebbe il Paese verso rischi di dittatura, e porterebbe il Sud alla miseria, è anch’esso il più classico dei gatti invisibili. La cui esistenza mediatica si basa unicamente sul fatto che la sedia vuota su cui sta accovacciato è costituita dai consolidati pregiudizi nei confronti della Casa delle Libertà, che ha fatto approvare la riforma.
Lo dimostra il fatto che esistono persino costituzionalisti di sinistra come Augusto Barbera che, per consigliare di votare no, non hanno potuto fare altro che fingere che in questo modo diventerebbe più facile ottenere gli stessi obiettivi per via parlamentare. Ma che questo sia un pretesto assurdo lo capisce anche un bambino.
Però così stanno le cose: ma ciò che più ci preoccupa non è che simili illusionismi siano sempre prerogativa dello stesso schieramento politico, in Italia così come altrove. Quel che è peggio è che in Italia lo schieramento avverso non solo fatica a contrapporsi, ma spesso e volentieri finisce per crederci anche lui, e per portare materia prima alla fabbrica dei gatti invisibili.
Purtroppo, la teoria sulla illogicità dei comportamenti politici di Wilfredo Pareto, a circa un secolo di distanza dalla sua ideazione, continua a mostrare tutto il suo fondamento. Assieme alla meno scientifica ma altrettanto efficace teoria di Joseph Goebbels, secondo cui più le si spara grosse più è probabile che le masse ti credano. Ma, come dicevamo, il fatto inquietante dei giorni nostri non è tanto che la propaganda stia sempre dalla stessa parte. In fondo è sempre andata così, anche quando erano in auge le grandi ideologie del ‘900. Quel che non riusciamo a mandar giù è che oggi viviamo in un sistema politico e di comunicazione che nonostante tutto consentirebbe molte maggiori libertà: per bloccare la catena di montaggio dei gatti invisibili basterebbe restituire forza mediatica al senso comune e alla ragionevolezza.
Eppure, fin troppi elettori ed esponenti politici dello schieramento di centrodestra sembrano del tutto incapaci di contrapporsi alla fabbrica dei luoghi comuni. Spesso finiscono per portare acqua al mulino di questi ultimi, se non proprio per crederci anche loro. Con l’effetto che la propaganda di sinistra non solo continua a prosperare, ma può anche permettersi di essere oggettivamente sempre più stupida. Come è stupida l’idea che possa esistere un gatto invisibile.
1 commento:
come ho fatto a perdermi questo post, grazie della segnalazione
più tardi mi permetto di linkare questo blog, che mi affascina anche per il suo nome
...
Posta un commento