Sull’ultimo numero dell’AFA Journal, la rivista dell’American Family Association, un interessante articolo di Ed Vitagliano, intitolato “Europe’s Chastisment? How the Abandonment of Christianity May Be Leading to Disaster” (“Il castigo dell’Europa? Come l’abbandono del cristianesimo può portare al disastro”), mette in relazione la crisi demografica dell’Europa con il rifiuto delle proprie radici cristiane. Dove sono finiti gli etruschi, si chiede Vitagliano? Non esistono più, perché vennero assorbiti dalla civiltà romana e scomparvero come popolo distinto. La brutta notizia è che fra un centinaio d’anni potremo chiederci dove sono finiti gli italiani, gli spagnoli o i russi. Il noto giornalista canadese Mark Steyn lo ha scritto recentemente su “The New Criterion”: “Gran parte di quello che noi approssimativamente chiamiamo mondo occidentale non sopravviverà a questo secolo, e alcuni paesi dell’Europa scompariranno entro l’arco della nostra vita”.
Cosa potrebbe causare un cataclisma del genere? Un’altra guerra mondiale? Un conflitto nucleare? Un’epidemia? Niente di così drammatico, dicono gli esperti. L’Europa sta suicidandosi lentamente, perché non rimpiazza con nuovi nati le persone che muoiono ogni anno. Il sociologo Ben Wattenberg, autore del libro “Fewer: How the New Demography of Depopulation Will Shape Our Future” ha osservato che, dai tempi della peste nera, mai in Europa i tassi di fertilità sono caduti così in basso, così rapidamente, così a lungo e così ovunque. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite dal 2000 al 2050 l’Europa, dall’Islanda alla Russia, vedrà la sua popolazione crollare da 728 milioni a 600 milioni, o forse a 556 milioni. Se queste tendenze continueranno ulteriormente, alla fine del secolo la popolazione europea si ridurrà a 207 milioni.
Qual’è la causa di questa debacle? Gene Edward Veith del “World Magazine” ha preso in considerazione alcuni fattori economici e culturali: “Da cosa nasce il calo della popolazione? Letteralmente, dal collasso mondiale dei valori familiari. Grazie alle tecnologie contraccettive, il sesso è stato separato dalla procreazione, e per molti uomini e donne la gravidanza è diventata uno spiacevole effetto collaterale, da prevenire con gli anticoncezionali o eliminare facilmente con un aborto. Il piccolo sporco segreto dell’implosione della popolazione, raramente menzionato dai demografi, è che il mondo sta abortendo le future generazioni”. Negli Stati Uniti da un terzo a un quinto delle gravidanze si concludono con un aborto, ma in alcune nazioni europee la situazione è ancor peggiore: in Russia gli aborti sono più numerosi delle nascite, e ogni donna ha in media quattro aborti nel corso della sua vita.
Tutto questo è sintomatico della mentalità edonistica dominante nel mondo occidentale, che Allan Carlson, presidente dell’Howard Center for Family, Religion, and Society, ha definito come “una completa filosofia del piacere”: “Ovunque nell’Unione Europea e nel mondo anglo-americano le attenzioni della gente si concentrano sui consumi, sulla libertà sessuale e sul divertimento. I giovani in età fertile ricorrono a congegni meccanici e ad agenti chimici per contrastare i disegni della natura. In luoghi così culturalmente diversi come la Spagna, l’Italia, la Danimarca e la Germania la sperimentazione sessuale inizia presto, ma raramente si conclude con un figlio”. Malgrado gli sforzi fatti dai governi di alcune nazioni europee per aumentare con sconti fiscali o sussidi il desiderio di maternità e paternità, pochi pensano che serviranno a convincere le coppie a tornare ad avere tre o quattro figli. Quasi nessun demografo crede che i tassi di natalità torneranno a crescere in maniera significativa.
L’aspetto paradossale della storia, osserva Vitagliano, è che il perseguimento del piacere e della ricchezza personale potrebbe condurre alla rovina economica. Infatti, se la popolazione attiva si riduce, chi produrrà in futuro i beni e i servizi che necessitano di capitale umano? Veith indica alcune conseguenze economiche del declino della popolazione: “Gli individui non sono solo consumatori ma produttori. La riduzione della popolazione può distruggere l’economia perché crea una scarsità di lavoratori. Un paese che perde abitanti avrà una minor forza militare e un minor numero di contribuenti. Il declino della popolazione è sempre stato un segnale di decadenza culturale, perché riduce la creatività, l’energia e la vitalità ad ogni livello della società”.
