28 novembre 2008

Cofferati e studenti, miscela esplosiva

Si fa a botte in strada e si fa a botte (o quasi) in Consiglio comunale. Cosa sta accadendo a Bologna? Il tasso di violenza è schizzato alle stelle negli ultimi mesi in città, con l’assalto al banchetto dei giovani di destra che difendevano la riforma della scuola e la rissa sfiorata tra Carella (PdL) e Monteventi (indipendente di sinistra) a fare da ciliegina su una torta a dir poco indigesta. E se poi per violenza consideriamo anche le incessanti manifestazioni di protesta che un giorno sì e l’altro pure occupano strade e piazze, aumentando a dismisura i problemi per i cittadini, allora il livello di guardia è stato superato da tempo.

Sono due i fattori che mescolandosi fra di loro si sono trasformati in una micidiale carica esplosiva. Il primo ha una dimensione eminentemente locale e un nome ben preciso: Sergio Cofferati. Nei giorni scorsi un durissimo comunicato di Ascom Bologna riassumeva bene quali sono le responsabilità del sindaco nel clima di tensione col quale siamo costretti a convivere. “Le ordinanze e i divieti - si leggeva in una nota - hanno preso il posto del dialogo e del confronto, procurando solo danni. Troppe tensioni, troppe imposizioni, troppi diktat hanno creato un evidente approccio problematico ai temi che riguardano la convivenza civile nella nostra città”.

Una bocciatura definitiva della quale sottoscriviamo ogni parola. Ma si deve aggiungere qualcosa, che poi a nostro avviso è la vera ragione del fallimento della trasformazione del Cinese in amministratore. Il limite sostanziale di Cofferati, alla fine, non è quello di essere incapace di fare il sindaco ma di essersi rivelato l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Probabilmente l’ex-leader della Cgil poteva scegliere tutte le città d’Italia dove inziare con una qualche speranza di successo la sua carriera di primo cittadino, meno una: Bologna.

E qui entra in scena il secondo fattore scatenante. La sinistra radicale mantiene sotto le Due Torri una notevole capacità organizzativa e di creazione del dissenso, potendo far leva su un polmone universitario praticamente inesauribile e facilmente malleabile. Gente capace di protestare contro tutto e tutti, ogni giorno (anche perché non ha nient’altro da fare), oltre che di rispolverare l’antifascismo militante senza lasciarsi cogliere da una risata irrefrenabile. Una forza d’urto, questa, incanalata a seconda delle necessità e in modo spregiudicato contro lo stesso Cofferati (politiche della sicurezza, per esempio) oppure contro il perfido Berlusconi e la sua riforma della scuola, aggiungendo tensioni a tensioni.

Tutto ciò per riconoscere all’attuale sindaco l’unico merito possibile: con i suoi metodi rudi, da sindacalista duro e puro, le sue contraddizioni e incompetenze, ha acceso i riflettori sulla ragione più profonda dei conflitti che in città emergono con sempre maggiore virulenza: una sinistra che per una fetta non trascurabile resta solo e soltanto antagonista. Reazionaria sotto tanti aspetti. Immobile nelle sue stantie ideologie. E se a Roma comanda Berlusconi lo diventa ancora di più.

21 novembre 2008

E' nato il partito della Cgil

E’ morta la Triplice sindacale? Viva a Triplice! Dopo la manifestazione della settimana scorsa in Emilia-Romagna organizzata in totale solitudine dalla Cgil contro le politiche del Governo, il panorama politico si arricchisce di un nuovo partito: quello della Camera Generale del Lavoro, in sigla Cgil appunto. Una spaccatura che si è portata dietro anche accuse piuttosto pesanti tra i leader delle formazioni sindacali.

Ma il dato più interessante resta che l’opposizione politica è stata delegata dal Pd all’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani. E quale territorio più favorevole della “rossa” Emilia Romagna? Impegnato a Roma tra vigilanze Rai e imboscate di D’Alema, a Veltroni non resta che ritirarsi in buon ordine e far scendere in campo i duri e puri della Cgil. I quali non si sono fatti pregare e si sono precipitati in piazza a urlare la loro rabbia. Rabbia politica, però. Che ha ben poco a che fare con la soluzione dei problemi dei lavoratori. Anzi, essa va nella direzione esattamente opposta.

Perché è questo il messaggio che è stato lanciato: alla Cgil non interessa più muoversi nel rispetto rigoroso del proprio ruolo, tutelando i diritti dei lavoratori (vecchi e nuovi) bensì rifiutare a priori qualunque forma di dialogo costruttivo con il Governo e le aziende. Decisione ancora più censurabile quando si consideri la gravissima crisi finanziaria ed economica che attanaglia il Paese.

Se in una situazione tanto critica ci si dovrebbe attendere un surplus di responsabilità da parte di chiunque, venerdì scorso abbiamo avuto la prova che la Cgil proprio non ce la fa a resistere all’istinto antiberlusconiano. Di fronte alla crisi, la strumentalizza per catturare consenso da girare al Pd. Al governo c’è Berlusconi? E allora via alle danze, pardon alle marce di protesta. Dicendo no a tutto e a prescindere da tutto.

Comportamento rischioso, questo, perché porta direttamente all’isolamento rispetto a Uil e Cisl le quali, invece, tentano di mantenere atteggiamenti più coerenti col loro ruolo sedendosi ai tavoli di crisi. Isolamento che è puntualmente arrivato. Poco importa, però, perché in questo momento alla sinistra politica e sindacale interessa dire al Paese che l’opposizione a Berlusconi è viva e lotta con noi. Peraltro c’è un Di Pietro che travestendosi da rifondarolo comunista porta via consenso.

Ecco perché le piazze vengono riempite a ripetizione, approfittando di ogni occasione per alzare la voce. E la voce si alza unicamente per difendere con le unghie e con i denti un terreno che altrimenti franerebbe. In definitiva, proprio quando dal più grande sindacato italiano ci si aspetterebbe sguardo alto e scelte coraggiose, al contrario arrivano strumentalizzazioni di cortissimo respiro e strategie rivolte all’interno della sinistra con funzioni di supplenza.