17 giugno 2006

Referendum, l’aggressione al buon senso di chi crede alle ragioni del no (e perché i cattolici dovrebbero votare sì)

Nell’edizione delle ore 20 di venerdì 16 giugno il Tg5 ha ospitato le dichiarazioni di voto al referendum costituzionale del 25 e 26 giugno di due politici di primo piano, un rappresentante del comitato del Sì, il leghista Roberto Calderoli, e uno del No, il diessino Franco Bassanini. Entrambi, per far fruttare al meglio il mezzo minuto a disposizione, hanno preferito alzare i toni e metterla sul catastrofico. “Se la riforma verrà bocciata – ha detto l’uomo di Bossi –, l’Italia andrà a fondo e i cittadini con lei”. “Non è vero – ha risposto Bassanini -. Piuttosto se passerà, verranno minati i diritti fondamentali degli italiani, a partire da quello alla salute”.

Confessiamo che un sorriso scettico ci è sfuggito a sentire l’appello dell’esponente della Quercia. E non perché riteniamo, da bravi liberal-conservatori autentici, che uno con la storia e il presente di Bassanini abbia perso di vista i diritti dei cittadini da un pezzo. Per carità, saremmo tentati di farlo. Ma non lo faremo. Il nostro scetticismo, al contrario, si fonda su un sospetto molto più concreto e legato alla strategia comunicativa della sinistra da diversi mesi a questa parte. I toni da tregenda usati da Bassanini, infatti, ci hanno immediatamente riportato alla mente i toni, altrettanto da tregenda, usati per scomunicare la Finanziaria 2006 dell’ex governo Berlusconi.

Forse qualcuno ricorderà che da ottobre 2005 a febbraio di quest’anno, contro l’ultimo importante provvedimento della Casa delle Libertà venne scatenata dal centrosinistra una campagna di disinformazione esemplarmente leninistica. Per settimane e settimane venne ripetuto in modo ossessivo un ritornello soltanto: “Con questa Finanziaria, che azzera i contributi dello Stato agli enti locali, Berlusconi mette a repentaglio i servizi fondamentali da erogare ai cittadini”.

Il 10 novembre 2005, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati dichiarò alle agenzie di stampa: “È un danno enorme per le persone, perché il taglio della Finanziaria stabilito sulla spesa corrente colpisce la mobilità, l’ambiente, la sicurezza, una parte delle politiche sociali. I Comuni – continuava lo sceriffo in babbucce di Cremona – saranno in grande difficoltà a fare i loro bilanci, e le persone che normalmente vengono assistite attraverso le politiche di protezione, si troveranno di fronte a una serie di incognite enormi. Quindi non è solo una scelta sbagliata, quella del Governo, ma è una vera e propria aggressione alle condizioni della coesione sociale”.

Insomma, lo scenario paventato dall’ex leader della Cgil era di quelli drammatici. All’orizzonte già si intuivano i contorni di masse di diseredati affamati e senza un tetto. Poi la campagna elettorale è passata, le elezioni pure e solo qualche giorno fa è emersa la semplice verità. La giunta di Bologna, con una variazione di bilancio, ha ufficializzato maggiori entrate per diversi milioni di euro. Tra questi, più di quattro arrivano da contributi dello Stato. Dubitiamo che il governo Prodi, malgrado le ragioni del cuore lo stimolassero, sia intervenuto a favore del capoluogo emiliano romagnolo con una legge ad hoc.

Dunque il ritornello di prima si è rivelato alla luce del sole per quello che era fin dall’inizio: una balla di dimensioni colossali. E come tale di puro stampo leninistico. Ecco, tutto questo ci è passato per la mente ascoltando gli insulti al buon senso di Bassanini.

Insulti, peraltro, anche di carattere anti-cattolico. Non vogliamo per forza infilare la dottrina sociale della Chiesa dappertutto. Tuttavia respingere una riforma costituzionale che impone al presidente della Repubblica di “nominare il Premier sulla base dei risultati delle elezioni” e sancisce che il primo ministro “determina (e non dirige) la politica generale del Governo”, significa dire no ad una maggiore centralità dell’individuo, che è anche elettore e cittadino. Significa, alla fine, dire no ad una maggiore responsabilizzazione del popolo, al quale in questo modo si offrirebbe una buona occasione per cominciare a mettere da parte decenni di diffidenza verso quella politica politicante e spesso incomprensibile, se non addirittura in conflitto con i propri interessi, che ha gettato fango sul patto fra cittadini e istituzioni.

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