L’opinionista e critico culturale Don Feder, pur essendo ebreo, vede nell’abbandono del cristianesimo la causa profonda dei problemi demografici europei: “Non è un caso che il carattere centrale della Nuova Europa sia il rifiuto di riconoscere le proprie origini spirituali. La Costituzione Europea, un documento di oltre settemila parole, non contiene un solo riferimento al cristianesimo. In questo modo più di un millennio di storia viene di fatto cancellato”. L’abbandono del cristianesimo nella maggior parte dei paesi europei è ben documentato. In cinque paesi chiave dell’Europa (Francia, Belgio, Olanda, Germania e Italia) la percentuale della popolazione che frequenta regolarmente una chiesa è scesa negli ultimi trent’anni dal 40 al 20 per cento circa della popolazione. Feder crede che vi sia un evidente collegamento tra la mancanza di fede religiosa e la perdita di quell’interesse per il futuro, che spinge le persone a concepire e ad allevare un figlio: “Avendo perso la loro fede e abbracciato un’etica di autonomia radicale, gli Europei hanno smesso di andare in chiesa, di prendere la Bibbia sul serio, di credere nel futuro e di avere figli”. Aborto, controllo delle nascite, accettazione del matrimonio gay e promiscuità sessuale sono le nuove tendenze guida.
La prognosi è ancor più infausta a causa della soluzione rischiosa che molte nazioni europee hanno scelto per colmare i vuoti di popolazione: l’immigrazione. Dal Nord Africa e dal Medio Oriente, milioni di immigrati musulmani si sono riversati nel vecchio continente nell’ultimo mezzo secolo. Solo cinquant’anni fa gli islamici residenti in Europa erano 250.000, oggi sono venti milioni. Inoltre i musulmani, diversamente dagli occidentali, hanno famiglie numerose. La loro alta natalità, combinata all’immigrazione, porterà la popolazione musulmana in Europa a raddoppiare nel 2025. La demografia potrebbe quindi realizzare quello che non riuscì ai Mori e all’impero ottomano con le armi: un’Europa musulmana. I multiculturalisti vedono questo esito come un arricchimento. Il problema, tuttavia, è che l’islamizzazione dell’Europa produrrà una completa metamorfosi del continente. Una società non può diventare più islamica nei suoi caratteri demografici senza diventare tale anche nei suoi caratteri politici e culturali. Già oggi più del 60 per cento dei musulmani britannici desiderano vivere sotto la legge coranica, ed entro il 2050, prevede Mark Steyn, molte nazioni europee saranno costrette ad introdurre la sharia nella propria legislazione.
Forse all’inizio i governi europei cercheranno di resistere a queste richieste, ma la reazione potrebbe essere un’escalation di attentati e rivolte. Fra meno di cento anni l’Europa di Shakespeare e Hugo, di Rembrandt e Bach, di Churchill e Wojtyla potrebbe esistere solo sui libri di storia e nei musei; oppure, peggio ancora, le vestigia dell’Europa cristiana potrebbero subire la stessa sorte delle statue dei grandi Budda dell’Afghanistan, demolite dai talebani.
In ogni caso, secondo Allan Carlson, l’attuale cultura materialista dell’Occidente non potrà durare a lungo. Esiste una legge ferrea della storia, secondo cui il futuro appartiene ai più fertili. Proprio come le tribù barbariche dei Germani incentrate sui clan familiari e ricche di figli spazzarono via il sensuale e sterile impero romano d’occidente, lo stesso faranno i “nuovi barbari” che premono alle porte. Gli europei secolarizzati che, per cercare una illimitata libertà individuale, hanno rigettato la propria eredità morale cristiana potrebbero ritrovarsi sotto il tallone repressivo del totalitarismo islamico: sarebbe l’ennesima eterogenesi dei fini a cui ci ha abituato la storia. Dopo le sciagure del XX secolo, si chiede in conclusione Ed Vitagliano, stiamo forse assistendo al castigo finale dell’Europa per la sua apostasia dal cristianesimo?
1 commento:
http://www.quellicheilpc.com/forum/viewtopic.php?f=77&t=45209
Ritorno alla famiglia tradizionale.
Nel thread "Contro le discriminazioni" ho proposto, a pag. 10 il seg. articolo:
http://filoapiombo.blogspot.com/2006/06 ... della.html
la lettura del quale mi ha fatto riflettere circa l'opportunità di un ritorno alla famiglia tradizionale ma su nuove basi, più vantaggiose per la donna, al fine di allontanare, e se possibile scongiurare, il tracollo della civiltà occidentale, la migliore in assoluto, fino ad oggi, soprattutto per i progressi scientifici e l'alto grado di democrazia raggiunto (ma si può far di meglio).
A parte i riferimenti religiosi dell'articolo proposto nel collegamento, ci sono alcune importanti verità da accettare per rivedere gli schemi e i fondamenti della nostra società, soprattutto nel ruolo svolto dalla donna.
L'organizzazione economica della società post-industriale ha modificato radicalmente la struttura ed i rapporti fra i componenti della famiglia.
Sono scomparsi gli anziani, vivono soli, spesso muoiono soli o in un ricovero.
La famiglia tradizionale consentiva loro una funzione utile, anche ai fini educativi dei nipoti, i quali in genere conservano un buon ricordo dei loro nonni.
Per la coppia che lavora, un anziano in casa (solitamente un genitore o entrambe oppure gli zii) può svolgere numerosi compiti, non ultimo quello di vigilare sui bambini tornati da scuola.
Certo, i rapporti si complicano fra vecchie e nuove generazioni, ma penso che i "nuovi vecchi", quelli che vengono dalle esperienze del '68, hanno vedute larghe ed una buona istruzione che consente loro di capire i nuovi problemi e conseguentemente adattarsi.
Ho assistito alle varie evoluzioni della condizione femminile negli ultimi 40 anni. In passato ero favorevole al cambiamento dei ruoli.
Visti i risultati - nuove generazioni allevate davanti ai televisori ed ai videogiochi, con episodi tragici di gravissima immaturità, criminalità, droga, ecc.- ritengo che un ritorno alla divisione tradizionale dei ruoli in maschile e femminile, sia più vantaggiosa per la società ma anche per gli stessi protagonisti della famiglia.
Il calo delle nascite è, in parte, positivo perchè, se non ci fossero le immigrazioni, consentirebbe di arrivare ad una società numericamente stabile. Verrebbe quindi a cessare l'incremento del degrado ambientale, la crescita delle città, lo sfruttamento delle risorse e del territorio. Ci sarebbe la casa per tutti, grande quanto si vuole, niente più quartieri- alveari, con traffico pazzesco, invivibili.
La diminuzione della popolazione è auspicabile poiché il nostro è un paese sovrappopolato (secondo uno studio dei verdi risalente agli anni '70, il numero ottimale degli abitanti per la nostra penisola, non dovrebbe superare i 30 milioni).
Non ci sarebbero affatto i paventati problemi per la diminuzione della manodopera, poiché l'automazione e l'informatica la compenserebbero largamente.
Per i lavori più pesanti e disagevoli (quelli che, con ritmo martellante, i gruppi di potere interessati a far entrare gli immigrati, continuano a dire che gli italiani non vogliono fare) un'opportuna legislazione potrebbe fare in modo che vengano retribuiti in maniera adeguata, magari con un minor numero di ore a parità di paga, così da renderli ricercati, anche attraverso la prospettiva di una vita lavorativa più breve (prepensionamento).
L'impegno della donna nel lavoro, in carriera, nelle forze armate ed in tanti impieghi prima riservati agli uomini, non consente alla donna di svolgere adeguatamente i compiti materni, e lo si vede dai risultati disastrosi sulle nuove generazioni: la nostra è una civiltà in declino che si avvia all'estinzione, sostituita dalle popolazioni immigrate; occorreranno alcuni decenni ma la via è segnata.
La donna in carriera è una donna perdente: non avrà figli, non trasmetterà loro i suoi valori e i beni accumulati in tanti anni di lavoro verranno goduti dagli altri. E' destinata a scomparire a favore della donna che invece fa figli e con essi, attraverso l'educazione, condivide la sua visione della vita. Grazie ai suoi insegnamenti, i figli, o loro volta, vorranno vivere in comunione con la propria prole.
Stessa cosa dicasi per le coppie gay. Trascorsa la moda effimera del "gay pride", che ha fatto un incredibile numero di proseliti (come il pifferaio magico coi topi), si estingueranno, semplicemente perchè sterili; vivono solo per se stesse, il che può anche bastare, ma certo il futuro non è nei gay.
Quanto all'unisex, al bisex; null'altro che formule per sfilate di moda, icone per tabelloni pubblicitari, stravaganze trash per pseudo-creativi, alla Oliviero Toscani: il battere monotono di un martello pneumatico.
D'altra parte s'è visto che l'impegno maschile all'interno della famiglia è sempre stato assai scarso, non solo per il menage domestico ma anche per l'educazione dei figli. Ne consegue chela donna è sempre sovraccarica di compiti e questo non la incentiva di certo alla maternità; anche gli aiuti che lo stato le dà, pur in aumento, sono sempre assai scarsi.
Le famiglie con figli sono dunque penalizzate e le donne sopportano le conseguenze più pesanti.
Bisogna, quindi, riconoscere il ruolo insostituibile della donna come madre ed educatrice che non può essere surrogato in modo soddisfacente da nessun altro servizio sociale.
Occorre un cambiamento radicale nella politica della famiglia. Incentivare le donne al ritorno in casa, anzitutto con il riconoscimento sociale dell'importanza delle sue funzioni di sposa e di madre. Ciò significa dare prestigio al suo lavoro in casa.
I media devono valutare positivamente, seguendo maggiormente non la donna che lavora fuori di casa, ma quella che crea, assiste, e fa crescere la famiglia.
A questo tipo di donna vanno anche dati vantaggi economici; un'adeguata legislazione deve difenderla da ogni tipo di violenze e abusi, da qualunque parte provengano.
La donna deve sentirsi protetta dalla società e dallo stato, ricevere un vitalizio in caso di fallimento del matrimonio e la pensione per la vecchiaia, indipendentemente da altre forme di assistenza.
Occorre creare servizi sociali che l'assistano nei suoi compiti di allevamento dei figli e che sostengano la coppia nel risolvere i problemi di convivenza.
Io credo che la differenziazione dei sessi in maschile e femminile, ciascuno con un proprio mondo misterioso da scoprire; con la divisione in compiti specifici per l'uomo e per la donna, rivalutati, nel pieno rispetto reciproco, rendano, alla fine, più felici.
Non l'uguaglianza ma la diversità; riscoprirne il valore.
Ciascuno di noi sa cosa significa essere uomo. Occorre plasmarsi su questo valore, accettare il proprio corpo, il destino biologico che la natura ci ha dato. Educarsi continuamente ad essere uomo, curare la propria mascolinità, così come la donna la propria femminilità; rispettare i confini e l'autonomia di ciascuno.
Guarire dal dubbio circa la propria identità sessuale, insinuato dalla moda del trasgredire, dal volersi adeguare al costume del gruppo, troppo spesso gregge o da qualche brutta esperienza adolescenziale o da cattiva educazione.
Essere uomo, essere donna, richiede lo stesso impegno che si profonde per conseguire una laurea. Bisogna nobilitare il proprio sesso che, non ci sono dubbi, è quello che la natura ci ha dato. Non dobbiamo tradire la nostra natura, non possiamo mai essere felici altrimenti.
Se la nostra società viene reimpostata sui ruoli tradizionali, mondati dagli errori del passato, la nostra civiltà potrà riprendere a crescere e rinnovarsi.
Se invece continuiamo a farci del male con modelli unisex, bisex, alla "gay pride" ed altre aberrazioni, la via dell'estinzione è segnata: calo demografico sempre più accentuato e forti immigrazioni con imposizione di valori tradizionali di altre società (ad esempio quella islamica, dove le donne sono schiave, obbligate ad una arretratezza medioevale).
Non vi sembra che la nostra società occidentale, che ha portato l'uomo e la donna al progresso ed alla conoscenza sempre più approfondita di se stessi e dell'universo, meritino un destino migliore?
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